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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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giovedì 8 marzo 2018

Notte e l'educatore e la benzinaia

La lotta delle operaie in Inghilterra per una paga giusta scorrerà anche tra troppi vestiti e chiome impeccabili. Ma mi scardina anche per la data, scolpita dal film "We want sex". Nascevo io dentro quell'anno, una piccola grande battaglia come altre che avrebbero attraversato il mondo.

Adesso dovrei scrollare il capo e dire: è trascorso mezzo secolo e si vede. Ma non riesco. Perché esaminando il mondo, il cammino compiuto e ancora più quello da compiere, non lo vedo affatto.

Esco con qualche lacrima di troppo dalla proiezione del cinema Gloria per la festa delle donne, lacrima che faccio sparire in fretta: si sa come sono le donne secondo l'austero verdetto (maschile, ma forse un po' anche nostro), quando frignano, come ama dire chi ci critica e dunque anche un po' noi.

Allora, mi ribello. Non le cancello troppo bene, quelle lacrime e partecipo al dibattito organizzato da Cgil, Cisl e Uil con gli studenti. Ascolto e mi confronto prima con Adria e Chiara, quindi aspettiamo, chiediamo l'intervento dei giovani. Sono una giornalista, mi piace ascoltare storie. Ascoltare è termine freddo, sentirle e provare a farle rivivere. Domando ai ragazzi che cosa vorrebbero fare da grandi, anche se mi sembrano già grandi dai loro discorsi.

Sono tutti mestieri belli, se li renderanno felici, ma stasera ne scelgo due per ringraziarli. Un giovane vuole fare l'educatore negli asili nido e io esulto. Perché i bimbi hanno bisogno  di figure maschili e femminili, anche nei nidi: non potrà che giovare loro.

L'altra ragazza confessa che vorrebbe fare la benzinaia, ma a casa nicchiano. Allora le rivelo io qualcosa. Ci sono due distributori dove vado abitualmente: uno ha tanti uomini, ciascuno di un Paese diverso, e adoro fermarmi, trovarli sempre disponibili e pazienti, buttare lì un aneddoto o una battuta.

L'altro impianto dove sosto volentieri, ha una benzinaia. Lei è delicata d'aspetto e ha occhi sinceri: conosce la gentilezza. Accanto a lei, c'è anche un signore non meno cortese, con i capelli bianchi. Sa che sono una grande viaggiatrice e qualche volta mi domanda, quasi preoccupato: signora, fin dove va oggi?

Io adoro però la mia benzinaia, perché sembra contagiare tutti con il suo garbo. Fa un lavoro duro e lo rende così lieve agli occhi di chi passa. 

Io non so se perché sia donna. So che ti vorrei dire, ragazza del Gloria: fai la benzinaia.

Perché stanotte sento così: che il mondo ha bisogno di un educatore di nidi e di una benzinaia.

Notte. 

martedì 22 agosto 2017

Notte e c'è sempre un ragazzino coraggioso su un'isola

Oggi c'era una luce fissa dentro di me, una di quelle che mi gridava: ma sì, vada storto anche quello e quello, l'importante è che sia salvo Ciro.

Ciro, ragazzino coraggioso, sull'isola che ho sempre amato di più al mondo. Ciro e i suoi fratelli, una squadra di amore.

Torno indietro di tanti, tanti anni a Ischia, quando un fratello coraggioso mi raccontò una storia lieve, vestita del pudore della notte: riguardava il più piccolo della famiglia e il padre, che troppo presto se n'era andato. Il più piccolo, era un ragazzino gentile e costretto a essere adulto prima del tempo, senza perdere la sua grazia.

Si chiamava Ciro. Scrissi un racconto, che resta ancora in un cassetto, e da allora ho pensato, oggi di più.

C'è sempre un ragazzino coraggioso, su un'isola. E bisogna affidarsi a lui, per tornare a sorridere.

Notte e c'è sempre un ragazzino coraggioso su un'isola.

lunedì 26 giugno 2017

Notte e una giornata avvolgente

Una giornata che ti avvolge con un abbraccio capace di fissarti negli occhi. Giovani che mettono i loro sogni davanti ai loro occhi, come al Fashion Graduate Show. Ragazzi che stanno affrontando una battaglia e forse più, che si prendono cura dei propri desideri e degli altri attraverso i desideri.

C'è un capo che non avresti più osato sognare. Un ragazzo che porta dentro di sé la propensione a occuparsi di chi è lontano dagli sguardi, come il fondatore di quell'azienda capace di far fiorire stampe magiche che ti ha cambiato la vita.

E giovani donne strappate o fuggite dai loro Paesi, che fanno indossare la libertà.

Una giornata avvolgente, quella che mi lascio alle spalle.  Ed è solo all'inizio, anche se ora sembra affacciarsi il buio.

Notte e una giornata avvolgente.

mercoledì 3 maggio 2017

Andrà tutto bene

Sul treno scivolo in una scena dolcissima. Ci sono dei ragazzini, con una maestra credo, che stanno tornando a casa in ritardo per un inconveniente.

Non ci sono occhi spavaldi, ma tracce di incertezza. Paura che i genitori si preoccupino, ad esempio, mista alla stanchezza di una giornata forse bella  ma impegnativa. Sì, improvvisamente mi sembrano così fragili.

La maestra con una dolcezza che mi incanta, li raduna tutti e dice: con ordine.

Poi si fa dare il numero di cellulare da ogni ragazzo e provvede a chiamare dal suo telefonino e a far spiegare la situazione all'alunno. Telefonata dopo telefonata, scende la serenità su quegli occhi. Una ragazzina sola resta triste, perché non riesce a farsi rispondere dalla mamma.

- Non hai un altro numero da chiamare?

- No.

Con garbo, se lo fa ripetere e riprova, con successo. E' così rassicurante, che quasi quasi del mondo comincio a fidarmi anch'io. E quando scendono dal treno i ragazzi, con forze ritrovate, sento di potermi mettere a correre anch'io.

lunedì 1 maggio 2017

Come se tutto fosse Colombia

Mi manca la Colombia: dai, diciamo la verità. E non (solo) il caffè che scandiva i miei ingressi a Expo. Due anni dopo, sfoglio con una certa fretta difensiva le immagini e prima di tutto mi colpisce quest'idea, intinta nel ricordo. E' entrando, quasi per caso, in Colombia che ho avvertito per la prima volta in maniera così intensa la mia ignoranza sul mondo. Sulla geografia, sulle persone, sugli usi, mica quei cliché che afferravo di tanto in tanto sullo schermo televisivo.
Mi manca quel Paese o ciò che ha provato a comunicare e vorrei ancora di più ritrovare dentro di me  quella resa all'evidenza:  non conosco quasi niente del pianeta. A dire il vero, nemmeno della mia terra: ma in questo caso non l'ho imparato a Expo.

Mi stacco rimproverandomi e cammino fino al Giardino di Israele. Sono tanti i momenti incredibili collezionati, e forte è l'impatto di una giornata intera in salsa social con il collega e amico Andrea Della Bella a fare un po' i matti e a imparare così: prima di tutti i profumi.

 In Israele però mi ferma un'immagine di me e della mia amica Angelica Calò Livné: lei sta tenendo un laboratorio, che parola fredda quest'ultima. Neanche una lezione. E' un incontro, di ragazzi, tra ragazzi di diverse religioni e provenienze. I gesti, la musica, la danza, l'esempio per sciogliere in un abbraccio i conflitti. Quando ci abbracciamo, io sento ancora una volta che la pace non è solo possibile, anche quando dobbiamo metterci al riparo.

Che è qui, tra di noi, dentro di noi, se vinciamo l'istinto di contrastare e contestare gli altri per dimostrarci vivi. 

Come se tutto fosse Colombia.

Come se tutto fosse amicizia.

E quindi lo è già un poco.







venerdì 23 ottobre 2015

Tutti trovano il posto

In questa corsa finale di Expo, mi fermo ad ammirare le piantine che giocano con l'autunno. Quanta pazienza ha la natura, anche con noi. Quanto ci vuole a far crescere ciò che seminiamo. Seminiamo. Poco dopo sono sul tetto di Israele.

Angelica Calò Livné unisce i suoi ragazzi del teatro della pace, Beresheet LaShalom agli studenti italiani: d'un tratto, sembra che si conoscano da sempre. Si parla di conflitti, non solo quelli che lacerano le vite dei popoli e delle persone in Medioriente: quelli che viviamo e costruiamo noi. Ci sembrano piccoli, così li accumuliamo.

Formano cerchi dove si confrontano meglio, i ragazzi. Ogni volta precisiamo, per far capire l'importanza: ebrei, musulmani e cristiani.

Ma sono ragazzi. Noi uomini e donne.

Statue viventi ci raccontano la tensione e la speranza.

Tutti abbiamo un posto nella vita, tutti possiamo trovarlo, dobbiamo.

Shalom, Salam.

mercoledì 16 settembre 2015

Notte e ho girato il mondo con i ragazzi

Le forze un po' consumate dal giro del mondo, sarà per questo che mi fermo volentieri con i ragazzi. Sono di una scuola della Valle Olona e presto andranno a Expo.

Sbagliato, alcuni di loro ci sono già stati e ci torneranno con i compagni. Altri non sanno che aspettarsi. Altri ancora non si attendono nulla, se non un giorno con i loro amici, a scappare via dalla scuola.

E non è già una bella attesa? Perché stare con gli altri, che siano vicini o lontani, è un dono che non si può nemmeno pregustare in modo adeguato.

Parlo di Expo a questi ragazzi. Li ascolto. Anche chi si vuole dichiarare distratto, ha qualcosa che io posso afferrare come una guida per la prossima tappa.

Ho un'unica raccomandazione, da barbosa adulta: ragazzi, non fate come me che bigiavo le lezioni di geografia, perché preferivo studiare due volte la storia. Il tempo mi ha fregato mentre era lo spazio la parte più avvincente.

Lo so oggi che torno bambina, tra voi e grazie a Expo.

Notte e ho girato il mondo con i ragazzi.