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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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venerdì 10 gennaio 2020

Sì ma… e le fiamme dei social

Una copertina riposta gelosamente, riaffiora via social. "1984", in quelle cifre si rincorrono i significati, ma le copre quel gioioso inno alla vita, ad andare avanti che era "Jump". Le note dei Van Halen, i sintetizzatori che squarciavano le regole non scritte di ruvidezza, tanti pensieri si sciolgono di fronte a quella copertina.

Un angelo, un bimbo, così innocente e con quelle sigarette che suonano come uno schiaffo. Ora, qualche polemica ci fu, sì. E del resto viaggiavamo dentro l'epoca segnata da quattro lettere, non cifre: Pmrc.

Parents Music Resource Centre.

Una trovata per vegliare su figli, invece di dialogare e magari ascoltare la musica con loro. No, i bollini che avvertivano della pericolosità di espliciti testi, erano più spicci e facevano risparmiare questo tempo. 

Del resto, rivelarono un altro nobile scopo, seppure imprevisto: aiutando a vendere un numero più significativo di dischi. Mi ricorda un po' l'assegnazione dei libri di inglese per le letture estive a scuola: a settembre, tutti avevamo divorato "L'amante di Lady Chatterley", grazie alla reputazione creata dalla censura.
Tornando alla musica, allora ero furibonda con la signora Gore e tutta questa gente che portava in tribunale i miei idoli capelloni.

Oggi ne sento quasi la mancanza. Perché immagino cosa accadrebbe, o ci provo, se uscisse una copertina del genere e io la condividessi.

L'innocenza, mascherata di ironia, non pervenuta. Se io postassi una simile copertina, e prima ancora se un gruppo la scegliesse per un suo lavoro, non ci sarebbe un malinconico PMRC in azione, con il resto del mondo che andrebbe avanti tranquillamente per la sua strada.

Temo che tutte le attività del mondo che è attivo sui social, si scatenerebbero e concentrerebbero sul giudicarla. Per un po'.
- Ma che vuol dire?
- Cosa, incitare un piccolo a fumare?
- Un angelo che fuma! Basta con gli attacchi ai simboli della religione.

Sono pessimista? In questi giorni le reazioni alla tragica vicenda di una famiglia, su cui non oso spendere mezza parola, sono state fotografate con una forza e una delicatezza (al contempo) trascinanti da Alberto Pellai.

Uso i social per lavoro e per poche altre attività, come aiutare chi ha smarrito cani e gatti, ad esempio. Quante volte, qualcuno chiede aiuto e arrivano puntuali i "Sì, ma…".
- Sì, ma come hai fatto a lasciarlo scappare?
- Sì, ma non potevi stare attento?
- Sì, ma a me non capiterebbe mai.

Ci sentiamo sempre migliori degli altri, probabilmente è cosa antica quanto l'umanità. Ma questa urgenza di dichiararlo davanti a tutti, colpendo chi sta male, per diversi motivi, invece di aiutarlo mi sfoglie il fiato.

Quei "sì ma…" sono le fiamme dei social molto più pericolose di una sigaretta in mano a un bambino su una copertina. Che poi era di cioccolato.

- Sì ma… sembrava vera.

Ridatemi il comitato dei bollini. Che ci faceva ridere e sentire più liberi e adulti, lo fossimo o no. Non feriti e timorosi di pronunciare la parola sbagliata, come accade adesso davanti al comitato infinito dei "sì ma…" sui social.

mercoledì 1 maggio 2019

Di slancio, i sogni

Di slancio, i sogni ti portano lontano. Sopra la folla o davanti a un mare grintoso di solitudine.

L’unica certezza, che tu non hai paura ad afferrare quella corda e a viaggiare dentro ciò che vuoi. 

Ripenso a questo concerto, ai sogni dei Kiss derisi, come tanti altri, quasi cinquant’anni fa. Chi scuoteva la testa e non rispettava, quei sogni, oggi non si sa che fine abbia fatto.

Noi sì.

I sogni, di slancio, sono calati sulla terra.



lunedì 10 dicembre 2018

Quello che ascolti

Quand'ero ragazzina, ho voluto insistentemente andare a un concerto. Oltre confine. Di quattro tizi mascherati. Grazie al cielo, per me anche un esempio di vita perché non hanno mai inneggiato a droga o alcol a manetta, ma diciamo che ricordo lo sconforto nello sguardo di papà quando ho deciso che sarei andata.

Lui mi assicurò che no, non sarei andata. Io a sedici anni per la prima volta puntai i piedi. Raggiungemmo un compromesso: non sarei andata da sola con gli amici, in Svizzera, ma mi avrebbe scortata la mamma. Così fece un'altra mia amica rockettara.

Le mamme ci accompagnarono in effetti, ma fino all'ingresso: poi andarono a cena, con l'ansia da una parte, però determinate a rispettare il nostro desiderio di essere libere, di sentirci grandi.

Così mia madre pronunciò due bugie per me. La prima: non entrò con me. La seconda, sicuramente l'unica scritta della sua vita: sulla giustificazione a scuola vergò con elegante calligrafia che io ero assente a causa dell'influenza.

Era il concerto dei Kiss, Bon Jovi giovanissimi al seguito, come molti che seguono i miei cassetti. Ora, i testi erano di ragazzi piuttosto bravi (a parte qualcuno audace, che non menziono) e i Kiss - non per rendere omaggio a mio padre - in quegli anni si tolsero pure la maschera.

Eppure in quegli anni ci fu la crociata contro i testi brutti e cattivi dell'hard rock in America e molti dei dischi che prendevo, ottennero un bollino-reprimenda, che incentivò le vendite tra i ragazzi. C'è un momento della vita in cui bisogna ribellarsi per sentirsi grandi e quello era un modo piuttosto indolore per molti della mia generazione. 

Arrivarono anche i Guns, che musicalmente mi piacevano molto, mentre la loro filosofia di vita non era proprio la mia.  Ma del resto, ascoltando i Doors, potevo sempre sorridere? Se uno prende alla lettera "The end", che fine facciamo? E i Beatles, per certi versi, non sono stati ritenuti pericolosi? 

Abituata ai giudizi, li sento fioccare in questi giorni di lutto dopo la tragedia della discoteca, mentre credoche dovremmo solo consolare e pregare: le indagini spettano ad altro.

Io oggi ripenso però a quel giorno di novembre, dove è andato tutto bene, grazie a Dio, come a molti altri concerti. 

Quello che ascolti, non ti uccide. Ma può fare comodo pensarlo. 



lunedì 8 ottobre 2018

Il canto che solo l'acqua sembra ascoltare

C'è un momento in cui si spezza tutto, nella notte che sa già d'autunno. Come una chitarra dopo un concerto rock, tu vorresti o forse dovresti spaccare tutto.

E lo farai, ma adesso c'è qualcosa che chiama sul lago: un pianista che suona e solo l'acqua sembra ascoltarlo, perché fuori il fresco comincia a pizzicare.

Io, mi fermo e mi ribello con un sorriso. Lo rivolgo all'uomo che ricambia.

Forse ascoltiamo solo l'acqua e io, io per pochi istanti. Ma quelle note non sono perdute. Come non si perderà la chitarra che sto per spaccare.

giovedì 6 settembre 2018

Che ne sai (della democrazia rock)

Uno degli aspetti che mi stordiscono ancora adesso a proposito degli anni Ottanta, è quell'aria di democrazia musicale che mi avvolgeva.

Ormai avevo imboccato la strada del rock, dell'assordante lezione di vita che si scioglieva giusto a qualche sintomatica ballata, del dire no e basta come prima cosa. Eppure lasciavo filtrare dentro la mia vita note e testi ben diversi da quanto avrei dovuto tollerare.

Sarà per questo che oggi mi percuote i timpani della memoria questa canzone di Riccardo Fogli. Che ne sai, l'avrò urlato al mondo anche trecento volte: una frase perfetta da rivolgere da adolescente. E pure più tardi.

Ma oggi la maturità (termine che mi fa un po' ridere, però non ho la pazienza di cercarne altri) me lo mostra da un'altra ottica.

Che ne sai, è una rivendicazione (psico)sociale verso chi cerca di pontificare sulla tua vita. Sul mio cuore che batte come cavolo vuole, su un ricordo, su un'ombra come su un raggio di sole.

C'è persino una frase che incorono, vittima della democrazia rock.

Della mia pace dentro, tu che ne sai.

Diciamolo: anche della  mia voglia di cambiare, che ne sai.




mercoledì 25 luglio 2018

Se mi avessero salvato gli Iron Maiden

Consapevole di quanto sia fitto l'elenco dei miei salvatori, oggi ritaglio un ruolo fuori concorso agli Iron Maiden.

Non solo perché li ho usati per fronteggiare una strada particolarmente noiosa. Hai sonno? Carica all'infinito Fear of the Dark.

E' che poi entro nella struttura e due infermieri mi chiedono un passaggio sull'ascensore. Io infilo il cellulare in borsa e parte a raffica la canzone in questione.

La coppia al lavoro mi guarda e uno commenta: signora, che musica tranquilla ascolta.

Io allora racconto la ragione attuale di questa presenza: era per aiutarmi a combattere il sonno in una strada magistralmente noiosa.

E ci ridono su, pure io. Ma so che c'è qualcosa in più nelle loro parole.

Signora, lei sembra così tranquilla, che musica ascolta.

Appunto perché sono tranquilla voglio spaccare il mondo. Ed è da quella parte che tanti anni fa decisi di cominciare, per non avere paura del buio.

giovedì 5 ottobre 2017

Notte e sogno ancora a colori

Sogno ancora a colori, e sogno ancora più forte. Non importa se qualcuno dice che è pasticciato: già me lo sbattevano in faccia da piccola, mentre io amavo mischiare sfumature e tratti a modo mio.

Intingo il pennello nel mio rock, come un concerto infinito. Alzo il volume, non per coprire il silenzio, bensì per farlo esplodere.

Sogno ancora a colori, sogno ancora più forte. Perché sogno ancora con te.

notte e sogno ancora a colori.

sabato 22 luglio 2017

Life's what you make it - canzone per la notte

Così il passato si è sbiadito, mica come la raccontavano i Beatles. Con l'aiuto di una stazione umana, mi convinco che questa versione sia più realistica, sotto i colpi dell'estate.

Quante gabbie, ragnatele e sensazioni da soffocare. Eppure dev'essere proprio così: la vita è ciò che ne facciamo noi. Lo pensi, te ne penti, ci ripensi e ti piaci moltissimo. Mentre butti tutto all'aria, per vedere i colori volare, stai quasi danzando.

La vita è ciò che ne facciamo noi, niente può cambiarlo. Per questo, sei cambiata tu.

Celebrate it
Anticipate it
Yesterday's faded

Life's what you make it, Talk Talk, canzone per la notte.

martedì 6 giugno 2017

Living backstage

Tra cavi e vibrazioni, sento che la vita è qui. Living backstage, durante la mia tournée, senza intenzione di nascondermi, anzi per esserci davvero.

Tirando le fila di un discorso che non è solo mio, il rumore che si scioglie in musica e la folla che solo si intuisce, comincio a danzare. Vivere dietro le quinte, senza dover stringere tra le mani un copione e balbettare parole a caso se te lo stracciano: chissà se questa è libertà.

So solo che nella mia tournée sono felice di non dover temere di essere impreparata a "su il
Sipario" per cercare in fretta e furia un volto da indossare.

giovedì 18 maggio 2017

Notte e la pioggia non lava via la musica

All'inizio stento a capire se siano note o gocce, o entrambe. Un suono misto di suggestioni, che percuote la terra.

Dolori e canzoni, che escono alla scoperto. E mi dico, la pioggia non lava via la musica, neanche le lacrime, e tanto meno la vita, anche quando sembra spiccare il volo. Un riposa in pace, a una voce che già era d'angelo, e da bambina ostinata penso proprio così.

La pioggia passa e non porta via niente con sé. Restiamo noi, che gli altri ci vedano o no.

Notte e la pioggia non lava via la musica.

lunedì 15 maggio 2017

I Kiss per trattarsi bene

Sto levando il trucco e le emozioni, ma queste ultime sono ancora più resistenti. Che concerto ho visto questa sera? Quale, meglio?

Se chiudo gli occhi, attraverso più vite. Le mie e quelle dei Kiss, guarda un po'. 

1984, con questi sconosciuti Bon Jovi, tutti capelli e casino. Ed Eric Carr, batterista tosto ma gentiluomo. Neanche un'ombra di make-up. La prima conquista adolescente, essere a Losanna per la mia band preferita.

Nove anni fa, a Verona. Allora, la musica aveva un sapore che non conosceva lacrime.

E ora a Torino. Terza, decima, ventesima vita, perdo il conto come per le canzoni. Paul adorabile uomo di scena, Gene mi stupisce per la voce e la forma. Ancora una volta, non sono le sue canzoni le mie favorite sui dischi (si chiamano dischi, accidenti), eppure sul palco cambia tutto. War machine, tetra e spettacolare, God of Thunder (pur scritta da Paul) come ci fa inchinare. Tommy ed Eric, non statuine, ma musicisti intensi e seri.

Però Flaming youth - sì, mi stupisce sentirla dal vivo, io la cantavo nei momenti di incazzatura adolescenziale - mi porta un brivido più profondo quando arrivano le immagini di tutte le vite dei Kiss. Anche di chi non c'è più, come Eric Carr. Ma soprattutto loro giovani, le maschere ancora abbozzate, pettinature improponibili: tutte cose che ricacciano indietro nel tempo.

E avresti voglia di fermarti lì. Invece no, devi correre avanti a prendere la vita, come loro ti hanno insegnato a modo a loro a fare. A ricordarti che devi trattarti bene, che non è un peccato essere buoni con se stessi, che si può volare a ogni età e si possono beccare tutte le note oppure no, ma importa poi veramente?

Mentre rendi felice qualcuno, mentre lo fai sentire persino un popolo in un mondo in ordine sparso, mentre - e che cavolo - contento sei tu, io penso: sì, avanti Kiss, se imparo a trattarmi bene. Avanti se questo sarà uno dei tanti concerti o l'ultimo, per cambiare vita e far correre avanti qualcun altro.

Non importa, nemmeno questo. Perché abbiamo tante vite e basta volersi trattare bene in ciascuna di esse.

15 maggio 2017, Torino. Grazie





domenica 14 maggio 2017

Ci avevano detto (Ognuno può essere un Kiss)



Ci avevano detto che non saremmo andati lontano.

Neanche io sono incolpevole: avevo detto che dopo l'Arena di Verona non avrei mai più messo piede a un concerto dei Kiss, perché niente avrebbe potuto ricostruire quella magia. Come se la magia, potessimo stabilirla noi.

Un corno, tutto. Perché io riprendo la valigia e la chitarra, costi quel che costi. Dentro pochi sogni e tanti progetti ancora, dopo una manciata di anni.

A proposito di anni… Perché i Kiss sono ancora sul palco, dopo 44 anni. E quelli che senza provare ad ascoltare e a guardare dentro - non oltre - la maschera li hanno giudicati, in gran parte si stanno occupando di altro.

Ci avevano detto… Ognuno di noi può essere uno dei Kiss: basta che se ne freghi e vada avanti per la sua strada. Costi quel che costi.

On the road again, maggio 2017. Italy is ready.

venerdì 12 maggio 2017

C'è sempre un nuovo album

Un nuovo album: Alice Cooper mica viene in tournée a mani vuote e annuncia il nuovo album. Uscirà quando l'estate ha già fatto scorpacciate di vita e musica.

Si alzerà il volume per sussurrare una lezione, rugosa come  noi.

C'è sempre un nuovo album, anche quando ti raccontano, ti racconti la frottola che la musica sta finendo.

martedì 9 maggio 2017

Notte e tutto torna (don Giovanni)

Questa sera Mozart mi trasporta in un'altra vita. Vent'anni indietro, per la precisione. Ho respirato la morte e sono viva, nonostante le cicatrici: penso che la vita, la sbranerò lo stesso, ma adesso fa ancora male.

Sono una rocker maldestra che coltiva qualche certezza: tipo, musica classica stammi lontana; la lirica, non la considero.

Poi arrivo a Salisburgo. Sto ancora soffrendo, ma sorrido. Mi percuote, come uno schiaffo buono, la musica e mi metto a comprare cassette e cd di opere. Mozart e Puccini, soprattutto. Improvvisamente, ho un desiderio: ascoltare, vivere il "Don Giovanni". In Austria non riesco, ma porto la buona novella a mio padre, che si stupisce. 

Come il nonno Giannino. Riprendo in mano i suoi libretti, di Rossini, Boito, qualche Verdi. Lui scrive con la matita e grafia elegante il proprio nome a vergare l'unico patrimonio che conti su questa terra. La musica, di tutti.

Devo ascoltare e vivere il Don Giovanni, ma per una serie di coincidenze non riesco. Solo stasera, con gente bella e innamorata della lirica senza tirarsela. Alla Scala, dove il nonno sgattaiolava appena poteva, quando finiva il lavoro. E' strano, ho sempre puntato sguardo e orecchie su Don Giovanni, Leporello, aspettavo per ore l'epilogo da brivido. Invece stasera mi devia l'attenzione Ottavio, uomo innamorato:

Dalla sua pace
la mia dipende;
quel che a lei piace
vita mi rende,
quel che le incresce
morte mi dà….


Sento che tutto torna, anche la pace. Vent'anni dopo, nonno, sono qui. Ma da te e alla vita ero tornata da molto tempo.

Notte e tutto torna (don Giovanni) 

E la musica, la musica (ripartire da Mozart)

E la musica, la musica. Mi ero già ritagliata la tuta rock e ora la guardo con scetticismo (solo perché non  so se riesco ancora a entrarvi).

La musica, la musica. Non ha età, non conosce taglia. La ascolto alla radio e quando ho voglia di rock e non ricevo proprio ciò che avevo sognato, mi rivolgo a Lemmy mentalmente: adesso, spara alla radio.

Peccato che io detesti le armi e mi viene da pensare che neanche lui ne avesse una.

Ma la musica, la musica. Così folle da portarti via o da tenerti qua. Da dannarti o salvarti.

Oggi è Mozart con il "Don Giovanni" che desidero da una vita, domani tocca ai Kiss o ad Alice Cooper che non mi saziano.

Non c'è grande differenza. Perché è la musica, la musica.

venerdì 21 aprile 2017

Notte e uno scandalo di felicità

Come separare le lacrime dalle risa: qualcosa che non ha senso imparare. Scorrono insieme in una serata come questa, una delle magie di Oltre il Giardino, uno degli ennesimi doni di Giannino Brenna da lassù.

"Non tutti i matti vengono per nuocere", forse chi si crede normale sì. E siamo qui a risentire le voci di chi non è stato mai ascoltato, a chiudere gli occhi sull'eccessivo dolore, a battere le mani e le ali.

Afferro un frammento di frase e lo poso sul principio dei sogni questa notte: oltre tutto e tutti, c'è uno scandalo di felicità.

notte e uno scandalo di felicità.

mercoledì 8 marzo 2017

Notte e perché il rock è donna

Un intenso video proposto da Nikki Sixx mi trasmette tutti quei sogni vissuti da ragazza, quando ero convinta che il rock fosse donna. Che fosse solo questione di tempo. Tra annunci mal interpretati: offresi tastierista e pensavano già ad altro. Tanto che vuoi faccia una donna, nel rock: mica vorremo prenderla sul serio.

Un po' malinconicamente, ho messo da parte la tastiera, ho abbandonato la chitarra, ho tempestato il piano come potevo e ora sto anche maltrattando l'armonica. Ho consegnato il rock agli uomini e al loro cospetto più o meno mi presento.

Finché scorrono tutti questi nomi. Janis Joplin, voce agrodolce, forza che si sbriciola o si sublima. Reagisco, con Joan Jett e la sua dichiarazione d'amore al rock. Tante, devo dire, mi sembra che con questa musica c'entrino poco, ma pazienza.  Sento una cicatrice dentro di me quando scorre il nome di Wendy O. Williams: oltraggiosa, dicevano, e in realtà che cuore, tanto da andare in frantumi, pure lei.

Il rock è donna, che salga sul palcoscenico o no. Che sia baciata dal successo o da un raggio incerto di riflettore. Anche quando ci mettono lì, addobbate, possiamo fare qualcosa: strappare i lustrini e gridare non più forte, semplicemente meglio.

Il rock è donna, come la vita. Come il mondo che fa l'arrogante, ma non sa che pesci pigliare se una donna non prende la chitarra e suona, come dice lei.

Notte è perché il rock è donna.

martedì 27 dicembre 2016

L'estate tedesca con George Michael

George Michael, leggo la marea di commenti, di sdolcinatezze e di veleno. Io chiudo gli occhi e vedo solo un ragazzo, poi un uomo, sulla cui vita non posso emettere giudizi. Mentre mi avvolge il buio dei ricordi, sento la sua voce.

Da rocker l'ultima cosa che potevo fare, era applaudire canzone tipo "Careless Whisper". Ma ho sempre amato la sua voce e anche la sua grinta tenera. Mi è accaduto - lo confesso - un po' ciò che ho provato con i Duran Duran. Contestati aspramente ai loro giorni (causalmente anche miei) e poi se non rivalutati, riammessi sotto pelle anche in contrapposizione al vuoto pneumatico dei tempi attuali.

Ricordiamo George Michael e ricordiamo noi stessi. Quello che siamo stati, che siamo ancora, che vorremmo essere.

Io ho la memoria più intensa su una canzone anche poco edificante, se vogliamo. Potevo scegliere Freedom e facevo figura migliore. Ma in fondo, sapeva anche quella di libertà.

Era un'estate tedesca e qualcosa di più. Nel 1987 mi trovavo in famiglia, in Germania, a studiare e ad addomesticare la mia conoscenza della lingua. Tengo gli occhi chiusi, per rivedere i volti di tutti i ragazzi della compagnia. La libertà della campagna in un delizioso paesino (una delle amiche guarda caso si chiamava Heidi) e delle feste. Della birra che scorreva con giudizio, le prime cinture di sicurezza legate subito con la mia ammirazione e l'autista rigorosamente sobrio. Camminavo in punta di piedi per la gioia  di essere in un altro mondo.

Tra le canzoni che dominavano la scena in auto o nelle serate tra di noi o alle feste, c'era quella "I want your sex". La ballavamo, ci scherzavamo su perché erano gli anni Ottanta, quelli sfrenati, ma noi imbranati ancora. Senza pretese, ma con la voglia di vivere e di conoscerci. 

Quando ripenso a quell'estate, mi accompagna anche quella canzone, non la più bella, non la più romantica, ma casualmente caduta lì a suggellare settimane speciali per me.

E non posso che sussurrargli, con cura sì: riposa in pace George Michael. Non per quelli che ti amano, non per quelli che ti giudicano come se nella loro vita fossero capolavori assoluti ed esempi di morale indiscussa per gli altri, ma per te stesso, e per il tuo cuore prima della tua intensa voce.

giovedì 24 novembre 2016

Il primo anno senza musica (Eric and Freddy forever)

Ho pianto un anno nero della musica, del mio complesso e contraddittorio (dicono) mondo che va da Lemmy a Cohen.

Ma questa data mi inchioda alla realtà. Faccio un salto indietro di 25 anni e mi trovo sul divano della casa dei miei, con alcuni amici.

Siamo in silenzio, siamo senza musica. Loro piangono Freddy Mercury. Anch'io, ma dentro ho un pianto più a dirotto.

Come ha fatto ad andarsene anche Eric Carr, il batterista che ha conquistato il posto nei Kiss con quella formula magica di bravura e umiltà?

- mi fate un autografo, per favore? 

La sua domanda, fatta scivolare dopo il provino, mi rimbomba nel cuore. Vuoi vedere che ci ha dato addio in questo giorno, per cercare di farsi notare di meno.

Non si può.

Il 1991 è stato il primo anno di silenzio. Il primo anno in cui ho colto che la musica poteva vacillare. E forse quello in cui ho capito che ci abbraccerà per sempre.

sabato 5 novembre 2016

Notte e il mondo cantato sul lago

Stasera non bastavano le luci del lago, neanche con lo specchio del freddo autunnale, a portare lontano.

Ci volevano voci e strumenti, quelli della Fortezza. Nel gioiellino che è Meina, si viaggia in ogni continente e ogni generazione.

Tutti i sacrifici che affrontano queste persone, sembrano prendere il volo nell'aria come la musica. Solo felici di dare e cantare, non possono che contagiarci.

Guardo i più giovani, adolescenti appena, quasi con orgoglio e poi risalgo fino al decano che a 83 anni canta con passione che non si può proprio fare a meno di amare.

È tempo di commuoversi, di ridere, di battere le mani, mordere il freno per non danzare. E il lago Maggiore ci riaccoglie, desideroso di ascoltare del nostro viaggio, ancora.

Notte e il mondo cantato sul lago.