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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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mercoledì 20 maggio 2020

La vita nascosta

Incontenibile la voglia di vivere: esplode la vegetazione con un grido silenzioso. Ma intanto il rumore c'è, anzi il fracasso di tutte le bestiole che stanno creando sano assembramento vicino al fiume.

Solo ogni tanto spunta un becco, un altro animaletto si espone con una nuotata a cielo aperto.

La vita nascosta, però, è quella che scorre. Rumorosa e sincera, capace di immobilizzarsi a un cenno di pericolo, per poi riemergere. 

Tutto attorno, ronza l'estate e io non mi stupire di vedere il nonno, fradicio dopo il suo tuffo nell'Olona, quel tuffo che finora avevo solo immaginato.

lunedì 17 dicembre 2018

Cercando un lavoro (o forse Natale)

Ci sono giorni un po' più complicati, che ti scaraventano addosso raggi di sole e scrosci di tempesta, senza che tu possa capire da cosa ripararti.

Giorni in cui senti le emozioni di tanti addosso a te, perché ce le hai dentro da prima ancora.

Io oggi vedo mio nonno, quando gli dicono che la sua azienda chiuderà. Lui ha i bambini piccoli, sua moglie fragile anche se non ancora apertamente malata: lei lavora tuttora, con fierezza. Lui prende le sue cose, dalla sua valle e decide che deve fare come gli altri: andare in città, dove tutti trovano lavoro.

Quando sei un contadino, prima che un operaio, è dura spingerti via dalla campagna, dalla sua consolazione anche solo temporanea. Ti infili in un palazzo che pur è una reggia rispetto al tuo cortile; ti fai docilmente portare in tintoria, a bere latte per contrastare tutto ciò che respiri. Ce la fai, perché hai i bambini piccoli. Perché sopra di te, hai persone che di te si prendono cura.

Ce la fai, ma raccomandi a tua moglie, prima che si ammali, si ammali troppo per poter lavorare se non seduta davanti a una macchina da cucire: donna, non restiamo nella stessa ditta, è troppo pericoloso. Se perdiamo il lavoro, che cosa facciamo. Se perdiamo il lavoro, non sarà più Natale.

Chissà come ce la fai, nonno, a stare chiuso dentro tra quattro mura, a bere latte, a poter respirare solo di tanto in tanto l'orto che ti sei faticosamente ricavato per ricordare un poco la tua valle, anche nella grande città. Conti i giorni, e anche i centesimi, per poter tornare a casa: fabbricarti una piccola dimora e  fare il contadino, prima che l'operaio.

Cercando un lavoro, o forse il Natale: oltre alle buste paga, la tua luce viene dai gesti di riconoscenza del Tognella, il tuo titolare.

E in tutto questo cercare, mi raccontano proprio oggi, solo oggi di quando mio padre portava i clienti dell'azienda in cui lavorava, a pranzo in una trattoria. Ogni tanto vedeva il cavalier Tognella, sì, che era lì a mangiare.

A mangiare una minestra.

Cercando un lavoro (o forse il Natale).

martedì 13 marzo 2018

Notte e il riparo un ricordo o un desiderio

Trovare riparo e ripararsi: due sfumature che si separano subito. Nella valle che mi appartiene lontano, in Scozia, e chissà ciò che accade in quella vicina, che mi ha vista crescere: mi è ancora più sconosciuto.

So che ho sempre trovato riparo nelle discese docili verso i fiumi, e quando alzavo gli occhi non avevo paura. La primavera era una chiacchierona che si faceva scappare un segreto precocemente; le altre stagioni ostentavano pazienza verso di lei e me bambina.

Il riparo si scava un posto dentro di me.

Il riparo è un ricordo o il desiderio. 

Notte e il riparo  un ricordo o un desiderio

lunedì 1 febbraio 2016

Mi basta respirare la valle

Quando scendo tra le tue braccia, io vengo invasa dal profumo d'erba. E non c'entra l'inverno anomalo.

Mi basta lambire il paese e già sono nell'orto del nonno. Accarezziamo le erbe profumate, gli ortaggi e ridiamo perché nessuno capisce. Scendo dai tornanti, dove il pullman di mamma ragazzina incespicò per la neve.

Ma io, non ho paura. Le vecchie fabbriche si sgretolano e il nonno si sottrae come allora al furto di massa: non gli importa, non vuole unirsi e portare via i beni abbandonati dai tedeschi. Conta essere onesti, anche quando ti dicono che esageri.

Frammenti di ferrovia e risalgo dove nacque la nonna. Ogni aneddoto si lascia cullare, mentre sfioro la piazza più bella. E quando scendiamo nella vallata, di nuovo,  mi stupisco di come flirtino natura e tremanti capannoni.

Non so chi trema di più.

Ma mi basta respirare la valle.

So che mentre torno, devo scegliere la strada più tortuosa, quella che temevo di fare, quella della valle. Ma è lei che porta dritto al cuore.