martedì 31 agosto 2021

Il capitano J e quello che mi ha insegnato sulla nave (ma anche in moto)



 Il capitano J
- voglio chiamarlo così - mi ha fatto salire a bordo della sua nave un giorno.

O meglio, prima ho varcato la soglia della azienda che guidava, poi l’ho esplorata e ho conosciuto i primi volti, le prime storie. Un giorno si è trasformata in un’imbarcazione vera e propria ed è andata al largo per celebrare un anniversario importante, rivelandomi il lago per la prima volta.

Sì una sera sono salpata con tante persone che producevano con la leggerezza dell’anima materiali così solidi e dopo parecchi anni a lavorare sul lago di Como mi è parso di poter conoscere di più quel canto d'acqua e creature.


Una serata di quelle che rimangono gioiosamente impigliate nei ricordi e ti formano, perché hai visto un capitano invitare con gratitudine e rispetto i suoi predecessori, coinvolgere tutti i suoi collaboratori, affidare vera gratitudine a chi andava in pensione, guardare avanti.


Come un manager, un uomo che ha un compito e responsabilità, e lo svolge con l'attenzione che merita la sua gente. Un esempio, non mi importa quanto diffuso: guardo alle persone e lui è così.


Il capitano J, le stelle sul lago, i fuochi artificiali non troppo distanti e la gioia di condividere più a fondo il viaggio. Poi, in azienda vederlo accogliere persone da tutto il mondo come pure far costruire uno spazio più produttivo, senza dimenticare di creare un sentiero tra la natura per produrre anche rigenerante spensieratezza tra i collaboratori.


È il capitano J. Che ora deve lasciare la nave e tra i tanti saluti che ha ricevuto nella sua comunicazione ufficiale sui social - al solito vibrante - colgo come un fiore quello di una persona speciale: 


ora sta a te vivere, godere, essere
.


Sulla moto, a piedi su un sentiero di montagna o su un’altra nave: capitano J, ti seguirò perché so che potrò sempre imparare qualcosa di speciale.

domenica 29 agosto 2021

Uno spazio solo per me


 Mi perdo a scrivere dappertutto e ancor più mi ritrovo, perché spesso ho bisogno di un luogo solo per me. Anche il più insospettabile, anche il più frenetico, afferra un velo di pace e mi lascia pensare.

Uno dei miei preferiti è lo stadio, dopo la partita. La gente che si allontana, a volte anche prima di fronte a un risultato sfavorevole, il che per me rappresenta un indovinello insoluto. Non mi attardo tuttavia a rifletterci, perché devo lasciar uscire le parole: talvolta danzano, spesso sono goffe finché non le richiamo all'ordine o loro lo fanno con me.

Non di rado accade che io mi fermi: ancora, ancora. Qualche remora e controllo l'ultimo collega, anche lontano presente, ma sono rimasta frequentemente da sola. Sul campo qualche giocatore a temprarsi, ancora, poi se va, e non c'è più traccia di volti e pensieri; solo, immagino la presenza del custode nella sua casa.

Resto perché mi piace veder scendere il tramonto, le nuvole che stentano ad accettarlo. Resto perché è uno spazio per tutti, eppure solo per me. E resto perché in questa pace io scrivo le ultime righe, quindi mi dirigo verso casa. Così, quando arrivo dalla mia famiglia, non ho più parole che urlano dentro e accolgo festosa ogni rumore.

Ho già avuto uno spazio per me, insospettabile. Luoghi che si svuotano, come la mia mente.

venerdì 27 agosto 2021

Patto nascosto, non dimenticato


 Sazi delle nuvole, torniamo in terra e passiamo dallo scrigno di tanti ricordi, che si è rivestito di futuro.

Volevo accarezzare più da vicino il mio lago, il Maggiore, e nell’avvicinarsi imbronciato al tramonto lo rivedo materno  custode degli altri due.

Questa tappa e questo sguardo che non sfugge alla sera, mi riconducono a un patto, nascosto ma mai dimenticato. È questa la mia terra e devo provare a prendermene cura.

martedì 24 agosto 2021

Mick per Charlie - Silenzi che mandano in frantumi il cuore



Poi ci sono silenzi che mandano in frantumi il cuore, senza che un pur lievissimo rumore, anche solo un sussurro, si possa insinuare.

Mick per Charlie. Fb



È inaspettatamente domani

 

Improvvisamente la pelle cerca il tessuto da cui aveva cercato di liberarsi nelle notti d’estate. Il soffio d’aria gelida prima riversa sopra conforto, poi è come una stilettata. 

Quando l’estate si scioglie per poi cristallizzarsi in un ricordo, ti accoglie il domani della frenesia e dei progetti.

Oggi, quel soffio gelido è più forte di tutto con le sue suggestioni cariche di realtà. A Kabul si stanno dissolvendo vita e tracce di libertà, sulla pelle delle donne il tessuto che opprime come una lama e copre ogni scelta. 

La musica ha perso ritmo con il congedo di Charlie Watts.

E io sono ancora qui a contare che un metro mi separi dai gesti di un uomo vile, non per paura, non c’è più da un pezzo, ma per disgusto, e intanto vomita parole violente su soggetti inebetiti.

Poi c’è un fremito tiepido. Sarà la tua carezza, o il bacio soffio del micio o una preghiera. 

Inaspettatamente, è domani e non c’è spazio per i timori.

lunedì 23 agosto 2021

La benedizione


#blessed to be #athome 

Passeggiare tra il chiaro e lo scuro, non dover scappare e poter sempre vedere una luce. Una benedizione, molto più di ciò che ha gran parte del mondo.


 

Di slancio, la luna

 


Ti vedo intrappolata in una fessura della tapparella, ma mi muovo appena e tu danzi.

Nessuno ci può intrappolare davvero, sembri cantare. Di slancio, ti scrolli via la polvere della tua gabbia e voli via. 

Di slancio la luna riparte, come me.

mercoledì 18 agosto 2021

Un momento ancora, tra le nuvole e gli aerei


Cerco pillole di solitudine sotto il cielo, che soffochino il frastuono attorno a me, se possibile anche quello dentro. 

Forse sono quegli aerei che sfrecciano sopra la nostra partita, aerei a cui mi ero disabituata: per un istante, mi sembra di essere tornata bambina, quando mi aggrappavo alle reti di Malpensa per vederli meglio se non potevo salire: «Ancora!»

Quando mi rifugio a scrivere nel parcheggio per trovare la mia pace, mi rendo conto che non è possibile. Ci sono nuvole capricciose, che si insinuano in quelle austere della sera, e un aereo arriva a sbirciarci dentro. Poi un altro, un altro ancora. Un tramonto che si scioglie di stupore, di fronte al fatto che gli uomini siano ancora determinati a volare.

Io, io mi sciolgo di tenerezza e scatto foto, tra rari e sconcertati passanti, solo perché non ho una rete a cui aggrapparmi gridando: ancora!

martedì 17 agosto 2021

I fiori più belli si aprono di notte

 Una mattina mi sono rammaricata del fare dimesso dei fiori sulle scale, anzi ho persino ipotizzato un furto notturno. Mi ricordavo di essermi stupita della loro magnificenza nell'oscurità della sera. 

Ora, che fine avevano fatto? Mica erano quelle pianticelle titubanti.

La sera dopo, mi incappai ancora in loro: magnifici davvero, aperti, senza paura, sfrontati forse nella loro bellezza. Non avevano la minima intenzione di ritrarsi agli sguardi, anzi volevano curarne le ferite nascoste. 

Oggi, ci ripenso tra anime piccole e importanti che volano via: forse, i fiori più belli si aprono di notte, ridono dell'oscurità perché hanno una propria luce più forte. Assorbono ogni istante di vita, più della luce, e poi si nascondono nell'atmosfera del giorno, quando tutti hanno da gridare qualcosa.

Loro, le parole più belle le hanno pronunciate. Hanno offerto carezze che non si possono narrare, hanno cullato i sogni più coraggiosi di coloro che amano e ancora li culleranno.

Perché i fiori più belli si aprono di notte, non una, ma due, tre, infinite notti. Quando stai dormendo o il buio sembra troppo prepotente per svelare la loro bellezza, un mormorio di petali è già sui tuoi sogni.

lunedì 16 agosto 2021

Consultando il finale

 Diventata adulta, matura e responsabile, sono stata colta da una consuetudine. Se intercetto un film sconosciuto alla tv e qualche incertezza di troppo già si profila all'inizio, consulto rapidamente internet: non clicco drasticamente sul telecomando, solo se la rete mi tranquillizza sul lieto fine.

Ma questo, non è un film. Adesso mi chiedo in questo spaccato di storia, come possa io illudermi che tutto non sprofonderà. Non c'è bisogno nemmeno di sbirciare nel futuro, se anche  si potesse: è il passato che sbatte in faccia il rincorrersi dei medesimi errori e  il presente che vi si aggrappa quasi li trovasse rassicuranti. 

Consultando il finale nella coscienza: i più fragili, delusi e derisi, depredati della loro vita e della dignità. Si chiama Afghanistan ma assume altri nomi e al contempo ne ha uno solo e paradossale: si chiama umanità.

 

venerdì 13 agosto 2021

Chiamami Alfredo

 La lentezza dell’estate sembra perduta, invece talvolta si ripresenta a sorpresa. Iniziando il giorno più lentamente, scruto pure il calendario.

Oggi è Sant’Alfredo. Chi conosco con questo nome? L’Alfred, il mio amico varesino che per anni mi ha rischiarato il pensiero, entrando puntuale in redazione e offendimi il suo sorriso. Sento ancora il tintinnio dell’ascensore che a quell’ora annunciava lui. Non importa se ora riusciamo a vederci così poco: il reciproco pensiero ci fa sorridere.

E poi mi illumino ancora: l’Alfredo. Solo un ritratto sfuocato di quand’ero bambina, l’autista del nonno! Chiaro che mio nonno operaio non avesse alcun autista, ma invecchiando venire a Busto in bici era impossibile e qualche volta entrava in azione questo signore che non so cosa facesse. Forse aveva un’officina e talvolta dava un passaggio al nonno: su quell’auto sono salita anch’io un più di un’occasione.

Una è stampata bruciante in me. L’Alfredo e il nonno sono venuti a prendermi da qualche parte, credo che ci sia anche mamma. Sono le parole che restano dentro di me: “Hanno rapito Moro, ucciso gli agenti”. Quel giorno si incupì il mio universo di bambina e io mi aggrappai agli occhi addolorati ma saggi del nonno.

Chiamami Alfredo, dimmi che non finì così, che non finirà affatto. Intanto saliamo sulla tua auto, cos’è quello, un gagliardetto... ah già tu sei milanista. Un altro giro, Alfredo.

mercoledì 11 agosto 2021

Solo appunti di stelle

 È da vent'anni che non credo con convinzione compiuta alle stelle, da quando le ho lasciate nel deserto. O forse lì mi hanno abbandonato loro e ancora vago.

Ogni volta che mi sembra di vederle brillare e scorgere appieno il loro messaggio, un colpo di vento scompiglia tutto; mescola righe e parole, butta in aria con capricciosa mestizia ciò che avevo quasi in mano.

Vedo solo appunti di stelle, strappi di frasi che insieme non vogliono stare. Eppure, potrei essere così saggia da ricucirli, se non fosse che mi lascio distrarre dal vento, che con un colpetto, come di tosse, scompiglia tutto e io son lì ad ammirarlo segretamente, perché se ne frega delle certezze.

Preferisce appunti di stelle. 


domenica 8 agosto 2021

A modo mio - canzone per ogni notte

 Allergica alla smemoratezza, ho atteso qualche giorno nel vuoto quasi pneumatico di adeguati ricordi di Gianni Nazzaro.

Questa sera in tv mi sono riconciliata e ho colto ciò che mi sfuggiva da bambina: quanto è tosto, agire a modo proprio.

A modo mio, è la canzone per questa e ogni notte, quella con cui mi congedo da quest'uomo, artista, figura. 

La testardaggine, l'emozione, l'esitazione, il dubbio: e se incontro qualcuno che amo follemente, conserverò questa coerenza lacerante?

Son rimasto solo io 
Ma ho sempre fatto tutto a modo mio 

 A modo mio a modo mio 

Avrò sbagliato ma a modo mio 

E proprio lacerati, sanguinanti, schiacciati eppure leggeri si vive questa certezza: a modo mio, non schiavi, ma protagonisti per quanta solitudine possa costare.

A modo mio, buon viaggio, Gianni Nazzaro. 

sabato 7 agosto 2021

Tornare all'opera (freno al timor)

All'Arena di Verona un gesto normale e appassionato come respirare la lirica diventa (anche) una metafora. Grazie a un Nabucco che viaggia nel tempo con un'umanità lacerata eppure capace di vedere un filo di luce diventare sempre più forte

Tornare all’opera: quest’immagine si schiude sotto il cielo di Verona che dipinge un tramonto lieve per concedersi subito l’abbraccio della sera. L’Arena che non ha paura di scendere nel grigio soffocante di un’epoca dall’umanità perduta per far vibrare con il Nabucco, è il posto più naturale dove farlo.

Un gesto normale e appassionato

È la lirica, sì, è anche l’opera in senso più ampio quello che si prova a entrare qui. È sentirsi vivi, con un gesto normale e appassionato come sedersi e aggrapparsi a voci, note, scenografie, movimenti. 

Ci si può adombrare che normale non è ancora: capitiamo proprio il 6 agosto, giorno carico di novità a partire dal Green Pass. Poche ore prima, riceviamo una nota dettagliata su come occorre comportarsi dalla Fondazione, compresa l’opportunità di un congruo anticipo. Dialogo su Messenger per altri ragguagli, mi organizzo sul parcheggio come non abbiamo fatto mai. Se ripenso ad altre meravigliose incursioni all’Arena nel tempo, non mi ponevo il minimo aspetto organizzativo.

Ma ciò non toglie nulla all’esperienza, anzi è come un valore aggiunto. Vogliamo tornare all’opera, ne abbiamo bisogno, metabolizziamo con stile anche l’immancabile intoppo in autostrada e riusciamo ad arrivare con un anticipo dignitoso. In una manciata di minuti, superiamo sia i controlli del Green Pass e della temperatura, sia quelli del biglietto. Saremo in una posizione fortunata, ma non facciamo la minima coda. Mangiamo qualcosa al bar dell’Arena, per ingannare attesa ed emozione e ci togliamo qualche dubbio operativo sugli intervalli con un giovane dello staff, il suo sorriso che rende tutto più chiaro.

Sì, c'è la mascherina Ffp2 da indossare e questo all'inizio pesa, come la distanza da tenere tra di noi; si intrufola per un attimo il cattivo umore, scorgi chi cerca di abbassare il dispositivo di protezione o di dribblare un'altra regola, ma rapidamente ogni tentazione di pesantezza sfuma. Così, sei libero.

L'amico tardivo

C’è Verdi, quest’amico tardivo della mia vita

Ripercorro le sensazioni dell’ultima opera, qualche mese prima della pandemia, a Busseto: l’Aida, che spalancava il piccolo teatro in un mondo immenso e anche per evitare la tentazione di confronti fra due ambienti imparagonabili abbiamo scelto di non viverla qui. 

Il Nabucco, allora, perché i tempi sono così oscuri, eppure alla fine ci sarà un raggio di luce che si spanderà. Anche se questa rappresentazione è ancora più dolorosa, calata nella Shoah, in un dramma che non ha la minima possibilità di essere lenito dalla lontananza nei secoli: è qui, dietro l’angolo dell’abisso dell’umanità, in quel Novecento allucinato dalle sue contraddizioni. 

Freno al timor: quel verso che all’inizio sembra vano, poi diventa un compagno cortese che scorta fuori dall’Arena. 

La piazza è in fibrillazione gentile, ci fermiamo a un caffè e ci sembra di essere in un regno dorato dove restereremmo la notte intera.

Siamo tornati all’opera, umanità tremante, scombussolata e strappata alla sua terra, alle sue certezze, ai suoi sentimenti. Ma con un filo di luce, di fede che la spinge a guardare oltre lo squarcio cupo.
Come quel coro, che si sistema accanto al palcoscenico - una macchia scura che si inerpica lungo la gradinata - e all'inizio quasi non te ne accorgi: lo diresti defilato, finché la sua voce entra in scena e lo senti, che è più protagonista che mai con la sua potenza gentile. E anche un po' tu. 
 
6 agosto

Nabucco collaborazione con il Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah e con il patrocinio del Ministero della cultura 

Nabucco | Luca Salsi

Ismaele | Samuele Simoncini Tenore

Zaccaria | Michele Pertusi
Abigaille | Anna Pirozzi Soprano
Fenena | Annalisa Stroppa
Il Gran Sacerdote Di Belo | Romano Dal Zovo
Abdallo | Carlo Bosi
Anna | Elisabetta Zizzo
Direttore d’orchestra | Daniel Oren
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici dell’Arena di Verona.
Nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona.
Video design e scenografie digitali D-WOK

giovedì 5 agosto 2021

Danzando con le foglie




Prende forma un istante in cui sei talmente ricco, perché non hai nulla. Staccato e spogliato da tutto, ti si spalanca l'universo davanti e cerca una voce. La trova, nella danza delle foglie.

Un movimento sottile e sincero, che poi prende confidenza insieme alla brezza e si trasforma in una musica.

L'aria riempie ogni spazio di esitazione e mordicchia le foglie di ciascuna pianta, come per solleticare una reazione. Così ti ritrovi non solo ad ascoltare, bensì a danzare con loro: un corpo di ballo che non possiede nulla, se non la voglia di vivere quest'estate.

LA DANZA



martedì 3 agosto 2021

Non lasciarti distrarre


Una volta fuggivo lontano da voi, adesso non vi accarezzo ma vi vengo vicino, attirata dal vostro ronzio.
Ladies at work, mi viene da tracciare questo cartello nell'aria.

Creature che stanno lavorando, ma è più corretto affermare che stiano vivendo. Nella maniera più autentica, permettendo agli altri di vivere. Gli altri... che si sono abituati al loro ronzio e pensano che sia così scontato. Bah: normale, sì, non scontato.

Mi voglio fermare anche da loro dopo il bruco danzatore e il loro brusio si trasforma in un battito di ali che mi sfiora: vacillo solo un poco, giuro, mentre tornano al loro lavoro. In fondo, quello che mi piace tantissimo è vedere come non si lascino distrarre, da un'umana un po' goffa con uno strano aggeggio in mano.

Non lasciarti distrarre, Malu, c'è da vivere.

 

lunedì 2 agosto 2021

Curiosamente lenti



Corriamo di gioia, finché dobbiamo arrestarci di fronte a un movimento lento e curioso.  Uno spettacolo così dolce, che ci inchioda. 

C'è lo stupore che danza, nell'aria: piccoli occhi curiosi frugano con la dolcezza di un corpo verde lucente, che nel bosco si confonde. Si è calato da un ramo o forse dal cielo, il bruco (ma avrà un nome più spettacolare, uno da star) ma noi lo osserviamo con rispetto.

Chissà che se noi, che sembriamo sempre correre, ad altri appariamo così: uno stupore che danza nell'aria, diluito in un tempo più grande, la vita della terra oltre l'umanità e i nostri lievi e poco influenti respiri.

Chissà chi è più curiosamente lento, tra di noi. Chi ha curiosità e curiosità attira, attorno a sé.