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sabato 23 maggio 2020

Il ponte tra le vite

Tutte queste mie vite, posate sulle terra e scompigliate da brezze o uragani, mi piace pensarle così. Unite da un ponte, come quello rinato nella mia cara Dundee.

Il ponte tra le vite. Tiene insieme lembi di speranze e lacrime, con un morbido disegno. E questa sua bellezza è come un pegno, una promessa che qualcuno avrà afferrato una matita e l'avrà immaginato proprio così. Dolcemente posato a unire tutte queste mie vite.

domenica 28 aprile 2019

Perdere lo stupore dei pinguini

I pinguini, li ho, li abbiamo conosciuti 117 anni fa. Non conosco un’introduzione a queste bestiole così capace di farmeli quasi accarezzare.

La curiosità li attirava verso la nave… ci fissavano con gli occhi spalancati dallo stupore.

Sono parole del capitano Robert Falcon Scott, all’arrivo in Antartide sulla Discovery. La nave che ancora oggi si può visitare a Dundee, fiera accanto al nuovo museo V&A che vi si è affiancato con grazia.

I pinguini erano così fiduciosi che fecero festa ai cani, con pessimi risultati su cui sorvolo. Ma c’è un’altra osservazione che non li riguarda e non mi fa meno male. Subito i marinai abbatterono le foche che riposavano lì attorno. Mi procura dolore soprattutto il motivo per cui ci riuscivano: erano fiduciose, perché non avevano alcun predatore, alcun nemico lì.

Fino a quel momento.

Queste scene e un’altra di cui vi parlerò, mi tornano in mente udendo la notizia di questi giorni: lo scioglimento precoce del ghiaccio, in Antartide, che ha portato alla morte per annegamento di migliaia di giovani pinguini imperatore. Un fatto di tre anni fa, riportato oggi con mestizia dalla British Antarctic Survey, con conseguente sparizione della colonia.

Penso a quelle bestiole che spariscono, inconsapevoli, forse con un’ombra di tragico stupore. Tutto aveva un proprio corso, le stagioni venivano accolte con fiducia. Fiducia come quella mostrata da quelle foche.

Ma c’è l’altro episodio che sento di dover citare, come sto facendo da oltre quindici anni nelle scuole. Da quando, cioè, vado a parlare del capitano Scott e della sua seconda missione mirata non solo ad esplorare l’Antartide, bensì ad arrivare al Polo Sud. Cosa che non avvenne, perché Amundsen piantò la bandiera per primo. Ai ragazzi, come poi feci nel mio libro, amo portare l’esempio, il coraggio, l’umanità di Scott. Che, per inciso, si sottraeva alla vista del sangue delle foche, perché non sopportava la crudeltà verso gli animali. http://www.nomosedizioni.it/limportanzadiesseresecondi

Ma c’è un coraggio nel coraggio: quello di Cherry-Garrard, Wilson e Bowers, che – mentre tutti aspettavano il momento propizio per partire con la spedizione verso il Polo – fecero un’insolita gita nell’inverno antartico. Andarono in cerca delle uova dei pinguini imperatore. Rischiarono ripetutamente di perire, al gelo e al buio, sfiorando dirupi e altri pericoli. Ma ce la fecero.

Solo Cherry-Garrard (che raccontò tutto ne “Il peggior viaggio del mondo”) poté tornare in patria, perché Bowers e Wilson morirono con il capitano e il resto della squadra (Evans e Oates) di ritorno dal Polo.

L’esploratore cercò di consegnare le uova in un museo britannico (e non fu impresa facile): avevano messo in pericolo le proprie vite non per una bravata, ma per aiutare la scienza a studiare questa specie. Per il bene del nostro pianeta.

Quanto suonano amari questi sacrifici oggi.

Lo stupore dei pinguini è scomparso con loro, in quella colonia. E noi stiamo qui a scannarci spesso in partigianerie (l’ultima di moda, pro e contro Greta).

Come se avessimo ancora fiducia, in qualche colpo di scena del pianeta dilaniato.

In noi, è difficile averla. Il ghiaccio si sta sciogliendo sotto i nostri piedi e chissà se basterà saper nuotare. Intanto abbiamo già perso qualcosa di irrecuperabile, in quelle bestiole e in tante altre, di cui abbiamo tradito la fiducia.



giovedì 13 settembre 2018

V&A - Dundee direction (1)

I would like to start... from the start. I've been in Dundee so many times. Six, I think. Every time, I could perceive something different. Worry, hope, plans. I come from Italy, from a textile town. That's why I probably feel I'm so close to a city, who had to wonder once: where am I going? 

Last time before now it was on 17th September 2014. I was in Scotland to cover indyref and I reached Dundee the last day. My friends warned us: there are some works near Discovery.

Well, some works... what it looks like now!

Some places I used to know, disappeared. Some are here or they are approaching.And there is The One: the V&A Museum. Well, I'll be soon talking about it, but today I must watch it from this point of view: the Discovery and the ship Captain Scott launched towards a new future.

Were they scared? Of course they were, I guess, but their passion was stronger. Now, this museum shows me the direction we can follow: to keep the past in order to look for the future. Captain Scott's ship and the small boat it offers, they show true nature of this museum, which is opening on Saturday 15th September.

To strive, to seek, to find, to find and not to yield, like in Tennison's Ulysses.


This is the direction. 

By the accident or by design, as I heard on Bbc today about another subject?

By design, of course. Let's come in!

https://www.vam.ac.uk/dundee

http://www.nomosedizioni.it/limportanzadiesseresecondi




Vorrei cominciare... dall'inizio. Da Dundee, dove sono stata diverse volte. Sei, penso. L'ultima, prima di questa, al referendum per l'indipendenza. I nostri amici che ci avvisano: ci sono dei lavori, vicino al museo del capitano Scott, il Discovery Point?

Lavori? Qui è scomparso tanto, ma qualcosa è apparso.

Compreso "lui", il Victoria and Albert Museum. Prima di entrare, lo osservo dalla nave del capitano Scott, quella che lo portò la prima volta in  Antartide, e la scialuppa a bordo. Da dove più di un secolo fa Scott e la sua squadra iniziarono la prima spedizione.

Erano impauriti? Chiaro, ma appassionati.

"To strive, to seek, to find, to find and not to yield". Come nell'Ulisse di Tennyson.

Prima di entrare nel museo del design di Dundee, risento dentro di me queste parole. E alcune più recenti della Bbc che di altro parlavano. Mi è rimasta dentro quell'espressione: by accidenti or by design, per caso o per progetto.

Per progetto, naturalmente. Anzi by design.

Allora presto entriamo. 

mercoledì 3 maggio 2017

Notte e come una yes city

Sarà questa serata che voleva parlare di primavera, ma poi si trova a raccontare altro e si perde persino tra le strade di settembre. Mi arrampico sopra Dundee per prendere le distanze. Sono trascorsi quasi tre anni e io sono con amici cari. Una accanto a me da tantissimi anni, gli altri scoperti proprio lì, in terra di Scozia, e mai più lasciati.

Abbiamo discusso di referendum, di matrimoni scozzesi e persino della mia noiosa tosse. Di come cambia Dundee. Ma chissà se questa sua propensione  perigliosa al cambiamento, sempre, mi abbia contagiata oppure se ci siamo trovate sulla stessa strada. Ma poi, perché domandarsi troppe cose.

Diciamo la verità, che mi manchi, Dundee. Sei la prima città di Scozia che ho visitato e prima ancora avevo scritto storie su di te, senza averti neanche accarezzato. Mi hai preso sulla ginocchia e mi hai spiegato: di' qualche no di più, ma mai a te stessa.

Sarà per questo motivo che rivedo le tue luci stasera e dalla collina ti ammiro, con buoni amici e il sapore del mio whisky sul palato.

Come una yes city, vorrei vivere.

Notte e come una yes city. 

domenica 18 settembre 2016

La Scozia e chi è diviso (indyref and who is split)

Tre bandiere, più o meno unite. Riguardo questa immagine scattata due anni fa, e proprio a Dundee, la yes city. La mia città più amata in Scozia, per chissà quale sortilegio, quella che vota sì al referendum sull'indipendenza scozzese e intanto ribalta tutto attorno al fiume Tay per ridisegnarsi un futuro. Quella che di cambiare proprio non sembra avere un briciolo di paura.

Le bandiere e un mondo


Tutto si era già consumato e quelle bandiere sprigionavano un mondo. Dundee, come altri luoghi, aveva dichiarato di voler lasciare il Regno Unito e non nascondeva invece il feeling con l'Europa. Era già il 20 settembre, in mezzo il voto, il verdetto e la pace del Loch Shiel, che cullava il ricordo del Bonnie Prince Charlie con l'ultimo tentativo di indipendenza in battaglia.

Mi ricordo l'atmosfera del 18 settembre a Edimburgo. Dove avrebbe vinto garbatamente il no all'uscita dall'Uk, ma accidenti che fatica trovarne mezzo, di no voter. L'aria pungente, come l'attesa, e la notte che non finiva mai. Nessun timore di addormentarsi e perdere il più bello: nei pub un grido o il silenzio avrebbero tirato fuori dai sogni.

Tuttavia, un altro aspetto è stampato nella mia memoria. L'atteggiamento ironico, se non peggio, della maggior parte degli italiani sull'indyref. Nell'epoca in cui sappiamo tutto, senza conoscere nulla, leggevo fior di sentenze. Mica nascondo la mia simpatia per un "yes", dopo aver letto tanto e non abbastanza negli anni, dopo aver conosciuto amici meravigliosi con idee molto differenti, ma io volevo andare per essere parte e per capire.

Ne sono uscita frastornata comunque. Su una costa deliziosi amici a festeggiare il "no". Sull'altra, una famiglia speciale per me, formulava due voti opposti, con lieve predominio per il "sì".

La fiammata e la divisione


Che cos'è successo nel frattempo? Brexit. E anche qui, quante ne ho sentite. Roba che per un attimo mi dimentico dove batte il mio cuore. Io adoro la Scozia e per anni sono andata nelle scuole a parlare con entusiasmo dell'Europa.

Adesso, quest'ultimo entusiasmo si è spento. Non ho altre soluzioni valide, lo ammetto, ma sono così delusa e distante. E che ne so io, di come lo vivono altri Paesi? Delle ragioni dietro un voto? I vecchi hanno scippato l'avvenire dei giovani? E questi perché non sono andati in massa a difenderlo votando?

L'unica fiammata è stata quella dell'ipotesi di un bis per l'indyref, considerato appunto il legame più saldo della Scozia con l'Europa.

Oggi, a due anni dal referendum, leggo lo Scotsman che afferma quanto siano ancora divisi gli scozzesi, anche se cresce chi voterebbe l'addio all'Inghilterra.

Split. Chi è diviso? Who is split?

Molti, se non tutti, di noi che inneggiano a mondi senza confini e hanno un cancello alto e supertecnologico. Che in fatto di muri, nella nostra vita, non siamo secondai nessuno. E che due anni fa ridevano di una nazione come la Scozia che voleva decidere del proprio destino in base a quattro, arraffate conoscenze. Come quelle su Inghilterra e Brexit.

siamo sempre divisi, è l'amara realtà.

Pagina di storia


Intanto chi la dimentica quella giornata, quella pagina di storia. Se chiudo gli occhi, a Edimburgo rivedo soprattutto una donna bardata di "yes". Il suo ardore, le sue paure (a partire da quella di perdere il posto), la sua passione quando parlava dei poveri e dei giovani, di assistenza sanitaria e di contributo alla pace. Argomenti, che sulle brillanti conversazioni nei social, quando parliamo del voto degli altri, vedo proprio abbondare.

chissà dove sei tu, e i tuoi sogni. Secondo me, cara, da qualche parte ci sono ancora.

http://neicassettidimalu.blogspot.it/2015/09/la-lunga-notte-di-edimburgo-1-un-anno.html

giovedì 3 marzo 2016

I would like to be as brave as Dundee

Now more than ever. I know why I've always loved Dundee. It's just as if it were in my blood, in my soul. Admiration, envy, love: call it as you like.

I would live to be as brave as Dundee.

Say yes, while other people  whisper no. 

Look at my soul like a waterfront and say: ok, I'll pull down everything and build a new life. Feel lost and say: ok, I'll discover something new, so new that I could find myself again.

I would like to be as brave as Dundee. And start again.

giovedì 3 dicembre 2015

Glen Clova, I'm living

Guess I'm back in Glen Clova. I had a wonderful dinner with some friends and the evening is beautiful, shouting life.

It could be perfection, just a tooth is hurting, but whisky is healing that pain.

I can feel I'm back in Glen Clova. Scotland is healing me, even if I don't ask any mercy, 'cause I don't deserve it. I love silent hills. I love this kind of peace. I love my friends.

Dundee is so close and it's offering its lights. Kirriemuir is so close and it's offering Peter Pan's story.

Glen Clova, I don't know when I'll meet you again.  I just know I'm living, even if it could be a dream.


domenica 20 settembre 2015

Dundee the brave - indyref on the road (one year later)

DUNDEE THE BRAVE
“Dundee sarà un campo di battaglia chiave per il referendum” Alistair Darling, 16 luglio 2014
(Dundee is a, the yes city. A city involved in changing, ever and ever. Or able to seize the moment, as Brian Cox said?)

20 settembre 2014 - Arriviamo a Dundee. Una sera indimenticabile

Chi arriva, come me, a Dundee dopo qualche anno di assenza, è candidato a perdersi. Ringrazio l’allerta data dagli amici e la stella polare Discovery Point. Grazie al museo dedicato al capitano Scott e ai suoi uomini riesco a convincermi di non essere finita nella città sbagliata e trovo il posteggio, per poi contemplare in pace lo spettacolo del fiume Tay. Dove sventolano ancora insieme la bandiera del Regno Unito e quella di Sant’Andrea. Nonostante siamo nella Yes City.

GLI ULTIMI PASSI
Sono volati più di 200 chilometri, prima restando tra gli scorci più selvaggi, poi ammorbidendoci con i prati che alternano verde e giallo, mucche e pecore. Una tappa nella meravigliosa cornice di Blair Castle, la cui storia inizia ottocento anni fa.  Una tappa casuale, perché nel tour de force volevo anche mostrare e rivivere un castello diverso, ancora scaldato dal cuore di una famiglia. Ma poi, mi ricordano che qui non solo è passato Bonnie Prince Charlie: questa è stata proprio una tappa del principe, scendendo da Glenfinnan, come noi.
E’ come se avessimo condiviso un tratto di strada, ma ora dobbiamo separarci: mi aspetta il futuro.  Saluto il Perthshire e ripasso il risultato qui: Perth e Kinross, il no al 60,19%.
Mancano poche miglia a Dundee, la città del sì, la prima che incontrai in Scozia quasi vent’anni fa, quando costrinsi la truppa di amici a trascorrere la prima notte qui. Se richiudo gli occhi, rivedo la pioggia battente, la visita al Mercantile per bere una birra e stupirsi, da turisti italiani alle prime armi, della repentina chiusura del pub. Quindi la raccomandazione dell’albergatore la mattina dopo: andate a vedere il museo sul capitano Robert Falcon Scott. Noi a dargli retta, nonostante friggessimo per correre su, nella Scozia delle Highlands e dei sogni: invece, io rimasi ancorata a quel sogno stupendo del Polo Sud.
Dovrei conoscerla a menadito, Dundee, e rimiro il messaggio  dei miei amici, quell’avvertimento composto su una deviazione per lavori. Qualche piccolo cantiere anche qui, avevo pensato. Alla faccia.
Tutto attorno, il vuoto che sta per diventare pieno. Dall’albergo alla stazione, è scomparso un mondo e ne sta sorgendo uno nuovo. Si tratta del cosiddetto progetto “Dundee Waterfront” che una adorabile Dundonian mi ha spiegato nella sua filosofia: riportare la città – 148mila abitanti, un passato nel segno delle tre “j” iuta, giornalismo e marmellata e un presente tecnologico e turistico – alla propria sorgente. In modo fisico e metaforico, più vicino al fiume che da tutti può essere visto, come la cortina di edifici storici si ripresenta con orgoglio.
Tra pochi mesi, mi riperderei ancora se va tutto in porto. Il cuore di questo progetto è il “V&A museo di design”, firmato dall’archistar giapponese KengoKuma. Un progetto che sul sito internet è definito “coraggioso e ambizioso£ e sarà il primo museo del design costruito sì nel Regno Unito ma fuori Londra. L’idea di un salotto in questa fiera metropoli scozzese, piace molto. Anche agli investitori, a giudicare dal fermento e dai soldi che si stanno scommettendo dopo il lancio ufficiale nell’aprile 2014.  I consulenti di Drivers Jonas (ora sotto Deloitte Real Estate) hanno stimato che una volta completamente terminato il Central Waterfront offrirà qualcosa come 5mila posti di lavoro.
Cambiare sempre, cambiare ancora. Penso alla fedeltà di Dundee a se stessa, proprio nel voler imprimere svolte anche in tempi sospetti, duri. Abituata alle batoste, da quella plateale quando costruì il ponte dei record nel 1879 e poco tempo dopo il crollo durante una bufera costò la vita a sessanta persone. Quei pilastri sono rimasti lì a testimoniare il disastro e la ricostruzione.
A Dundee c’è sempre da ricostruire.

YES CITY
Alistair Darling lo dichiara il 19  luglio, con sondaggi dal sapore ancora svogliati: Dundee sarà un campo di battaglia chiave per il referendum. Salmond l’ha dichiarata una “yes city”, ma il leader di Better Together cerca di contrattaccare in un’apparizione proprio sulle rive del Tay, dove sta cambiando il mondo: “Sono fiducioso che possiamo vincere e vincere bene”. E aggiunge: la gente sa da dove arriva il lavoro, dal Regno Unito”. Il riferimento è anche a questo museo che cambierà la vita della città, come a mettere in guardia. Ciò, a quanto pare, funziona ad Aberdeen, con il petrolio.
Qui, niente da fare. Nella notte più lunga, la città sarà la prima a scandire il suo yes: 57%, vale a dire 53.620 persone, contro 39.880 che si sono pronunciate per il no. Hanno partecipato il 79% degli elettori e 92 schede sono state respinte.
Così troviamo personaggi come Brian Cox, l’attore che è anche rettore dell’università, con il cuore spezzato a metà: demoralizzato per l’esito generale, carico per la risposta della sua città. Brian: me lo ricordo nella magistrale interpretazione di re Enrico II, già, il temibile e astuto monarca inglese (anche se non abbastanza da governare la moglie Eleonora e i figli, con la macchia del tradimento sempre sui Plantageneti) che con la Scozia alzò la voce, ma imparò anche a trattare. E’ anche rettore dell’Università di Dundee, una delle più frizzanti, che danno un piglio giovane e irresistibile alla città.
Seize the moment: cogli l’attimo. Il suo discorso di questa Hollywood star – come lo definisce il Courier con fierezza – resta in tutta la sua bellezza, invita ad abbattere gli steccati dei partiti e a cavalcare un momento storico. “E’ sempre più chiaro – enuncia nel comizio – che Westminster non lavora per il bene del popolo scozzese. Il 70% delle persone detiene solo il 25% della ricchezza”.
L’ingiustizia sociale, quella che la yes city non digerisce. La città che ha creato navi capaci di andare nei punti più lontani del mondo, come l’Antartide, sotto bandiera britannica. E che oggi ospita sia la Discovery appunto sia la Unicorn, fregata di 46 cannoni, costruita per la Royal Navy: una delle sei più vecchie navi del mondo.

Ricominciare, cosa vuoi che importi ricominciare a Dundee, che dalla iuta è passata alla tecnologia e al turismo. Il turismo... Prima di correre al bed and breakfast a lasciare i bagagli, incontriamo un’amica che ci crede e crea meravigliosi percorsi culturali. Ci porta a bere un caffè al Malmaison, ora affacciato su una terra in fermento oltre che sul fiume Tay. Ha 120 anni e una scala in ferro battuto da sogno: restaurato, è diventato l’hotel numero 13 della catena Malmaison.
Tutto sembra immenso qui, ma fuori vediamo uno spettacolo delizioso: ragazze e donne poi di ogni età che bevono, ridono e scherzano con buffi occhiali. Un travestimento festoso, che significa un addio a un nubilato, spiega la nostra amica. Lei è un’accesa sostenitrice del sì e non sa darsi pace: “Potevamo cambiare. Dundee è sempre stata più radicale, è vero. Ma soprattutto ha il coraggio di cambiare”.
Sono le ultime ore a Dundee, in Scozia. Non ci posso credere che abbiamo divorato miglia e giorni così. Ripenso ai volti, ai commenti, alle storie. I luoghi che parlano non meno intensamente.
L’ultima sera è con una famiglia speciale: che si è divisa nel voto, ma chi ha optato per il no, l’ha fatto convinto che le promesse di Cameron debbano avverarsi, che lui si sia spinto troppo in là. Altrimenti, gli presenteranno il conto.
Siamo a cena in un ristorante, dove incrociamo il banchetto di un matrimonio. C’è un’euforia che sembra cancellare ogni delusione delle ore precedenti. E tanta eleganza, sana e spontanea. La sposa si lascia fotografare con noi, accettando felice l’invito tra la folla.
Quanti kilt, osserviamo. Uomini adulti e giovani come in una processione che si scioglie dopo la compostezza del rito: l’abito prezioso che contraddistingue, che offre identità a una persona, a una famiglia. Chi se ne frega se affermano – attirandosi fior di dispute – che l’abbia inventato un inglese: nelle Highlands la tradizione era già seminata in tempi non sospetti, è la replica che viaggia in rete e negli articoli.
Mentre parliamo ancora di referendum, brindando con il vino ai nostri due Paesi, io guardo questo elemento di riconoscimento di un popolo e mi commuove che oggi abbia il suo ruolo nei momenti di festa, o ufficiali.  Un tempo, era quasi un kit di sopravvivenza: un tessuto che si poteva usare di notte in modo differente, come coperta per far fronte al freddo delle ore più buie. I reggimenti delle Highlands lo scelgono e lo fanno amare anche a Sud del confine. Matrimoni, i giochi ufficiali, le danze celtiche: un momento in cui essere eleganti, essere se stessi e ricordare a chi si appartiene.
Ho chiuso gli occhi: pensa in Italia uno che dice “Vado a votare”  mettendo l’abito più bello, magari quello del matrimonio. Si vede che è sera e ho voglia di sognare. Forse è meglio scegliere il posto adatto per farlo.
LA CITTA’ DELLA LUCE
Ci vuole sempre un istante solenne quando ci si congeda dagli amici. Girare per Dundee è tutto tranne che facile, persino la notte, con le deviazioni impartite a ripetizione.
Ma c’è un modo per abbracciarla interamente: si chiama Dundee Law. Quest’ultima parola è gaelica, non inglese: non c’entra con la legge, bensì significa collina. Siamo a 174 metri sul mare e c’è un memoriale dedicato ai caduti delle guerre.

Lo spazio di manovra qui è minimo e non possiamo sostare a lungo, ma è una sera meravigliosa per cui salire e divorare il panorama con gli occhi. Limpido, il cielo, che spesso viene percosso dal vento a Dundee. Sembra una piccola Los Angeles, la città delle luci, della vita, cantata dai Doors.
Ma non è la canzone con cui chiudo il viaggio, perché questa notte è già sospinta verso il domani. Verso il ritorno a Edimburgo, passando dalle infinite campagne e salutando l’ormai imminente Ryder Cup dai cui cartelli si viene tempestati. Verso la partenza per l’Italia.
Verso il futuro della Scozia e del Regno Unito, di ogni nazione e di ogni angolo di terra, comunque si chiamino o si chiameranno un giorno.
La canzone
- WHEN TOMORROW COMES – Eurythmics
Annie Lennox e David A. Stewart: lei scozzese, lui inglese. Una miscela esplosiva ed elegante per la musica britannica, che conquista i fans di tutto il mondo.
Impegnata in molte cause umanitarie, Annie – ragazza di Aberdeen - non si tira indietro sulla questione referendaria, ma va con i piedi di piombo: né giocatrice d’azzardo, né veggente, crede che si tratti di una questione troppo complessa, da soppesare cautamente. Quando posta su Facebook l’Union Jack, si scatenerà il putiferio, ma lei replicherà: “Non c’erano messaggi nascosti, io neanche posso votare non risiedendo lì, spetta solo al popolo scozzese scegliere”.
Andrà giù più pesante cogliendo i sospiri postreferendari:  “Basta con i sentimenti anti inglesi, crescete”.
Il bello di questa canzone che vuole essere d’amore, ma di un amore mai stretto nei confini, è quanto ci sentiamo piccoli nell’universo. E’ che c’è qualcosa di eterno, e lo ricordano le stelle con la loro luce proveniente da milioni di anni. Quelle stelle che sulle Highlands hanno un sorriso magnetico e che sulle città di Scozia impallidiscono di fronte alle luci artificiali sempre più vivaci.
In queste note d’amore è racchiusa la promessa, per quando il futuro arriverà: esserci, sempre; essere la persona (o il popolo) che fa la differenza, che aspetta, che abbraccia chi appare fragile come un bambino.
Essere la persona su cui si può contare. Quando il domani arriverà, non sarà con un referendum, sarà anche solo rimanendo fedeli a se stessi. E quel “solo” sta già stretto come una frontiera.
C’è un sì che si può pronunciare, sempre, ed è quello che permette di stare accanto all’altro, in questo mondo pericoloso.
Aspettando il domani, spero che chi ha detto no, aiuti a ricucire con quella gentilezza, quell’attenzione all’altro che sono squisitamente scozzesi. E chi ha scritto sì, continui a metterlo in pratica rimanendo leale a se stesso e alla propria storia.

martedì 28 ottobre 2014

Chi è più vecchio di un hotel

Forse dieci anni fa. Non vorrei mettermi a contare, ma un evento preciso mi inchioda a un anno. E io devo rigenerarmi a Dundee.

Fuga in Scozia dall'Inghilterra grazie a mia sorella. Puntiamo sull'Hilton, c'è pure una dipendente italiana a farci sorridere. Ma il bello è che l'albergo danza sul Tay. Il mio fiume lo accarezza e poi si dedica a giochi di luce. L'aperitivo con gli amici scozzesi, la notte su uno scenario più grigio, il mattino che coccola gli ultimi sogni con i riflessi.

Non è passato un secolo, ma l'albergo non c'è più. Dundee è un fermento, macerie per fare strada ai sogni. Oggi leggo che Hilton vuole tornare.

Anch'io.

lunedì 22 settembre 2014

Ripartire da Scott

La Discovery, dopo una decina di anni.  Tutto attorno, il mondo ha fretta di cambiare a Dundee. Ma su questa nave no. C'è un fermento incoraggiante, tra tutti colgo quell'impegno di un gruppo di bambini per sostenere un gioiello di storia e morale. Vorrei conoscerli tutti, congratularmi con loro e gli insegnanti.

La nave adottata dai piccoli sia per loro benedizione, per lavorare per il bene, non solo per le medaglie



Ogni angolo mi riporta al viaggio verso l'Antartide e dentro di me. Ripartire da Scott,da questo punto per una nuova esplorazione. E capire che anche se la meta sembra differente, la bussola deve restare quel desiderio di spingersi oltre, rimanendo fedele all'umanità.

http://www.nomosedizioni.it/catalogo.php?b=12NMS412

sabato 20 settembre 2014

Notte nella città della luce

Lasciare la ricchezza semplice delle Highlands: protesto come una bambina.

Ma appena si lascia intravedere il cartello, non me ne ricordo più. Dundee. Mi stordisce ancora con la frenesia, che le fa buttare giù edifici verso il fiume per rinascere ancora una volta. Che folle sei: vuoi vedere che è per questo che ci vogliamo bene.

Così mi fai scoprire una nuova amica, una creatura innamorata della storia. Oggi apprendo dalla Kabbalah che è il giorno giusto per accogliere nuove anime.

Ma poi i vecchi amici. Che ti abbracciano, ti viziano, ti danno una preziosa raccomandazione, poi ti portano su una collina, dove le luci danzano in armonia con le stelle.

Se allunghi una mano, puoi toccarla, Dundee la città delle luci, che osa cambiare.

Notte nella città delle luci, della luce.

domenica 14 settembre 2014

Il vento per decidere

Nella mia Dundee i sostenitori di indipendenza della Scozia e unione sfilano, si sfiorano, qualche beep nel video non mi impensierisce.

C'è in ballo molto, c'è in ballo tutto, se si guarda indietro nella storia e poi avanti ancora.

Nella mia Dundee il cielo mi sembra sempre blu e loro si vantano di avere meno pioggia rispetto alla media. C'è il vento che regola tutto e libera i pensieri, che sa scompigliare e pettinare insieme. Non ti lascia in pace, ma ti rischiara.

Ci vorrebbe il vento in ogni vita, mentre dobbiamo prendere una decisione.

mercoledì 7 maggio 2014

The Good samaritan and the bridge

Non so cosa sia accaduto in quei momenti sul ponte del Tay chiuso, a Dundee: l'articolo scorre rispettoso sfiorando. Mi piace una espressione antica: un buon samaritano, che ha parlato con il giovane in difficoltà prima che arrivasse la polizia, o così pare.

Una persona che si è presa la briga di fermarsi e capire cosa potesse fare per uno sconosciuto, su un ponte ardito ed esposto al varco immenso della natura. Per cinque minuti, lunghissimi. Due persone che si trovano,mentre molte altre sono alle estremità del ponte improvvisamente irraggiungibili.

Un piccolo episodio, tracciato con delicatezza dal Courier, neanche isolato. Che mi fa pensare alla mutevole natura dei ponti, nati per unire ma anche simboli del nostro limite. E alla gioia di incontrare un buon samaritano.

sabato 28 dicembre 2013

Il ponte, il pianto e il cerchio pieno

Seguo grazie a @scotiaheritage la cerimonia in ricordo del disastro del Tay Bridge. Sono legata al capolavoro di John Prebble, The high girders, anche se altre ricostruzioni sono state preziose negli anni.

In quelle pagine rivedo una cronaca profonda: quella che ti trasmette la ricerca della verità, con rispetto, affetto per le persone. Senza affidarsi ad aggettivi in più, senza svuotare la sostanza della tragedia.

Il 28 dicembre 1879 il centro del ponte ferroviario di Dundee, meraviglia dell'ingegno umano, si sbriciolò. Scomparve un treno, se ne andarono 75 tra uomini, donne e bambini.

Una scena drammatica che anticipa l'orrore, è la corsa dei ferrovieri (dopo il silenzio protratto dal convoglio) verso il ponte, inghiottito dalla nebbia, un uomo salvato dal precipizio che si è creato grazie alla pietosa comparsa della luna.

Ma non c'è scena che mi comunichi il dolore e la devozione più del riconoscimento di Robert Watson, un uomo buono che viaggiava con i bimbi. Un uomo che si prodigava per gli altri, come una goccia seguita dall'altra con naturalezza. Voleva molto bene al fratello cieco e aiutava l'Istituto dei non vedenti di Dundee.

Quando il corpo di Robert fu trovato e mostrato ai suoi cari - racconta John Prebble - vennero i suoi quattro fratelli. Sollevato il coperchio della bara, tre di loro videro la sua espressione di sofferenza e non si avvicinarono, sconvolti. Solo quello che non poteva vedere, si fece avanti, si inginocchiò e sfiorò con dolcezza il suo volto,

Prima di piangere, disse: è Rabbie.

Una scena che diventa universale, terribile e consolatrice, perché in qualche modo, oltre il dolore e la morte, si vede un cerchio pieno, che continua a rigenerarsi: quello di un cuore grande come Robert Watson.

venerdì 16 marzo 2012

Scott - l'eroismo di Oates

La data aleggia incerta, ma il capitano Scott è quasi convinto che sia quella giusta. Il 16 marzo, nella crudele indifferenza della natura in Antartide, a Lawrence Oates accade ciò che aveva sperato non avvenisse: si svegliò.

Aveva pregato di non farlo, di potersi addormentare nella notte e liberare i compagni dalla sua rallentante presenza. Lui che aveva camminato nonostante umanamente non fosse più possibile. Ma c'è un tempo per fermarsi e lui aveva sperato che il Cielo gli venisse in soccorso, portandolo via nel momento del sonno e levandolo da quella terra ormai inospitale.

Pensa a sua madre, Oates. Pensa al suo esercito: sarà orgoglioso di lui. Non si era mai lasciato sfuggire un lamento, e anche quando ha rivelato le condizioni ai suoi compagni, l'ha fatto senza commiserarsi. A brave soul. Da poor a brave, poor nel dolore, brave nella reazione.

Fuori infuria il blizzard e Oates sa cosa fare. Il cielo non l'ha portato via, lui si rivolgerà a quella terra che pure l'ha ferito e martoriato. Si rivolge ai compagni, che invano aveva implorato: lasciatemi qui, a morire nel mio sacco a pelo.

Non è più una supplica, bensì un annuncio: esco e potrei stare fuori per un po'.

Impietriti, loro sanno cosa sta facendo. Invano, tentano di dissuaderlo.

La fine non è lontana, scrive Scott. Oates, l'eroe Oates, le è andato incontro a testa alta.

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