Raramente ho sentito tanto cianciare, se non pontificare, sull'uscita dall'Europa. Solo un blando riconoscere che il referendum britannico (britannico, scusate, non inglese) sull'eventuale addio all'Europa fosse tecnicamente perfetto nella sua semplicità. Roba che noi neanche possiamo sfiorare.
Ma intanto parliamo, blateriamo, giudichiamo. Noi che votiamo sempre meno, eppure sulle vicende altrui siamo in grado di giudicare a iosa.
Ah, non è vicenda altrui, Brexit? Già, ma io continuo a pensare che stiamo qui a impazzire con gioco virtuale su chi potrebbe lasciare l'Europa.
E chi c'è, veramente, mettendosi in gioco, ribaltando i burocrati, riportando gli ideali, quegli affari fuori moda, non ci interessa. O forse, semplicemente non esiste.
Perché essere in Europa, non ci interessa veramente.
Notte e chi è in Europa.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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giovedì 23 giugno 2016
giovedì 24 marzo 2016
Il piccolo della geografia
Da tempo ho pronunciato il mea culpa ai ragazzi nelle scuole, l'ultima volta nel giro di incontri per Expo: non fate come me, studiate la geografia.
Era una materia troppo concreta per una come me, persa nei sogni e devota alla storia. Mi ricordo però che avevo pochi capisaldi a scuola in campo geografico. Uno era un'espressione che mi affascinava: Benelux.
Ho sempre adorato l'Olanda, gli altri due Paesi giusto per trasposizione d'affetto. Così piccoli, da osare per primi mettersi insieme e tracciare la storia. O almeno provarci, o almeno illuderci.
Il piccolo della geografia si mette in testa di diventare grande. E anche oggi che è martoriato, sa ricordarmi questo: possiamo ancora osare metterci insieme oppure morire da soli.
Forse bisogna tornare a sentirsi piccoli per vivere e lottare.
Era una materia troppo concreta per una come me, persa nei sogni e devota alla storia. Mi ricordo però che avevo pochi capisaldi a scuola in campo geografico. Uno era un'espressione che mi affascinava: Benelux.
Ho sempre adorato l'Olanda, gli altri due Paesi giusto per trasposizione d'affetto. Così piccoli, da osare per primi mettersi insieme e tracciare la storia. O almeno provarci, o almeno illuderci.
Il piccolo della geografia si mette in testa di diventare grande. E anche oggi che è martoriato, sa ricordarmi questo: possiamo ancora osare metterci insieme oppure morire da soli.
Forse bisogna tornare a sentirsi piccoli per vivere e lottare.
martedì 22 marzo 2016
Quando l'Europa esiste
Pensa, attaccano l'Europa. L'Europa che non esiste. Ci credono più loro, gli assassini, che noi a questa impalpabile realtà.
L'Europa esiste, solo come bersaglio. Nel cuore, nelle vite, nelle scelte che ogni giorno compiamo, per usare un giro di parole è solo una farsa. Forse sarebbe meglio che ci ricordassimo noi perché dovevamo nascere, come dovremmo farla vivere e non solo ritrovarla di tanto in tanto per offrirla alla morte, per una volta tristemente non in ordine sparso.
L'Europa esiste, solo come bersaglio. Nel cuore, nelle vite, nelle scelte che ogni giorno compiamo, per usare un giro di parole è solo una farsa. Forse sarebbe meglio che ci ricordassimo noi perché dovevamo nascere, come dovremmo farla vivere e non solo ritrovarla di tanto in tanto per offrirla alla morte, per una volta tristemente non in ordine sparso.
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Tutte le volte che siamo passati di lì (liberi)
Viaggiare, ci ha resi più liberi o così ci siamo detti. Viaggiare oltre il destino o per incontrarlo, poco importa.
Viaggiare ci rende fragili, come ogni libertà.
E al dolore delle ragazze in Spagna, si unisce quello di Bruxelles. Quante volte siamo passati di lì, da quell'aeroporto, da quella città, dal cuore d'Europa.
Quante volte passeremo ancora di lì: questo ci dirà che siamo feriti ma sì, siamo ancora liberi.
Viaggiare ci rende fragili, come ogni libertà.
E al dolore delle ragazze in Spagna, si unisce quello di Bruxelles. Quante volte siamo passati di lì, da quell'aeroporto, da quella città, dal cuore d'Europa.
Quante volte passeremo ancora di lì: questo ci dirà che siamo feriti ma sì, siamo ancora liberi.
sabato 21 novembre 2015
Il marchio della Ue
La Ue, questo flebile pianto che mi ricorda tristemente l'impotenza di volere il bene di qualcuno. Non lo dico a cuor leggero, visto quante ore ho gettato al vento nelle scuole parlando di un ideale calpestato.
La Ue, Unione europea dicono, non sa indicare e tutelare i prodotti realizzati veramente in un Paese, con il suo sudore, e senza trucchetti.
Ma sa marchiare gli ebrei, come settant'anni fa. Anche quando in realtà marchia chi con gli ebrei (vivi nonostante tutto) lavora e cresce, non mercé dei terroristi e basta. Anche quando invece di costruire pace, sputa il veleno della guerra.
Il marchio della Ue, è questo. Qualcosa di nuovo? No, qualcosa di antico.
La Ue, Unione europea dicono, non sa indicare e tutelare i prodotti realizzati veramente in un Paese, con il suo sudore, e senza trucchetti.
Ma sa marchiare gli ebrei, come settant'anni fa. Anche quando in realtà marchia chi con gli ebrei (vivi nonostante tutto) lavora e cresce, non mercé dei terroristi e basta. Anche quando invece di costruire pace, sputa il veleno della guerra.
Il marchio della Ue, è questo. Qualcosa di nuovo? No, qualcosa di antico.
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mercoledì 9 settembre 2015
Il gomitolo e l'amore in tutti i tempi
L'amore in tutti i tempi, in tutti i volti. Il libro di Luigi Giavini mi trasmette il desiderio di portarlo con me nelle passeggiate in città e anche nei sentieri sconosciuti.
Per vedere meglio chi conosco, per ritrovare chi non c'è più, per individuare un colore o un calore smarriti in luoghi che pur dovrebbero risultare familiari.
Sono tante le persone che abbraccio in questi Gesti d'Amùi. Rivedo Emidio Cavigioli e gli altri tigrotti che fanno dello sport una fiaba, riapplaudo Delia Cajelli quasi temendo di infrangere la magia del palco o esulto di nuovo perché riapre la libreria.
Ma c'è sempre una poesia che per ciascuno guida le altre e io prendo il gomitolo, il missèl. Imbocco il sentiero perduto (sperdü, la musica) nella memoria dove ogni sasso è il ricordo di ogni istante. Lüsi, che nota d'armonia la luce.
E la auguro a tutti, la auguro al mondo e a ciascuno di noi, a quell'Europa mezz'inciuchìa (mezza sbronza, sentite come addolcisce il pur sferzante dialetto, con un retrogusto di nostalgia) che può risalire così. Con Gesti d'amore.
Grazie Luigi. E Marta.
Gesti d'Amùi, Luigi Giavini, Nomos Edizioni.
Per vedere meglio chi conosco, per ritrovare chi non c'è più, per individuare un colore o un calore smarriti in luoghi che pur dovrebbero risultare familiari.
Sono tante le persone che abbraccio in questi Gesti d'Amùi. Rivedo Emidio Cavigioli e gli altri tigrotti che fanno dello sport una fiaba, riapplaudo Delia Cajelli quasi temendo di infrangere la magia del palco o esulto di nuovo perché riapre la libreria.
Ma c'è sempre una poesia che per ciascuno guida le altre e io prendo il gomitolo, il missèl. Imbocco il sentiero perduto (sperdü, la musica) nella memoria dove ogni sasso è il ricordo di ogni istante. Lüsi, che nota d'armonia la luce.
E la auguro a tutti, la auguro al mondo e a ciascuno di noi, a quell'Europa mezz'inciuchìa (mezza sbronza, sentite come addolcisce il pur sferzante dialetto, con un retrogusto di nostalgia) che può risalire così. Con Gesti d'amore.
Grazie Luigi. E Marta.
Gesti d'Amùi, Luigi Giavini, Nomos Edizioni.
giovedì 3 ottobre 2013
Crying - canzone per il giorno
Rompo un silenzio del dolore. Lo faccio, cogliendo le lacrime di una soccorritrice a Lampedusa.
Ci sono pianti, che meritano rispetto e che rafforzano l'indignazione, spero costruttiva. Quelle lacrime sembrano di disperazione, ma mi trasmettono amore. Lei non vede cadaveri, ma persone, ciascuna con la sua storia. Il suo pianto appartiene a tutti coloro che sanno fare altrettanto.
Sottovoce, dedico a lei, a chi non c'è più, a chi è in prima linea per aiutare. E alzo il volume solo per tutti quelli che di noi che spengono l'attenzione di fronte a questa tragedia.
Mormoro e grido Crying, che è una canzone d'amore, e so che può sembrare stonato.
Ma ci sono tutte le sfumature dell'amore in questa triste canzone. Amore che sospinge, che frena, che cerchi, chi lasci. Piangere nel trovare, piangere nel dire addio.
Troppi addii consumati in quelle acque. E se in mezzo a tutta la sua burocrazia, l'Europa non troverà più la minima traccia d'amore, siamo perduti. Presto, non riusciremo più a piangere.
Crying, Aerosmith, canzone per il giorno.
Ci sono pianti, che meritano rispetto e che rafforzano l'indignazione, spero costruttiva. Quelle lacrime sembrano di disperazione, ma mi trasmettono amore. Lei non vede cadaveri, ma persone, ciascuna con la sua storia. Il suo pianto appartiene a tutti coloro che sanno fare altrettanto.
Sottovoce, dedico a lei, a chi non c'è più, a chi è in prima linea per aiutare. E alzo il volume solo per tutti quelli che di noi che spengono l'attenzione di fronte a questa tragedia.
Mormoro e grido Crying, che è una canzone d'amore, e so che può sembrare stonato.
Ma ci sono tutte le sfumature dell'amore in questa triste canzone. Amore che sospinge, che frena, che cerchi, chi lasci. Piangere nel trovare, piangere nel dire addio.
Troppi addii consumati in quelle acque. E se in mezzo a tutta la sua burocrazia, l'Europa non troverà più la minima traccia d'amore, siamo perduti. Presto, non riusciremo più a piangere.
Crying, Aerosmith, canzone per il giorno.
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