L'amore in tutti i tempi, in tutti i volti. Il libro di Luigi Giavini mi trasmette il desiderio di portarlo con me nelle passeggiate in città e anche nei sentieri sconosciuti.
Per vedere meglio chi conosco, per ritrovare chi non c'è più, per individuare un colore o un calore smarriti in luoghi che pur dovrebbero risultare familiari.
Sono tante le persone che abbraccio in questi Gesti d'Amùi. Rivedo Emidio Cavigioli e gli altri tigrotti che fanno dello sport una fiaba, riapplaudo Delia Cajelli quasi temendo di infrangere la magia del palco o esulto di nuovo perché riapre la libreria.
Ma c'è sempre una poesia che per ciascuno guida le altre e io prendo il gomitolo, il missèl. Imbocco il sentiero perduto (sperdü, la musica) nella memoria dove ogni sasso è il ricordo di ogni istante. Lüsi, che nota d'armonia la luce.
E la auguro a tutti, la auguro al mondo e a ciascuno di noi, a quell'Europa mezz'inciuchìa (mezza sbronza, sentite come addolcisce il pur sferzante dialetto, con un retrogusto di nostalgia) che può risalire così. Con Gesti d'amore.
Grazie Luigi. E Marta.
Gesti d'Amùi, Luigi Giavini, Nomos Edizioni.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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mercoledì 9 settembre 2015
martedì 24 febbraio 2015
L'ultimo sguardo dei miti
Stai pensando, stai pregando, cercando di salutare per l'ultima volta un mito, che è stato anche un marito, un padre, un capofamiglia sorridente ed esemplare.
Come se si potesse, come se ci fosse una minima chance di riuscirci: congedarsi, davvero, non si può. Non si deve.
Poi, nel pomeriggio gelido arriva un altro mito, che entra e offre il suo sguardo all'amico, al mito di uguali colori. E non c'è più niente che si possa dire, di fronte all'intensità di questo momento.
Nonno, voglio tornare alla tua Pro Patria di allora. Voglio tornare da te.
Lo chiamavano calcio, era vita. Lo è ancora, per chi ci crede.
Come se si potesse, come se ci fosse una minima chance di riuscirci: congedarsi, davvero, non si può. Non si deve.
Poi, nel pomeriggio gelido arriva un altro mito, che entra e offre il suo sguardo all'amico, al mito di uguali colori. E non c'è più niente che si possa dire, di fronte all'intensità di questo momento.
Nonno, voglio tornare alla tua Pro Patria di allora. Voglio tornare da te.
Lo chiamavano calcio, era vita. Lo è ancora, per chi ci crede.
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lunedì 23 febbraio 2015
Ciao Emidio
Inciampano le parole, di fronte a un tigrotto come te. Dalle nostre parti, non si usa parlare, solo fare. E chi non lo capisce, non entra mai nei nostri cuori, perché non gliene frega niente.
Hai vinto tante battaglie, Emidio, questa in apparenza no: non riusciamo a rendercene in conto, fino in fondo, perché non è il tuo stile.
Allora non può essere così: tu hai vinto, ancora.
Ci manchi già, terribilmente. Quel tuo sorriso simpatico, irresistibile, le tue storie di tenera caparbietà e il tuo esserci sempre, in campo e fuori: come quel giorno di orgoglio al museo.
Quell'orgoglio che ci manca, quell'orgoglio che ci rivogliamo. E che forse potete darci solo voi, con il potere del ricordo di un'epoca dove gli uomini - pure i calciatori, pensa un po' - conoscevano il sacrificio, lo cercavano, non se ne spaventavano.
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lunedì 27 ottobre 2014
Se ci fosse una tana
Siamo dannatamente indifesi. Ma se ci fosse una tana, anche una minima possibilità di un posto sicuro, questa sarebbe la mia.
Spesso si associa, stupidamente, il museo a qualcosa di vecchio. Eppure qui, al museo della mia Pro Patria, voluto fortissimamente da Andrea Fazzari, vedo solo ragazzini. Il Visco, il Cavigioli, il Gipo e il Bumba, Lulù Oliveira e queste tigri giovani e un po' spaesate forse.
Ogni articolo, ogni foto, ogni maglietta racconta un pezzo di noi. E più si parla, e più si cerca di celare la commozione. La nostra maglia, bellissima, seconda solo a quella del Genoa, ma non per noi. E il Trame che assicura: ogni volta che la indosso per scendere in campo, mi sento una belva.
Se ci fosse una tana, anche una minima possibilità di un posto sicuro, Pro tu saresti la mia.
Spesso si associa, stupidamente, il museo a qualcosa di vecchio. Eppure qui, al museo della mia Pro Patria, voluto fortissimamente da Andrea Fazzari, vedo solo ragazzini. Il Visco, il Cavigioli, il Gipo e il Bumba, Lulù Oliveira e queste tigri giovani e un po' spaesate forse.
Ogni articolo, ogni foto, ogni maglietta racconta un pezzo di noi. E più si parla, e più si cerca di celare la commozione. La nostra maglia, bellissima, seconda solo a quella del Genoa, ma non per noi. E il Trame che assicura: ogni volta che la indosso per scendere in campo, mi sento una belva.
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