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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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venerdì 1 maggio 2020

Il mondo (di) cinque anni fa

Cinque anni fa il mondo. O il mondo di cinque anni fa. Risento l'eccitazione di varcare la soglia di Expo2015, poter ascoltare voci e nazioni diverse, addentare una cultura nuova. Ho parlato con tutti, persino con una mela.


Quel primo giorno era una promessa e nei mesi seguenti si è in parte mantenuta. In parte, perché di fronte all'immensità del pianeta e alla mia piccolezza ho colto briciole qua e là. Mi sono rimasti dentro Paesi che prima non guardavo con troppo interesse, dalla lontana Colombia alla più vicina Polonia. Ho avvertito l'impegno che incalzava, ma ancora non riuscivamo a prendere sul serio, per la Terra. Ho sentito, complice il libro che stavo scrivendo, che dovevo incamminarmi sul sentiero del rispetto per le creature diventando vegetariana: piano piano, sarebbe successo. Mi ricordo una fiammata lì, anzi due.

La scena di un animale non solo ucciso, ma esposto dileggiandolo. Non me la toglierò più dalla mente e lì ho cominciato a ribellarmi.

E poi, nella mente mi inseguivano le parole di un uomo straordinario come Elio Fiorucci: l'ode alle creature che mi fece durante un'intervista poche settimane prima, quella che conservo ancora gelosamente nelle mie carte virtuali. Gli appunti, più dell'intervista.

Eppure oggi ciò che grida, forse che stride, è quella folla da tutto il mondo, che il mondo voleva scoprire.

Adesso siamo rintanati nelle nostre case, per salvarci, e sbirciamo gli altri come stanno alla finestra della tv.

Il mondo cinque anni fa, quando eravamo sicuri di poterlo cambiare. E adesso, dobbiamo cambiare noi. Forse finalmente.


venerdì 24 gennaio 2020

Appunti per sempre

Qualcosa di più caro dell’intervista a Elio Fiorucci. Qualcosa che conservo più di quell’articolo stampato, sono gli appunti. Tempestati con un insolito per me colore, sullo schermo del computer. Nel suo ufficio milanese, con le piante che cantavano e lui che doveva parlarmi di Expo, ma parlava di vita.

Quella minuscola, quella socchiusa, quella celata dal tepore di madre natura e che l’uomo non può strappare. Ho scritto ogni frase, anche quelle che non ho pubblicato perché non erano pertinenti al tema.

Lo erano, lo sono, alla vita. E ogni tanto afferro la borsa variopinta che mi diede e in cui infilo figurine, libri, persino una Coca Cola. Ricordo che quel giorno, per coccolare la mia mamma alla quale non avevo potuto dedicare il tempo che volevo, avevo preso una pizza al prosciutto dal fornaio. Io allora non ero ancora vegetariana, anche se so che la mia ribellione per la vita è cominciata quando io ero piccola.

E mi sentii in colpa, quando mi ricordai di questa presenza nel sacchetto vicino alla borsa. Poi dai, che figura essere da Elio Fiorucci con un sacchetto profumato di pizza. Tanto che gli dissi la verità, compreso che l’avevo presa per mamma. E a me pare di ricordare che sorride, ma potrei sbagliarmi perché in realtà il sorriso è qualcosa che mi ha accompagnato tutto quel tempo di conversazione.

A volte, ancora attingo alla sua borsa variopinta e guardo una figurina, e ogni tanto anche a quegli appunti silenziosi. Li apro e li scruto per afferrare un nuovo filo e non perdermi, non perdermi mai più. Sentire cantare le piante e pensare che la bellezza, la bellezza della vita trionfi ancora.
Appunti per sempre, di Elio e di vita.

lunedì 1 maggio 2017

Come se tutto fosse Colombia

Mi manca la Colombia: dai, diciamo la verità. E non (solo) il caffè che scandiva i miei ingressi a Expo. Due anni dopo, sfoglio con una certa fretta difensiva le immagini e prima di tutto mi colpisce quest'idea, intinta nel ricordo. E' entrando, quasi per caso, in Colombia che ho avvertito per la prima volta in maniera così intensa la mia ignoranza sul mondo. Sulla geografia, sulle persone, sugli usi, mica quei cliché che afferravo di tanto in tanto sullo schermo televisivo.
Mi manca quel Paese o ciò che ha provato a comunicare e vorrei ancora di più ritrovare dentro di me  quella resa all'evidenza:  non conosco quasi niente del pianeta. A dire il vero, nemmeno della mia terra: ma in questo caso non l'ho imparato a Expo.

Mi stacco rimproverandomi e cammino fino al Giardino di Israele. Sono tanti i momenti incredibili collezionati, e forte è l'impatto di una giornata intera in salsa social con il collega e amico Andrea Della Bella a fare un po' i matti e a imparare così: prima di tutti i profumi.

 In Israele però mi ferma un'immagine di me e della mia amica Angelica Calò Livné: lei sta tenendo un laboratorio, che parola fredda quest'ultima. Neanche una lezione. E' un incontro, di ragazzi, tra ragazzi di diverse religioni e provenienze. I gesti, la musica, la danza, l'esempio per sciogliere in un abbraccio i conflitti. Quando ci abbracciamo, io sento ancora una volta che la pace non è solo possibile, anche quando dobbiamo metterci al riparo.

Che è qui, tra di noi, dentro di noi, se vinciamo l'istinto di contrastare e contestare gli altri per dimostrarci vivi. 

Come se tutto fosse Colombia.

Come se tutto fosse amicizia.

E quindi lo è già un poco.







sabato 26 marzo 2016

Come fossi una star (lezione di un maestro)

Facebook mi ricorda che un anno fa entravo a Expo. Non può assorbire le sensazioni contrastanti che avvertivo dentro di me.

Il fermento e allo stesso tempo la confusione dell'incompletezza. Che bello. Non finiremo mai in tempo. I due sentimenti plasmati insieme.

Ero già stata lì, a settembre, con la posa della prima pietra di un padiglione superefficiente. Poi il tempo si è messo a correre e torno per l'inaugurazione di uno dei pochi spazi terminati.

Incontro Michele De Lucchi. Lo fotografo. Lui mi guarda e sorride commentando: lei mi fotografa, come se fossi una star.

Lei è più di una star, è un maestro. La sua umiltà lo tradisce.

mercoledì 21 ottobre 2015

Notte e lo strano saluto di Expo

Forse non sarà l'ultima volta che saluto Expo, in una sera dove il buio è spezzato da un'ammiccante luna. Ma così sento, nel fiume in cui mi trovo travolta.

Non mi lamento. Scema io a non goderlo quando si poteva. Sempre di corsa, e raramente dedita a me stessa e ai miei cari, se non in rare occasioni: roba da scriverci un trattato di vita, subito.

Ma non posso: devo riflettere sulle sensazioni di questa sera. Ho seguito un dibattito interessante, ho provato a trasmetterne lo spirito. Ho vagato di stanza in stanza per scrivere, perché gli uffici via via chiudevano. Dentro, la pace di chi si sta accorgendo dell'epilogo. Fuori, un formicaio di chiassose sensazioni.

La coda si è sciolta, a Palazzo Italia, e forse tutto attorno. Devo sentire ancora delle persone, un amico mi rincuora sui dolori della giornata, un altro mi accende una speranza di vederlo domani, dopo lungo tempo.

Il torrente avido della gente mi mette a disagio, come sempre, ma attribuisco la colpa solo a me stessa. Anche quando aspettiamo la navetta, accatastati, e anche sul bus stesso. Anche quando il bimbo in braccio al papà urla: guarda, l'albero della vita.

potremmo vedere lo spettacolo qui, dice il papà, dall'autostrada.

Io, dall'autostrada, vorrei solo scappare, per tornare a casa. Magari anche da Expo. Oppure a Expo vorrei tornare, per sempre.

Notte e lo strano saluto di Expo.

giovedì 8 ottobre 2015

Notte e le ali si fanno sentire

Le ali si fanno sentire, quando meno te l'aspetti. Non importa quanto tu sia pesante, loro sanno quando metterti quello strano solletico, quella voglia di esistere e respirare dalle nuvole.

Oggi tutto il giorno a camminare, scherzare, ascoltare seri discorsi, nutrirci, ingolosirci, smarrirci e ritrovarci. Tutto insieme, con un'armonia non invadente, che mi lascia ancora ricolma di sani dubbi.

A Expo, con Andrea, ho attraversato due Paesi straordinari, come il Giappone e la Svizzera, nel loro interpretare il messaggio di questo evento e non solo.

Ho avuto voglia di tendere la mano e mi sono arrabbiata dove ho visto esibire la politica pro domo propria: mi vendicherò, non diventando così.

Ho sentito il bisogno di partire e in fondo l'ho già fatto. Anche attraverso una delle immagini più belle: la gente in fila al padiglione di Israele, sotto tanti ombrelli colorati, al cospetto del magnifico giardino verticale.

Io quasi quasi prendo uno di quei solari ombrelli e volo via.

Notte e le ali si fanno sentire.

venerdì 2 ottobre 2015

Chissà se Bono non è importante

Senza filtri, parlo a dodicenni che devono attraversare il mondo sotto forma di Expo. E quando passo dai volti, commetto l'errore di passare anche dai personaggi.

Sapete che Bono…

Sguardi sperduti: Bono chi?

- Bono, U2.

Sguardi ancora più sperduti. Per fortuna passo la palla al capitano del Napoli: individuata la sua nazione in pochi istanti.

Io mi pongo un paio di interrogativi. Uno, vi indispettirà: perché sono qui a parlare di Bono, che a parte di un paio di canzoni neanche mi  fa perdere la testa. Troppo b(u)ono per noi rocker duri.

Secondo quesito: ma se questi deliziosi dodicenni neanche lo conoscono, i telegiornali o i gli articoli per chi li facciamo?

Ah già, per gli adulti.

Per gli adulti. Buona questa.

Chissà se Bono non è importante…


mercoledì 16 settembre 2015

Notte e ho girato il mondo con i ragazzi

Le forze un po' consumate dal giro del mondo, sarà per questo che mi fermo volentieri con i ragazzi. Sono di una scuola della Valle Olona e presto andranno a Expo.

Sbagliato, alcuni di loro ci sono già stati e ci torneranno con i compagni. Altri non sanno che aspettarsi. Altri ancora non si attendono nulla, se non un giorno con i loro amici, a scappare via dalla scuola.

E non è già una bella attesa? Perché stare con gli altri, che siano vicini o lontani, è un dono che non si può nemmeno pregustare in modo adeguato.

Parlo di Expo a questi ragazzi. Li ascolto. Anche chi si vuole dichiarare distratto, ha qualcosa che io posso afferrare come una guida per la prossima tappa.

Ho un'unica raccomandazione, da barbosa adulta: ragazzi, non fate come me che bigiavo le lezioni di geografia, perché preferivo studiare due volte la storia. Il tempo mi ha fregato mentre era lo spazio la parte più avvincente.

Lo so oggi che torno bambina, tra voi e grazie a Expo.

Notte e ho girato il mondo con i ragazzi.

martedì 9 giugno 2015

Dialoghi reali - E' questo Expo?

Fuori dalla fiera di corsa, finché senti una voce cortese. E chi sarà mai, in questa giungla? Un turista, of course. Lui ti viene incontro, la moglie un po' indietro, più timida di lui. Ti indica con fare esitante, di quelli che annunciano l'abitudine alla delusione: scusi, ma è questo Expo?

- No, questa è la fiera. Expo è dall'altra parte.

Lui si rianima, la moglie sorride persino. Ti senti samaritana, quasi più di quando indichi loro dove prendere la navetta.

mercoledì 13 maggio 2015

Dialoghi reali - Il padiglione

- Corri corri, che danno da mangiare gratis al padiglione.

Ombre velocissime di due ragazzini. Che ritrovo sconsolati al piano superiore.

- Noooo, è già finito tutto

- Va be' andiamo.

Con lentezza si allontanano e uno rialza il capo: A proposito, che padiglione era?

Ragazzi. Teneri. Come siamo stati. Come siamo?

giovedì 30 aprile 2015

Notte e ogni avventura è Expo

Poche ore e riprendo a viaggiare. Più di prima, perché ogni Paese mi si spalancherà. Vecchie conoscenze e volti sconosciuti: ma chi decide poi la reale differenza?

Vedo in tv le luci dell'albero della vita accendersi: ne ho già visto uno, dirompente, farlo con i riflessi del mio lago. Ma non importa, perché ogni passo è un'avventura.

Ogni Expo è un'avventura. E ogni avventura è un po' Expo.

Quasi non ci credevo più che arrivava, una parola rinsecchita tra il fiume delle nostre. Invece, esiste davvero.

Guarda che - scarso - coraggio. Riprendo a viaggiare. Ci metterò poco, ci metterò tanto. Mi sentirò a casa, per una volta, o sempre maledettamente forestiera. A meno che sentirsi forestiera sia una benedizione, perché ti spinge a non fermarti mai.

Notte e ogni avventura è Expo.

sabato 25 aprile 2015

Non ci posso credere (addio al treno)

Non ci posso credere. No, non posso credere che nella regione lesta a definirsi la locomotiva e la terra del lavoro, si taglino i treni a chi deve andare a lavorare.

Che nella Lombardia pragmatica si corra a mettere treni per la gallina domani (di incerte proporzioni e frequenza) e si faccia cadere l'uovo di oggi, con noncuranza.

Non riesco a pensare che la mia città, abituata ad andare nel mondo e ad accoglierlo, si trovi con meno collegamenti con la sua Milano (perché sì, è anche un po' nostra), per non parlare della nostra Malpensa, per accogliere il mondo a Expo. Come se non potessero convivere.

Non ci voglio credere. Voglio pensare che qualcosa possa accadere, ancora. Che lunedì 27 non sarà questo groviglio di contraddizioni, ma che le persone di buona volontà e buonsenso possano fare qualcosa.

Io vengo a dirti addio, treno delle 8.04. E come una folle o come un'illusa, visto che siamo pure la città del film festival, sogno che qualcuno arrivi a Busto e dica: no, questo finale va cambiato.


giovedì 23 aprile 2015

Notte e ogni giorno c'è Expo

Più potente persino del lago, c'è un albero che davvero è della vita. Dicono che abbracciare le piante dia più linfa alle persone; forse trasmette anche voglia di abbracciarsi, tra alberi umani.

Fatto sta che stasera sono ancora più in attesa di Expo. Di tutto ciò che mi aspetto, di quello che non so prevedere, dei volti e delle loro storie, degli sforzi e dei piccoli grazie a un pianeta che vorrebbe sorprenderci con dolcezza.

 Ho sentito parlare di desiderio, di fragilità, di cibo, di condivisione, di acqua, di poesia, di convivialità, di righe tirate con dentro i mondi, per far crescere questo mondo.

Abbiamo ascoltato e parlato sul serio, e divertendoci un po'. I problemi non sono scomparsi, quelli di Expo e tanti altri, ma non abbiamo paura di affrontarli.

Sono grata agli amici, a chi ho conosciuto stasera. E a chi conoscerò, anche nel sito dove un albero della vita nel cuore di una città, non fiorito con pazienza sbirciando il Lago Maggiore, contribuirà ad attirare  il nostro sguardo, spronandolo poi a volare oltre e ad accarezzare riconoscente la terra.

Notte e ogni giorno c'è Expo, se lo vogliamo.

giovedì 16 aprile 2015

Il certo per l'incerto sui binari

Mi racconta un amico che anni fa era già accaduto. Per garantire l'intenso traffico legato a Italia '90, avevano chiuso uno svincolo che serviva una città minore.

Ottantamila abitanti. La mia, per la precisione.

Risultato, quell'onda irresistibile di persone da fuori non si vide neanche con il lanternino.

Ora Expo porta a questa minuscola città un problema analogo. Meno treni per tutti, dobbiamo fare spazio ai milioni di milioni di visitatori dell'Esposizione universale. Me li immagino arrivare con i loro treni, che sarebbero anche i nostri, felici. Poi danno uno sguardo al convoglio a fianco, che scoppia di pendolari e sicuramente la loro immagine positiva dell'Italia sarà confermata.

NO CHE NON MI BASTANO I TRENI CHE CI AVETE RIDATO.

Di più, se e quando torneranno tutti i Malpensa Express anche per i poveri viaggiatori quotidiani, chissà che molti affezionati l'affetto l'abbiano perso. E abbiano trovato vie alternative e perso la voglia di continuare a prendere quel treno.

I nonni ci insegnavano a non lasciare il certo per l'incerto. Anche perché poi pure il certo, incerto diventa.

venerdì 12 settembre 2014

Notte con il cielo che non si vergogna

Torno a chiudere la giornata con il pensiero di essere una ragazza fortunata. Non direi, borbotta Arguta Paffuta, contestando il "ragazza".

Ma che fortuna, davvero, poter attraversare l'area di Expo e vederla come è ora, ma immaginarla come sarà domani. Di più, quando la vedrò nel pieno delle attività, viva, non potrò credere a questa incursione, mentre andavo al Padiglione svizzero.

Gru, operai, cartelli orgogliosi e altri ancora addormentati, palloncini ansiosi di esplorare l'aria infinita. Ma c'è grigio, cemento, dirà qualcuno. Eppure ciò mi commuove, perché alzavo gli occhi e trovavo un cielo che non ha vergogna di essere blu. Anche sopra le attività umane, quando sono colorate o sbiadite.

Notte, con un cielo che non si vergogna di essere blu.

venerdì 18 luglio 2014

Sarde per la vita

Le tue sarde, papà, offerte per Expo. Sto trovando un entusiasmo crescente nell'anno che verrà, per il tema, l'occasione di unire il mondo. E nutrirlo.

Sono felice che le Donne di Expo abbiano pubblicato la nostra ricetta. L'ho indicata per le categorie risparmio- sostenibilità, perché credo sia una direzione importante per i popoli. Che palle questo sfoggio di cibo costoso e vano.

Il nutrimento è essenziale. Come questi pesci sottovalutati, a volte dimenticati. E quante volte ho faticato a trovarteli subito.

Ciò che è povero, ci arricchisce. Il corpo e questa affamata anima.

http://www.we.expo2015.org/it/ricette-per-la-vita/le-sarde-ritrovate-di-papa

sabato 28 giugno 2014

Così soli a tavola

Così soli mentre compiamo uno degli atti più sociali del mondo, mangiare.

Ascoltando Marc Augé, nella piramide Expo, mi sento divisa tra le sensazioni. Da una parte assorbo tutte le contraddizioni del nostro vivere attraverso l'alimentazione. Dall'altra, lui così pacato e serio, non pedante, come un saggio mi rasserena.

Mille immagini mi avvolgono. A volte, sono più in compagnia quando mi fermo nel bar degli studenti a mangiare qualcosa di volante. Un gesto di attenzione da parte dei titolari, l'entusiasmo di un ragazzino a un voto, una persona all'altro tavolino che desidera comunicare.

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A volte, mi sento terribilmente sola alle tavolate, soprattutto quando ben presto si rivelano di scena e di gossip. Come se il cibo svuotasse anche le conversazioni e i legami.

Così soli, vacillando in luoghi forse trasformati in nonluoghi.

Eppure guardo questo saggio, penso ai segnali positivi che può dare Expo, al di là del business, e mi metto alla tavola della speranza.