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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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sabato 31 luglio 2021

Dialoghi reali - Oltre il mio controllo (sconosciuti fratelli)

 A caccia di un parcheggio, blandamente, rallento per far attraversare uno sconosciuto. Il tempo di guardarlo meglio e non posso farne a meno: è oltre il mio controllo.

Riparto, con lentezza, abbasso il finestrino e lo chiamo.

- Signore! 

- Sì?

- Lei è un mito. 

Indeciso se potersi prendere rapidamente questo attributo oppure ritenere che il caldo mi stia colpendo, l'uomo chiede: «Perché?».

Io neanche rispondo, a voce. Indico la sua maglietta: Kiss, la copertina di Dynasty, 1979.

Non c'è più bisogno di parole, né di maschere. Lui mi risponde con il segno del pollice.

Riparto, serena. Gli sconosciuti fanno in fretta a diventare fratelli, grazie rock.

martedì 2 luglio 2019

Tornerò in qualche modo

Il tempo sta scivolando via, ma la fine della strada, non la vedo mai. Forse perché ho gli occhi chiusi, ascoltando la mia musica.

Qual è la mia musica? Quella che mi ha tenuta straordinariamente viva, fin da bambina. Quella che ho detestato, persino, in alcuni momenti. Soprattutto, quella che quando avevo poco più di dieci anni, per caso, mi ha preso per mano e mi ha condotto in un universo strano, stranissimo. Abbagliava di colori, ma sotto era così sincero.

I miei compagni di scuola mi regalavano "Unmasked": l'inizio della fine. Io, che neanche potevo truccarmi molto per allergie varie, mi trovavo catapultata in un mondo sempre più ampio e accogliente.

Sono stata a diversi concerti dei Kiss. L'ultimo a Torino, aveva già una punta di nostalgia che però si faceva domare dalla felicità. Verona, forse il più memorabile.
No, il primo, a sedici anni, a Losanna: roba che sarei scappata di casa, se continuavano a ripetermi di no. Penso che papà l'abbia capito e per una volta ha ceduto lui… I Kiss senza trucco in Svizzera: ancora più plateali.

Perché a me quello importava: la musica e ciò che mi trasmettevano. Si può essere trasgressivi, senza stordirsi. Si può perdere la testa, con i piedi per terra. Ho seguito e seguo tanti gruppi da allora, ma i Kiss sono qualcosa di più di una band. Sono la dedizione, l'ostinazione (cercansi tutti i critici degli anni Settanta che li deridevano), sono il lavoro e il sacrificio, la parte meno visibile, non meno vera. Ciò che amo più di loro, non fa rumore e non è sgargiante.

Adesso a Milano arriva la tappa italiana dell'End of the Road e io non ci sarò. Non posso. Forse non voglio. Sono grande e voglio rimanere piccina.

Allora canto una canzone che mi ha sempre accompagnato nella vita, in particolare quando dovevo salutare qualcuno: mi ha dato forza e speranza, ogni volta. Ha più di quarant'anni e l'ha firmata Paul Stanley.

Goodbye.

Addio… è solo per adesso. Perché io tornerò, lo giuro, in qualche modo.

Certo, Paul, io sto ascoltando la musica. A occhi chiusi.

giovedì 20 settembre 2018

The Last Kiss (dica 45)

Dai su, non scherziamo. Avete sempre suonato con me sul palco della vita. L'anno scorso ero lì a Torino, consapevole del tempo che è volato, ma continua ad abbracciarci.

One last Kiss. Un ultimo bacio, distribuito nel pianeta a suon di concerti per dire che 45 anni sono tanti, tantissimi. Che si vorrebbe continuare all'infinito, ma forse bisogna fermarsi e riflettere.

Far riflettere.

Su, ex ragazzi: il rock l'ho scoperto con voi, quante volte devo ripetervelo? Ero in altri generi affaccendata, roba di cui mi ero anche vergognata. Ho visto balenare la libertà oltre la maschera e ciò mi ha dato la carica per un bel lasso di tempo.

Quarantacinque anni, per voi, quaranta per me. Con meno voce, con tanti dubbi, ma con il medesimo fremito di quando ragazzina ho detto: la ribellione è essere se stessi, costi quel che costi, nota dopo nota, assolo dopo assolo e ancora di più tutti insieme.

One last Kiss: dica 45, perché la musica è salute, salute dell'anima. Come un bacio 


giovedì 6 settembre 2018

Che ne sai (della democrazia rock)

Uno degli aspetti che mi stordiscono ancora adesso a proposito degli anni Ottanta, è quell'aria di democrazia musicale che mi avvolgeva.

Ormai avevo imboccato la strada del rock, dell'assordante lezione di vita che si scioglieva giusto a qualche sintomatica ballata, del dire no e basta come prima cosa. Eppure lasciavo filtrare dentro la mia vita note e testi ben diversi da quanto avrei dovuto tollerare.

Sarà per questo che oggi mi percuote i timpani della memoria questa canzone di Riccardo Fogli. Che ne sai, l'avrò urlato al mondo anche trecento volte: una frase perfetta da rivolgere da adolescente. E pure più tardi.

Ma oggi la maturità (termine che mi fa un po' ridere, però non ho la pazienza di cercarne altri) me lo mostra da un'altra ottica.

Che ne sai, è una rivendicazione (psico)sociale verso chi cerca di pontificare sulla tua vita. Sul mio cuore che batte come cavolo vuole, su un ricordo, su un'ombra come su un raggio di sole.

C'è persino una frase che incorono, vittima della democrazia rock.

Della mia pace dentro, tu che ne sai.

Diciamolo: anche della  mia voglia di cambiare, che ne sai.




sabato 25 agosto 2018

Notte e provando a essere liberi (grazie Gene)

Sfiorare i settanta e raccontarmi ancora questo: che si può provare a essere liberi. Il compleanno di Gene Simmons mi riporta a troppe estati indietro.

Alla prima, di qualche decennio fa, quando mi muovevo come rocker al ritmo di un disco che non avrebbe fatto furore. Ma da allora tornai indietro ed ebbi anche il coraggio di guardare avanti. Capii che puoi mascherarti sinceramente o fingere di essere te stesso, eppure hai sempre quella chance.

Provare a essere libero.

Non è detto che ci riuscirai, anzi spesso ti troverai così in gabbia da chiederti perché.

Ma ogni volta che ti sentirai dietro quelle sbarre, ti incavolerai; non sopporterai i sorrisetti di quelli che credono sia giusto, persino piacevole così. E questo è sufficiente per dirsi vivo.

Sono trascorsi quasi quarant'anni da quel primo giorno, da quando si spalancò la porta sul rock. Io suonavo al piano tenacemente Bach, ma dovevo concluderlo con qualche sacrilegio. Zampate sulla tastiera per raccontare sempre la stessa cosa, tanto pochi volevano ascoltare.

Io volevo provare a essere libera.

Ho suonato e ascoltato pezzi di pochi musicisti che stimavo. Altri, molti di più di cui non condividevo mezza filosofia di vita. Ma poco importava, di fronte a quella sensazione stupenda.

Ho versato lacrime amare, non ancora esaurite, all'addio a Eric Carr.

Ho pianto e riso al funerale di Lemmy, che mi disarmava con il suo candore. Tanti altri in mezzo, con una consapevolezza.

Nessuno nel rock se ne va mai veramente, forse persino nella vita.

Ma oggi voglio celebrare un giorno come tanti altri, così lo definisce credo il Demone dei Kiss: un altro giorno in cui provare a essere liberi.

Buon compleanno, Mr. Simmons

Notte e provando a essere liberi (grazie Gene)


martedì 10 aprile 2018

Se Richie e Jon Bon Jovi suonassero insieme ancora (un mondo migliore)

Sai cosa mi importa della Hall of Fame: sì, traguardo simpatico, ma c'è una parola magica, molto più potente. Insieme.

Ho contato i ritardi, nel rendere merito alle band. Non riesco nemmeno a scompormi vedendo "entrare" i Dire Straits solo adesso o l'esclusione pazzesca di turno. I Bon Jovi dentro, ok senza scandalizzarmi del (troppo) tempo.

Io sono sedicenne, ancora. Sono a Losanna. Questo capellone biondo qua davanti, quando si muove, che voglio vedere i Kiss. Per non parlare del batterista che con il suo ardore mi sta allontanando dalla posizione strategica appena conquistata.

Cosa mi ricordo di quel concerto quando calcolavo i minuti prima che i Bon Jovi se ne andassero via: prometto che vi compro il vostro primo disco eh, fatto, ma ora sloggiate.

Forse qualcosa che scopro solo quando l'incantesimo finisce in frantumi, quando Richie Sambora se ne va.

Insieme. Che fine ha fatto quella parola magica? Da allora, ascolto diligente Jon, l'ammiro per il suo impegno sociale, un paio di sue canzoni sono un riferimento nella mia vita.

Ma io sono ancora sedicenne oggi e li rivoglio insieme. Così quando sento che questo è accaduto, che Richie e Jon hanno suonato per una volta uniti, io credo già in un mondo migliore.

Come quando i Kiss si presentarono anche con Ace e Peter (e il cielo sa che nonostante il dolore sono convinta che la separazione fosse stata necessaria). Come quando Vince Neil ritornò dai Motley Crue. Non come quando Axl Rose si è messo a cantare per gli AcDc.

Nessuna verità o certezza, solo un bisogno. Quello di credere in un mondo migliore, in cui nella musica è possibile ciò che non riusciamo a fare nella vita. Suonare insieme, per rendere felici gli altri, forse persino noi stessi.

domenica 31 dicembre 2017

Notte e senza paura di volare (coraggioso anno)

Mi complimento per il coraggio, che fosse mio e no. Non me ne rimprovero mai, mi sgrido solo quando mi sono tirata indietro: eppure neanche so alzare la voce troppo.

Perché sono felice del coraggio, che me lo fossi data o fosse un dono puro. Ho rinunciato alle certezze, in  nome di una Certezza. Immune dai sorrisetti e dai proclami, ho camminato e ora guardo le mie scarpe impolverate.

A un concerto rock, qualcuno quasi settantenne ha osato volare. Io mi avvio a un anno importante, e non ho puntato così alto, ma forse mi è costato persino di più.

Senza paura di volare, neanche di mettermi in discussione, ma più di tutto di mettere in discussione ciò che altri mi propinavano per verità di vita.

La verità passa da una lacrima, di dolore o di gioia. Dal sudore di un concerto. Dalla capacità di rinunciare a ciò che offre false sicurezze, per ascoltare umili dogmi che non chiedono giuramenti. 

Grazie per il coraggio a chi l'ha avuto e a chi me l'ha dato. Intanto, un anno più coraggioso si sta affacciando e non mi fa paura.

Notte e senza paura di volare (coraggioso anno)


giovedì 30 novembre 2017

Notte e cosa sembrava dicembre

Sono nulla i mesi, e tutto. Novembre il peggiore, quello da chiudere in fretta. Eppure anni fa lo accoglievo come la vita.

Dicembre il profumo della festa. Persino quando Lemmy ci fece quel brutto tiro, quello definitivo. Poi ci trascinò a sorridere al suo funerale.

E mi rimane impresso quel brindisi rock chiesto e ottenuto, la voglia di suonare e suonare ancora.

Un due di picche alla morta, un asso che canta la vita. Cosa può sembrare dicembre, e ogni mese, e tutta la vita ancora.

Notte e cosa sembrava dicembre.

Ed era quel ribellarsi lì

Mentre sono diligente, mi tempesta la mente una canzone. Non una delle più memorabili della mia lunga colonna sonora, eppure si impossessa di me, peggio di un'epifania di Joyce. 

Così frugo tra gli album rock, che bello quando si chiamavano così, album: contenevano canzoni e immagini del cuore. Ero apparentemente diligente, ma mi ribellavo ogni giorno. Non avendo una gran voce, lo facevo senza disturbare. Sembra una contraddizione, spaccare i cocci degli altri però non mi è mai interessato.

Volevo mettere in discussione me, per farmi volare più lontano: come quando a una festa afferri il protagonista e lo lanci nell'aria.

Era quel ribellarmi lì, a base di musica e no scanditi con gli occhi e con i gesti, che mi faceva essere libera.

Ed è quel ribellarmi lì che mi scorre ancora nelle vene.

lunedì 16 ottobre 2017

Non c'è un'ora rock

Non c'è un'ora rock, una che richieda più volume o più gradi. L'ora rock è sottile e corre nel tuo sguardo.

Passa dai Thin Lizzy e si lascia dolcemente intrappolare dai Metallica. Si tuffa persino nel silenzio, se necessario.
Ma non c'è un'ora rock, più rock delle altre. Tutto ti risuona dentro in modo devastante, se non puoi fuggire. E soprattutto, se non lo vuoi.

giovedì 5 ottobre 2017

Notte e sogno ancora a colori

Sogno ancora a colori, e sogno ancora più forte. Non importa se qualcuno dice che è pasticciato: già me lo sbattevano in faccia da piccola, mentre io amavo mischiare sfumature e tratti a modo mio.

Intingo il pennello nel mio rock, come un concerto infinito. Alzo il volume, non per coprire il silenzio, bensì per farlo esplodere.

Sogno ancora a colori, sogno ancora più forte. Perché sogno ancora con te.

notte e sogno ancora a colori.

sabato 2 settembre 2017

Notte e ragazzi essenziali

Nella notte incerta incontro i Def Leppard. Una visione procurata dalla radio che mi strilla nel cuore una non troppo vecchia canzone per darmi il coraggio di affrontare l'asfalto e il vento. Ma mi sorprendo a viaggiare dentro tutti i loro anni, e i miei.

Se dovessi cercare un aggettivo per questi ragazzi, mi soffermerei con l'indice puntato su "essenziale". Motivarlo, è più difficile, non impossibile.

Essenziale, quel loro modo di trascinarti dentro una loro canzone. Di farti muovere senza scomporti. Di rovesciare zucchero senza stordirti. E quanto ti scuotono, resti ancorata a qualcosa che non può sfuggire.

La cassetta ormai gracile che me li ha portati a casa, da qualche parte ha qualcosa ancora da dire. E persino io.

Ragazzi essenziali, che mi riportano a un mondo di sensazioni e persino valori.

La radio sta cambiando gruppo e io non lo riconosco. Quasi quasi spengo, perché devo godermi l'eco di una canzone ed esprimere tutta la mia gratitudine. Mi sento una ragazza essenziale, con i Def Leppard.

Notte e ragazzi essenziali.

martedì 25 luglio 2017

Mia - canzone per la notte

Non piangere, bambina: guarda che sei a casa.

(chissà se è così, per davvero)

E so che sono al sicuro, ma potrei esserlo ancora di più, mentre ascolto questa ninna nanna rock. Mentre il vento sussurra il mio nome.

don't you cry, the wind she's a screamin' your name.

Mia, Aerosmith, canzone per la notte.

domenica 9 luglio 2017

La fortuna di Tunnel of love

Macinando maldestramente chilometri, ho trovato la radio che mi indica la via meglio delle altre. Un giorno di particolare confusione, mi serve i tormentoni del rock e mi fa scivolare nell'abitacolo "Tunnel of love".

Lascio cadere la mia veste più massiccia e le consento di invadere con garbo l'abitacolo. Accordi, parole mormorate, fatte cadere quasi per caso, in cui si introducono flash di un vecchio video.

Sono un'anima che si ciba di rock molto più pesante, eppure non riesco a smettere di ascoltare. Questa canzone fa sgorgare molto di più e mi sento addosso una grande fortuna, immeritata.

Sono la generazione che ha potuto accogliere "Tunnel of love". Che si è meravigliata e ancora oggi, tempestata dalle abitudini, osa incrinarsi ai primi accordi e non riesce a sciogliersi dagli ultimi.

Grazie.

lunedì 19 giugno 2017

Notte e voglio emozionarmi come Alice Cooper

Il mío presidente ragazzino Alice Cooper si dichiara emozionato, con tanto di emoticon, per la reunion della band originaria.

Credo che il rock sia uno dei pochi mondi ancora capace di sbriciolare la sua maschera dura, di fronte a un sogno che lo accarezza. E quel sogno può essere un nuovo giorno o il ripresentarsi di uno addietro.

Il rock, che scardina il tempo e ride anche di se stesso. Con tante rughe che raccontano la Vita, c'è voglia di emozionare insieme ancora.

Io voglio essere una ragazzina, voglio emozionarmi ancora come Alice Cooper.

Notte e voglio emozionarmi come Alice Cooper.

lunedì 1 maggio 2017

Notte e non tolgo il trucco (rock month)

Chissà se abbiamo terminato il concerto a Mosca. So che non tolgo il trucco e non perché io sia troppo stanca: è che mi fa scorrere ancora la musica dentro, per qualche strana alchimia.

Si avvicinano i Kiss e io confondo il divampare delle note con il battito del cuore.

"Ho giocato d'azzardo, ma non sono lo scemo di nessuno". Quello che so veramente, per rubare frammenti di certezze a questa canzone (Sure know something), è che la musica mi ha accompagnata con discrezione, ora è giusto che parli un po' lei.

I Kiss, gli Aerosmith, il presidente Alice Cooper naturalmente. E intanto potrebbe sussurrare qualcosa anche Mozart.

Non tolgo il trucco, perché voglio sognare. Quindi vivere.

Notte e non tolgo il trucco (rock month).

sabato 22 aprile 2017

Detroit rock city - canzone per la notte

In una nebbia di musica, fumo e luce riflessa parti per un viaggio: non potrai mai sapere se arriverai alla meta accarezzata nei pensieri.

Forse ce la farai e ti troverai in pace a un concerto. Forse troverai altre forme di pace.

Comunque vada, hai una certezza gioiosa: che ti devi godere il viaggio.

Detroit rock city, Kiss, canzone per la notte.

lunedì 10 aprile 2017

For Those about to rock (si avvicina la tournée)

Riprendo la chitarra sulla spalla, per diventare adulta: se mi va. Grazie al cielo ho incontrato i motociclisti, la loro libertà scanzonata eppure così seria, gli stand con i miei amici rocker (che bello, questa volta non sono stata corretta in "cocker") e le loro magliette irresistibili.

Conto i giorni fino a quando riprenderà la mia tournée, quella senza la quale - diceva un saggio amico - non si può vivere davvero, non si sperimenta mai abbastanza. Non una intera, purtroppo, ma date sparpagliate per ritrovare volti che non vogliono invecchiare e suoni che sanno sempre farmi vibrare.

Per quelli che stanno per fare rock, vestendosi di nero o maschere sgargianti, truccandosi quello che basta o per niente.

Due anni fa pregustavo l'ultimo tour dei Motley Crue, senza pensare troppo all'addio, ma sapevo che avrei dovuto arrendermi ad Alice Cooper. Mi sono inchinata agli Iron Maiden.

Ma non mi basta, mi arde dentro ancora una sete insaziabile. Conti i giorni per i Kiss, spero di riuscire a riagguantare gli Aerosmith nonostante gli impegni della vita da adulta mi mettano davanti a una scelta difficile. E adesso Alice Cooper conferma di essere l'uomo più affidabile del mondo.

Tutto bene, quando ci si rimette in viaggio.

Eppure, non si è mai adulti finché non si è vissuta una tourneé.

sabato 18 marzo 2017

Notte e un buco (rock) nell'anima

Solchi le acque in panni che avverti scomodi talvolta, forse addirittura perché troppo morbidi. Poi ti ritrovi tra le note e i colori a cui appartieni, ma incredibilmente ti senti estranea.

Perché ti sei travestita, con abiti e maschere che non erano tuoi. Ci vuole un viaggio in coda, con la radio che ti serve sul piatto gli Aerosmith, per scuoterti e Steven Tyler ti riporta indietro di vent'anni, ricordandoti che a volte sei solo tu, isolata anche dal tempo.

There's a hole in my soul, un buco (rock) nell'anima. Perché solo questa musica, che ti ha allevata controvoglia, ti ha insegnato a resistere e a spogliarti dei ruoli, ma a volte fa dannatamente male. Ti fa scoprire di esserti addentrato nella terra di nessuno, eppure è lei che è capace di ricondurti a casa, quasi a dirti che aveva scherzato, o come se tu fossi rimasta troppo a lungo fuori.

Adesso, è disposta a perdonarti, purché lo faccia anche tu.

I’m down a one way street
With a one night stand
With a one track mind
Out in no man’s land



Notte e un buco (rock) nell'anima.

mercoledì 28 dicembre 2016

Never end your rock days, Lemmy

Tutto iniziò l'anno scorso. The beginning on this day last year.

Eppure era cominciato ancora prima, lo so bene. Musica e silenzio, vita e morte, incontri e addii. L'anno scorso se ne andava Lemmy e dava il calcio di inizio a quello che abbiamo poi definito dodici mesi di scomparse pesanti per la nostra esistenza e le sue colonne sonore.

Lemmy è corso avanti qualche giorno prima, come a preparare meglio le cose. A prendersi il suo tempo. Il suo funerale, in diretta online, l'unico a cui abbia saputo ridere. Perché Lemmy era così, più forte della sua musica. Non un modello di vita, eppure più sano di tanti altri imbellettati ed eleganti di vuoto.

Quando Lemmy se ne andò proprio un anno fa, ho temuto che i giorni del rock fossero finiti, come quelli da ballo decretati da Jim Morrison.

E' successo proprio così, ma allo stesso modo ho scoperto una bizzarra magia: che non finiscono mai.

Never end your rock days, Lemmy.