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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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martedì 31 marzo 2020

Lasciare accesa la luce

Come quando mio padre sopportava che io lasciassi accese le luci per notti intere, dopo aver visto un programma spaventoso alla tv.

Come quando ti coprivo gli occhi al balenare di quelle teste di mostri, nel primo film di Harry Potter, o parlavo sopra le bombe di un'altra pellicola per non farti capire cosa accadeva realmente.

Mentre gli anni si precipitano verso una meta apparentemente casuale, continuiamo ad avere paura, non per noi stessi, ma per i minuscoli esseri accanto: anche quando diventano sempre più grandi o quando lo erano, grandi, e ora diventano piccoli.

Oggi l'ho sentito più forte ancora, con una mamma preoccupata per la propria sorte, di fronte a quella della sua creatura cresciuta in fretta, e mai abbastanza.
È per la mia bimba.
Siamo sempre bambini, forse sempre genitori. Perché c'è qualcuno da proteggere e qualcuno che sopporta che non vogliamo spegnere la lampada per qualche notte. Solo che adesso sappiamo quanto sia inutile lasciare accesa la luce.

Che c'è un buio, che non si può cacciare via.


martedì 27 marzo 2018

Notte e soltanto tre giorni (per sognare)

Poche ore e i miei dicevano sì. Poi, soltanto tre giorni via. Il tempo di lasciare il resto del mondo, di sognare, no anzi smettere di sognare, almeno per finta, e progettare, respirare un futuro. Persino me.

Soltanto tre giorni, prima di tornare a compiere ciò che sentivano come il proprio dovere, tutti i giorni. E tutti quei giorni acquisivano un sapore grazie a quelle tre giornate che avevano tracciato la strada. Perché sognare e vivere, non sono poi così distanti, papà e mamma.

Notte e soltanto tre giorni (per sognare)

mercoledì 3 gennaio 2018

Notte e dell'amore dei figli

Dell'amore dei figli si parla poco. E' scontato, si dirà: fa notizia quando viene meno. E che differenza c'è allora, con quello dei genitori?

In questi giorni, in queste ore in particolare vorrei dedicargli un pensiero. Forse perché ho visto figli che in silenzio, senza farsi troppo notare, dicono addio ai loro cari, accuditi fino all'ultimo istante e più. E altri lo stanno facendo, ugualmente dietro le quinte, senza proclami. Una carezza, minuti che diventano ore, sacrifici che sono un balsamo.

Perché è giusto, perché è bello, perché un sorriso o anche la sua ombra spazzano via la fatica.

Che cos'è la fatica, quando si tuffa nell'amore.

Dell'amore dei figli si parla così poco. Io vorrei dire loro grazie, stasera.

Notte e dell'amore dei figli.

venerdì 23 dicembre 2016

Nelle mani di Chiara

Adesso Chiara si può accarezzare. Adesso può ascoltare la musica, le voci, i suoni più amati. Lo può fare attraverso tanti altri bambini. Lo può fare, perché ci sono persone straordinarie che hanno sofferto, soffrono, ma non si vogliono lasciar fermare dal dolore. Sono i suoi genitori, Marco e Stefania.

Chiara, sei andata via due mesi fa. O così dicono, perché come ha scandito la tua meravigliosa mamma, tu vivi, vivi, vivi. A Villa Tamagno, Varese, viene consegnata l'incubatrice all'avanguardia che è stata acquistata con il tuo amore. Ci sono mamma e papà, zio Luca, il direttore generale Callisto Bravi, il primario Massimo Agosti che al Del Ponte ha fatto di tutto con il suo staff per salvarti, la presidente della Commissione sanità senatrice Emilia De Biasi, la senatrice Laura Bignami. Altri angeli silenziosi e commossi che si sono presi cura di te e della tua famiglia in quei mesi all'ospedale.

Ci sono i bambini. Quelli che lottano come te, in reparto. Quelli che potranno combattere meglio, grazie anche a te. E' il tuo regalo, Gesù Bambino non li lascerà soli perché avrà anche un angioletto come te al suo fianco.

Il mio sguardo si posa su tua madre, che appoggia con delicatezza le mani sulla copertina della culla. Le sue mani, che ti cercano e ti trovano. Perché siamo nelle mani tue, Chiara, e di tutti gli angeli, di tutte le persone che ci insegnano ad amare la vita, quel pezzetto di vita che ci è stato affidato.

Nelle tue mani, Chiara, siamo sicuri. Ed è solo l'inizio, come l'inizio è stato della tua vita.
http://www.unacasaperchiara.it





giovedì 8 settembre 2016

Se non vi parleranno di papà Placido (Gli amori che non fanno rumore)

Speravo di fare una sorpresa a papà Placido. Di regalargli ciò che altri gli avevano tolto, negando le promesse: una piccola cosa, che l'avrebbe reso felice. E come una bambina goffa e pentita ora vado a salutarlo per sempre.

Speravo anche e di più, signor Placido, che avrebbe sconfitto questa malattia. Ha superato tanti ostacoli, pure dopo la perdita di mamma Luciana. Una parte dell'anima si era già staccata, ma piccola perché il vostro grande amore restava lui: vostro figlio. Il suo futuro, scandito da quel dubbio angoscioso, "dopo di noi", che accomuna i genitori con bimbi frenati da più difficoltà: ma spinti da quanto amore.

Vostro figlio. Quello che vi ha uniti ancora di più, che ha donato i sorrisi più belli, quello per cui avete combattuto una battaglia troppo soli in nome dei suoi diritti. Mamma Luciana in prima fila a chiedere equità per le rette, anche a suon di poesie, e quando è andata, io in un articolo l'ho definita così, mamma coraggio.

Mio Dio, quando facciamo i giornalisti quante parole di troppo usiamo. Avrei dovuto scrivere "mamma" e dentro c'era tutto.

Poi è rimasto lei, signor Placido, e mi ha insegnato tanto. La fedeltà all'amore. La fedeltà all'amicizia, anche con le sue telefonate, perché non c'era festa in cui non ci sentissimo. Lei mi parlava di suo figlio, naturalmente. E di Lourdes, di quando ci andava, di come poi ogni giorno accendeva la tv per ritrovarsi nella grotta anche se il cuore, per quanto fragile fosse, era già corso avanti.

Vengo in ospedale e mi spiace vedere la nuova sofferenza, la nuova lotta. Ma c'è anche un nuovo sorriso, perché lei sa che comunque vada ha fatto ciò che doveva: è riuscito a costruire quel "dopo di noi" con lealtà, pazienza, amore. Suo figlio ha già un futuro tracciato e non rimarrà solo.

Eppure ci speravo ancora, signor Placido. Speravo di riascoltare la sua voce, di incontrarvi, di ridere e di farle la piccola sorpresa che pregustavo.

Invece, un annuncio mi gela il sangue e ora vengo da lei a salutarla come non volevo fare.

Se non vi parleranno di papà Placido, sui giornali o in tv, è perché non sanno che è un papà coraggio, modesto e silenzioso. Quindi un papà. Se non ha preso premi come tanti personaggi di rito, è perché ci sono amori che non fanno rumore: forse i più.

Allora non lo griderò. Sussurro solo che è un papà e secondo me Luciana gli ha preparato una poesia per accoglierlo. E lui, così fiero dei suoi versi, per una volta se li perderà, dovrà farsi ripetere qualche parola: perché sono i suoi occhi che vogliono ascoltare, riscoprire quel volto tanto amato. Possono distrarsi un attimo, un attimo soltanto, Placido e Luciana, perché anche sulla terra esistono gli angeli che sanno prendersi cura di tesori nascosti, figli frenati da apparenti difficoltà eppure spinti da un immenso amore.

Se non vi parleranno di papà Placido, è perché lui non vuole. Perché si schermisce: ha  fatto il suo dovere e ora vuole amare in pace.