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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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giovedì 11 giugno 2020

Finisco per ricominciare


Ho alle spalle un magnifico luogo e metaforicamente un anno spaccato quasi a metà: otto mesi sempre in viaggio, avidamente, e quattro frenata, se non chiusa in casa. 

Offro questa foto del non troppo lontano passato a me stessa, perché c'è molto di me senza urlare. Tra i vigneti e storie autentiche, un brindisi contro il cielo che vuole levarsi di dosso il grigio per mostrarmi il fascino di Soave. La maglietta della promozione della Pro Patria, a tenermi un po' di compagnia da casa.

E oggi? A cavallo tra l'11 e il 12 giugno nel momento esatto in cui sono nata, grazie al fatto che mio padre, ancora alle prese con i clienti, e il portinaio si insospettirono della chiamata guardinga di mia mamma: è ancora occupato?

Lascio il giorno di San Barnaba, il mio caro patrono dei tessitori, ed entro nel pieno della giornata in cui mi hanno registrato come nata.

Potrei dire che questo è il compleanno più strano, ma non è vero. Ogni compleanno è strano, come un continuo scoprirsi, perché magari hai occasione di fermarti un attimo in più e pensare. Non tanto contare, che gli anni ormai sono ammucchiati.

Io finisco. Io riparto. Porte che si stanno chiudendo, nuovi lockdown dell'anima e di vita. Porte che vibrano come desiderose di aprirsi.

Io finisco per ricominciare.

Buon compleanno a me.

lunedì 18 maggio 2020

Spingiamo la vita più in là (back to our friends)

Ho cercato spiccioli di parole per raccontare questo slancio impresso in una data: 18 maggio 2020. Ripartenza, spingiamo la vita più in là.

Ma non sono riuscita, fino in fondo. Poi ho pensato alla mia cagnolina. Ai primi tempi, duri per un'anima libera, quelli dei 200 metri e la preoccupazione fitta negli occhi della sua Malu. A quando i 200 metri si sono sciolti, ma ancora il suo parco era chiuso. E poi c'era quella saracinesca giù, senza luci: quella dei suoi amici, che significava per lei carezze e biscotto.

I primi giorni, portava il muso fin sotto e non voleva saperne, quando ripetevo: «È chiuso, Fanni». Da  una settimana, un comportamento strano e struggente: non guardava nemmeno più. Come se non volesse soffrire.

Questa mattina sapevo che una meravigliosa sorpresa la attendeva e l'ho spronata: corri Fanni. Prima incerta, poi lanciata, quindi ancora esitante e fremente infine.

Fanni dai suoi amici. Come ciascuno di noi. 

martedì 5 maggio 2020

Sul balcone di Montalbano (mi sono risvegliata)

Nella mia relazione complicata con la televisione, lui ha offerto un balsamo sulle ferite di questo periodo. Che non mi piace tanto definire lockdown, perché questa "chiusura" si è rivelata per me meno ermetica di quanto temessi: ha permesso a tanti lati, desideri, timori anche, di uscire.

Parlo di Montalbano: non importa se fossero repliche, io avvertivo tutta la freschezza del suo arrivo. L'unico appuntamento in tv che ho aspettato davvero, in una giungla dominata dalla comunicazione sul virus, e neanche spesso chiarificatrice.

1 Un balcone sul mare: mi sistemavo sul balcone a respirare quel mare che si intrufolava nell'aria. Mi piacciono quelle colonnine che lo sostengono, ma permettono di sbirciare già la bellezza del manto azzurro frusciante. Io adoro quella Sicilia che non ho mai potuto vedere dal vivo, anche nelle storie e nei caratteri della gente: ecco che mi sento a casa.

2 Ascolto infatti una marea di espressioni deliziose, come tutte quelle che vengono dal cuore di una terra.

3 La trama avvincente, i caratteri uniti da un filo rosso dell'umanità.

4 In questo periodo, spesso più stremata che mai dalla giornata e dai pensieri, ecco che a metà puntata mi è accaduto di addormentarmi. Più una volta. Ma mica per disinteresse o noia, ci mancherebbe. Al contrario, mi sentivo così a casa che mi lasciavo andare.

5 Poi mi risvegliavo. Prima della fine, non temete. Mi mancavano dei pezzi ufficialmente (prima di questo periodo drammatico, non avevo seguito ogni puntata), eppure approdavo alla soluzione del caso con il commissario Montalbano, cogliendo tutto nella sua interezza.

6 Ecco, perché sono grata a Camilleri, al commissario Montalbano e a tutti coloro che mi hanno tenuto compagnia, no, che mi hanno letteralmente convocata il lunedì sera di persona personalmente.

Non ho atteso Montalbano con la frenesia di Twin Peaks (l'unica serie che ho seguito completamente, da ragazza, rassegnandomi a una registrazione solo in un'occasione), né con la devozione pacata di Barnaby.

Perché questa è un'epoca diversa e diversa sono io. Anzi lo voglio essere sempre più più: sul balcone di Montalbano mi sono risvegliata. Meglio.