Fiamme che nutrono, non distruggono, e uniscono canti distanti in un unico coro.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
Visualizzazione post con etichetta Giavini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giavini. Mostra tutti i post
sabato 5 novembre 2016
sabato 22 ottobre 2016
Quando nasci tu (il mondo racconta)
Poche sera fa, ero tra te, Luigi, e il nostro cantastorie. Pensavo: ma come posso essere così fortunata e di cosa mi lamento poi, quando ho accanto due maestri così.
Luci che ammiri, senza avvicinarti troppo, ma attenzione: ammirazione è una parola scarna, fredda. Perché sui loro passi, ti senti dentro anche se sei piccola e inadeguata.
Innamorati della loro terra, del battito dei suoi telai, che si senta ancora o no.
Luigi, oggi tagli il traguardo degli ottant'anni e sei ragazzino quasi quanto Ginetto.
Nasci il 22 ottobre, quando venne alla luce anche il mio nonno Giannino.
Quando nascete voi, quando nasci tu, il mondo racconta una storia nuova. E io come una bambina ad ascoltarla.
Etichette:
compleanno,
Giavini,
luigi,
Ottanta
mercoledì 9 settembre 2015
Il gomitolo e l'amore in tutti i tempi
L'amore in tutti i tempi, in tutti i volti. Il libro di Luigi Giavini mi trasmette il desiderio di portarlo con me nelle passeggiate in città e anche nei sentieri sconosciuti.
Per vedere meglio chi conosco, per ritrovare chi non c'è più, per individuare un colore o un calore smarriti in luoghi che pur dovrebbero risultare familiari.
Sono tante le persone che abbraccio in questi Gesti d'Amùi. Rivedo Emidio Cavigioli e gli altri tigrotti che fanno dello sport una fiaba, riapplaudo Delia Cajelli quasi temendo di infrangere la magia del palco o esulto di nuovo perché riapre la libreria.
Ma c'è sempre una poesia che per ciascuno guida le altre e io prendo il gomitolo, il missèl. Imbocco il sentiero perduto (sperdü, la musica) nella memoria dove ogni sasso è il ricordo di ogni istante. Lüsi, che nota d'armonia la luce.
E la auguro a tutti, la auguro al mondo e a ciascuno di noi, a quell'Europa mezz'inciuchìa (mezza sbronza, sentite come addolcisce il pur sferzante dialetto, con un retrogusto di nostalgia) che può risalire così. Con Gesti d'amore.
Grazie Luigi. E Marta.
Gesti d'Amùi, Luigi Giavini, Nomos Edizioni.
Per vedere meglio chi conosco, per ritrovare chi non c'è più, per individuare un colore o un calore smarriti in luoghi che pur dovrebbero risultare familiari.
Sono tante le persone che abbraccio in questi Gesti d'Amùi. Rivedo Emidio Cavigioli e gli altri tigrotti che fanno dello sport una fiaba, riapplaudo Delia Cajelli quasi temendo di infrangere la magia del palco o esulto di nuovo perché riapre la libreria.
Ma c'è sempre una poesia che per ciascuno guida le altre e io prendo il gomitolo, il missèl. Imbocco il sentiero perduto (sperdü, la musica) nella memoria dove ogni sasso è il ricordo di ogni istante. Lüsi, che nota d'armonia la luce.
E la auguro a tutti, la auguro al mondo e a ciascuno di noi, a quell'Europa mezz'inciuchìa (mezza sbronza, sentite come addolcisce il pur sferzante dialetto, con un retrogusto di nostalgia) che può risalire così. Con Gesti d'amore.
Grazie Luigi. E Marta.
Gesti d'Amùi, Luigi Giavini, Nomos Edizioni.
mercoledì 15 ottobre 2014
Il poeta di quale città
Sai cosa significa incontrare un bustocco milanese? Come a tirare un filo più profondo di tutti, nascosto e bellissimo. E se lo sfiori appena, altri ne seguono, come una matassa morbida e pensierosa.
Nella nostra biblioteca, dedicata al nostro professore, Gianbattista Roggia, dobbiamo attraversare Milano, il suo cuore, le sue contraddizioni, grazie a un personaggio che qui però non è nato. Diresti che lo legano solo pochi mesi di vita, i primissimi passi, e quindi dimenticati, a Busto Arsizio. Eppure così non è.
Quando ho letto la tesi di Valeria Grazioli su Gaetano Crespi, energia umile e potente a cavallo tra due secoli, ho deciso dentro di me: devo andare a Milano un giorno e visitarla così, dall'osservatorio generoso di un uomo che lavorava nelle assicurazioni per vivere, ma fioriva e aiutava a fiorire nella poesia, nell'arte, nella musica, nel giornalismo. Un uomo che non si dava pace, se non si tributava il giusto omaggio a Carlo Porta. Che sapeva scherzare, in modo serissimo.
Poi, arriva questa serata magica in biblioteca. Mi guardo attorno. C'è la mia Famiglia Bustocca, con Chiara e Giovanni. Loredana Vaccani, che fa vivere questo luogo con tutta la sua capacità di viaggiare e sognare, ancora. Ci sono Ginetto Grilli e Luigi Giavini, che non sopperiscono solo alle nostre carenze dialettali, ma danno altra luce al poeta e alla sua città.
Già, la sua città. Qual è poi? Sul finale un intervento a sorpresa, l'alunno di un suo discendente.
Busto, quanto c'è di Busto in quella vita, quell'orgoglio pacato ma che in ogni occasione veniva esternato: noi siamo di Busto. E lo sei stato, Gaetano, forse anche in quel non apparire a forza, nello slancio per gli altri, nell'essere motore senza fare troppo rumore.
Mi sa presto andrò a fare un giro a Milano, per dire grazie a Busto. Quella Busto di ogni volto ed età che stasera si è affacciata su un suo figlio, curiosa e felice.
Nella nostra biblioteca, dedicata al nostro professore, Gianbattista Roggia, dobbiamo attraversare Milano, il suo cuore, le sue contraddizioni, grazie a un personaggio che qui però non è nato. Diresti che lo legano solo pochi mesi di vita, i primissimi passi, e quindi dimenticati, a Busto Arsizio. Eppure così non è.
Quando ho letto la tesi di Valeria Grazioli su Gaetano Crespi, energia umile e potente a cavallo tra due secoli, ho deciso dentro di me: devo andare a Milano un giorno e visitarla così, dall'osservatorio generoso di un uomo che lavorava nelle assicurazioni per vivere, ma fioriva e aiutava a fiorire nella poesia, nell'arte, nella musica, nel giornalismo. Un uomo che non si dava pace, se non si tributava il giusto omaggio a Carlo Porta. Che sapeva scherzare, in modo serissimo.
Poi, arriva questa serata magica in biblioteca. Mi guardo attorno. C'è la mia Famiglia Bustocca, con Chiara e Giovanni. Loredana Vaccani, che fa vivere questo luogo con tutta la sua capacità di viaggiare e sognare, ancora. Ci sono Ginetto Grilli e Luigi Giavini, che non sopperiscono solo alle nostre carenze dialettali, ma danno altra luce al poeta e alla sua città.
Già, la sua città. Qual è poi? Sul finale un intervento a sorpresa, l'alunno di un suo discendente.
Busto, quanto c'è di Busto in quella vita, quell'orgoglio pacato ma che in ogni occasione veniva esternato: noi siamo di Busto. E lo sei stato, Gaetano, forse anche in quel non apparire a forza, nello slancio per gli altri, nell'essere motore senza fare troppo rumore.
Mi sa presto andrò a fare un giro a Milano, per dire grazie a Busto. Quella Busto di ogni volto ed età che stasera si è affacciata su un suo figlio, curiosa e felice.
Etichette:
Busto Arsizio,
Crespi,
Famiglia bustocca,
Giavini,
Grazioli,
Grilli,
Milano,
Porta,
tesi
sabato 28 giugno 2014
Come stai (o il senegalese Mosè)
Vogliamo cantare ancora, o ci salveranno gli africani? Chissà perché mi insegue questo interrogativo, dopo aver letto "Na nga def?" di Luigi Giavini. E oso persino rispondermi: ci salveremo, insieme.
Non sono ottimista solo perché mi inonda di luce la copertina della Nomos, così solare nell'incorniciare la domanda: come stai?
La mia lingua, il mio dialetto non si spezza. Ha escogitato anche esmessu per gli sms, posta su fésbu, poi c'è una magia antica per twitter.
Tuìt, pensa un po' come è vicino al nostro, mitico "ti uì".
Come stai chiede il senegalese Mosè e tutti coloro che Luigi ha ascoltato, incontrando, da ogni angolo del mondo. Una domanda potente, la definisce la mia Regiù Chiara Massazza.
Potente, come una carezza, io credo.
Non sono ottimista solo perché mi inonda di luce la copertina della Nomos, così solare nell'incorniciare la domanda: come stai?
La mia lingua, il mio dialetto non si spezza. Ha escogitato anche esmessu per gli sms, posta su fésbu, poi c'è una magia antica per twitter.
Tuìt, pensa un po' come è vicino al nostro, mitico "ti uì".
Come stai chiede il senegalese Mosè e tutti coloro che Luigi ha ascoltato, incontrando, da ogni angolo del mondo. Una domanda potente, la definisce la mia Regiù Chiara Massazza.
Potente, come una carezza, io credo.
lunedì 23 settembre 2013
Esmèssu (sms)
Tal chi. Questa volta, devo abbandonare ul pà Carloeu, perché lui avrebbe mai immaginato l'avvento di questa diavoleria. Che può essere anche una benedizione, come scrive nel suo Cirléi Luigi Giavini.
La bellezza del dialetto è (anche) questa. Non è mera nostalgia, non è solo (e importante) salvare termini e concetti del passato; deve immergersi nel futuro e nel presente.
Una parola dialettale che ancora non avevo udito è esmèssu. Sms, in bustocco: meraviglioso. Come la fusione di lingue in quella che respirano e ti tramandano i tuoi avi. Tu ricevi, ma anche dai. Pensate alla nostra festa della Gioeubia, il fantoccio bruciato l'ultimo giovedì di gennaio. Quanti bambini di tutto il mondo vivono quel momento nella loro lingua, ricorda Giavini, ma la parola Gioeubia li unisce tutti.
Perché il dialetto unisce, non divide.
"Chi ama la propria terra, ama il mondo intero"
Listen please
La bellezza del dialetto è (anche) questa. Non è mera nostalgia, non è solo (e importante) salvare termini e concetti del passato; deve immergersi nel futuro e nel presente.
Una parola dialettale che ancora non avevo udito è esmèssu. Sms, in bustocco: meraviglioso. Come la fusione di lingue in quella che respirano e ti tramandano i tuoi avi. Tu ricevi, ma anche dai. Pensate alla nostra festa della Gioeubia, il fantoccio bruciato l'ultimo giovedì di gennaio. Quanti bambini di tutto il mondo vivono quel momento nella loro lingua, ricorda Giavini, ma la parola Gioeubia li unisce tutti.
Perché il dialetto unisce, non divide.
"Chi ama la propria terra, ama il mondo intero"
Listen please
Iscriviti a:
Post (Atom)

