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mercoledì 6 giugno 2018

Tanti nomi

Ogni giorno posso scoprire il mio nome.  Me ne accorgo in un ristorante giapponese a Milano, dove gentilmente un'azienda mi ha aiutato a leggere il mio nome appunto. Come mi chiamano, così distante da ciò che sono? Oggi mi sembra di no.

Tanti nomi, un solo volto, al massimo tentato di nascondersi. Prima, adesso non più. Tanti nomi e un desiderio, quello di andare oltre me, ancora.  

martedì 6 dicembre 2016

Il Giappone e i ponti

A volte bisogna rientrare a casa, per scoprire il mondo. Così varco la soglia dello studio R&P Legal, anzi no: prima mi devo fermare ad accarezzare con lo sguardo le luci che accompagnano verso l'ingresso del bell'edificio di via Goito, che ha già dialogato con l'arte, quella di Efrem Raimondi e ora  di Ayako Nakamiya.

Devo perdermi con leggerezza tra questo cammino nel buio che si scioglie e tornare in un luogo speciale. Il Giappone, quel mondo nel mondo per cui ci siamo messi in coda a Expo, e che  qui si lascia gustare attraverso le sfumature di un'artista raffinata, poi attraverso i sapori e gli aromi.

Cultura, parola più magica di quanto a volte osiamo sperare. E la gente risponde, ricorda Enrico Lambiase. 

Riccardo Rossotto indica un ponte e io lo vedo, anzi li vedo. Tra due Paesi, sì, ma anche tra delicatezze celate per pudore e poi offerte con slancio coraggioso. Tra forme di arte, tra progetti e tra persone che lavorano ma vogliono anche fermarsi a condividere e ringraziare.

Il Giappone, scoprirlo qui, sotto casa. E mischiarne il fascino con quello che incontriamo ogni giorno. 




domenica 1 maggio 2016

Notte e ogni angolo del mondo (è affar mio)

Gli affari non sono mai stati il mio forte. Ma dopo Expo ho qualche certezza. Con tutti i volti, le storie, i sorrisi, anche le lacrime, adesso è ancora più difficile.

Più difficile chiudere gli occhi e fregarsene di ciò che accade lontano: il che è generalmente lo sport più diffuso.

Ci pensavo stasera vedendo le foto del primo giorno: il padiglione dell'Ecuador, quello del Giappone. Due Paesi sconvolti da una tragedia simile, in questo periodo. Ma altri casi potrei citare.

Io non so se i conti siano tornati, se Expo sia stato un grande affare o un flop.


So che adesso nel mio cuore ogni angolo del mondo è affar mio.

Notte e ogni angolo del mondo.

martedì 19 aprile 2016

Cosa sapevo, cosa so dell'Ecuador

Dell'Ecuador non sapevo nulla, poi ho appreso qualcosa, briciole da Expo e un mare di emozioni da una mamma innamorata.

Dell'Ecuador so che soffre, come il Giappone. Chissà perché entrambi mi sono parsi Paesi cortesi, e tormentati oggi dalla nostra indifferenza.

Dell'Ecuador so che ha tremato. Di noi che non ci scuotiamo mai.

http://neicassettidimalu.blogspot.it/2015/09/marocco-ed-ecuador-e-son-viva.html

sabato 16 aprile 2016

Notte e chiedo perdono al Giappone

Si chiude la giornata, con una nota di amarezza. Ho cercato notizie del Giappone e del dolore che l'ha nuovamente colpito a causa del terremoto, tra i siti nazionali, ma ho fatto molta fatica a capire cosa fosse successo, spesso in fondo ad altri lanci della cui importanza stento a rendermi conto.

Non c'era stato lo tsunami, mancava la drammaticità? Tutto diventava meno interessante?

Ma non sto parlando di qualcosa di interessante. Sto parlando di empatia. Di preoccupazione per i feriti, gli intrappolati, di lutto per le vittime, della volontà di sapere per una preghiera.

Troppo gentile, il Giappone, troppo distante. Poco incline a urlare il proprio dolore, poco vicino.

Avrei voluto sapere di più, senza dover scavare tra le notizie, per mandare le mie piccole energie a questo popolo. Ma non posso fare altro che fermarmi, piangere e chiedere perdono al Giappone.

Notte e chiedo perdono al Giappone.

giovedì 8 ottobre 2015

Notte e le ali si fanno sentire

Le ali si fanno sentire, quando meno te l'aspetti. Non importa quanto tu sia pesante, loro sanno quando metterti quello strano solletico, quella voglia di esistere e respirare dalle nuvole.

Oggi tutto il giorno a camminare, scherzare, ascoltare seri discorsi, nutrirci, ingolosirci, smarrirci e ritrovarci. Tutto insieme, con un'armonia non invadente, che mi lascia ancora ricolma di sani dubbi.

A Expo, con Andrea, ho attraversato due Paesi straordinari, come il Giappone e la Svizzera, nel loro interpretare il messaggio di questo evento e non solo.

Ho avuto voglia di tendere la mano e mi sono arrabbiata dove ho visto esibire la politica pro domo propria: mi vendicherò, non diventando così.

Ho sentito il bisogno di partire e in fondo l'ho già fatto. Anche attraverso una delle immagini più belle: la gente in fila al padiglione di Israele, sotto tanti ombrelli colorati, al cospetto del magnifico giardino verticale.

Io quasi quasi prendo uno di quei solari ombrelli e volo via.

Notte e le ali si fanno sentire.