domenica 31 luglio 2022

Argento in prestito

Il mio argento, sei tu la mattina. Un sorriso pigro ai primi battiti del giorno e il blu dell'acqua si lascia scivolare addosso il muto gioiello.

Argento in prestito, come ogni materia che passa dalle nostre mani, dai nostri sguardi e da ogni senso: una benedizione fuggente, che pur in qualche modo resta.

Il mio argento, sei tu quando ti cerco e quando sono cercata: sto pensando ad altro e tu brilli, attirando il mio sguardo. Già, mi sono persa.

sabato 30 luglio 2022

Aiutandoci in tanti piccoli modi. Un balsamo e un privilegio, Patti

 

I giorni di amore e tormento, le notti di rock and roll: sul lago  Maggiore questi versi si riversano, scombinando i piani temporali. Il sole è gioioso dominatore di questa giornata e a pochi metri da me c’è Patti Smith. Una perla, questo incontro tra i concerti firmato sempre dallo Stresa Festival. Una conversazione con Roberto Calabretto al Palazzo dei Congressi di Stresa, con Paolo Maria Noseda che offre l’intensità del pensiero di Patti in italiano.

 

Ho qui con me il mio primo incontro materiale con lei, come un talismano quasi per darmi forza: perché lei non è ancora entrata sul palco e il cuore batte all’impazzata. Ho bisogno di credere che qualcosa, qualcuno ci possa liberare. Che possiamo cambiare qualcosa. Che c’è una sacralità troppo profonda per non poter chiamare una volta almeno tutti. 

Ah, il mio talismano: è la cassetta con cui il mio compagno di liceo mi consegnò con una sua solennità per farmi conoscere Patti. Io ero dura e stravagante, sotto un'apparente pelle esile, e accolsi quella musica con meraviglia.


Adesso lei è qui e non si tratta di una parentesi tra i due concerti a Verbania, è un’ora che si perde nell’infinito, in cui avviene ciò che Patti indica come fondamentale: si è connessi. È un’ora in cui vedi scorrere tratti del suo cammino. Quando le tirano arance e pomodori, da ragazza, e lei affamata raccoglie, ringrazia e mangia. Quando condivide i legami che le hanno trasmesso tanto, artisti, poeti, scrittori. Di oggi, di ieri, per sempre. 


Non aspettavo una rocker, ma una donna, una signora che sa ascoltare, parlare, sorridere, ringraziare e mandare saluti con le sue inquiete dita. Che mi parlasse di Pasolini, di Leopardi, della matematica bella e terribile e poi confessasse che se deve scegliere un libro, uno solo, è Pinocchio. Gli errori lievi, madornali, eppure la possibilità di redimersi, sempre.

Il valore del rispetto e poi la bellezza di rimanere curiosi che mi porta indietro, a quel giorno altrettanto indimenticabile con Elio Fiorucci.



 

Lei è un balsamo che mi cura in momenti biechi: dalla guerra all’indifferenza che confinano, lasciar uccidere un uomo a mani nude, permettere che muoia di stenti una bimba, sparare a un cane vicino alla chiesa di Padre Pio. Alla fine, esco ancora convinta che sì, la musica ispira ma noi possiamo cambiare le cose. Che la via è «helping one another in small ways». Che il progresso tecnologico può avanzare, ma c’è un’evoluzione reale, umanistica, che tocca a noi, che ci chiama sempre in quei minuscoli e irrinunciabili modi. Che, semplicemente, vivere è meraviglioso.


L’ho sentito per quarant’anni nelle tue canzoni, da quel giorno al liceo, Patti e oggi la tua voce mi ha offerto questa speranza anche senza le note, prima di congedarti per prepararti al prossimo concerto. 


 

Allora capisco, perché lungo il lago riecheggiano questi tuoi versi, perché mi riportano al titolo di quella canzone. È stato un Privilegio, una liberazione, ascoltarti e mi accompagnerà in ogni istante, buio e lieto.



venerdì 29 luglio 2022

Per cielo e per terra

Per mare per terra, ma anche più infinitamente ti cerco. Un confine netto eppure in qualche modo impalpabile ci separa. Come il fronte del santuario a Boca, che sembra misurarsi con il cielo, se non sapessi che in realtà si inchina ad esso.    
Per cielo e per terra ti inseguono i miei pensieri e si riposano su quella linea che forse vediamo solo noi. 


 

Il tempo di abbracciarti tra le nuvole

Il tempo di abbracciarti tra le nuvole e tu mi inondi di colore.   

 

giovedì 28 luglio 2022

Pianto di gioia

Scoprire di poter ancora piangere di gioia. Si spegne ogni parola, sotto il canto silenzioso di vita, l’arsura dei ricordi che si scioglie.




Il piatto (non) è mio

 Uno dei fatti curiosi che hanno caratterizzato gli ultimi sette anni della mia vita è l'improvviso interesse dei commensali attorno a me nei confronti di ciò che mangio. 

Quando ero onnivora, non poteva fregare di meno a nessuno. Con l'eccezione di qualche amico che chiedeva di assaggiare o scambiare. 

Da quando sono diventata vegetariana - o meglio ho scelto di avviare il percorso vegetariano perché ha richiesto e richiede continue nuove consapevolezze e conseguenti scelte - il mio piatto è diventato oggetto di conversazione e contendere. Spesso, in chi mi è più vicino e ciò mi arreca dolore.



Uno dei capolavori dello chef Leeman a Joia

Si va dagli sfottò alle critiche di chi mi accusa di seguire le mode, quando tra i maestri a cui via via ho guardato non rientrano soltanto personaggi di questi tempi, penso a un Leonardo da Vinci, per esempio.  Atteggiamenti conditi da ostentare carne e pesce nei piatti dei critici in questione, che io cerco di ignorare anche perché la mia non è una scelta salutista, pur avendo denotato questo ulteriore risvolto.

In realtà, io ho l'istinto da vegetariano da sempre. Da quando ho riconosciuto l'identità del primo animale del piatto e mi hanno costretto a mangiarlo a casa. Persino all'asilo io che avevo fama di mansueta, ho combattuto contro la suora che mi costrinse a mangiare un pezzo di carne, tanto che per anni ho respinto pure il contorno di quel piatto: per fortuna, in famiglia non era molto amato e non se ne accorsero mai.

Ho pianto disperato, rifiutandomi di afferrare un fagiano quando mio padre ne vide uno, intontito, in montagna e mi chiese di correre a prenderlo.

No, perché poi tu lo mangi.

Mio padre, come sempre, sapeva già le cose in anticipo: sì, molto prima di me. Non mi ha graziata quando mi ero piccola, ma mi è parso di scorgere in lui una lenta, inesorabile resa. Con picchi di ostinazione - per il mio bene, ne era convinto - come quando teneva le anguille vive nel secchio. Una volta mi chiese di andare a controllare e trovai la bestiola che saltellava in cantina: altro rifiuto disperato, quando  me la trovai morta nel piatto e lì i miei si impuntarono. Il risultato fu che la rigettai e per ironia della sorte, in via eccezionale l'avevano accompagnata con il contorno ripudiato all'asilo, per cui fu un disastro pluriannunciato.

Eppure ci ho messo una vita a diventare vegetariana e a compiere ulteriori scelte che definirebbero vegane: io ho una naturale allergia verso le definizioni. Se proprio ne devo trovare una, torno a "leonardiana" per pura vanità dai.

Ho mangiato di tutto e al pensiero avverto una fitta. Poi una serie di fattori mi hanno liberata e mi hann permesso di ritrovarmi. L'aver scritto un libro dove gli animali aiutavano la protagonista, come hanno sostenuto me, è stato un passo decisivo CHI HA BISOGNO DI WILLY. La contemporaneità di Expo mi ha dato una mano, anche per l'incontro con tante persone illuminate: uno su tutti, Elio Fiorucci.

Avevo già rifiutato di mangiare i cuccioli, poi ho smesso con i mammiferi e sono passata a lasciare in pace i poveri pesci, che fanno una fine anche più terribile degli altri. 

Per vivere, e bene, non mi sono necessari e non capisco dunque perché infliggere loro sofferenza in vita e in morte. Dal momento in cui ho lasciato crescere in me questa consapevolezza, del resto, è aumentato anche il dolore, cioè la sensibilità al loro. Un combustibile è la pornografia della morte nel cibo: non sopporto l'esibizione di animali uccisi (perché è così, bando all'ipocrisia) come se si fosse combattuto ad armi pari o per la propria sopravvivenza, a maggior ragione con pose derisorie. Proprio per questo è duro il percorso vegetariano, e oltre, perché ogni volta avverti un'ingiustizia in più nel nostro mangiare, vestire, calzare e ti senti profondamente impotente.
Puoi solo combattere nel tuo piatto e nel tuo stile di vita: una briciola, tutto ciò che puoi fare.

Ma ci provi e quando gli altri ti assaltano, deridono, improvvisamente interessati a ciò che mangi, potresti usare un vecchio slogan - che pur non ti è affatto simpatico - plasmandolo così: il piatto è mio.

Anzi, non lo è affatto. Perché ciò che mangiamo, beviamo, vestiamo, usiamo - uno dei termini tristi dell'umanità - viene dalla natura, da qualcosa che abbiamo avuto in prestito, ci è stato affidato.

Quindi, il piatto - non - è mio e lo difendo, con la stessa gioia che provo quando accarezzo un animale, di cui prima magari avevo persino paura: perché tutto cade con la consapevolezza, questo dono che si fa strada nelle anime giorno dopo giorno. 

martedì 26 luglio 2022

Fingere di cadere nelle nuvole - video

Chissà cos'è la mia libertà, quando tu - poiana - puoi addirittura fingere di cadere nelle nuvole, per poi rituffarti sulla terra. Spettacolo e pericolo, come ciascuno di noi. 


VIDEO 



lunedì 25 luglio 2022

Come un albero tra i grattacieli

 

Sentirsi come un albero tra i grattacieli, cercare di stare a galla in fiumi urbani, avere la voce bassa per meglio ascoltare.

La vita che scorre senza la frenesia che ti circonda. Non sei sicuro di essere nel posto giusto, non ti offrono certezze neanche le tue radici. Ma basta uno sguardo che nessun altro scorge per crederlo un istante.

martedì 12 luglio 2022

La luna e le ali

Stavo inseguendo la luna e lei ha messo le ali. Solo così ho capito che potevo farlo anch'io. 

Ho girato nella notte profonda per cercare di sottrarle alla sua presa, tanto mica ne avrà bisogno davvero. Solo così ho capito che lei poteva pensare la medesima cosa di me. Che forse, sto volando io.

 

lunedì 11 luglio 2022

La fine in testa, l'inizio negli occhi

 

Sarò una cittadina, come mi profetizzavano, ma quando mi addentro nella campagna per un servizio, mi devo fermare. Nella strada, strettissima, passa un'auto ogni dieci minuti: ho tutto il tempo di respirare ciò che vedo e ogni particolare mi incatena gli occhi, per poi liberarli in un battito d'ali di airone.

È l'11 luglio, sei mesi fa esatti avevo la fine in testa, anzi sulla testa. Un incidente devastante e pochi istanti dopo capivo ciò che è sotto i nostri occhi ogni giorno: la mia consapevolezza, e con essa la mia vita, poteva finire in ogni istante. Mi rammento il mio ostinarmi a tenere sotto controllo le ultime incombenze: per la mia famiglia e il mio lavoro. Non sapevo quanto sarei rimasta lucida, con la testa aperta, sapevo che potevo avere pochissimo tempo prima di affidarmi - forse arrendermi - totalmente agli altri.

Quando arrivai all'ospedale, proseguii con questa compulsiva azione. Si esaurì solo quando venne il momento del tampone; allora, mi resi conto che avevo finito di distribuire istruzioni a tutti in vista di una possibile mia assenza, anche lunga o definitiva, e potevo prendermi cura della mia presenza.
L'infermiera mi chiedeva di pulirmi il sangue dalla testa e io le risposi stancamente che vi rinunciavo.
Avevo finito. E se fossi rimasta qui, sulla Terra, avrei provato a iniziare.

Una volta tenutemi strette coscienza e vita, da brava umanoide smarrii gli insegnamenti di quelle ore. Ogni tanto, mi percuotevano lampi, ma mai come oggi.

C'era il deserto nella campagna, e io dovevo fermarmi. Ad ascoltare i grilli, a guardare la parte bruciata dal sole e quella incredibilmente verde. Ho voluto tantissimo abitare vicino al piccolo canale, anche se sapevo che si sarebbe inondato alla prima pioggia, al primo grido di vita delle risaie.

La fine in testa, sei mesi fa; l'inizio negli occhi, oggi. E chissà quante volte, ancora.

sabato 9 luglio 2022

La città si ritira come la marea


 La città si ritira come la marea, ed è arso il suolo su cui cammino. Se sollevo lo sguardo, si muove una macchia di luce. Forse, mi porterà lontano da dove desidero essere.




mercoledì 6 luglio 2022

I fiori a cui mi inchino

I fiori a cui mi inchino, abbassano il loro splendore all'eternità.

 

lunedì 4 luglio 2022

Un modo di guardare

Il groviglio di nubi avanza, nel mare dei pensieri. Finché si apre un occhio di luce.

È un groviglio di nubi nel mare dei pensieri che ti danna.
Un modo di guardare diverso che ti salva, aprendo un varco dove scorre la luce. Prima incerta, un po' stupita, poi acquista confidenza.

Un atto coraggioso, una grazia e ti fermi a scrutare dentro il cielo.