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martedì 14 novembre 2017

Papà e l'arte del mandarino

Una delle arti in cui più ti ammiravo: quella di sbucciare la frutta. Mandarini, arance, mele, non importava: tu afferravi ciascun frutto e lo spogliavi, senza spezzare mai la buccia. Contemplavo quei capolavori, come i bicchierini creati con la carta delle caramelle, quand'ero piccola.

Crescendo, mi sarebbe piaciuto assomigliarti in molte cose: anche in questa. Ma ero di fretta, pasticciona e impaziente. Non andavo matta nemmeno per la frutta, a dire il vero, tranne quella che non si sbuccia affatto o dove si vince facile.

L'arte del mandarino: io guardavo le tue dita procedere sicure e non vedevo il reale trucco, come accade nei giochi di prestigio.

Il tuo sguardo, che ora contemplo nella foto, me lo sussurra. La pazienza: quella di sbucciare con cura un frutto, di iniziare una strada, di non farsi abbattere, di sentire il rumore di un fiore che prova a crescere o di imparare il verso dei merli fino a cantare insieme.

Quella di sentire tua figlia fin troppo adulta gridare, come una ragazzina: papà, posa che ti faccio una foto mentre levi la buccia senza romperla. E di obbedire, perché le vuoi troppo bene.

Nove anni dopo che hai smesso di farlo, in apparenza, ti rivedo così e sento quel profumo di mandarino che neanche mi piaceva e che ora mi sembra un aroma magico.


venerdì 11 agosto 2017

Notte e non ho tanta pazienza

E' che non ho tanta pazienza, figurarsi se posso pure tirarla fuori. Magari per dire due volte ciò che avevo espresso chiaramente - ne sono convinta, diamine - prima. Anzi, per essere precisa, ciò che avevo persino pensato prima di tutto in modo così nitido da non essere nemmeno costretta a farlo viaggiare nell'aria sotto forma di inutili frasi o - peggio - in rete sotto forma di inutili post.

Non ho tanta pazienza. Giuro che ne avevo accumulata una discreta dose tra le dita dell'anima, ma l'avrò scambiata per sabbia ed è scivolata via.

No dai, non è questo. E' che certe cose, insistenze, rotture NON meritano pazienza.

Notte e non ho tanta pazienza.


giovedì 15 ottobre 2015

Pazienza

Non è che non ho più pazienza. E' lei che mi ha congedata.

E io ho questo brutto vizio, di non chiamare mai nessuno indietro.

lunedì 5 ottobre 2015

Tutta la pazienza del mondo

Io che con il piede facevo tremare la scrivania con tutti i libri piazzati sopra a protezione delle canzoni vergate insieme agli appunti. Che sul treno facevano ballare il ginocchio, come per battere anche la corsa del mio mezzo di trasporto. Che picchio sui tasti, come un musicista confuso eppure ostinato.

Ecco, io vorrei avere tutta la pazienza del mondo.

Solo che poi, non saprei dove metterla.

domenica 27 settembre 2015

Notte e Non ho pazienza

Un giorno la pazienza si è stufata di me e della mia incostanza. Mi ha detto: visto come sei, vado a fare un giro e non so quando tornerò.

Ritengo opportuno, quasi giusto, lasciarle un po' di libertà. Una tregua per non stancarci reciprocamente in maniera definitiva.

Così, vai pazienza, e ho voglia di dire un po' di cose.

Che a sentirsi migliori, si è solitamente degli emeriti imbecilli. E che a dare degli imbecilli agli altri, di solito si parla per esperienza personale.

Che se non si ha fede, non si diventa migliori solo a schernire chi in qualche modo ce l'ha o ci prova.

Ah, e che hai dimenticato da tre mesi il mio compleanno: ormai è tardi, ma non per chiedermi scusa. Guarda che se te lo dico, è perché ti voglio bene.

Tornerà la pazienza, dai.

Notte e non ho pazienza.

martedì 21 luglio 2015

Ribellarsi alla pazienza

L'età ti porterà la pazienza, mi assicurano. E cerco avidamente conferme.

A un semaforo vedo un'anziana, vestitino fresco e impeccabile, che aspetta il verde. Con pazienza, perché da quando hanno voluto migliorare la viabilità, i tempi si sono inesorabilmente allungati.

Lei non si muove, o così pare. Perché un braccio si alza lievemente, poi batte la mano sul fianco. E ancora, senza accentuare il movimento.

Come una ribellione pacifica alla pazienza, che l'età - mi assicurano - porta.

venerdì 12 giugno 2015

La pazienza che fa nascere

Meno male che mamma sa aspettare. Dev'essere l'unica della famiglia, mi dico scherzando ma non troppo.

Mi piace ricordare questo scampolo di leggenda familiare, di anno in anno, anche con qualche variazione, come i cantastorie. Lei che chiama, già tormentata dalle doglie, ma il portinaio riferisce che papà è con clienti.

- Lo devo chiamare? E' urgente?

- No grazie.

E più tardi ci riprova, ma papà è con i clienti di cui sopra.

- Ma ha bisogno?

- No, non lo disturbi.

Per fortuna, Giurgen non era un portinaio. Cioè, sì, ma nel senso pieno e fondamentale del termine: si interessava del bene comune. Così riferisce comunque e papà capisce: perché mamma era fuori termine - dice il pragmatismo bustocco - e perché lui sapeva la cosa fondamentale.

che lei è paziente, anche quando borbotta. Che lei è l'unica che sa aspettare, se sta male lei.

Meno male che stiamo correndo in ospedale, perché io non so attendere per niente. Voglio nascere e magari a cavallo di due giorni, così sarete sempre nell'imbarazzo di scegliere il giorno giusto per festeggiarmi.

Io, una cosa l'ho capita: è la pazienza, che fa nascere.


mercoledì 11 marzo 2015

Quando avanzerà la pazienza

Quel giorno in cui avanzerà la pazienza, ti avviserò. Ma adesso è qualcosa di così inafferrabile, che la pongo tristemente al riparo.

Sopporto, per paura di vederla scomparire. Una rapina, nel mezzo della notte e di mille tentativi di metterla al riparo.

Quando avanzerà la pazienza, ti avviserò perché tu possa passare, ma ora preferisco metterla alla prova da sola.

giovedì 30 ottobre 2014

La pazienza che frena

C'è una pazienza che lancia. E una che frena. Occhio che la seconda, frega pure.