Ci sono mamme che conosci da sempre, anche se le loro vite, non le hai nemmeno sfiorate. Quando ero piccola e Kiss-fanatica, avevo studiato come da contratto ogni dettaglio sulla vita dei miei beniamini e delle loro famiglie.
Come di Flora, la mamma di Gene Simmons, che in queste ore è volata via, a 92 anni. Da giovane la immagino fragile e fiera. Fragile, nel campo di concentramento in cui l'aveva mandata la follia umana.
Vince la vita
vince l'amore
E poi la vedo fiorire, come il suo nome mi evoca, in Israele. Andarsene, con il suo bimbo, in un Paese di cui non conosce la lingua. E quando sente urlare un poliziotto all'ingresso in America, istintivamente mostra la pelle tatuata.
Ma Flora è forte e orgogliosa. Sa cucire, i bottoni, l'affetto, la vita. Oggi se ne va via e Gene Simmons la saluta nel modo più vero, senza addii o arrivederci, perché sappiamo tutti dove andiamo, speriamo tutti di sapere dove ci ritroveremo.
Bastano poche parole: the best mother in the world. La mamma migliore del mondo, quella che sa cucire ogni oltre ferita della vita e dell'umanità, per sorridere ancora.
Notte e buon viaggio, mamma migliore del mondo (ciao Flora).
https://www.facebook.com/PaulStanleyOfficial/photos/a.10150364074794967/10151021966704967/?type=3&theater
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
giovedì 6 dicembre 2018
mercoledì 5 dicembre 2018
Vorrei un test a crocette
Mettiti pure a studiare tomi di filosofia o consulta tutti gli esperti delle cose della vita moderna, anche a colpi di tweet.
Poi, basta che incroci un ragazzino su un treno e lui sa cosa vorrebbe dalla vita, leggi semplicemente il giorno dopo.
- Vorrei che domani ci fosse un test a crocette.
Ma sì, quello in cui forse te la puoi pure cavare, una x lì e una là, vuoi che il calcolo delle probabilità ti sia sfacciatamente nemico? Oppure sì, ma chi se ne frega. Qualcuno ti fornisce un'idea e una giusta là dentro ci dev'essere: anche questo infonde sicurezza.
Sempre meglio di un foglio bianco, in cui sei tu a dover scrivere tutto.
Vorrei un test a crocette.
martedì 4 dicembre 2018
Notte e l'ubriaco nella strada vuota e luccicante
Sono comparse luminarie in luoghi anche insospettabili. Tuttavia non rendono le strade meno vuote, anzi ne mettono a nudo la fragilità.
Lo colgo, viaggiando nella notte e scivolando sull'asfalto umido come un volto ferito. E lo vedo, un volto ferito. E' un uomo palesemente ubriaco, che il gestore del locale allontana. Ha ragione, a non servirgli più da bere.
Eppure in quel momento io scorgo lo sguardo smarrito dell'uomo e il passo vacillante mi sembra qualcos'altro: quell'incertezza che tocca ciascuno, quando si trova non dovrebbe, su un marciapiede sgualcito, che una luminaria rende solo più spettrale. Un grido d'aiuto soffocato, che incespica nel deserto.
L'ubriaco nella strada vuota e luccicante, siamo noi.
Notte e l'ubriaco nella strada vuota e luccicante.
Lo colgo, viaggiando nella notte e scivolando sull'asfalto umido come un volto ferito. E lo vedo, un volto ferito. E' un uomo palesemente ubriaco, che il gestore del locale allontana. Ha ragione, a non servirgli più da bere.
Eppure in quel momento io scorgo lo sguardo smarrito dell'uomo e il passo vacillante mi sembra qualcos'altro: quell'incertezza che tocca ciascuno, quando si trova non dovrebbe, su un marciapiede sgualcito, che una luminaria rende solo più spettrale. Un grido d'aiuto soffocato, che incespica nel deserto.
L'ubriaco nella strada vuota e luccicante, siamo noi.
Notte e l'ubriaco nella strada vuota e luccicante.
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lunedì 3 dicembre 2018
Notte e senza perdere la sicurezza (restare umani)
La prima immagine che mi viene offerta del decreto sicurezza, è una famiglia giovane - padre, madre incinta e bimba di pochi mesi - allontanata dal centro che li ospitava. Saranno senz'altro i media di parte, si intende: difatti vedi che commenti velenosi sui loro siti.
Ma intanto ho una seconda immagine, che mi perseguita oggi: quella di un ragazzo del Gambia morto carbonizzato in una baraccopoli in Calabria, ancora. Non la prima, purtroppo probabilmente non l'ultima volta.
Ecco, io sarò ottusa, ma non capisco cosa ci sia di sicuro e giusto in un Paese civile nell'avere luoghi del genere dove gli immigrati vengono reclutati a raccogliere ora gli agrumi o altro, e costretti a vivere i quelle condizioni. In questo caso, andiamo avanti così.
Del Che amo molto la frase: bisogna essere duri senza perdere la tenerezza.
Mi perdonerà se la vivo così stasera: bisognerebbe restare umani, senza perdere la sicurezza.
Notte e senza perdere la sicurezza (restare umani)
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domenica 2 dicembre 2018
L'amicizia al tempo delle sigarette nei giornali
Le foto e le riflessioni di alcuni colleghi cari in occasione di un compleanno importante, sono una scintilla per i ricordi. Quelli che non si possono scrivere nelle cronache, non fanno rumore, ma nei cassetti sì.
Mi fa piacere aver percorso un piccolo pezzo di strada assieme alla Prealpina, che ora celebra i suoi 130 anni. Le faccio tanti, tantissimi auguri.
Io ne ho solo quindici condivisi nella redazione dove sono cresciuta, dove ho imparato a fare i primi passi, i primi sbagli, i primi progressi. Anzi, dove sono entrata per la prima volta a diciotto anni, tutta fiera con altre compagne per portare una notizia bomba: il primo sciopero nella mia scuola.
Due anni dopo tornai da Gianni Fusetti, il mio primo caporedattore, e continuo a pensare alla fortuna di aver avuto lui, un signore del giornalismo, una guida come Mino Durand nelle vesti di direttore e altri colleghi preziosi.
Questa sera tuttavia, chissà perché mi vengono in mente le sigarette di Antonio Porro. Antonio fu il mio capo per pochi anni, ma fondamentali per cercare di essere una cronista testarda e sincera. Cercare, perché non ci arrivi mai. Sentivo la pressione con lui, che sapeva tirar fuori qualsiasi notizia. Ma avvertivo anche che Antonio una soluzione, un'idea, le aveva sempre. Brusco quanto basta per poter trasmettere il suo affetto, arrivava nel pomeriggio carico di sigarette e pronto a trangugiare caffè doppi. Allora convivevano computer e macchine da scrivere, e lui usava queste ultime con un dito solo. La sera, rileggeva ogni riga in pagina con una lente di ingrandimento e non usciva un refuso. Restava lì fino a notte ed era un mistero (poi risolto, ma che terrò nel riserbo) su come giungesse lì e come ripartisse visto che non guidava.
Allora non c'erano cellulari; se la sera accadeva una notizia di nera a dieci chilometri, ma nella tua zona comunque, e avevi un'ora per chiudere il giornale, eri ragionevolmente spacciato a meno che non avessi lui, Antonio, che con naturalezza ti aiutava a scrivere trenta righe.
C'erano due aspetti chiave nelle redazioni allora. Primo, si fumava tantissimo. Secondo, in qualche modo, tra mille differenze, c'era una strana forma di amicizia. Non poteva accadere che qualcuno avesse dei problemi e non venisse in qualche modo soccorso, pur di soppiatto.
Un giorno, nella nostra redazione trasferirono un collega, che aveva dovuto affrontare una lunga terapia per la sua malattia. Dopo una settimana, osò chiedere timidamente ad Antonio con il quale condivideva l'ufficio: scusa, potresti fumare un po' meno?
Antonio scosse il capo: non avrebbe fumato un po' meno, avrebbe semplicemente smesso di fumare.
Naturalmente non lo prendemmo sul serio, ma fu proprio ciò che accadde.
Da tre pacchetti al giorno a zero.
Qualche perfido raccontò che nella notte, passando fuori dalla redazione deserta, vedeva una lucina rossa nel buio, come di una sigaretta, sul balcone. Ma anche se fosse, ciò non toglie nulla al prodigio che fu il suo gesto.Oggi mi viene in mente questo episodio, e tanti altri, piccoli e veri.
L'amicizia al tempo delle sigarette. E persone che non si possono dimenticare, con gli anni che scorrono e le sembrano portare ancora più vicino.
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Super heroes - canzone per la notte
Che poi cerchi talmente la verità, che ti ritrovi disposto a mentire. Quando lo spettacolo volge al termine, quando non sai più bene chi ti voglia aiutare o dannare, ti rendi conto di questo paradosso.
Un tempo, ti aspettavi i supereroi; ora sei consapevole che saranno i primi a sbranarti.
E mentre il Rocky Horror comincia a lacerare le tue certezze, te ne vedi balenare davanti una terribile.
In barba alla nostra arroganza, eccoci qui: ignoti insetti, da qualcuno chiamati esseri umani, che strisciano sul pianeta. Con la convinzione di esserci per sempre, eppure persi nel tempo nello spazio.
Super Heroes - Rocky Horror Picture Show - canzone per la notte
Un tempo, ti aspettavi i supereroi; ora sei consapevole che saranno i primi a sbranarti.
E mentre il Rocky Horror comincia a lacerare le tue certezze, te ne vedi balenare davanti una terribile.
In barba alla nostra arroganza, eccoci qui: ignoti insetti, da qualcuno chiamati esseri umani, che strisciano sul pianeta. Con la convinzione di esserci per sempre, eppure persi nel tempo nello spazio.
Super Heroes - Rocky Horror Picture Show - canzone per la notte
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sabato 1 dicembre 2018
Libera come un'ombra
Un'ombra in posa, in un quadro che sa di poter lasciare in qualsiasi momento, eppure vi resta, curiosa di vita.
Chi darà ombra all'ombra. Chi le offrirà un angolo dove rifugiarsi.
Tanti danno la caccia all'ombra, in una giornata afosa. Ma forse anche l'ombra cerca un punto dove deve diventare invisibile per ritrovarsi. Sciogliersi al sole e poi ricomporsi, magari lontano, con la stessa precisione e senza sentirsi prigioniera.
Libera come un'ombra
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