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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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lunedì 29 ottobre 2018

Notte e il tempo è un'onda

L'immagine di un negozio invaso dal mare si posa davanti ai miei occhi, poi accanto all'altra, scattata da me settimana scorsa: quella della spiaggia immersa più nel sole che nell'acqua.

Sembra passato un secolo, non una manciata di giorni, specchio di quei grani di sabbia ancora annoiati d'estate.

E penso che il tempo è un'onda, come la vita, come una gioia o una paura. E non importa se tu sappia nuotare o no, perché tutto ciò che puoi fare è seguirlo: peggio, cercare di correre avanti.

Notte e il tempo è un'onda.

giovedì 25 ottobre 2018

Notte e potrei non avere più paura

Chissà perché accade quando confesso una mia paura e per sicurezza la calpesto di risate.

Un limite che mi segue fedele da quasi cinquant'anni. Lo porto dietro con pazienza, eppure a volte lo grido così forte che sembro in grado di scuoterlo via.

Eh sì che ho tanta, tantissima paura. E forse per questo motivo potrei non averla più.

Notte e potrei non avere più paura.

giovedì 15 marzo 2018

Notte e capisco che facciamo paura (noi donne)

Che poi capisco che facciamo paura noi donne. Ferite e libere, capaci di ridere e piangere.

Troppi uomini intrappolati in ruoli, silenzi e balbettii di potere.

Noi ci stiamo mettendo in discussione, anche quando dovremmo ragionevolmente mandare al diavolo. E usciamo più forti da questo processo.

Io sono felice di essere donna, dono (la radice è la stessa, guarda un po') che forse migliorerà il mondo. Anche perché almeno ci sta provando.

Notte e capisco che facciamo paura (noi donne).

martedì 2 gennaio 2018

E se avessi paura

Un velo fitto di neve che copre il sonno di tante creature, sveglia me.

Socchiudo gli occhi al sole, al cospetto del mio lago, e mi racconto una favola, così vera.

E se avessi paura, dell'inverno e del tempo, del sortilegio della realtà, di un blu dolcemente straziante, dei rami infreddoliti.

Se avessi paura, qualcosa mi inventerei, ancora.

mercoledì 4 ottobre 2017

Come senza paura

Nessuno mi sfida impunemente, come se mi proteggesse un cardo o un'armata: a volte, ci credo quasi anche senza rileggere il motto a Edimburgo.

E poi capisco che non sono senza paura, mi mancherebbe persino quella birbante. E' qualcosa di meglio, qualcosa di più.

Non senza paura, mi muovo.

Ma come  senza paura. Come se non l'avessi, nonostante mi respiri addosso. E quel "come" è la corazza che indosso, fragile e commovente come ogni vita.


mercoledì 24 maggio 2017

Oltre la paura (grazie zia)

Chi scrive è una bambina che aveva il terrore dei cani. E cedette per i più piccoli, quando ne incontrò uno che rideva.
Forse ride anche delle mie paure, pensai, e lo accarezzai. Poi mi innamorai dei suoi cuccioli e uno lo portai via con me, mio fedele scudiero.

Ma i cani grossi continuavano a incutermi timore. Prova del nove, quando sfondai una portiera della mia auto di seconda mano, alle prime prove post patente. Papà mi mandò dal carrozziere e mi avvisò: guarda che ha un alano, ma è dolcissimo, un cucciolone.

Quando arrivai in cortile, sentii in modo distinto risuonare "Killer" e comparve al finestrino la testona dell'alano in questione. Pretesi che il carrozziere mi riparasse la portiera, con me rintanata nell'abitacolo.

Niente da fare, i cani grossi mi spaventano. Finché un giorno mio zia Mariuccia (la stupenda ragazza che vedete nella foto) mi disse: perché non vai con la figlia di una mia amica a portar fuori i trovatelli il weekend? Erano bestiole salvate dalla Protezione animali e alloggiate in un canile privato, che avevano un disperato bisogno di passeggiate e coccole. Partii felice, con la convinzione che i ragazzi grandi e grossi avrebbero portato fuori i cani di uguale taglia, io gli animaletti.

Peccato che alla prima uscita mi misero in mano il guinzaglio con attaccato un pastore tedesco. Ero terrorizzata, ma avevo anche un certo orgoglio. Lui è Tommy, buonissimo, mi dissero. Sì certo - pensai - come il dolcissimo alano di nome Killer. Tremando feci qualche passo e scoprii che Tommy mi seguiva, sopportando nel frattempo anche la carina ma molesta (bau bau bau bau) Bella. A un bivio, incontrammo il primo disaccordo: io volevo andare a destra, lui a sinistra. Il cagnolone si piantò sulle zampe e tese il grosso capo scuro verso la direzione auspicata, io tirai senza esagerare verso la meta da me prescelta e più frequentata. Dopo un interminabile minuto, Tommy mi seguì.

Da allora, diventò il mio compagno di passeggiate preferito, anche se ho avuto la fortuna di uscire con diversi cani adorabili. 

Devo ringraziare lui se in parte dalla paura sono guarita. Ma prima ancora zia Mariuccia. Che oltretutto - a essere fiscali - adorava i gatti.


 

venerdì 14 aprile 2017

Notte e quello che temono i bambini

Quando sto recitando da grande, mi arriva la confessione di un timore da parte di una bambina. E io dovrei rispondere la verità: che quelle paure, sono anche mie.

Ma sono troppo grande per dire il vero e fingo persino di rassicurarla. 

Notte e quello che temono i bambini (fa paura anche a me).

giovedì 29 settembre 2016

Ciò che doveva farmi paura

Ciò che doveva farmi paura, è scomparso. Avvolto dal buio che me lo rendeva insostenibile.

sabato 6 dicembre 2014

La prof, Lennon e osare un po'

Ci ho messo, credo, una trentina d'anni a parlare con la professoressa di lettere. Quella delle medie, dolce e impeccabile, attenta a trasmetterci regole e libertà. Di quei tre anni ricordo più l'atteggiamento gentile, la voce precisa e lo sguardo che ci seguiva con costanza. Come un sottofondo, su cui stacco pochi episodi.

Uno sì. Fu quando morì John Lennon. Lei indagò subito su ciò che provassimo, anche se eravamo forse troppo ragazzini per capire ancora. Nel giro di pochi anni ciascuno di noi avrebbe formulato un percorso diverso con questo artista, ma allora troppi di noi erano ancora distanti. Ci sembrava qualcosa di orribile, ovviamente, ma di lui sapevamo troppo poco. Lei era preoccupata per sua figlia, quando il telegiornale annunciò la notizia, ma mi sembra di sentire la sua voce spiegare che la ragazza continuò a mangiare, quasi in modo compulsivo, caramelle o noccioline, non rammento questo. E scorse il dolore in questo gesto, ma per fortuna senza isterismi.

Forse è uno strano ricordo, e chiedo scusa. Come chiedo scusa di averle rivolto la parola solo poche sere fa, incrociandola a una festa. Quando la vedo, è la stessa prof di trent'anni fa (più della famosa prof di francese) e quindi io mi ritrovo bambina. Ripenso ai 25 anni di scrittura e medito: avrò fatto decentemente? Meriterò segni rossi? E soprattutto, scrivo per il Bene?

Domande lievi, eh, mi sussurra Arguta Paffuta. Che mi ha quasi spinto addosso alla prof: buona sera, tutto bene? Stavo dicendo al maestro che ero una sua alunna.

Suona già malissimo, ammettiamolo.

- Come si chiama?

Pronuncio il mio nome con la voce di un'adolescente e lei si illumina: Ah sì, Marilena, la ricordo a scuola, lei era... Fa la giornalista.

Ho avuto molto coraggio, ma prima di prendermi il voto il nostro dialogo è interrotto. Come mi ha definito, con un gesto, prima che con la parola, è bellissimo. E vado via, pensando che bisogna sempre osare un po'. Altrimenti si resta ragazzini, ma non di spirito.

Sono certa che John Lennon ci darebbe ragione.