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sabato 25 novembre 2017

Notte e un toc di vita

Pensi di sapere in quante magie ti stai calando. Un traguardo importante di lavoro, di vita, per una persona saggia che osa essere tua amica. L'abbraccio di amici che sono stati donati da un incontro, destinato a diventare una tua svolta di esistenza. Un gruppo che sa scrivere, disegnare suonare: soprattutto nell'anima.

Poi c'è una grande paiolo, dove un signore sta preparando qualcosa di speciale. Si chiama Toc e ha il sapore delle feste. 

Quando lo gustiamo, lui ci offre anche la sua storia. Quella di un padre incredibile, che deve dire addio a suo figlio. Ma che stasera, festeggiando un amico, festeggia anche lui. Un padre che dice che la felicità va condivisa e che non si vuole fermare, mai.

così va avanti a preparare il toc e si premura di rendere felici tutti. 

Non mi può forse stupire più nulla stasera. Di certo, non che questo chef dell'anima si chiami Angelo.

Notte e un toc di vita.

mercoledì 8 novembre 2017

Così filosofa, così rockstar

Una donna, anche collega, che ammiro molto, racconta che un figlio ha scelto Filosofia all'università. Io non so bene se la incoraggio o la metto in guardia: entrambi i compiti, peraltro, non mi spettano.

Ma torno indietro di corsa, anche per colpa di una canzone di Patti Smith.

Mi sarebbe piaciuto fare la rockstar, perché dire "suonare per vivere" suona male (scusate il gioco di parole), quasi toglie la poesia. Invece, non posso affermare che mi sarebbe piaciuto fare la filosofa.

Perché ancora lo faccio.

Certo, quando mi sono iscritta a quella facoltà, l'ho fatto anche per rompere le scatole a  mio padre. Da contratto si intende. Iscriviti a Economia o Lingue, vai in banca o insegna. E io: scelgo Filosofia.

Lo sapeva già mio padre, che avrei fatto la giornalista. Allora dovevo contestarlo rigorosamente, ma forse sapeva già anche il baratro in cui ci saremmo immersi, volontariamente.

E a maggior ragione provò a sussurrarmi: perché filosofia? Piuttosto lettere, tuonò il mondo.

No, perché voglio imparare. Forse persino farmi del male. Voglio cercare sempre, amare ogni dubbio, non sentirmi mai arrivata.

Sentirmi fuori dal mondo.

Oggi il fatto che il figlio di una donna e di una collega che stimo, studi Filosofia, mi commuove. Mi viene in mente quella canzone di Patti Smith che si rivolgeva a chi aveva un sogno di rockstar da coltivare. Sorry, lei non la scrisse, quella canzone, ma la riprese egregiamente.

Che cosa? Vuoi diventare una rockstar? ci riuscirà uno su un milione. E intanto ti aspetterà dolore, oh quanto dolore. Diventerai matto, quindi forse sanissimo.

Invece, un filosofo ha la quasi sicurezza che non avrà mezzo conto in banca sostenibile. E successo, be', quel successo che il mondo grida ai quattro venti, neanche a parlarne.

Tranne quei quattro secondi prima di addormentarsi, in cui si mormorerà: mio Dio, oggi ho cercato, ancora.

Meglio di un conto in banca, e la mia amica lo sa. Quasi quasi, persino io.
Così filosofa, così rockstar.

Che storia, neanche hai bisogno di una chitarra elettrica.

Get yourself an electric guitar
And take some time and learn how to play
Don't forget who you are
You're a rock & roll star


 


sabato 17 giugno 2017

Dialoghi reali - Le idee chiare della mamma

Un ragazzino dal ciuffo biondo e dagli occhi vispi, tenta promesse sul treno alla mamma.

- Vorrei fare l'ingegnere. Ma forse no.

- Basta che non fai il delinquente o ti ammazzo.

Idee chiare, mamma.

giovedì 8 settembre 2016

Se non vi parleranno di papà Placido (Gli amori che non fanno rumore)

Speravo di fare una sorpresa a papà Placido. Di regalargli ciò che altri gli avevano tolto, negando le promesse: una piccola cosa, che l'avrebbe reso felice. E come una bambina goffa e pentita ora vado a salutarlo per sempre.

Speravo anche e di più, signor Placido, che avrebbe sconfitto questa malattia. Ha superato tanti ostacoli, pure dopo la perdita di mamma Luciana. Una parte dell'anima si era già staccata, ma piccola perché il vostro grande amore restava lui: vostro figlio. Il suo futuro, scandito da quel dubbio angoscioso, "dopo di noi", che accomuna i genitori con bimbi frenati da più difficoltà: ma spinti da quanto amore.

Vostro figlio. Quello che vi ha uniti ancora di più, che ha donato i sorrisi più belli, quello per cui avete combattuto una battaglia troppo soli in nome dei suoi diritti. Mamma Luciana in prima fila a chiedere equità per le rette, anche a suon di poesie, e quando è andata, io in un articolo l'ho definita così, mamma coraggio.

Mio Dio, quando facciamo i giornalisti quante parole di troppo usiamo. Avrei dovuto scrivere "mamma" e dentro c'era tutto.

Poi è rimasto lei, signor Placido, e mi ha insegnato tanto. La fedeltà all'amore. La fedeltà all'amicizia, anche con le sue telefonate, perché non c'era festa in cui non ci sentissimo. Lei mi parlava di suo figlio, naturalmente. E di Lourdes, di quando ci andava, di come poi ogni giorno accendeva la tv per ritrovarsi nella grotta anche se il cuore, per quanto fragile fosse, era già corso avanti.

Vengo in ospedale e mi spiace vedere la nuova sofferenza, la nuova lotta. Ma c'è anche un nuovo sorriso, perché lei sa che comunque vada ha fatto ciò che doveva: è riuscito a costruire quel "dopo di noi" con lealtà, pazienza, amore. Suo figlio ha già un futuro tracciato e non rimarrà solo.

Eppure ci speravo ancora, signor Placido. Speravo di riascoltare la sua voce, di incontrarvi, di ridere e di farle la piccola sorpresa che pregustavo.

Invece, un annuncio mi gela il sangue e ora vengo da lei a salutarla come non volevo fare.

Se non vi parleranno di papà Placido, sui giornali o in tv, è perché non sanno che è un papà coraggio, modesto e silenzioso. Quindi un papà. Se non ha preso premi come tanti personaggi di rito, è perché ci sono amori che non fanno rumore: forse i più.

Allora non lo griderò. Sussurro solo che è un papà e secondo me Luciana gli ha preparato una poesia per accoglierlo. E lui, così fiero dei suoi versi, per una volta se li perderà, dovrà farsi ripetere qualche parola: perché sono i suoi occhi che vogliono ascoltare, riscoprire quel volto tanto amato. Possono distrarsi un attimo, un attimo soltanto, Placido e Luciana, perché anche sulla terra esistono gli angeli che sanno prendersi cura di tesori nascosti, figli frenati da apparenti difficoltà eppure spinti da un immenso amore.

Se non vi parleranno di papà Placido, è perché lui non vuole. Perché si schermisce: ha  fatto il suo dovere e ora vuole amare in pace.

sabato 4 luglio 2015

Con tuo figlio, sempre

Ho tentato di metabolizzare la notizia della tua scomparsa, nonostante dovessi sapere che è impossibile.

Sono cocciuta come tanti anni fa. Sì, come in quel periodo terribile in cui ho dovuto scrivere di troppe tragedie, tra cui la morte di tuo figlio.

Da allora sei stato un padre dilaniato e dignitoso, impegnato a portare il messaggio della generosità del tuo ragazzo e della tua famiglia, con il dono finale degli organi.

Pallidi flash di quei giorni, perché sono stata impegnata nel tentativo maldestro di rimuovere. Solo il tuo sguardo che incrociavo, specialmente nel mio rione natio, mi riapriva tutte quelle sequenze.

Ma ora che lo raggiungi, senza farti troppo notare,  il libro si chiude con un per sempre. Per sempre la pace, che ci attende ogni oltre dolore. E per sempre il coraggio che consegni, come tanti padri provati. A noi il compito di usarlo per non dimenticare come solo dare conti , per il tempo che qui saremo.

Ciao Gildo.