Il tempo corre, si ferma, ti guarda e ride, quando torni da una pausa. E tu non sai se inseguirlo.
Ma basta che esci, nel tuo piccolo mondo non troppo antico, per pochi minuti. Trovi un vicino: sei tornata, da quanto non ci vediamo. O un amico che abbraccia te e la cucciola. La signora dietro l'angolo che con ansia gioiosa aveva messo da parte una borsa: trabocca di uva e fichi.
E ancora incroci il nonno che scorta la cagnolina dei bambini: signora, pensavo a lei, chissà dov'è.
Il tempo si ferma a guardarci, forse con stupore, e chiacchiera con noi.
Eravamo passanti; lentamente e a volte nonostante noi siamo diventati amici o comunque qualcosa ancora di più entusiasmante: esseri umani. Che si cercano, che si mancano, anche per pochi istanti, e si ritrovano.
Quando torni, il tempo ti mostra l'altra verità, quella in cui non osavi sperare.
Siamo l'umanità, e non possiamo fare a meno gli uni degli altri.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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venerdì 2 settembre 2016
martedì 23 agosto 2016
Quasi meglio una cartolina
Vecchia abbastanza da pensare che fosse quasi meglio una cartolina. Perché viaggiava, si faceva desiderare e portava le tue emozioni, con le immagini di un altro.
Forse sembra troppo standardizzata al mondo attuale, ma oggi mi pare più pudore. E poi, non è forse standardizzato sparare foto per tutti sui social, con se stessi talvolta più importanti dei luoghi che stanno provando a darci qualcosa?
Quasi meglio una cartolina di tutto questo esibirsi, senza vivere davvero, troppo spesso.
Forse sembra troppo standardizzata al mondo attuale, ma oggi mi pare più pudore. E poi, non è forse standardizzato sparare foto per tutti sui social, con se stessi talvolta più importanti dei luoghi che stanno provando a darci qualcosa?
Quasi meglio una cartolina di tutto questo esibirsi, senza vivere davvero, troppo spesso.
domenica 24 agosto 2014
Dobbiamo partire
Poi senti la voce dei bambini, piccoli compagni di vacanza che si annunciano: "Dobbiamo partire".
I preparativi, l'ultimo gioco, la macchina che si carica via via e uno sguardo frettoloso per capire se la partita si può protrarre.
Mi riporta indietro, moltissimo, e mi ritrovo bimba, con lo stesso magone, la necessità di dover lasciare un'atmosfera speciale, non spensierata: perché di spensierato è esistito sempre poco.
Finché sento un ragazzino che irrompe nella conversazione dei grandi: sì, ma con quella compagnia telefonica va meglio, con lo smartphone si può fare questo e quello, si spende meno...
La poesia è andata in vacanza. Oppure è tornata a casa.
I preparativi, l'ultimo gioco, la macchina che si carica via via e uno sguardo frettoloso per capire se la partita si può protrarre.
Mi riporta indietro, moltissimo, e mi ritrovo bimba, con lo stesso magone, la necessità di dover lasciare un'atmosfera speciale, non spensierata: perché di spensierato è esistito sempre poco.
Finché sento un ragazzino che irrompe nella conversazione dei grandi: sì, ma con quella compagnia telefonica va meglio, con lo smartphone si può fare questo e quello, si spende meno...
La poesia è andata in vacanza. Oppure è tornata a casa.
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