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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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mercoledì 19 dicembre 2018

Un bambino sa cosa fare

Ci sono momenti in cui ti trovi catapultata davanti a una platea troppo grande. Qualcuno li chiama bambini, ma tu già sai  - e ancora di più ti rendi conto - di quanto abbiano insegnarti.

Ti chiedono di Mafalda, nella scuola di via Crispi a Merone. Questa piantina gettata nel Lambro per cattiveria o disattenzione (che poi forse sono la medesima cosa). Ti fanno delle domande, eppure sono le loro risposte che ti lasciano a bocca aperta.

Loro lo sanno già. Che tocca a noi. Rimproverano il papà o il vicino che getta la sigaretta o la cartaccia, ma sanno che i primi che devono rispettare questo nostro ferito mondo, siamo noi. Che a volte sbagliamo, magari per seguire gli altri e sentirci più forti.

Io ascolto questi bambini, che mi colmano di risposte travestite senza malizia da domande, e so che sto imparando da loro. Che grazie a loro, potrei persino crescere.

Perché un bambino sa cosa deve fare, sempre. 

Ringrazio chi mi ha aiutato a capire che una pianta è più potente di un grattacielo. Perché ti fa venire voglia di proteggerla e ti dà ombra, nella vita.

venerdì 13 aprile 2018

I bambini che ti scrivono nell'anima

Invitata alla Settimana della lettura tra i bambini, porto con me il capitano Scott. Non posso presentare  le storie più recenti che ho scritto  - penso - troppo dure per i più piccoli.

Porterò "L'importanza di essere secondi" che mi fu tracciata nell'anima più di quindici anni fa e proprio passando dalle scuole decisi che dovevo metterla nero su bianco.

Questa mattina sono all'Ada Negri, l'istituto del rione dove mi sono trasferita da qualcosa come vent'anni. Eppure - mi dico - non vivo ancora lì, ci abito.

Sì, racconterò di Scott, dei suoi amici, del Polo Sud, di come arrivare primi sia fantastico, ma rimanere fedeli agli altri e battere la paura nel gelo antartico lo sia ancora di più. Poi vedo gli occhi chiari di una bambina, tingersi di lacrime quando il capitano sta scrivendo le sue righe d'addio.

E decido di cambiare registro. Di passare alle storie successive, di narrare le più divertenti. Di sobillare dolcemente le ragazzine raccontando delle donne più determinate di Braveheart in Scozia. Naturalmente, narrerò solo le storie a lieto fine.

Lei alza la mano: ma come termina la storia della giovane Isabella, che sfidò tutto e tutti per andare a reclamare un diritto che gli uomini ripudiavano, posare la corona sulla testa di re Bruce.

Non mi posso tirare indietro, così incalzata, e sono pronta a incassare nuove lacrime. Allora giro la frittata: adesso ragazzi, parlate voi, fatemi delle domande.

E di domande mi riempiono. Molte, terribilmente sagge, roba che io le ascolterei per ore, per crescere. C'è una ragazzina che ha tante storie in testa e deve assolutamente metterle per iscritto. C'è chi vuole conoscere il libro precedente, qualcuno indaga sul primo.

Il primo - spiego -, l'ha scritto mio padre e parla di mio nonno. Io l'ho solo concluso. Uso un'espressione che svela la bambina che sono: non so parlare di morte. Dico, che l'ho terminato quando mio padre se n'è andato.

A fine incontro, una bimba alza disperatamente la mano: ma poi il tuo papà è tornato?

No, piccola, non è tornato. E' proprio lassù.

E io piccola mi sento, davanti a voi. Specialmente alle ragazzine - scusate la discriminazione, maschietti - che se ne vanno malvolentieri, a un paio che improvvisamente mi abbracciano, a quelle che mi dicono: ma tornerai?

Io oggi più che mai so che posso scrivere tutto ciò che sento e voglio.

Ma i bambini, ti scrivono nell'anima.

sabato 1 ottobre 2016

Grazie ai giovani. Di ogni età


Quasi non ci credo. Corro indietro nel tempo, in Scozia, a quindici anni fa. E subito dopo serbo quella riflessione dentro di me e vado nelle scuole quasi timidamente.

Scusatemi, vorrei parlarvi del capitano Robert Falcon Scott. Vorrei parlarvi dell'importanza di essere secondi. Cioè di essere uomini e donne in ogni circostanza, senza lasciarsi intrappolare da medaglie e bandierine. Di come ciascuno di noi può andare in Antartide per un ideale. E' così che un viaggio tra gli studenti è diventato un libro, in occasione dei cent'anni dalla scoperta del Polo Sud.

Lo ripeto, dopo quindici anni, sul palco del teatro Lux di Sacconago. Davanti a me ci sono tanti giovani, quelli che a scuola hanno conseguito il massimo dei voti, oltre agli atleti che hanno partecipato alle Olimpiadi. Ragazzi che hanno dato tutto di sé e oggi sono qui, premiati dal Comune della mia città, Busto Arsizio. E nel mio rione, guarda un po'. Frugo nella platea per cercare il maestro, non lo vedo e devo citarlo.

- Se non puoi andare davanti a tirare, mettiti dietro a spingere.

Mica posso dirlo in dialetto, che se sbaglio è una tragedia. Già sono emozionatissima, al fianco dell'assessore Paola Magugliani che ha scelto proprio "L'importanza di essere secondi" come dono per questi magnifici ragazzi. E quanti altri ne sfilano ancora: con tutti i loro sogni dipinti negli occhi, come il capitano Scott.

Ogni premio mi porta una gioia, ma devo citarne uno in particolare. Quello al Comitato dei pendolari di Busto: un modello di lotta civile, è grazie a loro, cortesi e costanti che la città ha riavuto i treni indebitamente tolti. Persone che hanno lavorato per gli altri, che sanno cosa sia il bene comune, senza mettersi in vetrina.

E poi visto che parlo di giovani, una giovanissima.

Si chiama Olga Fiorini. Non citiamo la sua età, anche perché non ne ha. Ha solo progetti e le brillano gli occhi quando rivolge un appassionato discorso davanti al sindaco Emanuele Antonelli. Per uscire dalla crisi, mica cita strategie manageriali. Io mi aggrappo a due parole cardine: insieme e amore. La ripete tre volte, quest'ultima. 

Grazie ai giovani, di ogni età.


d

mercoledì 16 settembre 2015

Notte e ho girato il mondo con i ragazzi

Le forze un po' consumate dal giro del mondo, sarà per questo che mi fermo volentieri con i ragazzi. Sono di una scuola della Valle Olona e presto andranno a Expo.

Sbagliato, alcuni di loro ci sono già stati e ci torneranno con i compagni. Altri non sanno che aspettarsi. Altri ancora non si attendono nulla, se non un giorno con i loro amici, a scappare via dalla scuola.

E non è già una bella attesa? Perché stare con gli altri, che siano vicini o lontani, è un dono che non si può nemmeno pregustare in modo adeguato.

Parlo di Expo a questi ragazzi. Li ascolto. Anche chi si vuole dichiarare distratto, ha qualcosa che io posso afferrare come una guida per la prossima tappa.

Ho un'unica raccomandazione, da barbosa adulta: ragazzi, non fate come me che bigiavo le lezioni di geografia, perché preferivo studiare due volte la storia. Il tempo mi ha fregato mentre era lo spazio la parte più avvincente.

Lo so oggi che torno bambina, tra voi e grazie a Expo.

Notte e ho girato il mondo con i ragazzi.