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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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lunedì 2 novembre 2020

Nel cortile della vita

Il mondo degli adulti è diviso, e noiosamente delatore: anch'io oggi stizzita facevo lo slalom tra chi non portava la mascherina e intanto mi imbronciavo con l'umanità per pochi ingiusti.

Vivere è diventato così complicato - ho proseguito il mio dialogo interiore - e non è che la porto gioiosamente questa mascherina, tanto più quando sono in giro a piedi con il cane e si appannano gli occhiali. Devo quindi alzarli e decidere come vedo di più, o di meno, se con le lenti annebbiate o senza. 

In quei momenti prenderei a calci le castagne matte - quelle che infilavamo in tasca perché così curavano contro il raffreddore, anzi lo prevenivano, ci veniva assicurato - come un bimbo indiavolato perché non può divertirsi come vuole.

Poi, sento proprio un rumore di giochi infantili. Esito davanti al cortile della scuola e lo spettacolo che mi accoglie, è una carezza.

Ci sono gli alunni che corrono e giocano, i loro volti coperti dalla mascherina, ma gli occhi no e anche le loro voci riescono a fluire gioiose. Non si pongono interrogativi, i bambini, perché troppo impegnati a essere felici in ogni condizione. In un'altra parola, a vivere.

Nel cortile della vita cammino e ora non sbuffo più. Guarda, così mi si appannano pure meno gli occhiali.

domenica 7 agosto 2016

Notte e i giochi (non) stancano

Nel bosco d'estate non sembra esserci spazio che per i giochi. Anche se i ricci cominciano a cadere, minuscoli e prepotenti per la chance mancata, e feriscono, quanto feriscono.

Eppure continuiamo a correre scalzi. A ridere, arruffati e stanchi. Perché i giochi d'estate stancano, i  muscoli che si stupiscono della loro forza e poi sul più bello vacillano. La pelle arrossata, brucia: solo per tornare a farsi mordicchiare dal sole l'indomani.

Perché i giochi sono fatti così: stancano il corpo, perché la mente non stancano mai. E siamo già pronti a ricominciare.

Notte e i giochi (non) stancano.

mercoledì 3 giugno 2015

Notte e numeri che giocano

Nell'ultimo respiro del parco prima del buio, giocano due ragazzini, superstiti al richiamo di casa.

E ridono, si arrampicano su altalene troppo piccole per loro, sparano una parola forte per sentirsi grandi. Poi, si guardano un po' spaesati e tentano la carta di un gioco.

Cifre che si rincorrono, si sommano, si dividono. E tu sai cosa fa ottocentomilatrentaquattrovirgolaventi diviso trevirgolacinque. L'altro ride e ci prova, quindi rilancia. Finché annoiati si arrendono alle più semplici tabellone. Quando uno sbaglia e l'altro accusa, replica: lo so, l'ho fatto per confonderti.

Ultimo sguardo, ultima risata. Ragazzini che giocano coi numeri, o numeri che giocano come ragazzini.

Notte e numeri che giocano.