mercoledì 31 maggio 2017

Ripartire

Chissà se è una maledizione come quella del Vecchio marinaio, oppure se si tratta solo di ali.

So che quando sembro comodamente seduta, persino le poche volte che lo sono davvero, c'è già qualcosa che preme. C'è un movimento che si imprime e non tardo a riconoscerlo.

RIPARTIRE.

Ripartire per credere, ripartire per crescere, per fare un passo indietro e correre poi avanti. 

Non importa se il timone appaia troppo grande e le mie mani possano anche tremare.

E' quando mi siedo, un istante, che so che devo ripartire.

venerdì 26 maggio 2017

Dialoghi reali - quando ci credo

- comunque te l'ho detto, per il tuo segno zodiacale è previsto un periodo terribile.

- ma no dai... ehi guarda, il tuo segno ha quattro stelle,  va a gonfie vele.

- non credo a queste cavolate


Credenza a intermittenza.

Twin Peaks, se sono cambiata io

Torna Twin Peaks. Tornerà tutto come prima. Io ogni sera in cui scorrono i suoi segreti e le sue incomprensibili verità, mi rintano in casa. Non posso mangiare la torta di ciliegia, ma il caffè lo preparo: ottimo e abbondante. Deve crollare il mondo per tirarmi fuori di qui.

Mi scuoto. La televisione, non la guardo quasi più. Non ho neanche quel canale, detesto gli abbonamenti alla tv e nel mio caso sarebbero pure insensati vista la scarsa attitudine a seguire qualcosa sullo schermo. Del resto, quella sera dovrei andare a un evento. Quella dopo, idem. Dovrei registrare, ogni volta. E pensare che 25 anni fa avevo perso una sola puntata, naturalmente subito catturata su videocassetta e vista la sera dopo.

Twin Peaks forse non è cambiato. Ci dice la cosa più ovvia e meno simpatica del mondo: che possiamo dare la caccia al colpevole all'infinito, ma sarà inutile finché non osiamo guardare dentro di noi.

Io però, lo sono. E questo - devo pur ammetterlo - mi lascia un velo di malinconia che non riesco a scostare.

Capisco poi

Spesso capisco dopo e me ne rammarico.

Ma prima di stracciarmi le vesti penso: a quanti capita di non capire mai. Quindi quante volte miva straordinariamente bene.

giovedì 25 maggio 2017

Felicità (piccola quel che basta)

Quando sono avvolta dal tuo mormorio blu e dal grido verde tutto attorno, riesco a impastare una definizione di felicità che non mi stia troppo stretta.

E' essere abbastanza piccoli, da amare la tua grandezza e quella dell'altro azzurro che con te gioca. Da dover chinare il capo per vedere meglio una minuscola creatura, appollaiata sotto il tetto. E da sentire che nulla dipende da me, eppure io a molto appartengo.

Felicità, per me è essere piccola quel che basta per poter amare, ancora.

Notte e se la chiave non gira

Talvolta una chiave ti fa un favore e non vuole saperne, di girare. Se ti indispettisci, un istante o una scia di attimi, è umano. Puoi scoprire che hai preso quella sbagliata, o capire che la serratura si è fatta ribelle.

Oppure ti può accade una benedizione: avere un minuto di più, una concessione quasi immeritata, in cui porti la domanda "Ma io volevo entrare qui?". E andare via.

Se la chiave non gira, può essere anche la tua salvezza.

Notte e se la chiave non gira (che benedizione).

Primi passi con fiducia

Al mio segnale scateniamo l'estate. Via scarpe e calze, è il momento di sentirci uniti fino in fondo a nostra madre terra. 
I primi passi, con timore e quindi con fiducia finalmente. I fili d'erba morbidi, le margherite da schivare dolcemente, i trifogli che sono soffici e si ritirano su prontamente. Frammenti di sassi e rovi: ci sono anche loro e non si sottraggono all'abbraccio generale.

Allora sobbalzi, strilli, magari versi una lacrima, ma poi riparti forte anche di quella piccola cicatrice di libertà che si viene a formare sulla tua pelle. Oso perché amo, e provo ad amare tutto.

La fiducia è il dono più bello che possa  fare all'estate e alla vita.

mercoledì 24 maggio 2017

Notte e la guerra è finita

Alla messa in memoria di Angioletto Castiglioni torniamo sui suoi passi durante la Marcia della Morte. Via dal lager di Flossenburg, verso luoghi dove si prendano cura di lui. E poi verso casa, da dove manca da sette mesi… da una vita, tanto che non lo riconoscono più.

Mi piace che legga quelle sue riflessioni una crocerossina, così come una crocerossina fu il primo volto amico che Angioletto vide.

Voglio scappare via da quei luoghi d'orrore, a maggior ragione adesso che l'orrore non si placa, e cerco di seguire il viaggio della speranza, ancora intriso di dolore, del deportato.

Tra le sue frasi, mi aggrappo a una: la guerra è finita.

Oggi mi sembra solo cominciata, ma poi mi affido al mio cuore e a Chi ci mormora dentro, anche nonostante me stessa. E forse ci credo anch'io.

Notte e la guerra è finita.

Oltre la paura (grazie zia)

Chi scrive è una bambina che aveva il terrore dei cani. E cedette per i più piccoli, quando ne incontrò uno che rideva.
Forse ride anche delle mie paure, pensai, e lo accarezzai. Poi mi innamorai dei suoi cuccioli e uno lo portai via con me, mio fedele scudiero.

Ma i cani grossi continuavano a incutermi timore. Prova del nove, quando sfondai una portiera della mia auto di seconda mano, alle prime prove post patente. Papà mi mandò dal carrozziere e mi avvisò: guarda che ha un alano, ma è dolcissimo, un cucciolone.

Quando arrivai in cortile, sentii in modo distinto risuonare "Killer" e comparve al finestrino la testona dell'alano in questione. Pretesi che il carrozziere mi riparasse la portiera, con me rintanata nell'abitacolo.

Niente da fare, i cani grossi mi spaventano. Finché un giorno mio zia Mariuccia (la stupenda ragazza che vedete nella foto) mi disse: perché non vai con la figlia di una mia amica a portar fuori i trovatelli il weekend? Erano bestiole salvate dalla Protezione animali e alloggiate in un canile privato, che avevano un disperato bisogno di passeggiate e coccole. Partii felice, con la convinzione che i ragazzi grandi e grossi avrebbero portato fuori i cani di uguale taglia, io gli animaletti.

Peccato che alla prima uscita mi misero in mano il guinzaglio con attaccato un pastore tedesco. Ero terrorizzata, ma avevo anche un certo orgoglio. Lui è Tommy, buonissimo, mi dissero. Sì certo - pensai - come il dolcissimo alano di nome Killer. Tremando feci qualche passo e scoprii che Tommy mi seguiva, sopportando nel frattempo anche la carina ma molesta (bau bau bau bau) Bella. A un bivio, incontrammo il primo disaccordo: io volevo andare a destra, lui a sinistra. Il cagnolone si piantò sulle zampe e tese il grosso capo scuro verso la direzione auspicata, io tirai senza esagerare verso la meta da me prescelta e più frequentata. Dopo un interminabile minuto, Tommy mi seguì.

Da allora, diventò il mio compagno di passeggiate preferito, anche se ho avuto la fortuna di uscire con diversi cani adorabili. 

Devo ringraziare lui se in parte dalla paura sono guarita. Ma prima ancora zia Mariuccia. Che oltretutto - a essere fiscali - adorava i gatti.


 

martedì 23 maggio 2017

Tiè (nessuno è erbaccia)

Mi ricordo mica solo montagne verdi: quando le felci erano nemiche giurate nel giardino in lotta con il bosco. Appena ne spuntava uno, sentivo il tuo grido: strappala.

Poi, tante cose sono cambiate. Loro sono diventate specie da proteggere e coccolare e io non sono stata più capace di giudicare una qualsiasi creatura alla stregua di erbe infestanti.

Adesso ammiro questa felce che sembra fare un gestaccio, al cospetto del lago: tiè. 

Tiè, ci sono anch'io. E nessuno è erbaccia in questo pianeta tempestoso.

Notte e non posso fingere (solo rispettare)

Mi piacerebbe dire cose se non intelligenti, sensate. E anche sensibili. Ma su tragedie come Manchester mi rinchiudo nel silenzio, non solo mio.

Non riesco a parlare, neanche ad ascoltare. Sfuggo come una bambina (e mi vengono in mente quei volti innocenti, sì) a ogni telegiornale e ogni commento stile accetta.

Poi è la musica, ancora una volta, che si offre come un balsamo lieve. I Kiss tra pochi giorni dovrebbero essere lì, a Manchester, e non so cosa faranno. Intanto piangono, e così gli Iron Maiden che annunciano che non si fermeranno con i concerti nel Regno Unito. Ariana Grande sì, e io la rispetto.

Perché in fondo è questo tutto ciò che posso fare di fronte a questo orrore. Rispettare ciascuno. 

Me lo dice, in fondo, anche il "presidente" Alice Cooper. Nel suo messaggio di cordoglio, scrive: non posso fingere di conoscere o anche solo immaginare il dolore di genitori, fratelli, sorelle, familiari. Per quanto soffriamo, non possiamo. Mi piace prendere la parola "pretend" e forzarla in un doppio senso, inglese e italiano: fingere e pretendere.

Non posso avere la pretesa di capire l'immensità di quel dolore. Ma di rispettare le reazioni di ciascuno, sì: questo posso farlo o almeno provarci.

Notte e non posso fingere (solo rispettare).

lunedì 22 maggio 2017

Notte e il vecchio cortile

Io che sogno case in continuazione, da quelle della mia infanzia ad altre che sogno e fantasia costruiscono insieme, mi trovo a fissare il quadro di un vecchio cortile.

Era il tuo quadro preferito, che ti eri messo alle spalle come un angelo custode. Un giorno, ho capito perché fosse così prezioso per te: assomigliava alla corte di tua nonna. C'era quello spiazzo dove chissà quante volte avevate giocato e ringhiere modellate da foglie voraci. Su quella scala, lei si era congedata dalla vita dopo aver intinto il pane nel vino, mentre i figli erano al cinema.

Quella corte non esiste più, come le case della mia infanzia.

Ma noi dobbiamo pur farle rivivere, con un sogno, un quadro o una pennellata d'amore, per costruire una nuova dimora.

Notte e il vecchio cortile.

Il lago graffiato dall'estate

Quei graffi sulla lastra blu gridano già d'estate e io mi fermo stupita a guardarmi attorno. E' proprio così, non è solo il lago a essere corso avanti. Il rododendro ha già smesso gli abiti fioriti e si lucida le foglie per consolarsi. Il castagno è esploso in boato di verde brillante e non mi stupirei se vedessi spuntare i petali di un'ortensia: ma loro, sagge, si trattengono ancora.

A questo punto, butto via i pensieri ed essi si mettono a pattinare sul lago, come impazziti. Saranno altri segni di vita sul suo manto, prima di lasciarlo cadere e abbandonarsi al cospetto dell'estate come vorrei fare anch'io.

Save the last dance for me - canzone per la notte

Questa canzone, desidero dedicare alla vita. Che certe sere prende a flirtare con gli altri, mi sembra, ma io non mi perdo d'animo.

La guardo con l'amore di ogni giorno, anche quando appare fiacco e distratto, e so che ricambia, lo so anche quando sta brindando e balla fino allo sfinimento.

La vita talvolta sembra danzare via, ma si ricorda chi la porterà a casa e la coccolerò, finché potrà. Così lascia l'ultima danza per te, quella che non finisce mai.


Cause don't forget who's taking you home
And in whose arm's you're gonna be
 


Save the last dance for me, The Drifters, canzone per la notte.

domenica 21 maggio 2017

Ci metti tu le sbarre

Anche quando te le ritrovi davanti, in fondo lo sai.

Solo tu puoi mettere le sbarre, di fronte al panorama della vita. Solo tu puoi andare oltre e gettarti dove ti impediscono. Quelli che altri chiamano illusioni, per te sono già diventati sogni. E la realtà davanti li nutre di colori.

Ci metti tu le sbarre e tu puoi toglierle.

Notte e quelli che migliorano il mondo

Anche quando non fai niente, ti trattano come se tu avessi realizzato tutto. Ci sono creature così, delicate come il loro sguardo che coglie un frammento di raggio e lo fa diventare luce.

Certo, provocano più rumore e prediligono chiassose vetrine i lupi travestiti da agnelli, quelli che ti divorano al minimo tuo sbaglio e più volentieri se non sbagli affatto.

Ma irresistibili sono coloro che non hanno bisogno di travestirsi affatto e stasera mi commuovo pensando a quanti ne conosco.

Quelli che migliorano il mondo, non si fanno notare, a maggior ragione se tu sei ostinatamente distratto. Finché non ti accade di sentirti migliorato, a tua volta.

Notte e quelli che migliora il mondo.

Mi illumino

Mi illumino, quando meno me l'aspetto. Quando me lo sono meritata e persino no.

Così felice di poter alzare lo sguardo, eppure di tenerlo sotto il tuo. Ogni raggio, come una strada che si è aperta su di me. 


Mi illumino e cerco sempre, con una gioia nel cuore che sento venire da te.

Il sole posato sul bosco

Lo etichettano come svogliato, ma metti che il sole sia solo desideroso di ammirare, questa volta, invece che essere ammirato. 

Un francobollo morbido appoggiato nel cielo, che vorrebbe posarsi sul bosco per potersi riposare. Se non per sognare.

sabato 20 maggio 2017

Notte e la risata del mio amico

A volte, a furia di non poter essere dappertutto, ti sembra di non essere da nessuna parte. A mettere un po' di ordine amorevole, ci pensa un amico.

Quando arrivi da lui, sai che sono trascorsi anni, eppure non te ne puoi capacitare. Ci pensa la sua risata a seminare scompiglio ancora nelle tue certezze, perché è la stessa di sempre.

E la rivedi scolpita in tanti momenti di vita. Quando scrivevi o ci provavi, e le porte dell'ascensore si aprivano e arrivava lui, l'Alfredo, spingendo con la furia della vita la sua carrozzina. E un giorno eri proprio giù e mica potevi dire quale tempesta ci fosse dentro di te, ma lui si presentava con quella risata contagiosa e fingeva di stupirsi di come tu scrivessi così veloce.

Facevi la scema, condividevi un dolce o un pensiero, programmavi la prossima festa o scatenavi una battaglia tra le vostre squadre.

Nulla aveva importanza, se non quel punto fermo: la risata del tuo amico.

E se non è cambiata, forse c'è speranza che questo mondo sia migliore di quanto osassi sperare.

Notte e la risata del mio amico.

Un sasso nell'acqua

Un sasso nell'acqua non esiste solo quando viene gettato. Più avvincente forse quando si posa nel lago e resta come un osservatore nel tempo, fino a mettere quasi le radici. Le gocce sembrano non muoversi, per restare al suo fianco, e lui si riflette placidamente.

C'è chi lo considera inutile, perché immobile. Ma quando le onde lo abbracciano, ne traggono nuovo slancio per danzare. E uccelli desiderosi di una pausa vi trovano conforto.

Lui riferimento mai prepotente, solitamente sfugge agli sguardi e per questo lo sento ancora più prezioso. Per questo cerco un sasso nell'acqua.

venerdì 19 maggio 2017

Notte e nessun bisogno di dimostrare

Esiste - non so se - uno spazio o un tempo, oppure entrambi, dove il bisogno di dimostrare si placa e infine si dissolve. Con sorriso che non è di scherno, si congeda dai passi quotidiani, felice come una nuvola.

Prendi un respiro profondo e senti quanta libertà ti scorre dentro. Non esiste sguardo, pettegolezzo, social network o sentenze varie.

Non senti più il bisogno di dimostrare, stai volando dentro la tua vita.

Notte e nessun bisogno di dimostrare.

Mai più rosso

Un giorno, varcata la soglia dei quaranta e dopo uno strappo di vita, ho dichiarato guerra al colore: mai più rosso.

Non si può più indossare.

Non si può più sentire.

Non si può più respirare.

Non è più tempo.


E nell'addossare una colpa a questo colore, gli ho scaricato addosso molti altri no.

Un giorno, ho trovato un impermeabile rosso che mi ha fatto pensare al soprabito che tanto piaceva a mio fratello. Poi mi ha assalito un folle pensiero: ho sempre desiderato un impermeabile rosso, di quelli che brillano. E questo birbante si è trascinato dietro altri capi rossi, ma più di tutto la mia nuova convinzione.

Non si può dire: mai più, a qualcosa.

Non si può dichiarare: adesso basta a se stessi, negandosi qualcosa. Perché prima o poi, grazie a Dio e a volte persino a noi stessi, quel qualcosa riaffiora. E veste come gli pare.

giovedì 18 maggio 2017

Notte e la pioggia non lava via la musica

All'inizio stento a capire se siano note o gocce, o entrambe. Un suono misto di suggestioni, che percuote la terra.

Dolori e canzoni, che escono alla scoperto. E mi dico, la pioggia non lava via la musica, neanche le lacrime, e tanto meno la vita, anche quando sembra spiccare il volo. Un riposa in pace, a una voce che già era d'angelo, e da bambina ostinata penso proprio così.

La pioggia passa e non porta via niente con sé. Restiamo noi, che gli altri ci vedano o no.

Notte e la pioggia non lava via la musica.

Insieme

Due creature aggrappate alle tegole, con il cielo che è tentazione o nostalgia.

O forse solo nel posto giusto, unico, perché insieme. Un posto che cambia colore e sapore, si sfalda e altre sembianze assume, senza diventare più importante dell'essere insieme. Così due piccole creature possono accarezzare una grande felicità.

mercoledì 17 maggio 2017

Notte e le cose che non si possono più fare

Si affaccia alla finestra dei pensieri, perfida e suadente, un'ombra: la colgo e identifico, è una delle cose che non si possono più fare. Perché c'è un'età per tutto, perché ci sono già passata, perché adesso - mi dico - hai responsabilità che non ti possono tenere lontano: le fai scorrere tutte, le ragioni, ma mica puoi convincerti che anche quella manciata di anni sulle spalle non abbia il proprio peso.

Finché c'è una lampadina che si accende e caccia via quell'ombra malefica: quante altre cose puoi fare adesso. Perché ne hai la capacità, la consapevolezza, anche solo perché benevolmente passano dalle tue parti. E tu sei lì per afferrarle, o almeno provarci, come non avresti saputo fare prima.

Le cose che non si possono più fare, forse lasciano lo spazio a quelle che ti aspettano ora, che anzi sembrano fremere per darti questa occasione. E che prima neanche avresti intravisto.

Notte e le cose che non si possono più fare.

martedì 16 maggio 2017

Notte e Benedetto Marcello

C'è un momento in cui il tramonto si fonde con le risaie e io accetto che si cambi la musica. Ma scende Benedetto Marcello e spalanca un'altra vita ancora: le dita che danzavano e poi si inciampavano sul pianoforte, giorni di studio che non erano mai abbastanza, perché scalpitavo.  E mentre cercavo di consegnarmi a Bach, lasciavo cadere qualche canzone rock, sperando che non si accorgesse.

Ma Benedetto Marcello… in che armonia credevo quando provavo a impararlo, ad assorbirlo, a sentirlo. Stasera lo risento, mentre il tramonto si fonde con le risaie. Con una felicità che non fa casino, ma ti osserva ponendosi un dito sulle labbra.

Notte e Benedetto Marcello…

lunedì 15 maggio 2017

I Kiss per trattarsi bene

Sto levando il trucco e le emozioni, ma queste ultime sono ancora più resistenti. Che concerto ho visto questa sera? Quale, meglio?

Se chiudo gli occhi, attraverso più vite. Le mie e quelle dei Kiss, guarda un po'. 

1984, con questi sconosciuti Bon Jovi, tutti capelli e casino. Ed Eric Carr, batterista tosto ma gentiluomo. Neanche un'ombra di make-up. La prima conquista adolescente, essere a Losanna per la mia band preferita.

Nove anni fa, a Verona. Allora, la musica aveva un sapore che non conosceva lacrime.

E ora a Torino. Terza, decima, ventesima vita, perdo il conto come per le canzoni. Paul adorabile uomo di scena, Gene mi stupisce per la voce e la forma. Ancora una volta, non sono le sue canzoni le mie favorite sui dischi (si chiamano dischi, accidenti), eppure sul palco cambia tutto. War machine, tetra e spettacolare, God of Thunder (pur scritta da Paul) come ci fa inchinare. Tommy ed Eric, non statuine, ma musicisti intensi e seri.

Però Flaming youth - sì, mi stupisce sentirla dal vivo, io la cantavo nei momenti di incazzatura adolescenziale - mi porta un brivido più profondo quando arrivano le immagini di tutte le vite dei Kiss. Anche di chi non c'è più, come Eric Carr. Ma soprattutto loro giovani, le maschere ancora abbozzate, pettinature improponibili: tutte cose che ricacciano indietro nel tempo.

E avresti voglia di fermarti lì. Invece no, devi correre avanti a prendere la vita, come loro ti hanno insegnato a modo a loro a fare. A ricordarti che devi trattarti bene, che non è un peccato essere buoni con se stessi, che si può volare a ogni età e si possono beccare tutte le note oppure no, ma importa poi veramente?

Mentre rendi felice qualcuno, mentre lo fai sentire persino un popolo in un mondo in ordine sparso, mentre - e che cavolo - contento sei tu, io penso: sì, avanti Kiss, se imparo a trattarmi bene. Avanti se questo sarà uno dei tanti concerti o l'ultimo, per cambiare vita e far correre avanti qualcun altro.

Non importa, nemmeno questo. Perché abbiamo tante vite e basta volersi trattare bene in ciascuna di esse.

15 maggio 2017, Torino. Grazie





Dialoghi reali - Kiss ti vesti

Al concerto.

- Ma non puoi toglierti la cravatta?

- I Kiss si possono mascherare e io non posso mettermi la cravatta?

Potergli dare torto, una volta.

Notte e soli quel che basta

Dopo l'abbraccio della folla, scivoliamo nell'autostrada che si, ci consegna al vuoto. Non c'è paura del buio, ma una sensazione bizzarra, come se fossimo soli e non abbastanza. Quelle luci che gridano talvolta a fianco, rendono tutto più deserto.

Finché compare lei, quella monella di luna dalla faccia seminascosta, e ci accompagna per l'ultimo tratto. Non importa dove ci voltiamo: c'è la luna e noi siamo soli quel che basta, quasi come un gioco di parole, e più forti di ogni parola.

Notte e soli quel che basta.

domenica 14 maggio 2017

La pace dal nonno dei gatti

Sull'asfalto una scia di rifiuti e pensieri. Le lampade ancora accese sotto il sole accentuano in me questa sensazione di noncuranza.

Poi sento un fruscio e vedo un uomo dai capelli bianchi chino in un angolo: versa del cibo a due magnifici gatti bianchi e neri. Lo alterna con le carezze e sento che sono alimenti entrambi.

Come sento che torna la pace di fronte a qualcuno che si prende cura delle creature.

Notte e quello che non cambia

In mezzo alla festa, un amico mi introduce una persona. Quando ci salutiamo, io ho un brivido: lo conosco, la sensazione che mi avvolge me lo conferma.

Ed è così, perché subito lui mi ricorda di quando ci siamo conosciuti. Quando il lutto mi aveva tolto il respiro e ogni giorno pensavo solo a una cosa: che dovevo andare a piangere, pregare, portare un fiore.

Mentre andavo, mi capitava di incontrare questo ragazzo, che conosce le mie sofferenze più di molte altre. Se non l'ho riconosciuto subito, è perché un'altra sofferenza lo sta divorando. Ma c'è qualcosa che non cambia, perché prima dei suoi dolori mi chiede come sto io, i miei cari. In quel momento, io non ho più dubbi su chi sia lui. Lui, io, noi.

Unici, quando riusciamo a non cambiare nel dolore o nella sorte benevola.

Notte e quello che non cambia, ti rende unico.

Ci avevano detto (Ognuno può essere un Kiss)



Ci avevano detto che non saremmo andati lontano.

Neanche io sono incolpevole: avevo detto che dopo l'Arena di Verona non avrei mai più messo piede a un concerto dei Kiss, perché niente avrebbe potuto ricostruire quella magia. Come se la magia, potessimo stabilirla noi.

Un corno, tutto. Perché io riprendo la valigia e la chitarra, costi quel che costi. Dentro pochi sogni e tanti progetti ancora, dopo una manciata di anni.

A proposito di anni… Perché i Kiss sono ancora sul palco, dopo 44 anni. E quelli che senza provare ad ascoltare e a guardare dentro - non oltre - la maschera li hanno giudicati, in gran parte si stanno occupando di altro.

Ci avevano detto… Ognuno di noi può essere uno dei Kiss: basta che se ne freghi e vada avanti per la sua strada. Costi quel che costi.

On the road again, maggio 2017. Italy is ready.

sabato 13 maggio 2017

Notte e che mondo che c'è quaggiù

Che mondo che c'è quaggiù. Lo sento esclamare da una voce amata dopo una raffica di notizie e per una volta tendo a darle ragione.

Che mondo c'è quaggiù e non esiste un rifugio da cui si possa ignorare, a maggior ragione la nostra contorta coscienza. A meno di togliersi gli occhiali finora serviti a fissarsi sui particolari inquietanti e di vederne solo il contorno. Immagine riflessa di qualcos'altro che non riusciamo nemmeno a intravedere, ma io per una volta so già che mi piace, mi chiama, dissolve ogni inquietudine.

Che mondo che c'è quaggiù: vorrà dire che un altro più giusto, da qualche parte ci sarà.

Notte e che mondo che c'è quaggiù.


Errori che salvano la vita

Ho commesso troppi errori, e tra loro alcuni che mi hanno salvato la vita, per non aver capito

Che è la vita che decide ciò che è errore.

venerdì 12 maggio 2017

Quando sei più bella

Le mie ortensie ridono sfacciate d'estate e io le ascolto, incantata. Accarezzo la pelle morbida dei fiori e scruto le sfumature dei petali.

Eppure niente mi emoziona quanto l'accogliere le loro prime foglie. Curiose di vita, brillano di un vestito semplice e irresistibile.

Chissà quando sei più bella, chissà quando lo siamo noi. Forse ogni volta che siamo immersi nella vita.

C'è sempre un nuovo album

Un nuovo album: Alice Cooper mica viene in tournée a mani vuote e annuncia il nuovo album. Uscirà quando l'estate ha già fatto scorpacciate di vita e musica.

Si alzerà il volume per sussurrare una lezione, rugosa come  noi.

C'è sempre un nuovo album, anche quando ti raccontano, ti racconti la frottola che la musica sta finendo.

Notte e salvare il mondo

Salvare il mondo, come in una canzone degli Eurythmics. Non salvare nemmeno se stessi. 

E sotto una pioggia di fulmini illudersi di essere grandi, mentre si è solo fortunati, anche di avere un tetto sopra la testa.

salvare il mondo è possibile, anche perché ci si convince facilmente di averlo fatto. Noi, un po'  meno.

Notte e salvare il mondo.

giovedì 11 maggio 2017

Notte e momenti di luce e di pioggia

Vengono momenti di luce e di pioggia, dove tutto si confonde.
Come quando ridi e piangi insieme, come  un pericolo scampato e un altro brivido che si affaccia.

La città scruta ed è distante nella sua bellezza.

Tu no.

Notte e momenti di luce e di pioggia.

mercoledì 10 maggio 2017

Passi armoniosi senza meta

Passi apparentemente senza meta, un ciuffo d'erba attira l'attenzione, un soffio d'aria spinge via.

Eppure penso che ogni nostro passo dell'esistenza abbia una bussola, una sua saggezza, un'armonia che cerca di farsi scoprire, quando sappiamo essere fiduciosi. Come questa creatura, regina del prato, che di cariche non si cura ma si lascia attrarre da ogni boccone di vita.

Notte e due nonni rock

Nonni nelle stesse ore. Non per la prima volta. Ma questo annuncio che scivola sulla bacheca degli Aerosmith non può non infondermi tenerezza.

Erano i Toxic Twins, Steven Tyler e Joe Perry: conquistava i riflettori il male comune che li rodeva, un po' la somiglianza fisica. Ma la musica, quella creatura fatta nascere insieme, sembrava finire quasi in disparte.

Sono trascorsi anni, decenni. Tra poco in Europa approda l'Aero-vederci tour. Gli ultimi concerti, l'hanno promesso anzi no, tentennano.

L'unica certezza è che oggi siete due nonni rock, che dal palco non riuscite ancora a staccarvi. Un attimo prego, sembrate dire, aggrappati alle chitarre e al microfono. Mentre siete lì, mi verrebbe da chiedervi una ninna nanna. Non perché voi siate vecchi, ragazzi, ma  perché mi sento un po' bambina.

Hush-a-bye my baby soft and new

Notte e due nonni rock.

Mi nascondo

Mi nascondo dietro veli che nessuno può imitare: capolavori irripetibili della natura. Mai sfarzosi, sempre eleganti, anche se (forse perché) sembrano gettati alla rinfusa.

Mi nascondo, mi rivelo. Un gioco che non ho creato io, ma a cui - all'improvviso - ho deciso di partecipare 


Il proprio spazio

Scorre il piacere di prendersi il proprio spazio, più placido del cammino del fiume.

Una primavera ritrovata, che corre anzi avanti. Ma un ombrellone  solitario sulla striscia di sabbia ricorda che ci si può fermare per tutto ignorare. Tranne il bisogno di prendersi il proprio spazio.

martedì 9 maggio 2017

Notte e tutto torna (don Giovanni)

Questa sera Mozart mi trasporta in un'altra vita. Vent'anni indietro, per la precisione. Ho respirato la morte e sono viva, nonostante le cicatrici: penso che la vita, la sbranerò lo stesso, ma adesso fa ancora male.

Sono una rocker maldestra che coltiva qualche certezza: tipo, musica classica stammi lontana; la lirica, non la considero.

Poi arrivo a Salisburgo. Sto ancora soffrendo, ma sorrido. Mi percuote, come uno schiaffo buono, la musica e mi metto a comprare cassette e cd di opere. Mozart e Puccini, soprattutto. Improvvisamente, ho un desiderio: ascoltare, vivere il "Don Giovanni". In Austria non riesco, ma porto la buona novella a mio padre, che si stupisce. 

Come il nonno Giannino. Riprendo in mano i suoi libretti, di Rossini, Boito, qualche Verdi. Lui scrive con la matita e grafia elegante il proprio nome a vergare l'unico patrimonio che conti su questa terra. La musica, di tutti.

Devo ascoltare e vivere il Don Giovanni, ma per una serie di coincidenze non riesco. Solo stasera, con gente bella e innamorata della lirica senza tirarsela. Alla Scala, dove il nonno sgattaiolava appena poteva, quando finiva il lavoro. E' strano, ho sempre puntato sguardo e orecchie su Don Giovanni, Leporello, aspettavo per ore l'epilogo da brivido. Invece stasera mi devia l'attenzione Ottavio, uomo innamorato:

Dalla sua pace
la mia dipende;
quel che a lei piace
vita mi rende,
quel che le incresce
morte mi dà….


Sento che tutto torna, anche la pace. Vent'anni dopo, nonno, sono qui. Ma da te e alla vita ero tornata da molto tempo.

Notte e tutto torna (don Giovanni) 

E la musica, la musica (ripartire da Mozart)

E la musica, la musica. Mi ero già ritagliata la tuta rock e ora la guardo con scetticismo (solo perché non  so se riesco ancora a entrarvi).

La musica, la musica. Non ha età, non conosce taglia. La ascolto alla radio e quando ho voglia di rock e non ricevo proprio ciò che avevo sognato, mi rivolgo a Lemmy mentalmente: adesso, spara alla radio.

Peccato che io detesti le armi e mi viene da pensare che neanche lui ne avesse una.

Ma la musica, la musica. Così folle da portarti via o da tenerti qua. Da dannarti o salvarti.

Oggi è Mozart con il "Don Giovanni" che desidero da una vita, domani tocca ai Kiss o ad Alice Cooper che non mi saziano.

Non c'è grande differenza. Perché è la musica, la musica.

lunedì 8 maggio 2017

Rosa per Rosa

Un cespuglio di rosa canina, al cospetto del Rosa. E non so quale omaggio sia più timido, perché la natura scambia, forse annulla le gerarchie quando si tratta di bellezza.

Bellezza è ogni passo, piccolo e grande. Come un fragile cespuglio di rose o un monte immenso, che pur si può scoprire debole, complice l'uomo.

Una donna grande e il suo libro

La chiamiamo Annina, ma è una donna grande. Ho la percezione della prima volta in cui ho avvertito quanto fosse straordinaria.

Era il mio primo giorno a "La Provincia di Como". Lei era andata a raccogliere e raccontare una storia impossibile: è tornata con quella storia in tasca, direbbero. Ma lei non ha tasche: ha un gran cuore. E' una cronista: non le può sfuggire nulla.

Implacabile, non insensibile. Per questo quando le accade quello che accade, ragionevolmente mi infurio e neanche parliamo mai di quella roba lì che non mi va di chiamar per nome.

Annina scrive, come sa fare lei. Combatte così e in maniera più profonda che noi umani un po' lagnosi, neanche immaginiamo.

Tra poche ore esce il suo libro, che non è sui tumori. E' sulla vita. Annina, è una donna grande e il suo libro un modo per coglierlo.

Annina, era dicembre di cinque anni fa, quando ho pensato: questa è una grande cronista. Non sapevo ancora che tu fossi  una grande donna.

Grazie.

http://www.librimondadori.it/libri/buone-ragioni-per-restare-in-vita-anna-savini

Notte e quando la luna arriva troppo presto

Accade che la luna arrivi troppo presto. La trovo posata, un po' esitante, su un cielo ancora azzurro, tanto che a ben guardare sembra appoggiarsi anche a un albero.

Compare senza neanche sembrare affannata: forse sono fuori posto io, perché la luna è arrivata troppo presto e e a me pare di aspettarla, ancora. Una magnifica confusione, per farci sentire più vicine.

Notte e quando la luna arriva troppo presto.

domenica 7 maggio 2017

Notte e senza perdere la terra

Attenti a bagnarsi  nella terra ora umida, ora sfacciatamente fracida. Ci provo con scarpe scassate, finché decido di tornare bambina e scopro che quella terra è meravigliosa: di più, mi appartiene e le appartengo, mentre sfioro i campi poco convinti della primavera.

Ripararsi la pelle, i capelli, lo sguardo, infine il cuore: poi, capire quanto sia stupendo lasciarli liberi. Bagnati e felici, perché ti trasmettono la profondità di vivere senza perdere la terra.

Notte e senza perdere la terra.

Primo fiume

Dal finestrino appari più pallido e la pioggia fa i dispetti alle tue sfumature. Ma sei il primo fiume. Se chiudo gli occhi, posso tornare piccina e vedermi a casa impaziente: perché papà arriverà e mi porterà con sé.

Fremerò vedendo il ponte e quando mi poserà sull'erba, strillerò di gioia. Chi se ne frega se le zanzare mi pungeranno. Io sto ammirando tutto questo verde che in città mi è ignoto e poi sento il canto, il canto dell'acqua.

Me lo indica papà e i nostri occhi ascoltano insieme.

Il primo fiume, la prima sensazione che si possa andare da qualche parte per il solo motivo di gioire e stare insieme. E inseguendo quell'acqua che cammina, cogliere che anche quando si fugge, c'è sempre un luogo dove andare.

Tanto è maestro il primo fiume, se qualcuno che ti ama  ti porta alla sua scuola. E con te in silenzio assapora la lezione.

Perdonare e mandare al diavolo

Ogni tanto è tempo di perdonare. Ogni tanto è tempo di mandare al diavolo, gli altri o noi stessi.

Spesso, tutte e due le cose.

sabato 6 maggio 2017

Notte e i luoghi vicini

Salpi per luoghi vicini e ti rendi conto di quanto tu li abbia tenuti a distanza: non sai se per caso, pigrizia, supponenza.

Ti addentri e li addenti, respiri i colori che ti avevano solo sfiorata. Ascolti storie che potrebbero essere la tua: forse, lo sono davvero.

Ti fermi e una pozzanghera diventa uno specchio: e non ti sei trovata mai così bella.

Notte e i luoghi vicini

venerdì 5 maggio 2017

Tutto il cielo dentro casa

Questo vizio di perdermi nel cielo, non l'ho perso mai. A ben guardare, neanche scorgo la ragione per cui dovrei farlo, anche se è vero: nelle foto si ritaglia una parte da viziato.

Nemmeno così mi rammarico: di montarsi la testa, ha tutte le ragioni.

Tutto il cielo sembra entrare dentro casa, in disordine gioioso con le nuvole. E io lo accolgo come se non aspettassi che lui.

Il cielo, forse, è dove, come  lo vogliamo.

Notte e il mondo come gli occhi di mio padre

Chiedo sempre lune specchiate nei pozzi, mi canticchia una voce, ma io la metto in fuga con le sfumature.

Sono quelle degli occhi di mio padre. Che erano verdi, che a volte si scurivano e ancora, quando giocavano con il sole, potevano tingersi di giallo, quasi a mimetizzarsi.

Cambiavano i colori, ma loro erano fedeli a se stessi. Come lui.

E guarda un po' che sogno mi attraversa: se il mondo fosse come gli occhi di mio padre. E pure io.

Notte e il mondo come gli occhi di mio padre.

giovedì 4 maggio 2017

Ciascuno offre qualcosa

Sarà l'aria di questi giorni di cinquecentesimo compleanno, ripongo nel cassetto la poesia di Angelo Bottigelli. Zio Angelo. Non era mio zio, bensì marito della cugina di papà: mi veniva da chiamarlo così, per sfuggire alle complicazioni delle reti di parentela e obbedire alla differenza di età. 

La sua devozione alla Madonna espressa così mirabilmente qui. Vedo la statua della Madonna dell'Aiuto, che per noi bustocchi alzò la mano e fermò la peste. Ogni peste, mi vien da dire. E la nostra offerta.

Sul piatto le nostre debolezze, i nostri tentativi di virtù, i nostri fiori, i nostri sorrisi, le nostre lacrime.

Ogni epoca ha da offrire qualcosa, anche ogni cuore. E il cuore più grande accetta tutto, senza portar via nulla. 

Ciascuno offre qualcosa. Pochi non portano via nulla.

Notte e il nonno ti avvisa

La vita è un sobbalzo continuo e quando pensi di aver svoltato, ti trovi un sorpresa dietro la curva.

La mail di un nonno che ti avvisa su ciò che è più prudente per te da fare. Di nonni, non ne hai più da un pezzo su questa terra e figurati se devono scriverti via mail. Eppure non l'hai conosciuto così, questo nonno, ma grazie a una storia di Amicizia reale - non virtuale - che ti ha cambiata.

Così quando il nonno ti avverte a proposito di qualcosa che già ti aveva vista paradossalmente prudente, non ti senti più saggia, ma grata.

Perché è delizioso pensare che un nonno ti possa mettere in guardia, ancora.

Notte e il nonno ti avvisa.

Silent night - canzone per la (riflessiva forse ) notte

Credo di aver fatto la cattivona su Silent Night in qualche cassetto. No, non sono antinatalizia: me la sono presa con Bon Jovi.

E chiedo pietà, perché ero reduce dal tour dei Kiss con loro supporter e avevano grinta e ricci da vendere. Poi arrivano con questo album, che a me sembra una frenata. Questa canzone, devo averla bollata come melensa.


Ora lo riascolto con un altro atteggiamento e siccome di domandare perdono sono stufa, ammetto che sì, mi sembra ancora sdolcinata. Ma ci sono notti in cui il fumo si dissolve, non necessariamente tra un re e una regina. Notti silenziose, in cui non ci si può fermare a chiedersi perché. Notti che profumano di scelte, stanchezza o vita. O forse tutte insieme.


It's too late 
Too late to wonder why 

Silent night - canzone (riflessiva) per la notte

La felicità sotto sotto

Sotto il cielo, il mio amico castagno ha messo foglioline frizzanti.

E sotto di lui ci sono io, che guardo avanti.

La felicità sotto sotto, non richiede il sole, ma lampi di consapevolezza, di quelli che appena appena si fanno notare. Il cielo, è più grande di ogni paura.

Sotto sotto, appena appena, e la felicità che si insinua tra queste foglie, queste sfumature, queste parole.

mercoledì 3 maggio 2017

Andrà tutto bene

Sul treno scivolo in una scena dolcissima. Ci sono dei ragazzini, con una maestra credo, che stanno tornando a casa in ritardo per un inconveniente.

Non ci sono occhi spavaldi, ma tracce di incertezza. Paura che i genitori si preoccupino, ad esempio, mista alla stanchezza di una giornata forse bella  ma impegnativa. Sì, improvvisamente mi sembrano così fragili.

La maestra con una dolcezza che mi incanta, li raduna tutti e dice: con ordine.

Poi si fa dare il numero di cellulare da ogni ragazzo e provvede a chiamare dal suo telefonino e a far spiegare la situazione all'alunno. Telefonata dopo telefonata, scende la serenità su quegli occhi. Una ragazzina sola resta triste, perché non riesce a farsi rispondere dalla mamma.

- Non hai un altro numero da chiamare?

- No.

Con garbo, se lo fa ripetere e riprova, con successo. E' così rassicurante, che quasi quasi del mondo comincio a fidarmi anch'io. E quando scendono dal treno i ragazzi, con forze ritrovate, sento di potermi mettere a correre anch'io.

Notte e come una yes city

Sarà questa serata che voleva parlare di primavera, ma poi si trova a raccontare altro e si perde persino tra le strade di settembre. Mi arrampico sopra Dundee per prendere le distanze. Sono trascorsi quasi tre anni e io sono con amici cari. Una accanto a me da tantissimi anni, gli altri scoperti proprio lì, in terra di Scozia, e mai più lasciati.

Abbiamo discusso di referendum, di matrimoni scozzesi e persino della mia noiosa tosse. Di come cambia Dundee. Ma chissà se questa sua propensione  perigliosa al cambiamento, sempre, mi abbia contagiata oppure se ci siamo trovate sulla stessa strada. Ma poi, perché domandarsi troppe cose.

Diciamo la verità, che mi manchi, Dundee. Sei la prima città di Scozia che ho visitato e prima ancora avevo scritto storie su di te, senza averti neanche accarezzato. Mi hai preso sulla ginocchia e mi hai spiegato: di' qualche no di più, ma mai a te stessa.

Sarà per questo motivo che rivedo le tue luci stasera e dalla collina ti ammiro, con buoni amici e il sapore del mio whisky sul palato.

Come una yes city, vorrei vivere.

Notte e come una yes city. 

martedì 2 maggio 2017

Notte e con o senza la tempesta (grido la vita)

Non esulto all'idea di buscarmi un solenne acquazzone addosso, eppure devo sostare e guardare quel cielo sospeso sul bosco verticale e sui palazzi attorno, a Milano. 

Con la tempesta, scopro che non tutto ciò che oscura opprime. A volte esalta, prima di tutto la voglia di vivere. Sì, io che mi sono scoperta troppo a lungo timida di vivere, ora quasi quasi lo grido. E siccome la pioggia urla, io lo farò più forte. E se dovesse tacere, farò comunque un gran casino.

Con la tempesta o senza la tempesta, non fa differenza. 

Notte e con o senza la tempesta (grido la vita)

Tante piccole presenze

Una margherita che bisbiglia con l'erba, una bestiola che chiacchiera su un fiore giallo come il sole, una foglia rossa di silenzio che vibra di primavera, non di autunno. E tutti quei fili verdi che non parlano o non si fanno sentire.

Tante piccole presenze sulla terra, piccole e preziose come noi. 

lunedì 1 maggio 2017

Notte e non tolgo il trucco (rock month)

Chissà se abbiamo terminato il concerto a Mosca. So che non tolgo il trucco e non perché io sia troppo stanca: è che mi fa scorrere ancora la musica dentro, per qualche strana alchimia.

Si avvicinano i Kiss e io confondo il divampare delle note con il battito del cuore.

"Ho giocato d'azzardo, ma non sono lo scemo di nessuno". Quello che so veramente, per rubare frammenti di certezze a questa canzone (Sure know something), è che la musica mi ha accompagnata con discrezione, ora è giusto che parli un po' lei.

I Kiss, gli Aerosmith, il presidente Alice Cooper naturalmente. E intanto potrebbe sussurrare qualcosa anche Mozart.

Non tolgo il trucco, perché voglio sognare. Quindi vivere.

Notte e non tolgo il trucco (rock month).

Come se tutto fosse Colombia

Mi manca la Colombia: dai, diciamo la verità. E non (solo) il caffè che scandiva i miei ingressi a Expo. Due anni dopo, sfoglio con una certa fretta difensiva le immagini e prima di tutto mi colpisce quest'idea, intinta nel ricordo. E' entrando, quasi per caso, in Colombia che ho avvertito per la prima volta in maniera così intensa la mia ignoranza sul mondo. Sulla geografia, sulle persone, sugli usi, mica quei cliché che afferravo di tanto in tanto sullo schermo televisivo.
Mi manca quel Paese o ciò che ha provato a comunicare e vorrei ancora di più ritrovare dentro di me  quella resa all'evidenza:  non conosco quasi niente del pianeta. A dire il vero, nemmeno della mia terra: ma in questo caso non l'ho imparato a Expo.

Mi stacco rimproverandomi e cammino fino al Giardino di Israele. Sono tanti i momenti incredibili collezionati, e forte è l'impatto di una giornata intera in salsa social con il collega e amico Andrea Della Bella a fare un po' i matti e a imparare così: prima di tutti i profumi.

 In Israele però mi ferma un'immagine di me e della mia amica Angelica Calò Livné: lei sta tenendo un laboratorio, che parola fredda quest'ultima. Neanche una lezione. E' un incontro, di ragazzi, tra ragazzi di diverse religioni e provenienze. I gesti, la musica, la danza, l'esempio per sciogliere in un abbraccio i conflitti. Quando ci abbracciamo, io sento ancora una volta che la pace non è solo possibile, anche quando dobbiamo metterci al riparo.

Che è qui, tra di noi, dentro di noi, se vinciamo l'istinto di contrastare e contestare gli altri per dimostrarci vivi. 

Come se tutto fosse Colombia.

Come se tutto fosse amicizia.

E quindi lo è già un poco.







domenica 30 aprile 2017

Vale la pena aspettare

Vale la pena aspettare il tuo fiore, il suo mostrarsi dopo tanta timidezza, il suo tendersi verso il lago senza invadenza.
E dopo il suo rapido impallidire e cadere, come il soffio frettoloso su una candelina, mi metto ad aspettare ancora. Che sia un anno o una vita.

Notte e su coraggio (Bigazzi style)

Con tutta la serietà del caso, ma mentre chiudo mese, cassetti e cd sono garbatamente sfiorata da un pensiero.

Che la mia generazione sarà in gran parte (l'ho scientificamente provato, quindi in modo fallibile, lasciatemi fare la filosofa ) tentata da rispondere ogni volta che sente:

Primo Maggio.

Su coraggio.

E questo per la canzone dal titolo più semplice e meno scontato del mondo, Ti amo. Dal duo Tozzi-Bigazzi. E siccome io sarò sempre una bigazziana sfegatata, questa sera mi va di dedicare un sorriso a Giancarlo, al suo essere sempre avanti senza mai volersi far notare.

Notte, buon primo maggio. E su coraggio. (Bigazzi style).

I volti dentro una laurea

Venticinque anni. Uno sguardo casuale sulla tesi, una domanda che mi piomba addosso e focalizzo la data della mia laurea: aprile 1992. Avevo 23 anni e terminavo un pezzo di vita, mentre già ne avevo aperto altri, un po' forsennatamente insieme.  Sta terminando questo mese, con il suo silenzioso anniversario, e mi fermo a ricordare.

Che strano: rivivo quel giorno, papà e mamma che mi portano a Milano, ma restano fuori a causa della mia agitazione e un po' anche della loro. Entra il mio caro amico Beppe, unico ammesso. Pochi frammenti, poi l'abbraccio ai miei e mentre brindiamo, ho già un sacco di cose da fare, mi assicuro.

Sì, quel giorno è importante, eppure quasi vola nella mia memoria, perché inciampo nella sera prima. Dovrei essere a casa a ripassare o a riposare, ma mi fermo fino a tardi nell'aula del municipio dove scorrono i risultati elettorali. Da una parte è febbre giornalistica, sì. Quello è un periodo in cui potrebbe cambiare tutto, con le avvisaglie e poi  la bufera di Tangentopoli, oppure niente.

Ma contano di più le persone degli anni, delle stagioni, delle fragili previsioni. Nelle ore in cui mi laureo, Marco Sartori viene eletto deputato e i suoi occhi brillano di gioia, forse con una scintilla di incredulità. Io ho 23 anni, lui che è come un fratello il mese dopo ne compierà 29. Sembra tutto così strano e travolgente, un nuovo inizio per ciascuno di noi.

Oggi non riesco a non pensare che ho 48 anni, l'età in cui lui ci ha lasciato. Con il tempo che prima l'ha portato via, poi gli ha reso omaggi da galantuomo, lo so: vorrei far credere a me stessa che così procura meno dolore, ma un corno.

Risento la sua voce e un'altra quella sera, che pur direttamente non ho ascoltato. I cellulari sono ancora un miraggio e vengo richiesta in non so quale ufficio del Comune, perché c'è una telefonata dalla redazione, allora guidata dal mio maestro gentiluomo Gianni Fusetti. Mi avvisano che ha chiamato il direttore, Mino Durand, ed è furibondo con me.

Motivo dell'ira: "Ma Marilena dov'è?! In Comune per i risultati elettorali? Disgraziata, mandatela subito a casa che domani mattina presto si laurea!".

Sono cresciuta abbastanza da non lasciarmi afferrare dal magone, bensì dalla gratitudine. Persino dall'orgoglio.

Ho conosciuto persone meravigliose, alcune mi hanno voluto un mondo di bene. Ho vissuto tempi in cui si poteva stare umani. In cui ci si preoccupava degli altri, anche quando si rideva. In cui non c'erano cellulari per raggiungerti in ogni istante, ma si sapeva come farti arrivare il messaggio più importante.

E di quei tempi, sarà rimasto pure qualcosa, lo sento mentre chiudo la mia tesi nel suo cassetto.

Con Marco che ride e parte per Roma, deciso a fare seriamente. Con papà che sopporta che quella disgraziata di sua figlia sia fuori fino a notte fonda invece di ripassare o studiare per il momento per cui ha tanto sudato, il momento che forse lui aspetta più di lei. E con Durand che se non chiudo questo cassetto ora, per precauzione mi sgrida ancora.

Metamorfosi (fedele a se stesso)

Si può cambiare così rapidamente, restando sempre se stessi. La metamorfosi del rododendro, affamato di vita grazie alla primavera eppure  da chissà quante stagioni di emozioni prima. Un fiore che sembra goffo e interessante a modo suo già mentre offre un esordio di colori, poi come un cigno lascia alle spalle i primi tentativi.

Metamorfosi di cui pochi si accorgono, ma molto più difficile forse è cogliere quanto tu sia rimasto uguale, fedele a te stesso e persino a chi ti ha voluto, cambiando.





Minuscoli giochi di potere

Sto per cancellare le amicizie inutili.

Via chi non la pensa come me.

Ora controllo chi non mi segue.

Ti distruggo io, con un rivoletto di veleno virtuale.


Minuscoli giochi di potere vanno in onda sui social network. Goffe simulazioni di guerra, per dimostrare che anche nel piccolo, persino nel virtuale la pace non interessa minimamente all'umanità. Se non per postare generiche dichiarazioni su Facebook, prima di graffiare con la solita cattiveria. Minuscoli giochi di potere, goffi tentativi di dimostrare di esistere senza esserne troppo certi.

sabato 29 aprile 2017

Notte e non bisognerebbe spiegare le canzoni

Alla radio una voce premurosa mi racconta come sia nata una delle mie canzoni predilette. Viene facile sentire una fitta al cuore, quell'onda di emozioni diventa rapidamente palude dove ristagnano le umane, troppo umane motivazioni per scrivere quelle parole.

Che cambiano di netto sapore, come le stesse note fuggono alla rinfusa. Ecco perché si affaccia questo pensiero: non bisognerebbe spiegare le canzoni.

Non bisognerebbe stringere di razionalità i sogni.

Non bisognerebbe motivare - se non compiere - molti degli atti ragionevoli da noi eseguiti.

Notte e non bisognerebbe spiegare le canzoni.

Cambio storia

Ogni tanto qualcuno mi racconta ciò che devo fare. E io cambio storia.

La penna, il tablet, un mozzicone di matita: non fanno differenza. Scolpisco la trama su una pietra che ho trovato ed è un lavoro stupendo, tutto mio.

venerdì 28 aprile 2017

Notte e sei tornata

Sei tornata, non riesco nemmeno a scattare foto se non all'esterno della tua chiesa grazie a una deliziosa timidezza ritrovata.

Santa Maria, la casa dei miei pensieri e propositi all'alba, le messe seguite per un dovere che non è costrizione, mai, fili di memorie che abbracciano le esitazioni della notte.

Mi parlano di cinquecento anni, ma quando sono da te mi sembrano una manciata di istanti.

Sei tornata. Ci sei sempre stata. Ancora una volta mi rassicuri: sono tornata io.

Madonna dell'Aiuto.

Notte e sei tornata.


Le barche che spezzano il grigio

Spezzano il grigio e l'orizzonte. Alleate del vento, con i loro colori le barche salpano e cavalcano anche la tempesta. Ma ancora più testarde si rivelano, quando devono ribaltare la routine e le sue sfumature cancellate.

Barche che spezzano il grigio e i suoi vincoli, più veloci dell'umanità.

giovedì 27 aprile 2017

Notte e prima e oltre le tempeste

L'inizio del nostro libro è tuo, metafora di molto altro. Mi piace ritrovare il momento in cui tu ti affacci al mondo, con una bufera tropicale. Adesso piove, ma fa un freddo cane, papà. 

Sempre tempesta, a modo suo, è vero. E ti mette alla prova, ti fa stringere nelle spalle e nel cuore, ti fa sfiorare dalla paura o la fa divampare dentro di te.

Eppure quando ti avventuri sotto la pioggia, senti che non è poi così ostile. Se tu hai voglia di vivere e lottare, come ha saputo fare mio padre.

Io ogni giorno inizio la tua storia, non solo quando ricorre il tuo compleanno. Risento la bufera che tu non potevi ricordare, come se ci fossi in mezzo invece io. Vedo il dolore e poi la gioia della nonna, che si unisce a quello del nonno.

E persino quella piccola certezza che tu scolpisci con poche parole: il negozio del nonno esisteva già. Prima e oltre le tempeste, c'è la vita.

Notte e prima e oltre le tempeste.


mercoledì 26 aprile 2017

Mi dico sì

Mi dico sì e la politica non c'entra. Né ci sono direzioni obbligate. Mi dico sì perché io possa scegliere e scombinare itinerari come un mazzo di carte.

Mi dico sì per ridere forte e far scoppiare di rabbia il silenzio. Oppure fargli il solletico e almeno farlo ridere.

Mi dico sì, perché lo merito da chiunque, questo sì. E prima di tutti, da me stessa.

Sì. 

Notte e non bevo il whisky di papà

Incontro serene difficoltà a diagnosticare il momento in cui sono diventata grande. Già mi tocca dare per scontata questa ipotesi.

Eppure una fase interessante a questo proposito potrebbe riguardare il whisky. Quando ero ragazzina, mio padre ne beveva un dito: è una medicina, affermava. Io ridevo e storcevo il naso.

Poi dovetti mandare giù qualcosa per reputazione, quando ero convinta che il rock passasse anche da questo. In casa mia ho ospitato whisky che oggi farei francamente fatica a ospitare anche solo per un giorno.

Poi in Scozia ho incontrato i miei veri amici. Ne ho cambiati, senza tradirli, un paio. In casa, ho sempre tenuto il whisky amato da papà: perché in fondo un padre saggio e whisky buoni sono la strada maestra per la democrazia. Insomma, per non rompere le scatole sui gusti altrui.

Ancora oggi c'è la bottiglia di papà a casa mia: solo un dito è rimasto, quello che non ha fatto in tempo a bere. Ci ripenso oggi a una manciata di minuti dal suo compleanno, in una notte di tempesta. 

Una volta, non lo bevevo perché non mi piaceva o così dovevo dichiarare per contratto: il mio e solo il mio, perché ero diventata grande. Oggi non lo tocco perché è suo. E forse tornerà a berlo o glielo porterò.

Buon compleanno, papà.

Notte e non bevo il whisky di papà.

Ps: grazie agli amici, figli di un padre speciale, che in una sera di tempesta mi hanno donato il mio whisky.

Notte e oltre te (la bellezza ancora)

Quando risalgo da te, perdo la testa per la tua bellezza. E credo di non averti mai conosciuto abbastanza prima.

Penso di non poter distogliere gli occhi da te, lago Maggiore, ma non è vero. Dopo qualche istante scorgo una luce misteriosa, un frammento di villaggio appare come nuovo, gli aerei si danno il cambio nel volo e i grattacieli cercano di farsi notare. Ha ragione papà, in giorni rarissimi come i doni più preziosi, pare di scorgere gli Appennini.

Ma tu rimandi oltre, oltre ancora. È il cielo, la sua anima che si dilata, a chiamare.

La tua bellezza, mio lago, è proprio questa: mettere in cerca di altra bellezza. Ma poi, prometto, torno da te.

Notte e oltre te (la bellezza ancora)

martedì 25 aprile 2017

Notte e questo silenzio che non divide

C'è uno spazio in cui entro, caldo e lontano dalla pioggia. Può durare una manciata di minuti, eppure sembra dilatarsi come quest'acqua che si abbatte sul suolo.

Si chiama silenzio, un silenzio che non divide, ma mi porta più vicino a ciò che vale, ai momenti incomunicabili, forse perché così veri. Resta tra noi, come un amico fraterno, e già gli chiedo di fermarsi ancora un po'.

Notte e questo silenzio che non divide (resta tra noi)

Un filo di luce

Inondati di luce, non si riesca a vedere nitidamente la bellezza attorno, forse neanche la propria.

Ci vuole un filo di luce a impigliarci in un colore pallido, nella parola abbozzata da un fiore abbracciato con le sue foglie, in una creatura sfuggita all'attenzione.

Un filo di luce per vedere di più, persino se si tengono gli occhi chiusi.


Il vuoto fuori di noi

Navigando dentro l'autostrada, ci stupiamo di queste onde così addomesticate sotto il cielo grandissimo.

Nessuno passa, tranne noi. Forse pure noi siamo da qualche altra parte.

Il vuoto fuori di noi, stretto tra un cuore che pulsa a ritmo di dubbi e un mondo nascosto che corre. Forse per non rivelare che non sa dove andare.