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venerdì 15 marzo 2024

L'ultimo dei Fuasté in viaggio (e come leggerlo)

In uno spazio avvolgente come una casa, il mio libro L'ultimo dei Fuasté (nato grazie a Edizioni Progetto Cultura) si è messo in viaggio.

Alla galleria Boragno di Busto Arsizio, Cinzia Ghisellini e Michele Tronconi (che è anche l'autore di una delle due prefazioni, assieme a Giuseppe Battarino) sono stati illuminati e illuminanti come mi aspettavo. Ma tutti i presenti hanno fatto parte di una squadra fondamentale per spingere questa barca in acqua. C'è voluta la sensibilità di ciascuno per questa serata e ringrazio in particolare Francesca Boragno e Silvia De Tomasi che ha addolcito il viaggio con biscotti ad hoc firmati Oscar.  Ringrazio ogni persona che ha scelto di stare con noi per entrare nelle vite di Mario e Malik, per varcare la soglia di un'azienda di oggi e coglierne le trepidazioni e le aspirazioni, per tendere una mano, per guardare dentro di sé.

Francesca Boragno, padrona di casa, Marilena Lualdi, Michele Tronconi e Cinzia Ghisellini


Adesso i Fuasté sono in viaggio, specchio dell'eterno movimento che sospinge ogni vita. Ma chi è forestiero, e perché? Come fare la cosa giusta? Come non sentirci soli su quella fragile barca su cui saliamo ogni giorno? 

lunedì 31 maggio 2021

Il mio vaccino amatissimo


 Non riesco a contare le file, tanto meno le sedie disseminate in fiera. Intuisco solo che la maggior parte dei presenti, in attesa del vaccino, sta manovrando il cellulare. Per comunicare, postare, qualcuno scatta foto a sé e tutto attorno. 

Io, con me ho un libro. Non è un libro qualsiasi, ammesso che di libri qualsiasi si possa in qualche occasione parlare: è il regalo di un amico, un uomo che quando racconta, ti fa capire un mondo; quando legge, persino di più. Ci conosciamo da diversi anni ormai, ma è la prima volta che ho tra le mani un testo scelto da lui. Questa mattina, prima di andare a MalpensaFiere per sottopormi alla vaccinazione e alla speranza, ho guardato nella borsa che mi ha consegnato lui ieri, ricca di storie, e ho scelto questa.

Faccio così fatica, ultimamente, a ritagliare il tempo in cui leggere davvero, senza essere interrotta da trilli o vibrazioni, che potrebbero benissimo aspettare. Volevo solo averti accanto, si intitola questo libro, e penso d'istinto a chi vorrei qui, a parte chi è dovuto rimanere fuori ad attendermi con trepidazione.

Vorrei mio padre, ovviamente. Marco, perché ho bisogno di una sua risata, di un suo "Mari" con la erre arrotondata. Penso al mio caro amico, che chiamavo "il capo" e lo facevo perché lui sollecitava che io mi rivolgessi a lui con un familiare "tu", o mi chiedeva comunque di chiamarlo per nome. Ma io, per la differenza d'età e il rispetto che nutrivo per lui, non osavo.

Allora, a inventarmi questa formula, che lo faceva ridere e gli andava a genio: capo.

Buona settimana, capo.

Glielo scrivevo il 15 marzo 2021, quando era ricoverato nel reparto Covid. Ma ne uscirà, lui è tosto - mi dicevo -, lui ha un sogno importante da completare


Grazie cara...
Quattro giorni dopo, non mi avrebbe risposto più. In testa, non posso cancellare il messaggio in cui mi raccontava l'avvio del calvario, l'iscrizione al portale della Regione il 17 febbraio, nessuna chiamata, poi a presentarsi è stato il virus. 

Io oggi sono qui e avverto tutta la fortuna di poter avere questo vaccino. Avverto molta gratitudine verso quelle donne e quegli uomini che hanno lavorato giorno e notte per darcelo. Avverto molta rabbia - non posso negarlo - pensando a ciò che si è inceppato in questo inizio d'anno condannando troppe persone, come "il capo". 

Io sono qui, con un libro, mentre un amico a tre file di distanza mi scrive che gli sembra di essere in un film. Ci chiamano, una fila dopo l'altra si scioglie e si ricompone. Non voglio mollare il mio romanzo fino all'ultimo, anch'esso racconta di dolore e di ricerca della speranza, come della verità: piani surreali si incastrano e scivolano via.

Quando anche la mia fila viene convocata, entro nello spazio con le varie postazioni. Non so quante volte io ci abbia messo piede in questi mesi per raccontare degli altri, ma adesso non ho niente da raccontare: devo solo provare a vivere. Qui mi rendo conto che dovrò tenere in borsa il libro, perché non c'è tempo: mi interrogano, si decide a sorpresa per il vaccino in cui avevo anche sperato un po' di più.

Una donna dietro di me mi assicura che se le danno un certo vaccino, lei si tira indietro perché poi deve andare in ferie, non può tornare per il richiamo.

Io prendo tutto. Per me, per il capo, per tutti coloro che non sono riusciti. 

Non ho più voglia di ascoltare lamentele; mi giro.

Poi la sorte mi conduce a colpo sicuro verso la postazione con un dottore che ho intervistato più volte, nella mia vita: il dottor Lualdi. Ci ridiamo su: Lualdi vaccina Lualdi, eccolo il film che cambia. Lui è brillante, come al solito, professionale ma anche capace di farmi ridere. L'infermiera mi dà tutte le istruzioni mentre lui verga l'orario in cui potrò uscire: mi sembrano che siano qui da sempre, e forse è così, come i volontari che hanno occhi e orecchie per tutti.

In quel quarto d'ora, provo a proseguire la lettura, ma il cuore batte forte; sento che ho bisogno di uno spazio tutto mio per continuare a vivere la storia altrui.

Adesso, cerco un'uscita da quest'anno e molto di più. Adesso, voglio ritrovare il tempo di leggere, senza interrompere, e di scrivere quello che mi scava l'anima; voglio camminare nella valle, e non mi accorgerò se porto ancora una mascherina. 

Volevo solo averti accanto. Lualdi ha vaccinato Lualdi, come a portarmi un messaggio di papà. Oggi è il compleanno di Marco e il regalo me l'ha fatto lui. Forse potrò provare ad aiutare a realizzare a sogni, come quelli del capo. Come se accanto, ci fossero tutti.

Stringo questo libro, perché non posso stringere il vaccino. Ma in fondo, è anch'esso il mio vaccino amatissimo.

venerdì 23 aprile 2021

Ritrovarmi tra i perché dei bambini

Willy si è avventurato ancora tra i ragazzi, dopo un lungo tempo. Combattuto tra la gioia di vederli nelle loro aule e rattristato dal doverli incontrare attraverso uno schermo, il mio libro si è seduto tra di loro e li ha attesi, all'Istituto comprensivo De Amicis per la Settimana della lettura a Gallarate.

Ha aspettato, meglio, le loro domande, che sono arrivate prima esili, poi sempre più ardite. A quel punto, il romanzo si è rivolto direttamente a me: «Guarda che stanno chiedendo proprio di te e vediamo se troverai le risposte».

Non so, se io le abbia rintracciate davvero, da qualche parte dentro di me. Mi sono emozionata quando mi hanno chiesto cosa provo, come leggo la vita e il cielo quando sono sdraiata su un prato. Ho sorriso quando hanno indagato sul motivo per cui ho deciso che la creatura misteriosa Willy era proprio quella... così strana, anonima, nascosta e speciale. Qualcuno che puoi confondere tra tutti e tra tutti distinguere.

Ho sorriso, perché ho dovuto rispiegarlo anche a me, tornare indietro di corsa prima che l'immagine mi sfuggisse.

Ma poi quando mi hanno rivolto uno di quei "perché" che tolgono il fiato. Perché hai deciso di scrivere, nella vita? Come hai deciso che era quello che volevi fare e avresti fatto?

Che risposta posso dare, io Marilena a tratti Violetta, a questi ragazzi, quando non lo so nemmeno io? Come quando ti innamori e tutto parte dal suono di una voce, da una parola piovuta per caso, da uno sguardo che ti sembra di conoscere da sempre eppure è tutto da scoprire. Quel groviglio di sensazioni che cercano di indossare la veste della ragione e forse ci riescono davvero.

Ritrovarmi con Willy tra i perché dei bambini, il bosco che si imbroncia di sera e così mi ridà luce. Senza risposte che restino al mio fianco, è la domanda che mi tiene compagnia, sempre.

sabato 22 febbraio 2020

Trasparenti come l’eleganza

Trasparenza e profondità convivono con naturalezza nelle persone. E quando queste scrivono, imprimono nero su bianco i propri pensieri con un gesto che profuma di liberazione.

Maria Giovanna Massironi aveva lasciato indizi preziosi, passando da quello strumento che amiamo più spesso usare male e criticare: i social. Eppure proprio lì si era già potuta gustare la sua ricerca, poetica e realista (perché non c'è contraddizione forzata). Poi qualcosa è accaduto: quei versi sono stati presi con la delicatezza che meritavano e posati in un libro elegante.

Rifletto su questo termine, che a volte sembra porre distanza; invece, costruisce un ponte luminoso tra le persone che vogliono ascoltare e capire e invita a cercare sempre di più il bello che è traccia del vero. "Cronache dalla Terra di Nessuno" è diventato proprio questo, grazie alla finezza della casa editrice Albaccara e al tocco grafico impeccabile di Chiara Occhipinti: un luogo dove camminare in punta di piedi, fermarsi, respirare, commuoversi, sorridere.

Non ci si stupisce di come Maria Giovanna fosse  «una bambina con pensieri enormi» che non le stavano tutti in testa. Così si vivono con lei  nel libro tutte le sessantaquattro notti e i sessantacinque giorni, dove il confine tra il sonno (quando arriva, e spesso senza riposo) e il risveglio si fonde.

Molte di noi erano «ragazze piene di sogni nei nostri geometrici abiti di piqué dalle tinte pastello». Educate alle regole, dal vestiario a ogni gesto quotidiano. Ribellarsi? Liberazione è una parola più potente di ribellione. Alla fine, ti puoi commuovere pensando ai minuziosi e minuscoli atti delle formiche, che le cicale neanche intuiscono.  Vero, mentre la natura scombina e sistema tutto, può balenare che «tutto sembra bello, tranne gli umani».

Eppure, accarezzando la possibilità di dimenticare (che si  ribella e scappa via, consegnandoti alle lusinghe della memoria) si arriva al termine di un viaggio con una strana consapevolezza. Che la babele riaffiora, fa parte di noi, ma ha anch'essa colori. Che la vita ci aspetta, ci travolge, ci confonde, ci abbraccia. O forse siamo noi, ancora una volta, a poterla abbracciare.

Grazie di questi pensieri trasparenti e coraggiosi. Come l’eleganza.

lunedì 8 luglio 2019

Il tempo di un libro, il tempo di un sogno

Il libro che mi aiuterà (a continuare) a cambiare la vita, è lì chiuso e caparbio. Alla fine pregusto il mio prossimo viaggio per pensare a lui.

Un tempo mi sarei indispettita di fronte a tanta attesa, adesso quasi la pregusto.

Le sue pagine sotto le mie dita, che scorrono con una strana disciplina. Forse riuscirò ad addormentarmi, sfinita di felicità.

Il tempo di un libro, il tempo di un sogno. Il tempo della vita, ancora.

lunedì 1 luglio 2019

Ascoltando con Quirino

Conosci qualcuno da sempre. Te ne convinci. Rivedi il primo incontro, quando ti avviavi sulla strada del giornalismo e frugavi tra Comuni piccoli e umani, che ti portano anche lontano.

Quirino Quisi era così: un uomo radicato nel suo territorio, che mi parlava però di Brasile e dell’impegno per i più poveri anche in altre terre. L’ho ritrovato diverse volte nella mia vita, medico anche a fianco di persone care e fragili, psichiatra, uomo di cultura e molto altro.
Ma adesso lo ritrovo qui, tra le pagine raccolte con la dedizione e la tenerezza di sempre dalla moglie Rossella Semplici.

I racconti di Quirino – medico dell’anima.

Combattendo la malinconia dei ricordi, mi metto in viaggio con lui. Anzi, prima di tutto salgo sul treno da Busto a Milano e lo vedo immerso in un’azione che me lo dipinge benissimo: ascolta. Con attenzione, curiosità che non è morbosità e senza verdetti in tasca: giudicate voi! Queste ultime due parole, le fa scivolare durante l’osservazione e non so persuadermi se sia un invito a farlo davvero oppure quasi una provocazione, perché i giudizi sono così lesti a uscire tra la gente, che non facciamo in tempo a fuggire, se lo vogliamo.

La malinconia che citavo, la trovo anche in lui, ma non è arrendevolezza. Si unisce ad esempio alla voglia di riavere un paese dove si esce di casa e ci si saluta, non ci si chiede: chissà chi è questo che attraversa la mia strada.
Chissà chi siamo noi, Quirino. Me lo chiedo, mentre scrivi a Papa Francesco, come a un padre più che a un pontefice, nonostante quella “T” maiuscola.  Perché sì, gli dai del tu e nel ringraziarlo, nell’invitarlo a rimanere accanto a noi, ti firmi semplicemente così: Tuo Quirino.
E quanti  volti si incontrano e raccontano la fragilità, la diversità che – ricorda Quirino – è ricchezza.

Quanti sentimenti anche contrastanti, suscitano gli altri, suscitiamo in noi stessi.

La paura di morire, specialmente quando hai già avvertito quella fitta al cuore,
E d’altro canto, «l’impellente bisogno di tralasciare tutto, di partire e fuggire via, per potermi sentire nuovamente vivo».

E poi ancora volti, molti di donne, la dignità dell’amore che dà loro luce senza gridare. Quante ne incontro, quante persone, mai personaggi. Mi stupiscono alcuni racconti, mi sbilanciano, mi fanno dire: non può essere Quirino.
Poi basta una pennellata, un aggettivo, una frase che prende voce oltre la pagina e lo rivedo: assorto e impegnato a occuparsi degli altri. Ad ascoltarli, prima di tutto.

Ne poso due qui, sottovoce.

Eppure, in Etiopia, non ho mai visto una persona lamentarsi.

E quella magica in un momento terribilmente autentico, con una donna che la vita fa divenire di nuovo bambina.

Si doveva, forzatamente ritornare nel mondo delle fiabe.

E allora non c’è altra cura, nessun’altra risposta se non la tenerezza. La stessa che mostra Rossella nel porgere questo libro e farne un mattone per costruire sempre “Casa Quirino”, perché chi è fragile possa contare ancora sul suo aiuto.





“I racconto di Quirino – Medico dell’Anima” a cura di Rossella Semplici, Bonomi Editore.

domenica 5 maggio 2019

Cacciando via il drago con una farfalla

Sulle pareti cerco la soluzione dei bambini per cacciare via il drago. Anche solo un aiuto a San Giorgio. Qualcosa me lo sussurra già da tempo: dev'essere una formula che richiede tanto coraggio da farlo apparire con leggerezza. Giusto per dare la carica a noi adulti.

A Nebbiuno, paese delle azalee e di altri fiori la cui bellezza scavalca il tempo, presentiamo "L'aria di Chiara - una farfalla in volo".


Portare la storia di questa principessa coraggiosa davanti agli occhi sinceri in biblioteca, ci scava dentro. E ci libera.

Nella foto che infine ci scattano Lorenzo e Pamela, il sorriso di papà Marco splende. Non importa quante lacrime abbiamo versato o ancora versiamo: la vita passa di lì e ne esce più forte.

Può fare di tutto, la vita, anche sconfiggere un drago con una farfalla.


mercoledì 19 dicembre 2018

Un bambino sa cosa fare

Ci sono momenti in cui ti trovi catapultata davanti a una platea troppo grande. Qualcuno li chiama bambini, ma tu già sai  - e ancora di più ti rendi conto - di quanto abbiano insegnarti.

Ti chiedono di Mafalda, nella scuola di via Crispi a Merone. Questa piantina gettata nel Lambro per cattiveria o disattenzione (che poi forse sono la medesima cosa). Ti fanno delle domande, eppure sono le loro risposte che ti lasciano a bocca aperta.

Loro lo sanno già. Che tocca a noi. Rimproverano il papà o il vicino che getta la sigaretta o la cartaccia, ma sanno che i primi che devono rispettare questo nostro ferito mondo, siamo noi. Che a volte sbagliamo, magari per seguire gli altri e sentirci più forti.

Io ascolto questi bambini, che mi colmano di risposte travestite senza malizia da domande, e so che sto imparando da loro. Che grazie a loro, potrei persino crescere.

Perché un bambino sa cosa deve fare, sempre. 

Ringrazio chi mi ha aiutato a capire che una pianta è più potente di un grattacielo. Perché ti fa venire voglia di proteggerla e ti dà ombra, nella vita.

lunedì 22 ottobre 2018

Il primo passo, con voi

Il compleanno del nonno, una data così bella da farmi superare anche quel ghiaccio di nome pudore. Se ho avuto il coraggio non solo di scrivere, ma di pubblicare il primo libro, è perché non era solo mio. Perché mio padre Nino si era portato avanti e io dovevo solo completare. 

- Quando pubblichi tutti quegli scritti che hai nei cassetti?

Bisogna rivelarsi, bisogna soffocare lo sgomento, bisogna fermare poi la paura di dire troppo o troppo poco. Quel giorno in cui decisi che questo libro doveva uscire e con l'immagine di mio nonno Giannino in copertina, era immerso in un mese e anno da spavento: novembre 2008.

L'anno dopo "Quando il nonno prese per il naso il re", edito da Nomos, era pronto a uscire e la sera giusta era il 22 ottobre: per il compleanno del Giannino, appunto. Quella sera che è rimasta unica. Accanto a me due amici speciali e pazienti. Le prime file occupate da volti emozionati: appartenevano tutti alla mia famiglia. Ai discendenti di Giannino e a quelli delle "piccole donne", le sorelle della nonna Giuseppina. Una piccola grande famiglia, che si radunava.

Così a volte dico a mio padre: il primo passo, ancora una volta, sono riuscita a compierlo con te. Ma poi aggiungo: con voi. Alcune delle persone in prima fila e non solo, nel frattempo, sono andate via. A compiere altri passi in altri luoghi che non si vedono e forse persino a vegliare sui miei.

Ma sono grata di quella sera, unica e inimitabile.

Buon compleanno, nonno Giannino, e chissà se prendi per il naso gli angeli, con timore reverenziale.

domenica 17 settembre 2017

Un gentiluomo e il primo libro

Guai alle giornate dell'ordine. Tra fogli e copertine si annida la polvere della nostalgia.

Invece no, sistemo questo volumetto, a colpo sicuro. Uno dei pochi che so dove si trovano, senza esitazione, nell'angolo del cuore.

Vent'anni fa il signor Giulio viene da me e mi chiede se posso scrivere questa storia. Io esito, perché sono in balìa della cronaca; insomma mi immergo negli articoli, un libro anche piccino forse non fa per me.

Ma il signor Giulio è un gentiluomo, quando vado a casa sua e di sua moglie, sento storie così belle e vedo l'amore che le dedica, come quello che nutre per il suo giardino meraviglioso. Nell'accogliente Marnate, primo Comune dove mi ero misurata con la cronaca assieme alla mia città, piccolo è orgoglioso.

Credo di farlo anche un po' tribolare, ma il lavoro va in porto. C'è un altro motivo che mi dà gioia. Un'opera con le foto di Daniele Belosio, che emozione i nostri nomi vicini. Come in tante pagine di giornale, per ben 22 anni. 

Sono fortunata, è questo il pensiero che mi ispira il nostro piccolo e prezioso libro. E son certa che sorridono in Paradiso anche Giulio e Pina, più innamorati che mai.

lunedì 8 maggio 2017

Una donna grande e il suo libro

La chiamiamo Annina, ma è una donna grande. Ho la percezione della prima volta in cui ho avvertito quanto fosse straordinaria.

Era il mio primo giorno a "La Provincia di Como". Lei era andata a raccogliere e raccontare una storia impossibile: è tornata con quella storia in tasca, direbbero. Ma lei non ha tasche: ha un gran cuore. E' una cronista: non le può sfuggire nulla.

Implacabile, non insensibile. Per questo quando le accade quello che accade, ragionevolmente mi infurio e neanche parliamo mai di quella roba lì che non mi va di chiamar per nome.

Annina scrive, come sa fare lei. Combatte così e in maniera più profonda che noi umani un po' lagnosi, neanche immaginiamo.

Tra poche ore esce il suo libro, che non è sui tumori. E' sulla vita. Annina, è una donna grande e il suo libro un modo per coglierlo.

Annina, era dicembre di cinque anni fa, quando ho pensato: questa è una grande cronista. Non sapevo ancora che tu fossi  una grande donna.

Grazie.

http://www.librimondadori.it/libri/buone-ragioni-per-restare-in-vita-anna-savini

sabato 28 gennaio 2017

Notte e oltre il giardino


In ventiquattr'ore, tutto accade, anche se travestito da niente. Tu continui a camminare lungo la tua vita, che ormai però è irrimediabilmente cambiata.

E c'è quella frase che corre nella tua  mente.

Oltre il giardino. L'ha nominato un amico, che sa sempre tutto in anticipo. L'ha detto prima ancora colui del quale hai iniziato a scrivere, quando ancora solo intravedevi la sua grandezza sussurrata.

Un film, con il tuo attore preferito, Peter Sellers. E la certezza che i saggi sono quelli che vivono con semplicità. Forse per questo vanno aiutati, in questo complesso mondo. Forse anche per salvarci.

Se avessi un telecomando stasera, lo userei per riavere coloro che mi guidavano, che io lo volessi o no.

Ma intanto sono già oltre il giardino.

Notte e oltre il giardino.

Sosteniamoli con il libro su Giannino Brenna
https://www.facebook.com/Oltre-il-giardino-onlus-168763697524/?fref=ts
http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Economia/un-fiume-di-bene-libro-su-giannino-brenna_1221381_11/
foot by brown



sabato 21 gennaio 2017

Arianna piena d'oro (la vita quando ti svegli)

Incontro Arianna in un pomeriggio pieno di luce, tra persone care e attente agli altri. Anche lei, che scrive versi di vita e non ha paura di far iniziare il suo libro dalla data più dolorosa per lei, la data in cui la vita cambia e non si sa perché.

Venti maggio. Sono piena d'oro. Piena di luce.

Quella luce, Arianna riesce a trasmetterla tutti. Tra le righe e le foto, nel sorriso che ci rivolge quando ci offre "Da un'altra angolazione". Questo titolo che apre un mondo e lo fa scorrere con delicatezza, che racconta il vivere adesso, così diverso eppure così autentico. 

Speranze, umanità, gratitudine, amore e persino Dio. Un nome che si può invocare, sussurrare, accarezzare nella malattia, che è un'altra pagina di vita.

La vita - che Arianna scandisce così - "è quando ti svegli e capisci!": credo sia una delle descrizioni più magiche che io abbia mai sentito della nostra esistenza.

Da un'altra angolazione è tutto possibile e Arianna tutto mi ha già detto, con la sua gentile forza: sarà per questo che ho tanta voglia di ascoltarla ancora.

Arianna Sonia Scollo, Da un'altra angolazione, C.A.S.A edizioni.


martedì 10 gennaio 2017

Notte e meglio di un libro che nasce e ti cambia la vita

Stai nascendo. Oggi a mezzogiorno il comando è partito, con un clic che non dà l'idea di tutto ciò che c'è dietro. Certo, l'ascolto, gli incontri, le interviste e una figura che prende corpo, o meglio anima.

Sei un libro, no, sei un uomo, anche adesso che sei lassù. Una pagina, o quante altre di vita: hai cambiato la mia. Cavolo, se l'hai cambiata. Mi hai messo davanti gli occhi di qualcuno che mi ha scosso la coscienza, con una forza irresistibile. E mi hai portata a una distanza che non potevo più recuperare, mi hai portato dentro me stessa.

Stasera arrivo in un posto gioioso e a pochi metri colgo la scritta su un bar: quante volte ci sono passata davanti, non lo so. Solo in questa serata solo spaventata per scherzo dalla neve, l'ho vista davvero. Tuo figlio mi ha esclamato: ma era il suo grazie!

Non lo so, non perché tu non potessi ringraziarmi, anzi sarebbe proprio da te. E' che io non merito proprio nulla, perché per parlare di te mi sono sentita ancora più piccina.

Te lo dico io, grazie, perché mi hai cambiato la vita. Me l'hai resa più scomoda, quindi stupenda.

E penso a quanto sia pazzesco questo giorno, visto che nelle stesse ore partiva la stampa di un libro così diverso, un fumetto, ma ugualmente importante anche perché realizzato con amici.

Un uomo saggio, quindi generoso. Una vecchia tradizione che vuole portarci avanti.

Sai cosa: meglio di un libro che nasce e ti cambia la vita, ce ne sono solo due.

notte e meglio di un libro.

sabato 5 novembre 2016

Le fiamme che nutrono

Tesori nascosti, alla luce delle fiamme. 

Fiamme che nutrono, non distruggono, e uniscono canti distanti in un unico coro.

giovedì 25 agosto 2016

Sei arrivata tu con l'alba

Poi sei arrivata tu, un'alba più incredibile ancora delle altre.

Un anno fa, piccola volpe, mi hai fissata per momenti interminabili e non sei finita solo sulla mia copertina, non hai solo cambiato la storia.

Mi hai dato una piccola lezione di vita, mentre si smorzavano le ultime luci e si accendeva l'energia di un nuovo giorno.


Fidati. Prima di tutto, di te, creatura, e di Chi ti regala respiri, albe, tramonti e tanti incontri come quello con una volpe.
http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/chi-ha-bisogno-di-willy-ebook.html

sabato 21 maggio 2016

Il rosso e la rinascita

Sono felice. Non posso ignorare questo. So quanto mi costi essere felice.

Stamattina ho acquistato un vestito (anche) rosso dopo non so quanti anni. Poi ho avuto una notizia terribile.

Ho pianto, pregato. E scelto di essere felice, anche per chi non c'è più.

Un giorno vi spiegherò forse cosa significhi il rosso. Oggi mi ricordo grazie a un magnifico libro e a un incontro non meno magnifico cosa significhi la vita.

Il bambino che torna da lontano: l'ho già divorato metà e ho fretta di tornare da lui.

Anche il suo autore, Stefano Ferri, è nato l'11 giugno. Anch'io, pur indebitamente segnata il 12. 

Nella vita si trovano persone che cercano di annullarti. E altre che ti curano: non è una terapia tutta rose, perché bisogna passare dal dolore, esserne marchiati.

Non detesto chi ha provato ad annullarmi: non dovevo dare loro questo potere.

Sono grata a chi mi ha aiutato a curarmi. A entrare nella fase: non ho paura.

Se ripenso a questi meravigliosi fili, che non si possono spiegare.

Stefano, conosciuto grazie a Daniela Basilico, dono del nostro angelo Fabrizio Canciani, incontrato grazie a Tiziano Riverso.

La rinascita è colore. Forse rosso.


sabato 6 febbraio 2016

Far ridere, far pensare

Leggere o ascoltare Flavio Oreglio: un piacere che non so esprimere. Perché anche quando qualcuno può pensare che giochi sul filo del sorriso, sente che c'è qualcosa di più saldo a cui aggrapparsi.

Ieri riflettevo alla presentazione di "Catartico!" alla Galleria Boragno e proprio questo è il punto. Dopo la risata, tutto era serissimo. Brevissimo, calzante, eppure capace di restare nell'anima.

Perché c'è sempre qualcosa da assorbire dal passato, qualcosa da inventare anche se nulla mai si inventa. C'è sempre quella voglia di vivere che incespica in problemi e banalità, ma poi si rialza con un sorriso.

Anche con la speranza espressa in uno degli aforismi di Flavio. Siamo nelle mani di Dio, speriamo non applauda.

martedì 26 gennaio 2016

Non chiediamo più a Expo, ma a noi

Eravamo all'ombra di una quercia, vera e profonda, che respirava il lago a Ispra quasi un anno fa. Ci siamo emozionati come e più dell'Albero della Vita.

Mi ricordo l'intensità di quel dibattito, come di quello successivo quando Expo già si avvicinava a metà percorso. È anche per questo che è sorta l'idea: perché non raccogliere questa intensità e farla rimanere. I padiglioni se ne andranno, chi avendo colto l'occasione di un messaggio bellissimo, chi no. Chi griderà al successo, chi allo scandalo.

Ma noi, rimarremo uguali? In questo caso, sarebbe una sconfitta. Per noi, per il futuro. Un discorso che abbiamo provato a impostare con persone alle quali sono grata. Perché sanno guardare, analizzare, responsabilizzare, con uno sguardo speciale.

Ecco il libro: Expo, uscirà uguale da qui. Con Expovillage

Raffaele Nurra è stato un cardine per me, fin dall'inizio: grazie alla sua esperienza e alla sua arte, mi ha guidato subito a percorrere Expo nei suoi tracciati e nella sua anima.

Monsignor Franco Agnesi ci ha trasmesso la forza del nostro cambiamento. Non il cambiamento da chiedere sempre agli altri, ma a noi stessi. Alle tante opportunità che abbiamo di migliorare il nostro mondo.

Roberta Bertolini e Andrea Della Bella non sono Expottimisti nel senso un po' superficiale che spesso sento dare. Hanno scoperto, vissuto, messo a fuoco il loro punto di vista e non solo, come scoprirete anche voi. Ho imparato tanto grazie a questi due colleghi straordinari.

Paolo Genoni è un medico e una persona che abbraccia, non esclude. Le sue riflessioni sono preziose.

E il maestro.... Be', Ginetto Grilli ha scoperto Expo dove nessuno sospettava, da bravo poeta.

Volevamo sorridere, anche criticare, prendere in giro, ma soprattutto cambiare. Hanno cercato di raccontarlo le nostre parole, a maggior ragione le vignette di Tiziano Riverso. Abbiamo cercato di amare e spronare il nostro territorio. La provincia di Varese, che unisce città e luoghi così diversi: sai quanto costa a una bustocca sbilanciarsi così, lasciatemi scherzare un po'.

Ama la tua terra, per amare il mondo.

Credo che l'aspetto più Expo di questo libro sia rappresentato da coloro ai quali è destinato. Suor Marcella e la sua gente, ad Haiti. Non uscire uguali da Expo significa anche continuare a ricordarsi dei più poveri.

Grazie a tutti i compagni di viaggio, oggi e domani.





http://www.amazon.com/dp/B01B0460DA

mercoledì 16 dicembre 2015

La Scozia, che mi ha portato a te

Molti mi chiedono perché io mi sia innamorata della Scozia, dei suoi laghi, della sua natura abbracciata alla storia, della sua ritrosia che pur è calore e amicizia per una strana alchimia.

Me lo sono domandata a lungo, anche io. E non mi sono data risposte certe e immutabili, ma forse una mi ha sfiorata.

Perché nella Scozia ho cercato ciò che non potevo ammettere da bimba e ragazzina, ribelle per contratto. I nostri laghi, i nostri fiumi, la natura abbracciata alla storia, la ritrosia che riesce a esprimersi in calore e amicizia per una strana alchimia.

Il mio andirivieni tra Lombardia e Piemonte, dovevo sconfessarlo in qualche modo e in realtà amarlo, quasi disperatamente. E adesso adoro la Scozia, adoro il mio lago Maggiore e spingo il mio amore verso altri laghi, grandi e minuscoli. Cavalco le colline piemontesi con i miei sogni smussati, vi ho intinto il mio libro e respiro giornate di primavera come questa dicembrina e altre nella nebbia o sotto una pioggia così scozzese.

La Scozia, la amo ancora di più. Perche mi ha riportato a te.

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/chi-ha-bisogno-di-willy-ebook.html