Piombare su un treno e frugare alla ricerca del posto giusto. Eccolo. Presenze, zero. Ma questo è anche il meno, lo ammetto.
Quando ho raggiunto il posto ambìto, non faccio in tempo a sedermi che un'altra donna si fionda di fronte a me. Ci troviamo a compiere lo stesso gesto. Finché io ammetto.
- Mi sono seduta qui, perché c'è la presa. Devo ricaricare lo smartphone.
Lei ride: anch'io.
Difatti, eseguiamo. E penso: che bello, non è vero che il telefonino isola sempre. A volte innesca anche simpatiche conversazioni.
Solo che la nostra conversazione finisce lì. E quando lei scende, prima di me, neanche mi accorgo.
Lo smartphone che unisce. Per poco.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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martedì 23 gennaio 2018
martedì 12 dicembre 2017
Io ex piccione e i pendolari da premiare
Una premessa: Max Rogora è uno degli amministratori per i quali nutro stima in virtù di un motivo che appare banale, ma non in questa epoca politica. Lavora. Di più, ha un mestiere duro, di quelli che ti fanno alzare all'alba e ti espongono alla durezza di ogni condizione meteorologica.
La sua frase sui pendolari che nidificano come i piccioni - riferendosi ai parcheggi - ha fatto male a molti. Anche a me. Ma il punto è un altro e non si nutre di parole.
Sono stata grande pendolare in auto, e Dio sa quanto mi è costato, anche in termini di anima sotto pressione. La mia esperienza costante di viaggi in treno è avvenuta invece parecchi anni fa, quando avevo molte più energie. E forse quando le cose erano più facili, nonostante i mezzi obsoleti e scarpe sciolte di inverno sugli scaldini.
Intendiamoci, ho attraversato un mio piccolo inferno, perché anche se avevo vent'anni, mi sono sobbarcata quella cosa terribile di nome trasbordi. Cioè per andare da Busto Arsizio a Milano e portare a casa la mia doverosa laurea, ho vissuto tutti i disagi legati ai lavori per l'interramento. Ciò ha significato che per pochissimi mesi ho affrontato in scioltezza il treno Busto-Milano. Più spesso ho preso l'auto e sono andata a Castellanza, ed era il minore dei mail. Oppure sono salita sul bus a Busto, sono scesa se non erro a Rescaldina, ho preso il treno di nuovo a Saronno… Anche poco dopo le sei di mattina, per arrivare puntuale alle lezioni di Logica. Logica… così sembra un amaro paradosso.
Un solo problema non mi sfiorava: il parcheggio. Perché ce l'avevo facile. Posteggiare era normale per i pendolari, allora. A differenza di oggi.
Quando prendo il treno delle Nord, vado a piedi perché ho la fortuna di poter contare su una base prima del mercato, spero abbastanza lontana dallo spettro del disco orario. E perché posso permettermelo, finora, con le mie zampe (scusate, questa immagine dei piccioni mi condiziona, a volte ho pure le ali mentre corro alla stazione). Quando mi sono fatta male, non ho potuto, ad esempio e ho dovuto fare ricorso alla macchina.
Penso a chi ogni giorno si sobbarca il viaggio fino a Milano o altri luoghi. Non è che lo faccia per masochismo, di solito non ha alternativa. Penso ai costi che deve sostenere. E credo anche che qualcuno che libera le autostrade da macchine e smog, abbia diritto a un incentivo, non a un aggravio di nome posteggio a pagamento.
L'immagine dei piccioni mi spiace, forse perché anche i piccioni mi sembrano così simpatici: spesso, in barba ai pregiudizi, mi hanno insegnato più degli umani, con la loro costanza, il loro orgoglio mai urlato, la loro semplicità.
Ma ancora di più mi insegnano i pendolari, che viaggiano in condizioni spesso allucinanti, che fanno sacrifici che molti politici (non Max Rogora, che, ripeto, fa un duro lavoro) non hanno mai nemmeno visto da lontano.
Sogno che chi con sacrifici vive, si trovi unito. A difendere il lavoro, la tenacia del costruire, le difficoltà. Chiunque faccia uno sforzo per vivere e rendere migliore la vita agli altri, merita un aiuto.Non di essere (tar)tassato.
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giovedì 14 aprile 2016
Quando i treni vanno come la città
Un anno fa i pendolari facevano un pressing concreto e massiccio per riavere i treni. L'assessore regionale Alessandro Sorte arrivò a Busto Arsizio, in quel momento nella tana del lupo, grazie all'appello che raccolse il consigliere regionale Luca Marsico.
Oggi i treni sono tornati, come promesso alla stazione Nord della mia città. E anche Sorte e Marsico. Tutto bene? No, non è tutto perfetto. Dai convogli talora singoli e invivibili alla sicurezza che è diventata la situazione scottante. Ma i miglioramenti ci sono stati e la gente sa ringraziare.
È la prima volta che viaggio seduto, ha commentato Sorte sorridendo. E il percorso Busto-Milano Centrale è parso più veloce di un anno fa.
Questo viaggio però per me è stato importante per due motivi.
Uno, per sperare. C'è chi accetta di confrontarsi, di ascoltarti nella buona e nella cattiva sorte (Sorte anche 😄), di provare a risolvere e speriamo continui così. Perché solo così si può davvero migliorare questo e altri servizi.
Due, il Comitato pendolari della mia città. Tanti hanno lottato per ottenere qualcosa per tutti. E quando dico della mia città, intendo anche di località vicine.
Li guardo: persone con vite e idee diverse, unite per un bene comune. Le mie sono parole, i loro fatti.
Quando vedo questo, mi sembra che la mia Busto vada come un treno e sia da esempio. O meglio che il treno vada come la mia città.
Assessore, guardi che i bustocchi vegliano. Per tutti.
Grazie.
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giovedì 11 febbraio 2016
Scorre così vicina
Sui treni la vita scorre così vicina, da farti quasi dimenticare la tua.
Finché la ritrovi in uno sguardo, in una pagina, in un battere il tacco con trepidazione pensando alla prossima meta.
In un sorriso sfuggito o in occhi fondi come la notte.
Sui treni la vita scorre vicina, finché te la riprendi.
venerdì 30 ottobre 2015
Notte e l'unico delizioso treno affollato
Oggi risalgo sul treno di Milano, affollato. Già all'andata, dove trovo un posto per caso: peggio al ritorno, dove mi manca l'aria al solo pensiero del viaggio.
Eppure sono felice, come inebriata. Penso che qualcosa è cambiato. Che presto ritorneranno i treni tolti, e di più, nella mia città. Che si può essere civili e testardi, in una miscela perfetta.
Oh sì, questo treno è maledettamente affollato e si fa fatica, troppa fatica, dopo un giorno già pesante.
Ma si può aprire la porta alla felicità di aver riconquistato un diritto e di aver dimostrato che una battaglia condotta seriamente si può vincere.
In carrozza, anche la speranza. Sull'unico delizioso, treno affollato viaggio io, con tutti voi.
Notte e l'unico delizioso treno affollato.
http://neicassettidimalu.blogspot.it/2015/10/i-pendolari-e-la-vera-vittoria.html
Eppure sono felice, come inebriata. Penso che qualcosa è cambiato. Che presto ritorneranno i treni tolti, e di più, nella mia città. Che si può essere civili e testardi, in una miscela perfetta.
Oh sì, questo treno è maledettamente affollato e si fa fatica, troppa fatica, dopo un giorno già pesante.
Ma si può aprire la porta alla felicità di aver riconquistato un diritto e di aver dimostrato che una battaglia condotta seriamente si può vincere.
In carrozza, anche la speranza. Sull'unico delizioso, treno affollato viaggio io, con tutti voi.
Notte e l'unico delizioso treno affollato.
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I pendolari e la vera vittoria
Abbiamo vinto. Leggo e rileggo la prima espressione usata del Comitato pendolari: mi trasmette tante emozioni.
Perché di solito vincere evoca qualcosa per sé. Invece, qui leggo tutta la gioia di chi ha combattuto per una comunità. Ci crede ancora qualcuno, alle comunità? Oh sì.
Rileggo: Da metà dicembre tutti i Malpensa Express da/per Milano Cadorna fermeranno a Busto Arsizio e Saronno. E ripenso a questi mesi, folli e belli. A quando ci hanno tolto i treni, in nome di Expo.
A quando ho incontrato Luca Marsico a Ispra e gli ho portato la voce dei pendolari: mica la ignorò, lui.
A quando Luca arrivò alla stazione come promesso e portò l'assessore Sorte.
A quando sono arrivate piccole risposte, ma non potevano bastare a una città di 81mila abitanti, legata a Milano anima e core.
A quando il Comitato pendolari non ha mollato un centimetro.
A quando sono arrivate queste risposte, totali e fondamentali.
Grazie Comitato pendolari. Grazie Luca, mica ho timore di scriverlo: mi rivolgo alla persona, non a un ruolo o a un partito.
I pendolari e la vera vittoria: fare del bene a tutti.
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giovedì 22 ottobre 2015
Purtroppo (non) è così
Un posteggio rimediato dall'altra parte del mondo dopo mezz'ora di tentativi, così entro dall'ingresso alternativi della stazione. Il treno sta arrivando e io provo a usare l'obliteratrice, ma non è quella magnetica consona al mio modesto biglietto.
Allora si apre una porta del treno e i controllori invitano a salire lì. Già... Le altre porte restano chiuse. Pazienza, anzi approfitto per farmi subito mettere a posto il biglietto.
- signora questa obliteratrice non è quella giusta, doveva andare di là. Per questa volta scriviamo sopra noi, ma la prossima...
- ma perdevo il treno. Come facevo?
- purtroppo è così.
Purtroppo è così. Quindi dobbiamo rassegnarci? Anche alle porte che non si aprono, intanto che ci siamo.
Allora si apre una porta del treno e i controllori invitano a salire lì. Già... Le altre porte restano chiuse. Pazienza, anzi approfitto per farmi subito mettere a posto il biglietto.
- signora questa obliteratrice non è quella giusta, doveva andare di là. Per questa volta scriviamo sopra noi, ma la prossima...
- ma perdevo il treno. Come facevo?
- purtroppo è così.
Purtroppo è così. Quindi dobbiamo rassegnarci? Anche alle porte che non si aprono, intanto che ci siamo.
giovedì 3 settembre 2015
Treni o trainer
Nelle corse alla stazione ho trovato già un seccante monito su quanto io sia fuori forma.
Dopo aver appreso che un treno succulento individuato su internet non esisteva (più?), cerco di riprendermi al binario della seconda scelta.
Sto scrivendo quando sfreccia un convoglio lunghissimo e traboccante d'auto. Una signora e io ci guardiamo e ridiamo: sarebbe bello salirci e scendere con una di quelle macchine nuove.
Una fuga di massa mi impensierisce, oltre allo sguardo che trova il display vuoto nonostante sia l'ora.
Il treno delle 45 sta arrivando, ma altrove. So che non ce la farò e mi sovviene che il treno successivo arriva solo dopo due minuti.
Guarda caso, devo comunque correre. E quando arrivo, salgo a caso perché non c'è più tempo nemmeno per guardare. Mi rassegno al 47, con tutte le fermate, poi vedo che va spedito e chiedo a un vicino.
- no signora, è ancora il 45. Anche io l'ho preso per un soffio correndo all'altro binario quando l'hanno detto.
Treno o trainer, o tutti e due.
lunedì 3 agosto 2015
Fuori dai binari
Accantonata l'esperienza del treno al buio, voglio ridarmi una chance di speranza e salgo su un convoglio mattutino.
O meglio, provo a salire. Il treno rapido è in ritardo di dieci minuti, si annuncia, allora ricorro al piano B, anche se significa il doppio del tempo.
Provo a salire perché io e un altro gruppetto di sventurati invano cerchiamo di aprire la porta. Dopo qualche esercizio di buona volontà, frustrato, corriamo avanti.
Ci imbarchiamo per il viaggio rallentato, finché passa un controllore. E' interessato a dove andiamo, non ai nostri biglietti però.
Lei scende a Milano? Giù da quella porta. Lei a Rho? Da quell'altra.
Non mi sembrava così complicata la vita sui treni lombardi, fino a qualche tempo fa, ma non metto in discussione gli ordini, anche perché il signore mi pare pure sconfortato.
Ripassa: ho già controllato il suo biglietto?
- No, ha controllato solo dove scendessi io.
Il ragazzo accanto a me toglie le cuffie e lo osserva con occhi timidi. Quando il controllore gli ribadisce che a Milano deve scendere "da quella porta là" lui si sbilancia e chiede: ma perché, c'è qualche problema sulle porte?
La risposta è perentoria: lei scenda di lì e basta.
Obbedisco. Ma mi sembra che stiamo andando fuori dai binari.
O meglio, provo a salire. Il treno rapido è in ritardo di dieci minuti, si annuncia, allora ricorro al piano B, anche se significa il doppio del tempo.
Provo a salire perché io e un altro gruppetto di sventurati invano cerchiamo di aprire la porta. Dopo qualche esercizio di buona volontà, frustrato, corriamo avanti.
Ci imbarchiamo per il viaggio rallentato, finché passa un controllore. E' interessato a dove andiamo, non ai nostri biglietti però.
Lei scende a Milano? Giù da quella porta. Lei a Rho? Da quell'altra.
Non mi sembrava così complicata la vita sui treni lombardi, fino a qualche tempo fa, ma non metto in discussione gli ordini, anche perché il signore mi pare pure sconfortato.
Ripassa: ho già controllato il suo biglietto?
- No, ha controllato solo dove scendessi io.
Il ragazzo accanto a me toglie le cuffie e lo osserva con occhi timidi. Quando il controllore gli ribadisce che a Milano deve scendere "da quella porta là" lui si sbilancia e chiede: ma perché, c'è qualche problema sulle porte?
La risposta è perentoria: lei scenda di lì e basta.
Obbedisco. Ma mi sembra che stiamo andando fuori dai binari.
mercoledì 1 luglio 2015
I treni affollati, i treni vuoti (e perché si dice ancora)
C'è un momento in cui mi rallegro di un treno affollato. Una sera tardi, tornando da Expo. Mi va quasi alla testa, perché è stupendo viaggiare senza paura, immersi tra la gente. È quello che dovrebbe essere di solito, che ci toglierebbe l'insicurezza in cui a volte ci siamo cacciati.
La fine della poesia avviene con uno sguardo al tabellone, che mi riporta alla routine. Ritardi di cinque minuti qua e là (record di venti per un convoglio), un treno di quelli tardivi che arriva sul tuo binario senza annuncio e quattro ignari signori ci salgono felici, strappati in extremis da una voce amica: avete sbagliato treno!
Treni affollati. Treni vuoti: penso a quelli che si ostinano a passare senza fermarsi a Busto Arsizio, ebbri di un fattore turisti Expo che francamente non ho respirato sui Malpensa Express.
Sono grata del fatto che venga ripristinata la fermata delle 8.04 da settembre. Era una prima necessità e l'assessore Sorte e il consigliere Marsico dopo aver ascoltato, hanno agito: grazie.
Bene.
Sembreremo noiosi a dire: bene, ma ancora.
Il Comitato pendolari tuttavia lo deve fare, perché la battaglia non è fine a se stessa. Qui non ci sono medaglie, ma le vite, le loro fatiche quotidiane.
Io spero che questo sia solo il primo passo.
Spero di non vedere più treni vuoti, sfrecciare davanti a una massa di persone che devono andare a lavorare e studiare.
E di vedere treni affollati solo per gioia, per scelta ,come quelli serali per e da Expo.
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giovedì 21 maggio 2015
Incontrarsi in treno primo passo
Incontro la mia città in treno. I suoi sforzi quotidiani, i sorrisi che reggono nonostante la preoccupazione e la rabbia, la voglia di costruire quando qualcosa non va. Di proporre, anche mentre lavora e per farlo affronta il suo percorso quotidiano verso Milano.
Che bello aver condiviso con i pendolari il viaggio con il consigliere regionale Luca Marsico. La proposta ottenuta sotto l'albero della vita, quello vero, di Ispra mentre parlavamo speranzosi di Expo.
Luca rilancia, con una sorpresa. Arriva l'assessore regionale Alessandro Sorte. Viaggia, in piedi con noi, sul Malpensa Express.
È bello incontrarsi, non nascondersi, parlare francamente, anche con qualche parola in bustocco o bergamasco. Il cambiamento di percorsi e orari ha messo in crisi un sistema, magari non perfetto ma che aveva trovato un suo equilibrio. Ha infranto un ecosistema, per usare un'espressione calzante di Amedeo.
Ascoltare e muoversi per farlo è già importante. Merita un grazie solenne. Ora speriamo che ci si incontri ancora: sulla tabella di marcia, con un correttivo.
Perché l'avete visto: #nnvabene.
Perché l'avete visto: #nnvabene.
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sabato 25 aprile 2015
Non ci posso credere (addio al treno)
Non ci posso credere. No, non posso credere che nella regione lesta a definirsi la locomotiva e la terra del lavoro, si taglino i treni a chi deve andare a lavorare.
Che nella Lombardia pragmatica si corra a mettere treni per la gallina domani (di incerte proporzioni e frequenza) e si faccia cadere l'uovo di oggi, con noncuranza.
Non riesco a pensare che la mia città, abituata ad andare nel mondo e ad accoglierlo, si trovi con meno collegamenti con la sua Milano (perché sì, è anche un po' nostra), per non parlare della nostra Malpensa, per accogliere il mondo a Expo. Come se non potessero convivere.
Non ci voglio credere. Voglio pensare che qualcosa possa accadere, ancora. Che lunedì 27 non sarà questo groviglio di contraddizioni, ma che le persone di buona volontà e buonsenso possano fare qualcosa.
Io vengo a dirti addio, treno delle 8.04. E come una folle o come un'illusa, visto che siamo pure la città del film festival, sogno che qualcuno arrivi a Busto e dica: no, questo finale va cambiato.
Che nella Lombardia pragmatica si corra a mettere treni per la gallina domani (di incerte proporzioni e frequenza) e si faccia cadere l'uovo di oggi, con noncuranza.
Non riesco a pensare che la mia città, abituata ad andare nel mondo e ad accoglierlo, si trovi con meno collegamenti con la sua Milano (perché sì, è anche un po' nostra), per non parlare della nostra Malpensa, per accogliere il mondo a Expo. Come se non potessero convivere.
Non ci voglio credere. Voglio pensare che qualcosa possa accadere, ancora. Che lunedì 27 non sarà questo groviglio di contraddizioni, ma che le persone di buona volontà e buonsenso possano fare qualcosa.
Io vengo a dirti addio, treno delle 8.04. E come una folle o come un'illusa, visto che siamo pure la città del film festival, sogno che qualcuno arrivi a Busto e dica: no, questo finale va cambiato.
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giovedì 16 aprile 2015
Il certo per l'incerto sui binari
Mi racconta un amico che anni fa era già accaduto. Per garantire l'intenso traffico legato a Italia '90, avevano chiuso uno svincolo che serviva una città minore.
Ottantamila abitanti. La mia, per la precisione.
Risultato, quell'onda irresistibile di persone da fuori non si vide neanche con il lanternino.
Ora Expo porta a questa minuscola città un problema analogo. Meno treni per tutti, dobbiamo fare spazio ai milioni di milioni di visitatori dell'Esposizione universale. Me li immagino arrivare con i loro treni, che sarebbero anche i nostri, felici. Poi danno uno sguardo al convoglio a fianco, che scoppia di pendolari e sicuramente la loro immagine positiva dell'Italia sarà confermata.
NO CHE NON MI BASTANO I TRENI CHE CI AVETE RIDATO.
Di più, se e quando torneranno tutti i Malpensa Express anche per i poveri viaggiatori quotidiani, chissà che molti affezionati l'affetto l'abbiano perso. E abbiano trovato vie alternative e perso la voglia di continuare a prendere quel treno.
I nonni ci insegnavano a non lasciare il certo per l'incerto. Anche perché poi pure il certo, incerto diventa.
Ottantamila abitanti. La mia, per la precisione.
Risultato, quell'onda irresistibile di persone da fuori non si vide neanche con il lanternino.
Ora Expo porta a questa minuscola città un problema analogo. Meno treni per tutti, dobbiamo fare spazio ai milioni di milioni di visitatori dell'Esposizione universale. Me li immagino arrivare con i loro treni, che sarebbero anche i nostri, felici. Poi danno uno sguardo al convoglio a fianco, che scoppia di pendolari e sicuramente la loro immagine positiva dell'Italia sarà confermata.
NO CHE NON MI BASTANO I TRENI CHE CI AVETE RIDATO.
Di più, se e quando torneranno tutti i Malpensa Express anche per i poveri viaggiatori quotidiani, chissà che molti affezionati l'affetto l'abbiano perso. E abbiano trovato vie alternative e perso la voglia di continuare a prendere quel treno.
I nonni ci insegnavano a non lasciare il certo per l'incerto. Anche perché poi pure il certo, incerto diventa.
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venerdì 3 aprile 2015
Dialoghi reali - Il treno
- Ma non vai?
- Adesso, il treno arriva tra mezz'ora.
- E se arriva in anticipo?
- Mi prendo una sbornia, immagino.
- Da terra.
Da dove vuoi.
- Adesso, il treno arriva tra mezz'ora.
- E se arriva in anticipo?
- Mi prendo una sbornia, immagino.
- Da terra.
Da dove vuoi.
mercoledì 1 aprile 2015
Mi dicevano: lascia l'auto
Mi dicevano: lascia l'auto e ama l'ambiente. Sai che gioia, faccio dai 100 chilometri al giorno in su e sono solo felice di obbedire al tuo richiamo.
Ero disposta a pagare di più per assecondare questo saggio consiglio e credevo che un altro mondo fosse possibile. Se mi danno la possibilità, io neanche apro il garage. Finché mi cancellarono, anzi mi tagliarono (dopo solenni proteste) i treni.
Meno Malpensa Express per tutti, anzi per noi pendolari ai quali avete sempre giustamente raccomandato: lasciate l'auto a casa.
Nel frattempo mi avete costruito strade che ogni tanto imbocco per variare: tipo la pedemontana, che a me non serve, se non negli orari di punta, quando posso permettermi di allungare i percorsi pur di sfuggire a code cosmiche e navigare quasi solitaria. Ma se la affronto la sera, mi sento un navigante disperso. Pochissime macchine, sotto le stelle divertite.
Mi dite: lascia a casa l'auto.
Poi mi tagliate i treni e mi offrite nuove strade.
Ero disposta a pagare di più per assecondare questo saggio consiglio e credevo che un altro mondo fosse possibile. Se mi danno la possibilità, io neanche apro il garage. Finché mi cancellarono, anzi mi tagliarono (dopo solenni proteste) i treni.
Meno Malpensa Express per tutti, anzi per noi pendolari ai quali avete sempre giustamente raccomandato: lasciate l'auto a casa.
Nel frattempo mi avete costruito strade che ogni tanto imbocco per variare: tipo la pedemontana, che a me non serve, se non negli orari di punta, quando posso permettermi di allungare i percorsi pur di sfuggire a code cosmiche e navigare quasi solitaria. Ma se la affronto la sera, mi sento un navigante disperso. Pochissime macchine, sotto le stelle divertite.
Mi dite: lascia a casa l'auto.
Poi mi tagliate i treni e mi offrite nuove strade.
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sabato 7 febbraio 2015
Don't touch my Train (e firmate)
La mia città non è capitale di nulla, né capoluogo: ha "solo" 80mila abitanti e una gran voglia di fare, che la crisi non placa.
Il passato può apparire distante, anche se non mi sembra mai superfluo ricordare che l'aeroporto di Malpensa, l'abbiamo fondato noi, i nostri industriali con i nostri operai. Ma guardo il presente, il futuro. I pendolari del lavoro, dello studio, della cultura: gente che cortesemente prestiamo a Milano.
Per questo ho firmato la petizione contro la soppressione del Malpensa Express a Busto Arsizio e sono felice del tam tam, e che si firmi pure in biblioteca. Di solito siamo così silenziosi, brontoloni sotto tono.
Ma adesso no.
Don't touch my Train, non per orticellismo, ma perché noi abbiamo dato e diamo tanto. Perché se sfrecciate, cari treni, è anche per merito nostro. Quindi fermatevi e lasciateci salire, grazie. Anche perché il grazie, ce lo meritiamo noi.
Il passato può apparire distante, anche se non mi sembra mai superfluo ricordare che l'aeroporto di Malpensa, l'abbiamo fondato noi, i nostri industriali con i nostri operai. Ma guardo il presente, il futuro. I pendolari del lavoro, dello studio, della cultura: gente che cortesemente prestiamo a Milano.
Per questo ho firmato la petizione contro la soppressione del Malpensa Express a Busto Arsizio e sono felice del tam tam, e che si firmi pure in biblioteca. Di solito siamo così silenziosi, brontoloni sotto tono.
Ma adesso no.
Don't touch my Train, non per orticellismo, ma perché noi abbiamo dato e diamo tanto. Perché se sfrecciate, cari treni, è anche per merito nostro. Quindi fermatevi e lasciateci salire, grazie. Anche perché il grazie, ce lo meritiamo noi.
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