Pensavo di sapere dove vivo, ma questa sera irrompono sui miei schermi di coscienza "I dieci comandamenti". Vedo storie dentro di me, che non so riconoscere e cerco di proiettare lontano.
Ma siamo in Calabria. In Italia. Sì, pensavo di essere in Italia.
La malavita che decide il bene e il male, gli stranieri raccolti e sbattuti senza pietà dove altri si rifiutano. Uomini buoni che provano ad aiutarli e spesso cadono.
Dove vivo. In questo Paese qua.
E poi mi viene da pensare, che neanche dietro l'angolo di casa mia probabilmente riesco a scorgere. Come se non vivessi, davvero.
Notte e dove vivo.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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domenica 30 luglio 2017
giovedì 13 luglio 2017
Il piccolo sorriso e un mondo grande
Sulla pelle porto il disagio che incontro per strada, quello di mondi che non si sanno incontrare. Salgo sul treno che non è un'isola felice.
Un signore indiano mi chiede se Milano centrale sia la prossima, io lo rassicuro: deve aspettare ancora. Lui mi risponde con un sorriso rapido e io vago altrove con lo sguardo.
Una donna velata (da donna, non lo dico compiaciuta) con una figlioletta di sette, otto anni, si siede a fianco; in braccio ha una bimba di poche settimane, ne vedo solo la nuca.
Poi, nel mio girovagare a caccia di scorci meno solitari, scorgo il suo volto e gli occhi che mi fissano curiosi. Le rivolgo un sorriso un po' buffo e lei si scioglie in una risatella silenziosa, prima di nascondere il viso sulla spalla della mamma. Pochi secondi dopo, però, mi guarda ancora e alla mia smorfia ride, ride di nuovo felice.
Sarebbe già bello così. Ma poi mi accorgo che il visitatore dall'India sta ridendo senza rumore, e una fanciulla italiana in attesa di scendere non è meno allegra.
Il piccolo sorriso e un mondo grande: il mio minuscolo cuore trova ristoro.
Un signore indiano mi chiede se Milano centrale sia la prossima, io lo rassicuro: deve aspettare ancora. Lui mi risponde con un sorriso rapido e io vago altrove con lo sguardo.
Una donna velata (da donna, non lo dico compiaciuta) con una figlioletta di sette, otto anni, si siede a fianco; in braccio ha una bimba di poche settimane, ne vedo solo la nuca.
Poi, nel mio girovagare a caccia di scorci meno solitari, scorgo il suo volto e gli occhi che mi fissano curiosi. Le rivolgo un sorriso un po' buffo e lei si scioglie in una risatella silenziosa, prima di nascondere il viso sulla spalla della mamma. Pochi secondi dopo, però, mi guarda ancora e alla mia smorfia ride, ride di nuovo felice.
Sarebbe già bello così. Ma poi mi accorgo che il visitatore dall'India sta ridendo senza rumore, e una fanciulla italiana in attesa di scendere non è meno allegra.
Il piccolo sorriso e un mondo grande: il mio minuscolo cuore trova ristoro.
mercoledì 20 maggio 2015
Stranieri e certezze
Non è irritazione, è ammirazione. Beati coloro che leggono raffica di righe su vitalizi, cellulari e TV agli stranieri e ci credono.
Io non so credere al display con gli orari dei treni (mica mi staranno fregando e quella fermata non c'è?).
Non so a chi credere. Detesto i buonismi di maniera e quelli che aprono le porte altrui.
Ma forse è perché mi sento straniera, che ancor meno so credere alle certezze dei padroni di casa. Padroni che un giorno, come tutti, se ne dovranno andare. E questa sì, è una certezza.
Io non so credere al display con gli orari dei treni (mica mi staranno fregando e quella fermata non c'è?).
Non so a chi credere. Detesto i buonismi di maniera e quelli che aprono le porte altrui.
Ma forse è perché mi sento straniera, che ancor meno so credere alle certezze dei padroni di casa. Padroni che un giorno, come tutti, se ne dovranno andare. E questa sì, è una certezza.
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