Ci sono mamme che conosci da sempre, anche se le loro vite, non le hai nemmeno sfiorate. Quando ero piccola e Kiss-fanatica, avevo studiato come da contratto ogni dettaglio sulla vita dei miei beniamini e delle loro famiglie.
Come di Flora, la mamma di Gene Simmons, che in queste ore è volata via, a 92 anni. Da giovane la immagino fragile e fiera. Fragile, nel campo di concentramento in cui l'aveva mandata la follia umana.
Vince la vita
vince l'amore
E poi la vedo fiorire, come il suo nome mi evoca, in Israele. Andarsene, con il suo bimbo, in un Paese di cui non conosce la lingua. E quando sente urlare un poliziotto all'ingresso in America, istintivamente mostra la pelle tatuata.
Ma Flora è forte e orgogliosa. Sa cucire, i bottoni, l'affetto, la vita. Oggi se ne va via e Gene Simmons la saluta nel modo più vero, senza addii o arrivederci, perché sappiamo tutti dove andiamo, speriamo tutti di sapere dove ci ritroveremo.
Bastano poche parole: the best mother in the world. La mamma migliore del mondo, quella che sa cucire ogni oltre ferita della vita e dell'umanità, per sorridere ancora.
Notte e buon viaggio, mamma migliore del mondo (ciao Flora).
https://www.facebook.com/PaulStanleyOfficial/photos/a.10150364074794967/10151021966704967/?type=3&theater
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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giovedì 6 dicembre 2018
martedì 9 ottobre 2018
Notte e non sono come le mie sorelle
Le (mie) sorelle Angelica e Samar, conosciute quasi vent'anni fa.
Le cronache annotano: israeliana e palestinese. Allora mi insegnarono a fare il pane insieme, o almeno a provarci.
A qualcuno pareva gesto politicamente meraviglioso. Mentre era meravigliosamente umano.
Io non sono brava come loro, non metto le mani nella pace.
Facciamo mega dibattiti politici, per non prenderci le nostre responsabilità.
Oggi le ritrovo insieme dopo tanti anni e sono grata, perché magari un granello della loro benedizione un giorno si poserà su di me.
Oggi le ritrovo insieme dopo tanti anni e sono grata, perché magari un granello della loro benedizione un giorno si poserà su di me.
Notte e non sono come le mie sorelle (ma un granello di me forse un giorno potrà diventarlo)
sabato 19 maggio 2018
Il balsamo discreto dell'amicizia
Ci sono giorni intrappolati dai guai, quanto dalle opportunità, che devono trovare un'isola. Un luogo in cui non rifugiarsi, ma osservare meglio tutto ciò che accade laggiù in città.
Ed ecco che mentre ascolto rogne di casa nostra, digerisco piccole malignità, sento le voci felici dalla Cina nel raccontare un progetto, brilla un numero sul display tra una telefonata e un'altra.
- Sono Angelica, sto ripartendo dall'Italia e ti volevo salutare.
Angi che fa mille cose, una più importante dell'altra, che affronta rogne enormi lontano e vicino, che digerisce con quel suo sorriso magnifico le malignità di un mondo che grida solo sotto la luce deviata dei riflettori, che semina la pace giorno dopo giorno con i suoi ragazzi di Israele, trova un minuto, magico e indissolubile, per chiamare me.
Questa foto, di felicità pura, risale a tre anni fa, in occasione di Expo. Ma mi accorgo solo ora che ci conosciamo da quasi vent'anni. Che nessuno ci ha mai scattato una foto nel momento incredibile in cui ci siamo incontrate. E per forza, perché in realtà ci eravamo incontrate già prima, grazie alle righe da lei tracciate.
Non tengo questa telefonata per me, perché vorrei gridare a tutto il mondo non solo la mia felicità per quest'amicizia, ma l'ammirazione ancora una volta per questa donna, la sua famiglia, il suo popolo, ciascuno dei ragazzi che ho incontrato con le loro fedi capaci di unirsi in una sola, pacifica sfida.
Il balsamo discreto dell'amicizia, che non ha bisogno di riversarsi ogni giorno con un grido. Ma si colora di un minuto magico e indissolubile, come sa essere l'umanità.

lunedì 1 maggio 2017
Come se tutto fosse Colombia
Mi manca la Colombia: dai, diciamo la verità. E non (solo) il caffè che scandiva i miei ingressi a Expo. Due anni dopo, sfoglio con una certa fretta difensiva le immagini e prima di tutto mi colpisce quest'idea, intinta nel ricordo. E' entrando, quasi per caso, in Colombia che ho avvertito per la prima volta in maniera così intensa la mia ignoranza sul mondo. Sulla geografia, sulle persone, sugli usi, mica quei cliché che afferravo di tanto in tanto sullo schermo televisivo.
Mi manca quel Paese o ciò che ha provato a comunicare e vorrei ancora di più ritrovare dentro di me quella resa all'evidenza: non conosco quasi niente del pianeta. A dire il vero, nemmeno della mia terra: ma in questo caso non l'ho imparato a Expo.
Mi stacco rimproverandomi e cammino fino al Giardino di Israele. Sono tanti i momenti incredibili collezionati, e forte è l'impatto di una giornata intera in salsa social con il collega e amico Andrea Della Bella a fare un po' i matti e a imparare così: prima di tutti i profumi.
In Israele però mi ferma un'immagine di me e della mia amica Angelica Calò Livné: lei sta tenendo un laboratorio, che parola fredda quest'ultima. Neanche una lezione. E' un incontro, di ragazzi, tra ragazzi di diverse religioni e provenienze. I gesti, la musica, la danza, l'esempio per sciogliere in un abbraccio i conflitti. Quando ci abbracciamo, io sento ancora una volta che la pace non è solo possibile, anche quando dobbiamo metterci al riparo.
Che è qui, tra di noi, dentro di noi, se vinciamo l'istinto di contrastare e contestare gli altri per dimostrarci vivi.
Come se tutto fosse Colombia.
Come se tutto fosse amicizia.
E quindi lo è già un poco.

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mercoledì 28 settembre 2016
Ciao Shimon
E questo futuro, ora, dovremmo dipingerlo noi.
A me trema la mano. Ma ci sarà un modo, non dico di renderla salda, di tracciare comunque impacciate linee.
Ciao Shimon e grazie per l'uomo straordinario che sei stato. Come leggo in un post, ottimista ma non illuso.
La pace sembra proprio impossibile, a partire dai nostri cuori. Per questo dobbiamo crederci, come te.
venerdì 2 settembre 2016
Notte e il futuro di Peres
Quando lo incrocio, io tremo sempre come una bambina. Per ciò che ha fatto e per la calma ispiratrice che porta, dopo tutto ciò che ha attraversato.
Eppure sa sorprendermi, sempre. Oggi ne sfioro i passi a Cernobbio, lo osservo sorridente mentre pranza dietro la vetrata a un tavolo con volti anche giovani. Poi lo perdo di vista.
Più tardi leggo un'agenzia, però, che mi racconta qualcosa di lui, ancora.
Il futuro è più importante del passato.
Autore, Shimon Peres, classe 1923: come mio padre, e questo non può non influire sul mio cuore, certo. E lo capisco anche meglio.
Perché se una persona ti dice che il futuro è più importante del passato, ti può sembrare scontato. Ma quando lo dice un Uomo di 93 anni, che quel passato ha costruito e ha attraversato, tu ci credi davvero.
E ringrazi il Signore di averci dato, di darci uomini così. Ah, assicurano queste parole, ancora ce ne darà.
Notte e il futuro di Peres (è quello che dà forza al nostro)
Eppure sa sorprendermi, sempre. Oggi ne sfioro i passi a Cernobbio, lo osservo sorridente mentre pranza dietro la vetrata a un tavolo con volti anche giovani. Poi lo perdo di vista.
Più tardi leggo un'agenzia, però, che mi racconta qualcosa di lui, ancora.
Il futuro è più importante del passato.
Autore, Shimon Peres, classe 1923: come mio padre, e questo non può non influire sul mio cuore, certo. E lo capisco anche meglio.
Perché se una persona ti dice che il futuro è più importante del passato, ti può sembrare scontato. Ma quando lo dice un Uomo di 93 anni, che quel passato ha costruito e ha attraversato, tu ci credi davvero.
E ringrazi il Signore di averci dato, di darci uomini così. Ah, assicurano queste parole, ancora ce ne darà.
Notte e il futuro di Peres (è quello che dà forza al nostro)
venerdì 23 ottobre 2015
Tutti trovano il posto
In questa corsa finale di Expo, mi fermo ad ammirare le piantine che giocano con l'autunno. Quanta pazienza ha la natura, anche con noi. Quanto ci vuole a far crescere ciò che seminiamo. Seminiamo. Poco dopo sono sul tetto di Israele.
Angelica Calò Livné unisce i suoi ragazzi del teatro della pace, Beresheet LaShalom agli studenti italiani: d'un tratto, sembra che si conoscano da sempre. Si parla di conflitti, non solo quelli che lacerano le vite dei popoli e delle persone in Medioriente: quelli che viviamo e costruiamo noi. Ci sembrano piccoli, così li accumuliamo.
Formano cerchi dove si confrontano meglio, i ragazzi. Ogni volta precisiamo, per far capire l'importanza: ebrei, musulmani e cristiani.
Ma sono ragazzi. Noi uomini e donne.
Statue viventi ci raccontano la tensione e la speranza.
Tutti abbiamo un posto nella vita, tutti possiamo trovarlo, dobbiamo.
Shalom, Salam.
Angelica Calò Livné unisce i suoi ragazzi del teatro della pace, Beresheet LaShalom agli studenti italiani: d'un tratto, sembra che si conoscano da sempre. Si parla di conflitti, non solo quelli che lacerano le vite dei popoli e delle persone in Medioriente: quelli che viviamo e costruiamo noi. Ci sembrano piccoli, così li accumuliamo.
Formano cerchi dove si confrontano meglio, i ragazzi. Ogni volta precisiamo, per far capire l'importanza: ebrei, musulmani e cristiani.
Ma sono ragazzi. Noi uomini e donne.
Statue viventi ci raccontano la tensione e la speranza.
Tutti abbiamo un posto nella vita, tutti possiamo trovarlo, dobbiamo.
Shalom, Salam.
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martedì 13 ottobre 2015
Proprio quando dentro piove (shalom)
Cerco di seguire il telegiornale, ma sono troppo vile. Di dolore in dolore, ecco che tutto sembra esplodere anche in Israele. Piange ancora la Terra Santa, tutta.
Tra pochi giorni i ragazzi ebrei, musulmani e cristiani guidati da Angelica Calò Livné, dalla Galilea arriveranno qui. Porteranno la pace in scena, come fa da sempre il teatro di Beresheet LaShalom. In scena, perché prima è seminata nei cuori.
Fuori piove. Dentro, pure. Come potremo mai vedere il sole o anche soltanto qualche suo riflesso? Come potranno sorridere? Come potremo sperare?
Poi, lo sento tra le lacrime: proprio quando fuori piove, quando è tempesta fino nelle pieghe più profonde, abbiamo il dovere di sperare. E lavorare per quella speranza.
Shalom, Salam
Shalom, Salam
giovedì 8 ottobre 2015
Notte e le ali si fanno sentire
Le ali si fanno sentire, quando meno te l'aspetti. Non importa quanto tu sia pesante, loro sanno quando metterti quello strano solletico, quella voglia di esistere e respirare dalle nuvole.
Oggi tutto il giorno a camminare, scherzare, ascoltare seri discorsi, nutrirci, ingolosirci, smarrirci e ritrovarci. Tutto insieme, con un'armonia non invadente, che mi lascia ancora ricolma di sani dubbi.
A Expo, con Andrea, ho attraversato due Paesi straordinari, come il Giappone e la Svizzera, nel loro interpretare il messaggio di questo evento e non solo.
Ho avuto voglia di tendere la mano e mi sono arrabbiata dove ho visto esibire la politica pro domo propria: mi vendicherò, non diventando così.
Ho sentito il bisogno di partire e in fondo l'ho già fatto. Anche attraverso una delle immagini più belle: la gente in fila al padiglione di Israele, sotto tanti ombrelli colorati, al cospetto del magnifico giardino verticale.
Io quasi quasi prendo uno di quei solari ombrelli e volo via.
Notte e le ali si fanno sentire.
Oggi tutto il giorno a camminare, scherzare, ascoltare seri discorsi, nutrirci, ingolosirci, smarrirci e ritrovarci. Tutto insieme, con un'armonia non invadente, che mi lascia ancora ricolma di sani dubbi.
A Expo, con Andrea, ho attraversato due Paesi straordinari, come il Giappone e la Svizzera, nel loro interpretare il messaggio di questo evento e non solo.
Ho avuto voglia di tendere la mano e mi sono arrabbiata dove ho visto esibire la politica pro domo propria: mi vendicherò, non diventando così.
Ho sentito il bisogno di partire e in fondo l'ho già fatto. Anche attraverso una delle immagini più belle: la gente in fila al padiglione di Israele, sotto tanti ombrelli colorati, al cospetto del magnifico giardino verticale.
Io quasi quasi prendo uno di quei solari ombrelli e volo via.
Notte e le ali si fanno sentire.
martedì 16 dicembre 2014
Il vero Medioriente
Confesso, non so darmi pace, perché la pace per me è altro. E sento il rumore di bombe e propaganda, sento che difendiamo ciò che alimenta la guerra.
Penso di aver avuto tante fortune nella vita, una è conoscere Angelica, mia sorella di Galilea, e i suoi ragazzi. Quando torno indietro nel tempo e rivivo gli incontri con questi ragazzi ebrei, musulmani, cristiani. La loro devozione, la loro identità, mai messa in discussione, ma arricchita dal confronto con altri. Ogni ragazzo, ogni fede.
E quel giorno, nel collegio dove imparai a dire shalom, vidi cadere il rosario dalle mani di un giovane arabo. Lo vidi raccoglierlo e tre volte baciarlo, chiedendo perdono.
Io non so cosa sono, ma probabilmente una donna di fede tiepida.
E questo è il vero Medioriente, quello che può essere. Bisogna dargli una chance e ve lo chiedo sfacciatamente. Seguendolo, sostenendolo, aiutando a portare qui gli spettacoli di questi ragazzi straordinari, che vi insegneranno moltissimo.
Questo è il vero Medioriente, perché il più bello.
https://amicidiberesheetlashalom.wordpress.com/
Penso di aver avuto tante fortune nella vita, una è conoscere Angelica, mia sorella di Galilea, e i suoi ragazzi. Quando torno indietro nel tempo e rivivo gli incontri con questi ragazzi ebrei, musulmani, cristiani. La loro devozione, la loro identità, mai messa in discussione, ma arricchita dal confronto con altri. Ogni ragazzo, ogni fede.
E quel giorno, nel collegio dove imparai a dire shalom, vidi cadere il rosario dalle mani di un giovane arabo. Lo vidi raccoglierlo e tre volte baciarlo, chiedendo perdono.
Io non so cosa sono, ma probabilmente una donna di fede tiepida.
E questo è il vero Medioriente, quello che può essere. Bisogna dargli una chance e ve lo chiedo sfacciatamente. Seguendolo, sostenendolo, aiutando a portare qui gli spettacoli di questi ragazzi straordinari, che vi insegneranno moltissimo.
Questo è il vero Medioriente, perché il più bello.
https://amicidiberesheetlashalom.wordpress.com/
martedì 29 luglio 2014
La felicità è una foto di pace
Cari esseri umani che inveite al vicino di casa o all'automobilista che vi taglia la strada e gridate agli altri di fare la pace, questo post non è per voi.
Voi e le vostre certezze traballanti mi avete aiutato a sentirmi più triste, finché ho deciso di dire basta. Anche perché niente rende più triste rispetto a vedere persone uccise in una guerra. Nelle guerre, anche di tutte le altre di cui vi frega poco, perché non potete aderire a un fan club o detestare.
Queste sono le ultime emozioni che vi dedico, perché stringo una foto tra le mani. Io, l'unico pensiero voglio dedicarlo a mia sorella e ai nostri figli. I nostri ragazzi di ogni religione, che sfidando l'odio sono tornati in Italia a raccontare cosa sono i giovani israeliani: ebrei, musulmani, cristiani. Cosa sono tutti i giovani.
Angelica, questa in realtà è una lettera aperta a te e ai ragazzi di Beresheet. Come posso dire a voi che sto soffrendo, per la morte e la distruzione, le minacce che non si fermano mai?
Condivido ogni messaggio di pace, come di ogni fiera consapevolezza di Angi. Quando la vedo che si infervora, penso a quella stupenda giornata del pane condiviso con la nostra sorella palestinese Samar.
Angi, ti dico, sono triste. Bella consolatrice, sono. E tu via whatsapp mi mandi il tuo sorriso, tu mi conforti. Poi mi mandi una foto, dei ragazzi della mondialità sul pullman verso Malpensa.
Israeliani, palestinesi, egiziani.
Tanti altri pontificano al sicuro, giudicano e quindi uccidono.
Voi amate. E quella fotografia mi fa credere che siete più forti di tutto e che forti di amore ci renderete.
Grazie, toda.
Shalom, salam.
Voi e le vostre certezze traballanti mi avete aiutato a sentirmi più triste, finché ho deciso di dire basta. Anche perché niente rende più triste rispetto a vedere persone uccise in una guerra. Nelle guerre, anche di tutte le altre di cui vi frega poco, perché non potete aderire a un fan club o detestare.
Queste sono le ultime emozioni che vi dedico, perché stringo una foto tra le mani. Io, l'unico pensiero voglio dedicarlo a mia sorella e ai nostri figli. I nostri ragazzi di ogni religione, che sfidando l'odio sono tornati in Italia a raccontare cosa sono i giovani israeliani: ebrei, musulmani, cristiani. Cosa sono tutti i giovani.
Angelica, questa in realtà è una lettera aperta a te e ai ragazzi di Beresheet. Come posso dire a voi che sto soffrendo, per la morte e la distruzione, le minacce che non si fermano mai?
Condivido ogni messaggio di pace, come di ogni fiera consapevolezza di Angi. Quando la vedo che si infervora, penso a quella stupenda giornata del pane condiviso con la nostra sorella palestinese Samar.
Angi, ti dico, sono triste. Bella consolatrice, sono. E tu via whatsapp mi mandi il tuo sorriso, tu mi conforti. Poi mi mandi una foto, dei ragazzi della mondialità sul pullman verso Malpensa.
Israeliani, palestinesi, egiziani.
Tanti altri pontificano al sicuro, giudicano e quindi uccidono.
Voi amate. E quella fotografia mi fa credere che siete più forti di tutto e che forti di amore ci renderete.
Grazie, toda.
Shalom, salam.
giovedì 24 luglio 2014
Notte con la forza della pace e i miracoli
Il dolore non perde d'intensità, ma avanza una strana forza.
Leggo di mia sorella israeliana, dello spettacolo dei suoi ragazzi, che sono i nostri. A Siena, in una delle cornici più meravigliose del mondo, loro raccontano come sia bello, non solo possibile, stare insieme. Ebrei, musulmani, cristiani.
Quanto ho imparato da ogni incontro con "Beresheet", e il verbo imparare neanche mi piace, perché con tutto questo amore mi sembra riduttivo.
Angelica aggiorna con la sua ferma dolcezza e racconta che una donna egiziana le ha chiesto di partecipare allo spettacolo.
- Ho solo 20 costumi e ho qui 140 ragazzi.
Lei insiste, gioiosamente, e le viene assicurato: ti vestirai di bianco e porterai il pane della pace.
Notte con la forza della pace che fa miracoli.
Leggo di mia sorella israeliana, dello spettacolo dei suoi ragazzi, che sono i nostri. A Siena, in una delle cornici più meravigliose del mondo, loro raccontano come sia bello, non solo possibile, stare insieme. Ebrei, musulmani, cristiani.
Quanto ho imparato da ogni incontro con "Beresheet", e il verbo imparare neanche mi piace, perché con tutto questo amore mi sembra riduttivo.
Angelica aggiorna con la sua ferma dolcezza e racconta che una donna egiziana le ha chiesto di partecipare allo spettacolo.
- Ho solo 20 costumi e ho qui 140 ragazzi.
Lei insiste, gioiosamente, e le viene assicurato: ti vestirai di bianco e porterai il pane della pace.
Notte con la forza della pace che fa miracoli.
lunedì 30 giugno 2014
Solo tre ragazzi
Dopo una giornata nella natura, il risveglio nel regno dell'uomo. Vigliacco,che uccide tre ragazzi. Non per sbaglio, per difendersi, per ragioni che pur non attutiscono il dolore.
Rapire, uccidere.
E forse si sentono eroi.
Mentre sono solo vigliacchi, che sanno colpire gli indifesi. E che altri indifesi usano all'occasione per colpire.
Ma negli occhi di chi pensano più forte, non guardano mai.
Vigliacchi, che credono di aver vinto, mentre sono perdenti, di fronte ai cuori innocenti che pensano di aver spezzato.
Eyal, Gilad, Naftali. Solo tre ragazzi
Rapire, uccidere.
E forse si sentono eroi.
Mentre sono solo vigliacchi, che sanno colpire gli indifesi. E che altri indifesi usano all'occasione per colpire.
Ma negli occhi di chi pensano più forte, non guardano mai.
Vigliacchi, che credono di aver vinto, mentre sono perdenti, di fronte ai cuori innocenti che pensano di aver spezzato.
Eyal, Gilad, Naftali. Solo tre ragazzi
lunedì 23 giugno 2014
Notte per un bimbo, giorno per una mamma
Mi ero appena illuminata per Meriam, liberata in Sudan. Un giorno che si univa alla notte, e non erano i lampi a mandare luce di gioia.
Poi leggo un'altra notizia: i dettagli della morte di un ragazzino israeliano, ucciso dal fuoco siriano. Si chiama Mohammad, sì, questo ragazzo è un arabo israeliano. Non fa differenza, per l'amore. Né per l'odio.
Questo ragazzino che stava per cominciare le sue vacanze scolastiche, è morto tra le braccia del papà.
Buona notte, caro Mohammad. Cerco di consolarmi con il giorno di Meriam, ma non ci si può consolare su questa terra, non davvero.
Poi leggo un'altra notizia: i dettagli della morte di un ragazzino israeliano, ucciso dal fuoco siriano. Si chiama Mohammad, sì, questo ragazzo è un arabo israeliano. Non fa differenza, per l'amore. Né per l'odio.
Questo ragazzino che stava per cominciare le sue vacanze scolastiche, è morto tra le braccia del papà.
Buona notte, caro Mohammad. Cerco di consolarmi con il giorno di Meriam, ma non ci si può consolare su questa terra, non davvero.
giovedì 22 maggio 2014
Alla voce amico
Tra i misteri che non potrò mai razionalmente risolvere. Cosa c'è, frugo alla ricerca della spiegazione, alla voce amico.
Non posso darti la complicità, se fai del male a qualcun altro oltre la tua vetrina. Né posso trattenerti la mano, come non riesco a farlo con me.
Alla voce amico, l'emozione di una donna che riesce a stare in un ambiente ostile e a parlare di pace.
Un uomo che si rialza più saggio e più triste, come il vecchio marinaio, o felice, felicissimo come un bambino.
Alla voce amico, c'è chi non mi giudica, se non vesto appariscente e se ho la voce bassa, persino le lentiggini. Che non mi vuole uguale a lui.
Perché siamo tutti diversi, e così belli, come mi insegnano i ragazzi di Galilea, che invitano a togliere la maschera uniforme.
Quante righe si inseguono, e quanto mi sfiorano senza lasciarmi più.
Non posso darti la complicità, se fai del male a qualcun altro oltre la tua vetrina. Né posso trattenerti la mano, come non riesco a farlo con me.
Alla voce amico, l'emozione di una donna che riesce a stare in un ambiente ostile e a parlare di pace.
Un uomo che si rialza più saggio e più triste, come il vecchio marinaio, o felice, felicissimo come un bambino.
Alla voce amico, c'è chi non mi giudica, se non vesto appariscente e se ho la voce bassa, persino le lentiggini. Che non mi vuole uguale a lui.
Perché siamo tutti diversi, e così belli, come mi insegnano i ragazzi di Galilea, che invitano a togliere la maschera uniforme.
Quante righe si inseguono, e quanto mi sfiorano senza lasciarmi più.
sabato 17 maggio 2014
Quello che ti fai capitare
È accaduto proprio a me? Seguo Angelica, sorella e luce per me, nel suo cammino di pace, e questo interrogativo mi intriga. A volte ci sono gioie così potenti, miracoli che ti provocano questa domanda.
Angelica, donna di Israele, che con il tuo Yehuda e i tuoi ragazzi sai tessere veri colori di armonia tra i giovani, contagiando i grandi. Ha ragione la tua amica che ti risponde: a te può capitare tutto.
Ha ragione. Perché tu lo fai capitare, con la tua fede, il tuo lavoro.
http://www.beresheetlashalom.org
Angelica, donna di Israele, che con il tuo Yehuda e i tuoi ragazzi sai tessere veri colori di armonia tra i giovani, contagiando i grandi. Ha ragione la tua amica che ti risponde: a te può capitare tutto.
Ha ragione. Perché tu lo fai capitare, con la tua fede, il tuo lavoro.
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