Ho pochi metri di autonomia in questi giorni, un minuto d'aria richiede l'energia di un'ora: sarà per questo motivo, che faccio incontri speciali, perché le ricompense accadono quando meno te l'aspetti.
Esco per la cucciola e quando compio rapida retromarcia, incontro una signora anziana ed elegante che mi fissa ed esclama: brava.
Disorientata, mi interrogo silenziosamente sul fatto che io possa conoscerla. E poi, anche se fosse, brava perché. Per un articolo non credo: oggi è più facile sentire un vaffa che un brava. Avessi compiuto anche qualche meraviglia in passato, non capisco ugualmente.
-Le ho visto buttare il sacchetto con il bisognino del suo cane.
Ah. Ripenso, con un vago retrogusto di tristezza, a un signore poco educato che una sera alla cieca mi ha insultata perché non avevo raccolto il bisogno del cane sull'erba: gli feci notare che raccogliere la pipì mi risultava un tantino difficile. Ma tanto neanche mi ascoltò: le sue sentenze, le aveva già sputate.
Questa signora ascolta e merita una risposta grata.
- Ma questo non è "brava". Questo è normale!
. Purtroppo non tutti fanno come lei
- Purtroppo signora, se guarda il verde del viale, lo vede pieno di ben altro… bottiglie, plastica, mozziconi.
-Ai miei tempi eravamo educati.
Mi arrendo, lo so anch'io, anche se non c'ero. Però la ascolto, perché è una signora elegante nella sua semplicità: "E poi sa cosa, eravamo sempre in ordine, si usciva pettinati, a posto".
Io penso che questa mattina ero così a pezzi che non mi sono neanche guardata allo specchio. E che lei ha ragione. Così riporto la cucciola e impiego gli ultimi istanti di energia per andare dietro l'angolo in farmacia a fare i rifornimenti.
Ma prima un velo di cipria, un filo di matita sugli occhi, un colpo di spazzola. Perché bisogna uscire in ordine.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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domenica 10 febbraio 2019
domenica 28 ottobre 2018
Umanamente, Aranzulla
Quando smanettavo e la scatola della tecnologia rimaneva cocciutamente chiusa (più o meno come adesso), digitavo quelle parole su google: come…. aranzulla.
E ufficialmente è per capire meglio quel mondo che mi reco puntuale all'Aranzulla Day a Milano, sfidando pure lo sciopero dei trasporti. Solo che mi accade ciò che già avevo provato qualche mese prima, intervistandolo: mi distraggo dalle indicazioni di metodo tecnico, per fare qualche riflessione umana.
Sarà colpa della solita cicatrice che mi porto dietro da una vita, quella di filosofa testarda. Salvatore guida, fornisce un sacco di indicazioni, non vacilla mai, ma c'è qualcosa che mi colpisce più di tutto. Lo vivo soprattutto durante la fase delle domande.
Non ce n'è una di fronte alla quale scuota il capo; anzi spesso annuisce. A volte nei commenti esordisce con un "assolutamente". Le ritiene importantissime, le domande, e piano piano anche noi, tanto che non ci vergogniamo. Mi viene in mente ciò che mi disse in quell'intervista, purtroppo telefonica (detesto essere separata da un mezzo, perché di solito siamo già abbastanza separati dalle nostre idee), ovvero quanta attenzione dedicasse alle mail che indicano gli errori.
Quanto cresci, con gli errori. E allora, vuoi non avere pazienza con gli altri e persino con te stesso.
Mi piace che in un campo così tecnologico scorra tanta umanità. E' come se contassimo ancora un po', noi umani. E vuoi vedere che contiamo davvero.
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domenica 7 maggio 2017
Perdonare e mandare al diavolo
Ogni tanto è tempo di perdonare. Ogni tanto è tempo di mandare al diavolo, gli altri o noi stessi.
Spesso, tutte e due le cose.
lunedì 21 novembre 2016
Notte e troppi confini
Non so se esistano troppi confini al mondo, ma non ne esistono abbastanza per le nostre vite talvolta.
Troppi confini nell'anima permettiamo di varcare, troppe volte ci lasciamo invadere da una goccia che diventa fiume.
E gli sconfinamenti peggiori, sono quelli che eseguiamo noi dentro noi stessi, spesso sospinti dagli altri. Ci lasciamo convincere che va bene così, che tanto non cambieremo noi il mondo, che dobbiamo pur vivere nell'umana civiltà.
Poi un giorno ci svegliamo e ci vediamo sconquassati da un torrente fangoso. Bisogna trovare la forza di dirsi: troppi confini dentro di noi abbiamo lasciato superare, adesso è tempo di rimettere a posto tutto. Costi quel che costi.
Notte e troppi confini.
Troppi confini nell'anima permettiamo di varcare, troppe volte ci lasciamo invadere da una goccia che diventa fiume.
E gli sconfinamenti peggiori, sono quelli che eseguiamo noi dentro noi stessi, spesso sospinti dagli altri. Ci lasciamo convincere che va bene così, che tanto non cambieremo noi il mondo, che dobbiamo pur vivere nell'umana civiltà.
Poi un giorno ci svegliamo e ci vediamo sconquassati da un torrente fangoso. Bisogna trovare la forza di dirsi: troppi confini dentro di noi abbiamo lasciato superare, adesso è tempo di rimettere a posto tutto. Costi quel che costi.
Notte e troppi confini.
venerdì 4 novembre 2016
Angelo e la fiaba per crescere
Una crudeltà e un dolore grandi possono diventare una fiaba. Mi commuove questo pensiero, come una delicatezza che non può levare la sofferenza, ma ha il potere di posarvi un bacio.
Una fiaba per Angelo, come una carezza, un insegnamento gentile e un monito, quello che porteranno davanti agli occhi di chi è piccolo o vuole diventarlo per crescere, Zampe d'oro con Alessandra Genova (Mary Poppins) a Cairate sabato 19.
Io non riesco a guardare le atrocità inflitte ad Angelo. Non riesco nemmeno a farmi trascinare dall'odio: quel cagnolino non l'ha conosciuto, l'odio, per questo dev'essere volato tra gli angeli.
So che l'uomo deve guardarsi dentro, prima di fare il carnefice fuori, in troppi modi, massacrando i suoi fratelli che per me sono tutte le creature.
Con una fiaba si può imparare a diventare grandi, ad abbracciare e non ferire, a sentirsi tutti minuscoli e immensi se abbracciati.
domenica 4 settembre 2016
Il dolore con la verità in tasca
Giudichiamo spesso i dolori e le scelte che li legano, come se li avessimo provati tutti.
Se una persona rifiuta una cura, se rifiuta la vita, se fa una scelta per chi ama, una marea di se di fronte al quale opponiamo il nostro ma.
Il dolore (altrui) con la (nostra) verità in tasca. Tutto il tempo che buttiamo a bollare le scelte dolorose degli altri e a decretarne la (in)giustizia, potrebbe essere impiegato a lenirne la sofferenza. O magari a vivere, noi.
Gettiamo invece il silenzio alle ortiche, chiudiamo fuori la compassione e via con quel suono insidioso, meno violento e più subdolo del ticchettio delle vecchie macchine da scrivere.
Le nostre dita si avventano feroci sullo smartphone e stanno già dilaniando qualcuno.
Il dolore con la verità in tasca, procura ancora più male.
sabato 6 agosto 2016
Notte e se assaggi la libertà (libera)
Voglio addormentarmi così: non con gli atti di umana arroganza, che decidono chi deve vivere e chi morire, chi può parlare e chi no.
Voglio scivolare nel sonno con l'immagine del giornalista iraniano, finalmente libero, che strappa alla prigionia i granchi acquistati e li restituisce ai loro movimenti e al mare.
Se perdi la libertà, la vivi più di tanti altri manichini che passeggiano. Se la ritrovi, se la assaggi in tutto il suo gusto irresistibile, finamente, non ti accontenti. Al punto che se trovi una creatura imprigionata, sai cosa devi fare: liberarla.
Notte e se assaggi la libertà, libera.
Voglio scivolare nel sonno con l'immagine del giornalista iraniano, finalmente libero, che strappa alla prigionia i granchi acquistati e li restituisce ai loro movimenti e al mare.
Se perdi la libertà, la vivi più di tanti altri manichini che passeggiano. Se la ritrovi, se la assaggi in tutto il suo gusto irresistibile, finamente, non ti accontenti. Al punto che se trovi una creatura imprigionata, sai cosa devi fare: liberarla.
Notte e se assaggi la libertà, libera.
sabato 6 dicembre 2014
La prof, Lennon e osare un po'
Ci ho messo, credo, una trentina d'anni a parlare con la professoressa di lettere. Quella delle medie, dolce e impeccabile, attenta a trasmetterci regole e libertà. Di quei tre anni ricordo più l'atteggiamento gentile, la voce precisa e lo sguardo che ci seguiva con costanza. Come un sottofondo, su cui stacco pochi episodi.
Uno sì. Fu quando morì John Lennon. Lei indagò subito su ciò che provassimo, anche se eravamo forse troppo ragazzini per capire ancora. Nel giro di pochi anni ciascuno di noi avrebbe formulato un percorso diverso con questo artista, ma allora troppi di noi erano ancora distanti. Ci sembrava qualcosa di orribile, ovviamente, ma di lui sapevamo troppo poco. Lei era preoccupata per sua figlia, quando il telegiornale annunciò la notizia, ma mi sembra di sentire la sua voce spiegare che la ragazza continuò a mangiare, quasi in modo compulsivo, caramelle o noccioline, non rammento questo. E scorse il dolore in questo gesto, ma per fortuna senza isterismi.
Forse è uno strano ricordo, e chiedo scusa. Come chiedo scusa di averle rivolto la parola solo poche sere fa, incrociandola a una festa. Quando la vedo, è la stessa prof di trent'anni fa (più della famosa prof di francese) e quindi io mi ritrovo bambina. Ripenso ai 25 anni di scrittura e medito: avrò fatto decentemente? Meriterò segni rossi? E soprattutto, scrivo per il Bene?
Domande lievi, eh, mi sussurra Arguta Paffuta. Che mi ha quasi spinto addosso alla prof: buona sera, tutto bene? Stavo dicendo al maestro che ero una sua alunna.
Suona già malissimo, ammettiamolo.
- Come si chiama?
Pronuncio il mio nome con la voce di un'adolescente e lei si illumina: Ah sì, Marilena, la ricordo a scuola, lei era... Fa la giornalista.
Ho avuto molto coraggio, ma prima di prendermi il voto il nostro dialogo è interrotto. Come mi ha definito, con un gesto, prima che con la parola, è bellissimo. E vado via, pensando che bisogna sempre osare un po'. Altrimenti si resta ragazzini, ma non di spirito.
Sono certa che John Lennon ci darebbe ragione.
Uno sì. Fu quando morì John Lennon. Lei indagò subito su ciò che provassimo, anche se eravamo forse troppo ragazzini per capire ancora. Nel giro di pochi anni ciascuno di noi avrebbe formulato un percorso diverso con questo artista, ma allora troppi di noi erano ancora distanti. Ci sembrava qualcosa di orribile, ovviamente, ma di lui sapevamo troppo poco. Lei era preoccupata per sua figlia, quando il telegiornale annunciò la notizia, ma mi sembra di sentire la sua voce spiegare che la ragazza continuò a mangiare, quasi in modo compulsivo, caramelle o noccioline, non rammento questo. E scorse il dolore in questo gesto, ma per fortuna senza isterismi.
Forse è uno strano ricordo, e chiedo scusa. Come chiedo scusa di averle rivolto la parola solo poche sere fa, incrociandola a una festa. Quando la vedo, è la stessa prof di trent'anni fa (più della famosa prof di francese) e quindi io mi ritrovo bambina. Ripenso ai 25 anni di scrittura e medito: avrò fatto decentemente? Meriterò segni rossi? E soprattutto, scrivo per il Bene?
Domande lievi, eh, mi sussurra Arguta Paffuta. Che mi ha quasi spinto addosso alla prof: buona sera, tutto bene? Stavo dicendo al maestro che ero una sua alunna.
Suona già malissimo, ammettiamolo.
- Come si chiama?
Pronuncio il mio nome con la voce di un'adolescente e lei si illumina: Ah sì, Marilena, la ricordo a scuola, lei era... Fa la giornalista.
Ho avuto molto coraggio, ma prima di prendermi il voto il nostro dialogo è interrotto. Come mi ha definito, con un gesto, prima che con la parola, è bellissimo. E vado via, pensando che bisogna sempre osare un po'. Altrimenti si resta ragazzini, ma non di spirito.
Sono certa che John Lennon ci darebbe ragione.
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lunedì 10 novembre 2014
Notte e non tollero più
La tolleranza, non mi piace. Una sopportazione che non sopporto, perché rispettare è qualcos'altro.
E ci sono molte cose che non tollero più. Le parolacce a raffica, come noiosa abitudine, magari per sentirsi più speciali perché non si ha altro a cui appigliarsi. L'indossare le amicizie come le mode. Il mancare di rispetto agli anziani, nelle parole e nelle dimenticanze.
Poiché invecchio, detestabile giudicante, l'elenco è lungo, ma mi fermo. Perché ho voglia di lasciarmi cullare da te e dalla pioggia.
Notte e non tollero più.
E ci sono molte cose che non tollero più. Le parolacce a raffica, come noiosa abitudine, magari per sentirsi più speciali perché non si ha altro a cui appigliarsi. L'indossare le amicizie come le mode. Il mancare di rispetto agli anziani, nelle parole e nelle dimenticanze.
Poiché invecchio, detestabile giudicante, l'elenco è lungo, ma mi fermo. Perché ho voglia di lasciarmi cullare da te e dalla pioggia.
Notte e non tollero più.
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giovedì 4 settembre 2014
Notte con toni (davvero) liberi
Arriva anche Bob Geldof a dire la sua sull'indipendenza scozzese, e ciò che mi dispiace sono i toni.
Sarà sicuramente colpa dei giornalisti... Ma mi capita sempre più spesso. Come ogni volta che uno irrompe in un mondo, magari inneggiando all'armonia tra i popoli: ma se dai del pirla a chi ha un'idea anche solo vagamente diversa dalla tua, se inveisci, di che pace stai parlando?
A volte, non ci sono parole per far cambiare idea a noi stessi, figurarsi agli altri.
Allora è prudente tacere se non si sa evitare di soffocare gli altri, che si parli di un referendum o di un pettegolezzo bieco, di una partita di calcio o del rimpasto di governo (che in Italia implicano uguale approccio).
Notte con toni (davvero) liberi su ogni questione del mondo. Un goffo tentativo di amare.
Sarà sicuramente colpa dei giornalisti... Ma mi capita sempre più spesso. Come ogni volta che uno irrompe in un mondo, magari inneggiando all'armonia tra i popoli: ma se dai del pirla a chi ha un'idea anche solo vagamente diversa dalla tua, se inveisci, di che pace stai parlando?
A volte, non ci sono parole per far cambiare idea a noi stessi, figurarsi agli altri.
Allora è prudente tacere se non si sa evitare di soffocare gli altri, che si parli di un referendum o di un pettegolezzo bieco, di una partita di calcio o del rimpasto di governo (che in Italia implicano uguale approccio).
Notte con toni (davvero) liberi su ogni questione del mondo. Un goffo tentativo di amare.
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