Dopo una trasmissione, mi rimane conficcato dentro questo dubbio.
Italia-Germania: io c'ero. Avevo un paio d'anni. Lo sapevo bene, che avrei assistito a un evento storico. Jim Morrison c'era ancora e io avrei dovuto anche manifestarne piena consapevolezza. Quasi sarei dovuta sgattaiolare via, ad afferrare manciate di concerti.
Italia-Germania: guarda che partita, rovente e vera, e io dov'ero. Immagino stessi dormendo, cullandomi in una pace che non aveva abbastanza emozioni.
Sì, c'era anche lo sbarco sulla Luna, ma non miravo tanto alto. O forse di più.
E forse, sto dormendo ancora durante una partita cruciale.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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giovedì 10 agosto 2017
martedì 3 novembre 2015
Quello che resta
Il menù tedesco pochi minuti prima della chiusura del ristorante assomiglia alle torri svizzere. Sta finendo tutto.
Righe tracciate con severità, eppure con un'ombra artistica ci conducono alla verità: resta poco, pochissimo. E si galoppa verso la chiusura, tra una birra e un applauso ai cuochi che sfilano come in passerella.
Ma state chiudendo davvero? Possiamo prendere i menù?
E loro: chiudiamo, prendete.
Fissiamo il menù come promemoria di ciò che resta, perché ci è venuta una deliziosa voglia di cucinare. Per (stare con) gli altri.
Righe tracciate con severità, eppure con un'ombra artistica ci conducono alla verità: resta poco, pochissimo. E si galoppa verso la chiusura, tra una birra e un applauso ai cuochi che sfilano come in passerella.
Ma state chiudendo davvero? Possiamo prendere i menù?
E loro: chiudiamo, prendete.
Fissiamo il menù come promemoria di ciò che resta, perché ci è venuta una deliziosa voglia di cucinare. Per (stare con) gli altri.
lunedì 20 luglio 2015
La Germania, Heine e come finiremo sulla rupe
Il tormentone di moda sui social afferma lapidario che la Grecia ci ha dato tutto, la Germania nazismo e guerre.
Mi devo essere distratta al liceo e aver capito male, proprio male. E devo essere stata ancora più disattenta, quando ho vissuto in Germania. Quando ho studiato, quando sono caduta sul dialetto più ostico del mondo e facendo il verso ai miei amici li ho dolcemente costretti a parlare hochdeutsch. Quando anni dopo con Marianne abbiamo cercato di unire il mondo alla città, mischiando gioiosamente le barriere.
Frammenti in cui però voglio usare un filo rosso letterario. Come se la letteratura fosse separata dalla vita.
Io so cosa mi ha dato anche la Germania. Ad esempio, mi ha dato uno splendido Heinrich Heine. Fuggito, ma determinante, poetico e ironico. Capace di iniziare una delle più belle ballate del mondo con una frase di incertezza: non so cosa significhi questo sentirmi così triste.
Perdonami, io oggi lo so. Sono triste delle cavolate che leggo, dei qualunquismi, del mettere uno contro l'altro in Europa (quando l'Europa scomparirà se continuiamo così, e non per i cattivoni di turno, ma per l'ignavia di ciascuno di noi) come se attorno avessimo un mondo benevolo che vuole solo coccolarci.
Oh sì, lo so cosa mi renda così triste. Che ci comportiamo come idioti.
E mi fermo, indignata e innamorata di ciò che potremmo essere. Come tanti anni fa, mi fermo all'esitare della barca sul Reno e canto l'unica poesia tedesca che io conosca a memoria.
Una favola di altri tempi, un richiamo al nostro presente: c'è un'insenatura pericolosa che stiamo avvicinando e su quella rupe c'è la Loreley. E' meravigliosa, con capelli d'oro e voce invincibile.
Si chiama dabbenaggine, si chiama qualunquismo, si chiama seguire l'onda.
Continuiamo a fissare lassù e sentirci abili marinai. Quando ci accorgeremo che c'è anche un'altra riva, un altro punto di osservazione e forse dovremmo remare tutti dalla stessa parte, la Loreley si sarà già beata del suo risultato, temo.
La rupe è lì ad aspettarci. Possiamo finirci contro in scioltezza, se continuiamo a dividere i buoni e i cattivi in Europa. Chiunque siano i buoni e i cattivi.
Mi devo essere distratta al liceo e aver capito male, proprio male. E devo essere stata ancora più disattenta, quando ho vissuto in Germania. Quando ho studiato, quando sono caduta sul dialetto più ostico del mondo e facendo il verso ai miei amici li ho dolcemente costretti a parlare hochdeutsch. Quando anni dopo con Marianne abbiamo cercato di unire il mondo alla città, mischiando gioiosamente le barriere.
Frammenti in cui però voglio usare un filo rosso letterario. Come se la letteratura fosse separata dalla vita.
Io so cosa mi ha dato anche la Germania. Ad esempio, mi ha dato uno splendido Heinrich Heine. Fuggito, ma determinante, poetico e ironico. Capace di iniziare una delle più belle ballate del mondo con una frase di incertezza: non so cosa significhi questo sentirmi così triste.
Perdonami, io oggi lo so. Sono triste delle cavolate che leggo, dei qualunquismi, del mettere uno contro l'altro in Europa (quando l'Europa scomparirà se continuiamo così, e non per i cattivoni di turno, ma per l'ignavia di ciascuno di noi) come se attorno avessimo un mondo benevolo che vuole solo coccolarci.
Oh sì, lo so cosa mi renda così triste. Che ci comportiamo come idioti.
E mi fermo, indignata e innamorata di ciò che potremmo essere. Come tanti anni fa, mi fermo all'esitare della barca sul Reno e canto l'unica poesia tedesca che io conosca a memoria.
Una favola di altri tempi, un richiamo al nostro presente: c'è un'insenatura pericolosa che stiamo avvicinando e su quella rupe c'è la Loreley. E' meravigliosa, con capelli d'oro e voce invincibile.
Si chiama dabbenaggine, si chiama qualunquismo, si chiama seguire l'onda.
Continuiamo a fissare lassù e sentirci abili marinai. Quando ci accorgeremo che c'è anche un'altra riva, un altro punto di osservazione e forse dovremmo remare tutti dalla stessa parte, la Loreley si sarà già beata del suo risultato, temo.
La rupe è lì ad aspettarci. Possiamo finirci contro in scioltezza, se continuiamo a dividere i buoni e i cattivi in Europa. Chiunque siano i buoni e i cattivi.
martedì 30 giugno 2015
Grecia, Germania e cos'è il razzismo
La dannazione di voler bene a due Paesi, forse a tutti, persino a quelli che non conosci: a Expo in questi giorni mi basta un colpo d'occhio per giudicare la mia ignoranza inaccettabile.
Non chiudo occhio pensando al dolore dei greci. Alle immagini gridate dalla tv e a quelle che mi sussurra il telefono: l'amica cara che fa la spesa e deve mettersi in coda, un nonsenso che tanti compiono in un momento che senso non ha.
Non chiudo occhio pensando all'atteggiamento verso i tedeschi. Il popolo dei tedeschi. I burocrati, i governanti, non sono il popolo tedesco. Democrazia, quindi li hanno votati. Ah, che nausea di fronte a questa rapida conclusione e al collaudato qualunquismo che aiuta a non fare nulla.
Se usassimo metà dei giudizi facili verso i tedeschi, rivolti ad altri popoli, saremmo tacciati di razzismo. E' razzismo.
Tre anni fa, durante una sera interminabile agli Europei piansi sul nonsenso di un contrasto. Adesso ho il groppo in gola, perché nulla è cambiato.
Anche perché sappiamo solo blaterare. Di mettere insieme quest'Europa non ci prova nessuno e forse a pochi interessa, nemmeno ora che stare uniti sarebbe più importante che mai.
http://www.amazon.it/Limportanza-essere-secondi-Storie-eroismo-ebook/dp/B00IYTRA9I/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1395911429&sr=8-1&keywords=l%27importanza+di+essere+secondi
Non chiudo occhio pensando al dolore dei greci. Alle immagini gridate dalla tv e a quelle che mi sussurra il telefono: l'amica cara che fa la spesa e deve mettersi in coda, un nonsenso che tanti compiono in un momento che senso non ha.
Non chiudo occhio pensando all'atteggiamento verso i tedeschi. Il popolo dei tedeschi. I burocrati, i governanti, non sono il popolo tedesco. Democrazia, quindi li hanno votati. Ah, che nausea di fronte a questa rapida conclusione e al collaudato qualunquismo che aiuta a non fare nulla.
Se usassimo metà dei giudizi facili verso i tedeschi, rivolti ad altri popoli, saremmo tacciati di razzismo. E' razzismo.
Tre anni fa, durante una sera interminabile agli Europei piansi sul nonsenso di un contrasto. Adesso ho il groppo in gola, perché nulla è cambiato.
Anche perché sappiamo solo blaterare. Di mettere insieme quest'Europa non ci prova nessuno e forse a pochi interessa, nemmeno ora che stare uniti sarebbe più importante che mai.
http://www.amazon.it/Limportanza-essere-secondi-Storie-eroismo-ebook/dp/B00IYTRA9I/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1395911429&sr=8-1&keywords=l%27importanza+di+essere+secondi
venerdì 29 agosto 2014
Il mio maestro e la canzone per la notte
Non ho una canzone per la notte, ma tutta una musica che mi rincorre da oggi pomeriggio.
Da quando ho scoperto che il mio maestro e il gruppo intrepido di miei "concittadinipiù" hanno fatto risuonare la loro voce in Germania.
Sì, dai cassetti tiro fuori anche nome per chi non conoscesse e dettagli quasi da cronaca. Chiudo gli occhi e vedo il coro della comunità di Sacconago. Perché non è un rione, è una comunità ed è questo che me la fa amare. Sono a Lipsia e le loro voci si fondono per la Matthäuspassion, vedo una barba bianca e autorevole spuntare tra di loro.
E' quella di Ginetto Grilli. Lui è un maestro, un amico. Mi fa partecipe della commozione. E io la sento tutta, vibra con quelle note.
Per questo motivo, oggi non riesco ad ascoltare veramente canzoni.
Nel cuore c'è il mio maestro e un coro sinaghino, che risuona in terra di Germania, fino a qui.
Da quando ho scoperto che il mio maestro e il gruppo intrepido di miei "concittadinipiù" hanno fatto risuonare la loro voce in Germania.
Sì, dai cassetti tiro fuori anche nome per chi non conoscesse e dettagli quasi da cronaca. Chiudo gli occhi e vedo il coro della comunità di Sacconago. Perché non è un rione, è una comunità ed è questo che me la fa amare. Sono a Lipsia e le loro voci si fondono per la Matthäuspassion, vedo una barba bianca e autorevole spuntare tra di loro.
E' quella di Ginetto Grilli. Lui è un maestro, un amico. Mi fa partecipe della commozione. E io la sento tutta, vibra con quelle note.
Per questo motivo, oggi non riesco ad ascoltare veramente canzoni.
Nel cuore c'è il mio maestro e un coro sinaghino, che risuona in terra di Germania, fino a qui.
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martedì 8 luglio 2014
Sto piangendo anch'io, filo d'erba
Sto picchiando i pugni sul divano e almeno 32 anni fa ero solitaria.
È solo calcio e in queste ore, in questi giorni ci sono ben altre, reali tragedie per cui piangere. Ma un sogno è sempre tale, piccolo o grande. Un filo d'erba pestato, soffre come un albero.
E io che mi sono imposta neutralità, non riesco a sopportare questa disfatta. Non riesco a leggerla negli occhi dei tifosi brasiliani, a sentire il gelo del silenzio dopo un inno stupendo.
Se avessi ancora voce intera, griderei: fino alla fine, forza ragazzi.
http://www.nomosedizioni.it/catalogo.php?b=12NMS412
È solo calcio e in queste ore, in questi giorni ci sono ben altre, reali tragedie per cui piangere. Ma un sogno è sempre tale, piccolo o grande. Un filo d'erba pestato, soffre come un albero.
E io che mi sono imposta neutralità, non riesco a sopportare questa disfatta. Non riesco a leggerla negli occhi dei tifosi brasiliani, a sentire il gelo del silenzio dopo un inno stupendo.
Se avessi ancora voce intera, griderei: fino alla fine, forza ragazzi.
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