domenica 10 dicembre 2017

Ripartire

Chissà se è una maledizione come quella del Vecchio marinaio, oppure se si tratta solo di ali.

So che quando sembro comodamente seduta, persino le poche volte che lo sono davvero, c'è già qualcosa che preme. C'è un movimento che si imprime e non tardo a riconoscerlo.

RIPARTIRE.

Ripartire per credere, ripartire per crescere, per fare un passo indietro e correre poi avanti. 

Non importa se il timone appaia troppo grande e le mie mani possano anche tremare.

E' quando mi siedo, un istante, che so che devo ripartire.

mercoledì 22 novembre 2017

Giardini da ritrovare

Quando passo davanti al palazzo dove vivevano i nonni, lo sguardo corre al giardino che osservavo dal  balcone. Giardino pieno di ragazzini e giochi. Giardino che non c'è più.

Poi sfoglio le foto e trovo quest'immagine della nonna, tutta fiera mentre coltiva sul suo terrazzino. Lungo e stretto, così piccolo rispetto all'immenso giardino, eppure curato con orgoglio.


E penso che ci sono i giardini perduti,  ma più ancora quelli da ritrovare. Da coltivare contro vento, a volte persino contro l'umanità eppure per il suo bene. 

martedì 21 novembre 2017

Notte e il giaciglio a cento metri

Ridiamo, scherziamo serissimi sul futuro, brindiamo. Poi si esce nella notte e c'è un angolo di oscurità che si impone,

Nel portico della chiesa, vedo un clochard che si sta preparando il giaciglio su una panca. Gli altri, stanno già dormendo.

Un povero giaciglio, il freddo che avvolge le coperte, il vuoto del silenzio. A cento metri dalle nostre vite al caldo.

Notte e il giaciglio a cento metri.

Sono io la risposta

Quando  mi riversano addosso domande, cerco alla rinfusa risposte, posando anche solo per caso.

Finché capisco di non avere soluzioni.

Se non una.

Sono io la risposta. Perfetta e sgraziata. Convincente e vacillante.

Sono io la risposta, perché ci sono. E non solo per posa.

lunedì 20 novembre 2017

Notte e ho scelto la vita

C'erano vetrine, troni e palcoscenici scricchiolanti. Sono passata da loro e non mi sono fermata.

Non so se io abbia fatto bene, chi sono io per dirlo.

So che stasera ascolto la musica del cuore, del Piantavigna e i plin al tartufo ci raccontano altro ancora.

Profumi che sanno solo suggerirmi questo.

Hai scelto la vita, e noi siamo qui per te.

Notte e ho scelto la vita.

domenica 19 novembre 2017

Cosa ascolta un vicino

Un'amica è alle prese con un allarme difettoso e mi racconta di come si sia angosciata, durante le prove, di dare disturbo a qualche vicino.

Passate le tribolazioni, si è resa conto di qualcosa di più triste: nessun vicino era uscito nella sua scala, né in quelle vicino, a verificare se ci fossero problemi. La sirena annoiata e inascoltata.

Eppure una vicina le aveva raccontato nei giorni precedenti che noia le procurasse il gatto quando giocava con il tappo di sughero. Un'altra le aveva sussurrato quanto litigassero ormai i giovani quasi separati della porta accanto.

Quando però potevano esserci ladri o comunque qualcosa che non andava, silenzio assordante.

Non ho saputo consolarla, anche perché mi ha assalita un ricordo.

Quarant'anni fa, morto mio nonno, si fece una deroga amara al luogo dove pranzare a Pasqua: non a casa, inseguiti dalla nostalgia, bensì al ristorante. Non accadde mai più, ma ricordo bene cosa fosse successo in quell'unica circostanza.

Avevamo una porta di legno, dignitosa ma non particolarmente capace di difendersi. I ladri entrarono in azione quando eravamo fuori a pranzare. Fecero qualche rumore di troppo e una parte del legno cadde a terra.

Al piano inferiore c'era il signor Vincenzo, dal quale non ho mai sentito una parola sugli affari degli altri. Solo sulla gioia che gli dava la sua famiglia e il suo lavoro, le sue passioni, la storia della città. Allora ero bambina e ancora non ricevevo queste preziose confidenze, peraltro. Anzi, lui mi sembrava così alto e e maestoso che non osavo rivolgergli la parola.

Comunque, il signor Vincenzo udì dei rumori, interruppe il suo pranzo di Pasqua e aprì la porta. Quando il tramestio sopra si fece un po' troppo insistente, uscì sul pianerottolo.

Fece - raccontò poi - un atto semplice e determinante: tossicchiò.

I ladri udirono e se la diedero a gambe. Così il signor Vincenzo salvò la mia famiglia da una Pasqua ancora più amara.

Quando ci penso, sorrido e penso a quanto si ascoltava allora. Soprattutto, quando un vicino aveva bisogno.

E forse soprattutto, si ascoltava davvero.

Notte e non troppo dolce

Come sussurra un bonet, in una sera da gustare lentamente, lasciati alle spalle l'amaro. Ma senza credere nel troppo dolce, che stordisce il palato dell'anima.

L'alchimia che solo una delizia sa servire, quando ti parla di una terra amata e di tutto ciò che non hai mai osato  assaporare, come se non lo meritassi.

Un sapore sincero, non è troppo dolce. Un sapore sincero, attende solo te, che ti sei scoperta così. Decisa, ma anche morbida.E dolce quel che basta, mai troppo.



notte e non troppo dolce. 

Qualcosa da osservare

C'è sempre qualcosa da osservare, quando la luce si stende. Quando la musica rallenta il ritmo, come il cuore. Qualcosa da osservare, che rende ancora più vivi, perché lo sguardo si muove, incalzato dalla meraviglia.




sabato 18 novembre 2017

Notte and we salute you (interrompendo Bach)

Gli AcDc hanno sempre fatto parte della mia colonna sonora, senza cercare una scalata in classifica. Un suono ruvido che mi accompagnava e che stasera sembra sospeso nell'aria.

Malcolm.

Che poi, diciamolo, mi servivate come ribellione quando dovevo interrompere le ore (confesso, mezze ore) di studio di Bach sul pianoforte. Le dita si fermavano per raccogliere tutte le forze e c'erano solo due canzoni che ficcavo dentro nel percorso diligente.

Una era dei Kiss.

L'altra: You shook me all night long.

La mia seconda mamma andalusa, al piano di sotto, a quelle note sorrideva.

- Marilena si è stancata di studiare.

Era vero, Marilena voleva scegliere la sua musica. Un guizzo sui tasti, prima di decidere se continuare.

E a quelli che faranno rock in cielo e in terra, rivolgiamo un saluto. Anche solo fermandoci sui tasti.

Notte and we salute you (interrompendo Bach)

venerdì 17 novembre 2017

Notte e niente protegge

Ti hanno massacrata. Per strada, senza motivo ammesso che un motivo possa esistere al mondo per fare del male. E io non lo credo.

Hai il nome di mia nonna, un nome antico e fiero. Argia. Ma niente protegge, in un'umanita buia. Se non una preghiera.

Notte e niente protegge 

Nelle nuvole frugo

Nelle nuvole frugo, come una torre che rinasce e osa guardare su.

Cerco non un bandolo della matassa, ma la voglia di cercare, ancora.

Una bellezza che ne chiama un'altra, e forse mi appartiene. Mentre frugo nelle nuvole.

giovedì 16 novembre 2017

Come non addolorare un'amica (pessimi social times)

Torno alla mia università, per un'intervista. Mi smarrisco un po', perché si apre una porta del bar che non conoscevo: è quella degli insegnanti, immagino, e quasi mi rammarico, perché nel locale ero abituata poco a entrare, più portata a scegliere spazi  più lontani e quindi fragilmente trasgressivi.

Così piace vincere facile.

Mentre mi siedo, penso a un'amica. No, a un'Amica. Università, tempi cupi in cui dovevo correre avanti, perché già avevo in mente che cosa volevo fare. Vuoi vedere, che fu lì il grande inganno? Sarebbe stato piacevole, godersi l'università.

Il mio interlocutore mi rivolge complimenti: l'ho rilassato per il mio passo lento. E' che il ginocchio mi fa troppo  male, ammetto. Ancora lungo la via avevo pensato: scrivo alla mia Amica, che verrò qui ma solo un blitz. Non posso fermarmi oltre l'intervista, devo correre ancora pur a passo lento. Poi penso che la deluderò: le scriverò un'altra volta, quando potrò sostare e godere il suo sguardo, in cui mi specchiavo.

Mi siedo con l'intervistato e non mi guardo attorno. Dieci minuti dopo, una donna mi avvicina: che ci fai qui? Si allontana subito con il suo splendido sorriso, che non conosce tempo di corsa.

Eppure la mia Amica non si accontenta. Quando mi riconnetto con il mondo, mi accorgo che mi aveva mandato un whatsapp: c'è una foto mia e un messaggio "che ci fai nel bar dell'università?".

Vivo di corsa, Amica. E mi fermerò presto, prestissimo.

Anzi, quasi quasi grazie a te, mi sono già fermata già.

Come non addolorare un'amica (ovvero pessimi social times).

Notte e detesto chi non mi capisce

Che poi diciamolo, detesto chi non mi capisce. Io uso perfette smorfie, i miei occhi colpiscono, provo persino ad articolare perfette parole.

Detesto chi non mi capisce.

Quasi quasi, provo a spiegarmi meglio.

Notte e detesto chi non mi capisce.

mercoledì 15 novembre 2017

Il suo dolore, vestito di pioggia

Ognuno ha il proprio dolore, vestito di pioggia, mascherato di sole. Attraversa le stagioni senza farsi attraversare. Scivola fuori, senza veramente comparire.

Ognuno ha il proprio dolore, pochi abbastanza per ascoltare il dolore che li circonda.

Notte e non lo sappiamo

Noi vediamo con tutte le immagini del mondo. Le orecchie scoppiano di suoni.

Tutto ci scorre davanti, dentro poco.

Noi vediamo tutto. E non sappiamo mai.

Notte e non lo sappiamo (anche se lo vediamo)

martedì 14 novembre 2017

Il mio quadro

Il mio quadro spesso è coperto dalla cortina della realtà o da qualcosa che si spaccia per tale. Eppure io riesco a individuarne i colori, per testardaggine o per caso.

Anche quando sono distante anni luce, ne sento le sfumature sulla pelle. Potrei essere ancora piccina oppure così incredibilmente consapevole: probabilmente, entrambe le cose.

Il mio quadro cammina più veloce di me, mi precede, mi aspetta. E quando il mio sguardo si rattrista, gli si offre generoso. Il cielo e il lago abbracciati, inteneriti dalla razza umana. Nel mio quadro.

Notte e basta la fiducia

Che umanità contorta e perversa, fuori e dentro di noi. Inciampo nei volti, a partire da quello nello specchio.

Poi, vado a raccogliere una storia, una delle tante. Una in cui mi fermo ad ascoltare bene, perché altrimenti non ci credo.

Sento tre persone che hanno deciso di ricominciare, forti del loro talento. Ma non bastava. 

Ci voleva la fiducia. Tra di loro, verso gli altri, fin lassù.

Mi pare una parola stonata nella selva dei veleni, ma non se rivedo i loro sguardi.

Notte e basta la fiducia.

Papà e l'arte del mandarino

Una delle arti in cui più ti ammiravo: quella di sbucciare la frutta. Mandarini, arance, mele, non importava: tu afferravi ciascun frutto e lo spogliavi, senza spezzare mai la buccia. Contemplavo quei capolavori, come i bicchierini creati con la carta delle caramelle, quand'ero piccola.

Crescendo, mi sarebbe piaciuto assomigliarti in molte cose: anche in questa. Ma ero di fretta, pasticciona e impaziente. Non andavo matta nemmeno per la frutta, a dire il vero, tranne quella che non si sbuccia affatto o dove si vince facile.

L'arte del mandarino: io guardavo le tue dita procedere sicure e non vedevo il reale trucco, come accade nei giochi di prestigio.

Il tuo sguardo, che ora contemplo nella foto, me lo sussurra. La pazienza: quella di sbucciare con cura un frutto, di iniziare una strada, di non farsi abbattere, di sentire il rumore di un fiore che prova a crescere o di imparare il verso dei merli fino a cantare insieme.

Quella di sentire tua figlia fin troppo adulta gridare, come una ragazzina: papà, posa che ti faccio una foto mentre levi la buccia senza romperla. E di obbedire, perché le vuoi troppo bene.

Nove anni dopo che hai smesso di farlo, in apparenza, ti rivedo così e sento quel profumo di mandarino che neanche mi piaceva e che ora mi sembra un aroma magico.


lunedì 13 novembre 2017

Dialoghi reali - scrivere in stampatello

- Ma come diavolo scrivi: non puoi almeno farlo in stampatello?

- Veramente ho scritto in stampatello.

Silenzio (di) commiserazione.

Anche giornalista (il luogo dove dovevamo essere)

E Nonostante la dedizione nel riporre in varchi lontani i ricordi accumulati come cronista, riaffiorano ancora troppo facilmente.

Che poi "troppo" è sbagliato. Ci vuole la penna magica (chi se ne frega se ora percuotiamo la tastiera di uno smartphone o di un pc) di un collega tra i miei miti a far sgorgare tutto da capo.

Quante tragedie ho dovuto attraversare, senza riuscire a fuggire. Raccoglievo testimonianze, dolore e fotografia, come ricorda magistralmente lui in tempi ben più difficili, scrivevo soffocando ogni tentazione di emozione mia. Ma una volta chiuso tutto, si rompeva un argine.

Due ricordi si impongono tra i numerosi infilati nella mia vita. La mamma di una bimba, scomparsa all'improvviso durante una gita: fui spedita a casa sua e per i primi, interminabili minuti le rimasi a fianco senza parlare. Quando entrambe riuscimmo a scambiarci mozziconi di frasi, le chiesi anche una foto della piccola, sì.

Ancora oggi, è la prima casa che mi viene in mente, quando penso ai tanti fatti riportati da cronista. Quando le passo davanti, avverto la stessa incrinatura nel cuore.

Ma c'è un'altra ferita ancora più insopportabile di altre. Quando fui mandata, forse andai persino io, a casa di un  giovane che aveva perso la vita in un incidente.

C'era  un particolare: quel giovane, lo conoscevo fin da bambina, e così la sua famiglia. Sua madre mi spalancò la porta e mi disse: che cara sei stata a venire qui. Io mi resi conto che parlava alla bambina e detestai essere giornalista. Mi sono seduta sul divano con loro e ho pianto.

Mezz'ora dopo, arrivò il fotografo del mio giornale e la mamma gli aprì. Allora, il suo sguardo si posò su di me: ah, sei anche giornalista. In quel momento, me lo ricordai anch'io. Scrissi un articolo che mi faceva male a ogni sillaba. Durai ancora qualche anno, poi abbandonai la nera.

Anche giornalista. Soprattutto persona. C'è un luogo in cui dobbiamo essere. Un modo in cui possiamo farlo. E un momento in cui andarcene.

Notte e un giorno o l'altro

Incroci saggi dappertutto, roba da non poter chiudere gli occhi di continuo. Neanche ti conoscono, ti avranno incontrato tre volte. Fanno finta di essere in altro  impegnati, poi ti osservano, ti interrogano e ti dicono.

- Hai fatto anche questo? Guarda che non puoi andare avanti così, o un giorno o l'altro…

Tu ti senti rispondere: quel giorno è già arrivato.

Esci convinta di essere più saggia e stai lasciando già cadere fardelli sulla strada che ti conduce lontano.

Notte e un giorno o l'altro.




domenica 12 novembre 2017

Notte e immobili i pensieri

Quando ti accade di dover essere immobile, i pensieri si fermano a guardarti, a loro volta. Ti verrebbe quasi la tentazione di metterli in ordine.

Invece, restano lì alla rinfusa, come birbanti. E mentre ti addormenti, li scompigli ancora un po'.

Quante vite ti attraversano quando ancora non ne hai attraversata una.

Se faccio più di quello quello che posso, non è detto che io farò sempre ciò che non devo.

Non so leggere nella mente, o forse non ne ho voglia.

La pioggia scorre così forte che mi sento stupendamente fragile.

Notte e immobili i pensieri.

sabato 11 novembre 2017

Luce come vuole

Luce senza chiederla, non dico senza aspettarla.


Luce come scivola da una finestra incerta. Luce come può e ancor più vuole.

Conficcata nei nostri immensi spazi di buio.

Notte e tutto l'oro del mondo

Un Paese che si schiude con il suo whisky. I confini che si sciolgono, proprio perché amiamo ciò che contengono.

Oggi capisco di più il Giappone, domani chissà a quale nazione toccherà.

Tutto l'oro del mondo è dentro lo scrigno pazientemente costruito dalla tua gente, in ogni angolo del mondo.

Notte e tutto l'oro del mondo.

venerdì 10 novembre 2017

RIcordo abbastanza da

Un amico mi scrive, dolcemente: ricordi tutto.

No, non ricordo tutto. Non ricordo troppo. Ricordo solo abbastanza.

Abbastanza da essere grata, da abbozzare un incerto sorriso. Da voler ricominciare.

Forse, lo sto facendo.

Notte e quand'era bello

Ci vuole il ricordo di un fratello, a far trovare degli amici. Persone che potevano avere idee uguali o diverse, non importa. Ma avevano qualcosa di indissolubile in  comune.

E quando si trovano, non sono solo immersi nelle memorie, bensì in una consapevolezza.

 - Allora… quand'era bello.

Non chiamateli nostalgici, perché nei loro occhi brilla qualcosa. Loro hanno vissuto, anche nelle differenze, un'energia che gridava: qualcosa può cambiare. Quand'era bello, lo sarà per sempre.

Notte e quand'era bello.

giovedì 9 novembre 2017

Quello che non grida

Quello che non grida, mormora appena, forse solo sorride verso il cielo e non meno stupito della terra, mi affascina, mi cattura.

Mi dice di non spendere una parola in più, ma di guadagnare un silenzio grato, intinto nella bellezza.

Notte e un magnifico errore

In una giornata uggiosa, e non ancora alleviata dalla luna, mi arriva una telefonata. Di un amico e amico di mio padre. Così scopro un raggio di sole nel rispondere, ma ben presto mi rendo conto che non voleva chiamare me.

- Ciao, sono papà.

Briciole di secondi per dirgli, no, sono io. Ma poi colgo il magnifico errore che è.

Sono nove anni, tra pochi giorni, che non sento più una voce dirmi: ciao, sono papà.

Non ho più neanche bisogno di alzare lo sguardo, a cercare dietro la luna una piccola stella sorridente.

Notte e un magnifico errore.

mercoledì 8 novembre 2017

Non so, io credo (Stile Heine)

 Cado ancora vittima della Lorelei, l'unica poesia che ricordo verso dopo verso a memoria. In quella lingua incommensurabile che è il tedesco.

Certo che tutto l'incalzare della storia in mezzo è strepitoso, Herr Heine. Ma c'è persino qualcosa di più.

L'incipit, non so. E quando tutto sembra scolpito nella verità dei fatti, il poeta sussurra.

Credo...

Balsamo sulle ferite del delirio di onnipotenza dell'umanità.L'incertezza, nostro margine di libertà. 

Notte e a volte ci sono uomini

Mi trovo nella bizzarra situazione di invidiare me stessa, quando ero ragazza. E pensavo di essere una persona, guarda un po'.

Crescendo, ho incontrato parecchi tizi che pensavano di essere uomini e mi guardavano dall'alto in basso: che vorrà questa ragazza, questa donnicciola. Sarà la sensibilità (aiuto, quanti hanno sentenziato su di me che avrei scritto bene su una determinata storia, perché ho "sensibilità femminile") accentuata dagli anni, ma cavolo, ne incrocio ogni anno di più. Anche casi umani, di scarsa umanità, che pensando di essere più maschi cercano di farti sgambetti maldestri.

Ci sono non uomini che provano ad alzare la voce, a volte le mani. Quando capiscono di essere nullità, si ritirano in apparenza e cercano di farti fuori in altri modi (per fortuna, mi viene tristemente da dire). Con sotterfugi, con sorrisini blandi.

Quanti robot che si aggirano su questo pianeta, senza destare in me emozioni.

Quanti non uomini, su questa terra. Ma basta poco.

Perché compaiono uomini che meritano un sorriso, un grazie, persino un applauso. Perché non hanno bisogno di cercare di cancellarti, per dimostrare di esistere e già stiamo costruendo insieme.

Notte e a volte ci sono uomini.

Così filosofa, così rockstar

Una donna, anche collega, che ammiro molto, racconta che un figlio ha scelto Filosofia all'università. Io non so bene se la incoraggio o la metto in guardia: entrambi i compiti, peraltro, non mi spettano.

Ma torno indietro di corsa, anche per colpa di una canzone di Patti Smith.

Mi sarebbe piaciuto fare la rockstar, perché dire "suonare per vivere" suona male (scusate il gioco di parole), quasi toglie la poesia. Invece, non posso affermare che mi sarebbe piaciuto fare la filosofa.

Perché ancora lo faccio.

Certo, quando mi sono iscritta a quella facoltà, l'ho fatto anche per rompere le scatole a  mio padre. Da contratto si intende. Iscriviti a Economia o Lingue, vai in banca o insegna. E io: scelgo Filosofia.

Lo sapeva già mio padre, che avrei fatto la giornalista. Allora dovevo contestarlo rigorosamente, ma forse sapeva già anche il baratro in cui ci saremmo immersi, volontariamente.

E a maggior ragione provò a sussurrarmi: perché filosofia? Piuttosto lettere, tuonò il mondo.

No, perché voglio imparare. Forse persino farmi del male. Voglio cercare sempre, amare ogni dubbio, non sentirmi mai arrivata.

Sentirmi fuori dal mondo.

Oggi il fatto che il figlio di una donna e di una collega che stimo, studi Filosofia, mi commuove. Mi viene in mente quella canzone di Patti Smith che si rivolgeva a chi aveva un sogno di rockstar da coltivare. Sorry, lei non la scrisse, quella canzone, ma la riprese egregiamente.

Che cosa? Vuoi diventare una rockstar? ci riuscirà uno su un milione. E intanto ti aspetterà dolore, oh quanto dolore. Diventerai matto, quindi forse sanissimo.

Invece, un filosofo ha la quasi sicurezza che non avrà mezzo conto in banca sostenibile. E successo, be', quel successo che il mondo grida ai quattro venti, neanche a parlarne.

Tranne quei quattro secondi prima di addormentarsi, in cui si mormorerà: mio Dio, oggi ho cercato, ancora.

Meglio di un conto in banca, e la mia amica lo sa. Quasi quasi, persino io.
Così filosofa, così rockstar.

Che storia, neanche hai bisogno di una chitarra elettrica.

Get yourself an electric guitar
And take some time and learn how to play
Don't forget who you are
You're a rock & roll star


 


martedì 7 novembre 2017

Notte e siccome Marco

Ogni anno cerco una foto più bella, ma per egoismo cedo.


Siccome Marco Sartori era più contagioso di generosità, mi tengo stretta questa. Pegno di un compleanno del mio piccolo ormai grande, Lawrence, nato in queste ore in cui Marco se n'è andato. Quante volte l'abbiamo festeggiato insieme, bambino.

Siccome Marco sa unire anche le persone più diverse. Sa convincerti che il tempo è galantuomo, anche quando avresti qualche riserva da opporre. Siccome Marco convinse quasi mia madre a ballare e mi fece viaggiare su un'auto impegnativa targata Varese (e con qualche adesivo, anche più delicato, a Roma).

Siccome questo e molto di più, Marco mi fa pensare a quella notte che  mi sembrava dolorosa, ma tranquilla. 
Poi lui è uscito di scena e ci è entrato ancora di più.

Mari, il tempo è galantuomo.

Siccome Marco ci credeva mentre andava via, ci credo anch'io.

Notte e siccome Marco.

Mio nonno e il giornale (la domenica)

Cadono frammenti del passato che non hai vissuto, eppure fanno parte di te.

Apprendo così che mio nonno, operaio del cotonificio, comprava il giornale la domenica. Solo la domenica. Non c'era molto tempo durante la settimana, nemmeno troppi soldi. Ma la domenica non si poteva rinunciare.

Anche se non c'ero, lo vedo che si avvia ad acquistare il quotidiano, con tutta la solennità scolpita nella sua postura fiera.

Mio nonno e il giornale, la domenica.  E oggi una festa sciolta in tanti giorni, tutti uguali, in cui tutto uguale è vissuto, smarrendo il suo valore.

lunedì 6 novembre 2017

Adesso faccio un'altra cosa per me

Adesso faccio una cosa per me.  

Una cosa che non fa rumore, anzi moltissimo: ma in questo mondo urlante la sento  io. 

Guarda che sto sgusciando fuori, come un fiore incurante della stagione. 

Adesso faccio qualcosa solo per me: sboccio.

Notte e posati tu

Facciamo un affare, luna. Anche quando sei distante tu, oppure lo sono io; quando mi manca terribilmente il mio lago. Quando nessuno di noi tre riesce a incontrarsi e qualcuno deve fare il primo passo.

Posati tu, sulla sua acqua silenziosa.

Sulla mia ricerca, che non è malinconia.

Su quei riflessi di sogni che a me o a lui apparterranno.

Posati, luna, o veglia almeno da lontano.

Notte e posati tu.

domenica 5 novembre 2017

Notte e non è come prima

Tra sparatorie e ordinarie crudeltà, sento dire: non è come prima.

Mi ribello perché a pochi anni sentivo mia madre che piangeva perché agiva un bandito terribile. Nelle piazze a me vicine le bombe seminavano il terrore. La sacralità delle Olimpiadi, dilaniata.  A Bologna mi strappavano gli ultimi brandelli di serenità. Al liceo mi hanno fracassato le speranze finalissime con The Day After.

Eppure speravamo di cambiare tutto. Ribaltare questo mondo bastardi. Raddrizzare tutto.

Eccoci qua, al punto di allora e forse di più. Non è come prima.

Notte e non è come prima.

Piove anche la meraviglia

La pioggia solo una scusa, una comparsa per attirare l'attenzione e regalarla con la sua generosità a qualcun altro.

La vita, che scorre più veloce, rallenta, si posa con dolcezza, travolge.

La pioggia dimenticata, che alla fine riesce a risvegliare lo stupore. Come la vita.

Piove anche la meraviglia, con la voglia di intingersi ancora.

sabato 4 novembre 2017

Notte e che bello vivere (dice)

Un giorno di sferzate, di promemoria non richiesti sulla natura umana.

Poi, sento un amico che ha viaggiato molto più a lungo di me nella vita, e mi trovo a dirgli io che un compagno di tanti passi suoi ci ha lasciato.

E lui non ricaccia indietro l'emozione, si rammarica, poi esclama: "Amica, che bello è vivere".

Questo è il promemoria che volevo chiedere. Ne avessi avuto il coraggio, amico.

Notte e che bello è vivere 

venerdì 3 novembre 2017

Quelli che non possono scegliere

Un bimbo che si attacca allo sguardo o forse nemmeno a quello, un povero che non ha voce e scompare nel buio della coscienza collettiva,  un cane mandato nello spazio o sbattuto per strada.

Tutti quelli che non possono scegliere, meritano di essere scelti.

Se non hanno sentito i miei no

Ma come, non hanno sentito i miei no.

Ce li avevo sulla punta della lingua, forse li ho detti pure, è che la mia voce è bassa, anzi pensavano ad altro.

Se non hanno sentito i miei no, non alzerò la voce.

Mi incamminerò sul sentiero della mia vita  e lontano non sentirò i loro:

Che hai detto?

Non si chiama cambiamento climatico (ma assassinio)

Le parole contano, anche se non si lasciano contare. Il cielo sa quanto (invano) io le abbia studiate, nel mio mestiere e nella mia vita.

Così comincio a ribellarmi al potere delle abitudini.

Non si chiama cambiamento climatico, qualcosa di ineluttabile ed esterno a noi. Si chiama ASSASSINIO. E questo atto presuppone un uomo dietro. Sì, l'indegno custode.

Le parole contano, quanto i nostri atti. E non c'entra Mr. Trump, non tiriamo in ballo gli accordi di Parigi, quando teniamo i nostri motori accesi,anche sotto il naso dei nostri figli.

Siamo noi l'assassino di questo mondo. Piccoli e impotenti, quanto i potenti decretati.


Notte e la ricompensa

Quando sei piccola e vacillante, speri in una ricompensa.

Quando ti scopri adulta e vagamente consapevole, la prendi.

Notte e la ricompensa 

Sullo sfondo

Tanto viene sbattuto davanti agli occhi, ma forse la verità va scavata laggiù.

Sullo sfondo, così distante da essere dentro di noi. Uno specchio dove si posa un vapore distratto che ci distrae. Eppure basta sfiorarlo per farlo andare via.

mercoledì 1 novembre 2017

Dappertutto, fuori nella pioggia

Ciò che conosciamo a memoria, ci sfugge sempre un po'. Ieri sera ringrazio il Rocky Horror di avermi portata lontano ancora una volta, di avermi fatto ballare sul tetto della nostra cattiveria e di avermi ricordato due o tre capisaldi della nostra esistenza.

L'inossidabile, non sognarlo fallo: ok, è dentro anche il bigino dello show. E che siamo insetti che strisciano sulla terra, persi nel tempo e nel senso della vita pure, in questo periodo mi pare così sfacciato.

Ma una delle canzoni più belle, che ascolto malvolentieri di solito perché inizia a congedarmi da Frank-n-Furter è I'm going Home.

E tu lo senti, come canta lui che in fondo dappertutto accade la stessa cosa. Ti puoi sentire fuori nella pioggia. Ti racconti molte storie, scherzi e anche il sorriso è un esercizio doloroso di muscoli, come ha ricordato poco prima Frank, un vibrante Gary Tushaw. 

Applausi ballando tra i ricordi, ridendo con Bisio, ma captando più che mai la serietà del messaggio.
Dappertutto, senti che devi andare a casa. Ancora.

Everywhere it's been the same, feeling 
Like I'm outside in the rain


Notte e la risposta è sempre lì (di musical in musical)

Chissà come ho fatto a dimenticarlo. Di musical di musical, tra di noi si posa soltanto una certezza.

La risposta è sempre lì. Sembra addormentata, ma sta sognando in attesa che ci risvegliamo  noi. Così cocciuta da voler gridare, così autentica da non poter gridare.

Noi a scavare tutt'attorno per non guardarla negli occhi.

Notte  e la risposta è sempre lì.

Eppure qualcuno si solleva

Immersa nel lago a Lugano, osservo ali che si staccano dal quadro perfetto. E penso: qualcuno si solleva. 

Dall'acqua argentata. Dovrebbe essere così facile, dal fango. Invece, sembra un'impresa così coraggiosa, spolverare le ali da tanta sporcizia.

Osservo, mentre fuggo e mormoro: qualcuno si solleva. Qualcuno e forse ciascuno di noi. Essere ben consapevole della melma.

Eppure sollevarci.

martedì 31 ottobre 2017

Notte e la luna dalla testa rotta

Dopo musica e risate, lo schiaffo della realtà che questa volta si chiama New York.

Attorno, la città sembra più buia, ma non rallenta. L'unica cosa che mi colpisce, è quella luna dalla testa rotta. Se l'avesse sbattuta contro il muro della nostra follia, la capirei, ma sarebbe banale e lei non lo è mai.

Metti che abbia il capo smussato, perché invece si è scontrato con un sogno. Uno di quelli che osiamo ancora fare, in una notte buia con la luna dalla testa rotta.

Notte e la luna dalla testa rotta.

Listen to your heart - canzone per il giorno

Nella differenza, scoprirsi così connessi. Meglio di un mondo che di connessione blatera. La chiamano chimica, la testa invita a ribellarsi; solo un grido insiste.

Ascolta il tuo cuore, non perché abbia soluzioni garantite. A rigor di logica del mondo, fregature garantite. Ma basta che tu lo lasci correre e sta già correndo libero, come te.

Ascolta il tuo cuore, perché c'è questa meraviglia, che si chiama vita e ha tanti volti, riunitinello stesso.

Parlerà proprio a te, il più distratto del mondo. Se glielo permetti.


Listen to your heart - Starsailor - canzone per il giorno

lunedì 30 ottobre 2017

La foto strappata (don Gnocchi)

Il pacchetto è infilato nella buca striminzita delle lettere e io distrattamente lo estraggo. Mi rendo conto troppo tardi che si lacera. Ma il dolore è solo alle porte: divampa quando mi rendo conto della foto strappata, perché è l'immagine di don Carlo Gnocchi con una bimba che sorride, come, grazie a lui.

Al momento, confesso le lacrime. Don Carlo mi è caro, quasi quanto lo era a mio padre, che lo seguì, lo amò, ne diffuse l'esempio. Lui, che non si rassegnò di fronte al fatto che i bambini non potessero camminare.

Poi, guardo  meglio la foto. Sì, è strappata, ma io posso accostare i frammenti; quella ferita, ha persino un senso, nella storia dell'umanità ferita.

Che noi, in ogni momento, possiamo alleviarle il dolore.

Don Gnocchi.

Io non spengo (quindi non faccio niente)

Ogni volto di coloro che cercano di spegnere l'incendio al Campo dei Fiori, resta impigliato nella rete dei miei ricordi.


Sacri Monti dissacrati. Monti che evocano profumi e colori, resi cenere. Ripenso alla mia primissima vacanza: avevo pochi mesi ed ero malata. 

La zia Maria (malata di pulizia, narrano le cronache familiari) ordinò: portiamo questa creatura su al Campo dei Fiori. Io incosciente e serena, riprendo a respirare.

Se fosse quasi cinquant'anni dopo. Mi dovrei incazzare, invece mi sento sul banco degli imputati anche se non l'ho provocato io, quel rogo.

Ma se non spengo, non faccio niente.

Onore a chi spegne. Un rogo di fiamme o di veleno nella vita o nei social.

Dialoghi reali - Fatti furba anzi ricca

- Comunque ho detto la verità, non lo farò.

- Ma perché? Come si dice, fatti furba che diventerai ricca.

- Ma io non voglio diventare ricca.

Silenzio, finalmente.

Notte e quel puntino (sono io)

Sto camminando sotto il cielo, in lampi di libertà. E compare un puntino, avvolto dalle nuvole.

Quel puntino è la luna.

Quel puntino, sono io.

Minuscola e confusa, immensa e cocciuta. Come la luna, e di più, nonostante io sia una creatura minuscola.

Minuscola, non risibile. E chi non lo coglie, resti nel buio.

Notte e quel puntino (sono io).

domenica 29 ottobre 2017

Dentro la speranza

Uno sprazzo di fiori, sulla primavera luganese. E dentro vi si affaccendano le api, testarde e sincere.

Dentro la speranza, anche quando tutto ci urla che così non va. Che questa è la stagione sbagliata, che dobbiamo rientrare nei ranghi, che le creature più fragili devono rientrare nella loro tana come dettano i riti nel tempo.

Eppure ci teniamo stretti agli occhi questi colori e il movimento baldanzoso delle api. Meglio una speranza infondata del grigiore dichiarato dell'autunno, che passa e sfiora l'umanità.

E dire che la natura è impazzita, mentre lo siamo noi.

Notte e a ognuno il suo cielo

Fuori da una stazione straziata dall'abitudine di gridarsi addosso, mi ha accolto un cielo. Dovrei scrivere il cielo e come tanti l'ho fotografato, confondendolo poi per non rivelarlo completamente. Quando però ho visto le immagini pubblicate da altri, e soprattutto i commenti, ho capito come ciascuno abbia visto il suo cielo.

Chi vi ha letto la bellezza, chi la sofferenza, chi la consolazione, chi lo specchio delle fiamme che ci stanno tormentando.

Io confesso, mentre vi procedevo lentamente sotto, intrappolata dalle false luci delle auto, che  ho provato quasi paura.

Come se quelle pennellate volessero cancellarmi o gridassero un messaggio oscuro con il loro chiarore.

A ognuno di noi, conficcati nella terra, il suo cielo, riflesso nostro.

Notte e a ognuno il suo cielo.

Quello che non si riesce a vedere

Al molo, deserto ma non solitario, lo sguardo si tuffa nel lago, ma poi esita a raggiungere la riva.

Si può solo intuire, tra suggestioni e ricordi. 

Quello che non si può vedere, a volte è più importante o ci appartiene semplicemente di più. Perché decidiamo noi cosa ci sia oltre la riva e gli occhi non ci possono smentire.

sabato 28 ottobre 2017

Notte e quello che bruciamo

Tutto quel che bruciamo, noi esseri poco umani, razza senza speranza.

Bosco, piante gentili, buone intenzioni, frammenti di futuro. 

Brucia dentro di noi, inconsapevoli.

Campo dei Fiori così vicino, da sentirti così lontano, trascinato via dalla follia di pochi o forse di tutti.

Tutto ciò che bruciamo, brucia dentro di noi.

Notte e tutto ciò che bruciamo.

venerdì 27 ottobre 2017

Notte e quando passano gli angeli

Un solo tipo di sapienza vorrei, almeno stasera. Capire quando passano gli angeli.

Se sono quel fruscio che sento a pochi passi dal cuore. Volti così legati alla mia vita, da non poterli vedere volare via.

Volti che ho visto soltanto in fotografia, ma più nitidamente nel cuore degli altri: perché dovrebbero volare via?

Tutti così vicini, da non poterli sentire. Ma chiamarli, ancora.

Notte e quando passano gli angeli.

Indosso il mio colore

Indosso il mio colore, che viaggia sopra gli sguardi. Il vento non lo tocca davvero, il sole lo fa solo brillare.

Indosso il mio colore, quello che fa parte talmente di me da cambiarlo a ogni colpo di luce. E quando gli altri pensano che io sia mutata, con sollievo mi contemplo così uguale.

Indosso il mio colore e solo io sussurro quale sia.

A ogni segno

Mi distraggo a ogni segno tracciato sul cielo, che sia della natura o dell'uomo.

Non perdo occasione di guardare lassù. Abbastanza smarrita da ritrovare un significato in ciascun barlume di vita.

Chissà cosa costruiscono, chissà dove volano, chissà se rivedrò quella sfumatura. Tante domande, poche risposte e gli occhi felici di vagare lassù, per un altro istante e per sempre.

giovedì 26 ottobre 2017

Notte e Jim Morrison mi vuole bene

Quando sull'autostrada il tramonto è sfumato, ho bisogno di tirarlo fuori un'ultima volta. Infilata nella notte e nella coda inaspettata, le luci delle auto che sorridono alle prime note.

Non mi esaltava, un tempo, "L.A. Woman": ero più incline ai primissimi Doors. Da qualche tempo, viaggiare è diventato più sopportabile grazie a questa canzone. Accelero, freno, danzo, sento le colline sono incendiate ma d'amore, non di follia come ora. E prima di essere travolta da Mr. Mojo Risin', mi aggrappo a quella frase che forse molti di noi una volta nella vita vorrebbero riuscire a dire: se ti dicono che non ti ho mai amato, sappi che sono bugiardi.

Come un addio, come un pegno per restare. Mi commuovo e ripenso alle deviazioni in ogni viaggio parigino, per andare a salutare Jim. Anche se lui non è lì, anche se lui sa rinascere e far rinascere a ogni canzone.

Ci stiamo alzando, dalla nebbia delle bugie, ora che la coda si è sciolta e si rimettono tutti in viaggio. Stasera sono bimba abbastanza da dirmi: il mio vecchio amico Jim Morrison mi vuole bene e nessuno può dirmi il contrario.

Got to keep on risin' 

Notte e Jim Morrison mi vuole bene.

mercoledì 25 ottobre 2017

Il tuo vestito d'autunno

Il tuo vestito d'autunno: afferrato, indossato, lasciato scompigliare dal vento e dalle promesse. Le acque che si confidano segreti e rabbrividiscono, quasi quanto il cielo.

Questo è il lago che mi parla, da quando ero bambina. E le sue voci arrivano da lontano, per saggezza o timidezza, che poi forse sono la stessa cosa.

Il tuo vestito d'autunno, un po' arruffato, ma trasmette uno strano senso di calore, mentre la stagione corre avanti senza aspettarci.

Notte ed è bello quando ti sorridono

Incontro ragazzi così preparati, già capaci di mettersi in discussione; sanno affrontare tante vite anche se sono all'inizio. 

Poi, alla fine di un giorno pragmatico, si chiede loro un parere su quanto appreso. E uno di loro risponde: è bello parlare con chi ti sorride.

Incontro ragazzi così umani.

Notte ed è bello sorridere. È bello quanto ti sorridono.

martedì 24 ottobre 2017

Notte e il canto dei passi

Dopo una serata golosa di amicizia, la notte spegne le ultime voci. Sarebbe un contenitore silenzioso, se non fosse per i  nostri passi, che cantano sottovoce.

Cantano titubanti perché sono gli unici a parlare, perché all'orizzonte non si vede più nessuno e facciamo fatica a scorgere pure noi stessi.

Il canto dei nostri passi, unica musica accolta dalla notte, che ci ricorda quando siamo piccini e meravigliosi sotto queste briciola di luna. Il canto dei passi, tutto per noi e per le stelle che non osano uscire.

Notte e il canto dei passi.

Sapevo dove andare

Quando ero ragazza e vedevo sempre lontano, sapevo dove andare. Forse per questo motivo, andavo a sbattere.

Oggi vago nella nebbia mia e dell'umanità, arraffando indicazioni per caso. Sbatto con meno sorpresa e penso che conti una sola cosa.

Io non so dove andare. Sbircio a malapena da un petalo o dalla nebbia e chissà se fa differenza.

So che devo camminare, come posso.

Avrei da proiettare un sogno

Avrei da proiettare un sogno: ci provo dalla tua chioma rosso fuoco che mi ricorda tante stagioni.

Non sei sempre stato così splendente, hai dovuto anche abbassare il capo. Ma adesso, su questo cielo inestimabile, sembra viaggiare un tuo desiderio. E forse è anche un po' mio, dentro questa stagione dolcemente folle con la mia libertà.

domenica 22 ottobre 2017

Notte ed è proprio il vento

E' proprio il vento a riempire questo vuoto, a percuotere l'aria delle sue certezze. A trascinare via delle nuvole e portarne altre, sulla scia dei nostri capricci.

E' proprio il vento a entrare nelle mie pareti sicure, a gridarmi quello che sto combinando e quello da cui fuggo, a scompigliarmi i progetti neanche tanto ordinati.

E' proprio il vento e io, ancora bambina, pensavo fossi tu. Un piano dentro la tempesta, che forse invece ride da sola.

Notte ed è il proprio vento.

L'aiuto ai tempi delle lire

Il pensiero di un padre e dei suoi angeli, volati via, non può uscire dalla mente. Si rifugia in vicoli tortuosi e attraversa la notte, tempi anche insospettabili.

Così nel sogno incontro una persona disperata che chiede aiuto: sono lungo la via dove abitavo da ragazza, con altre persone. Ci guardiamo, sconsolati, e meditiamo su come fare.

Poi mi viene quella che mi sembra una grande idea: se ciascuno raccoglie mille lire, lungo la strada, quella famiglia può mangiare e persino pagare qualche debito. Siamo così numerosi.

Non so come finisca quel sogno, ho davanti solo la tragica realtà. Ma mi colpisce anche un particolare ininfluente, in teoria, perché mi rendo conto di quanto sia andata distante.

Lire. Neanche mi ricordo più che forma precisa avessero. Non mi sembravano tempi eccezionali, quelli. Eppure forse la mia mente voleva raccontarmi qualcosa, che forse allora non potevano accadere simili drammi, che c'era una via d'uscita a tutto o così ci rassicuravano.

che c'era ancora l'umanità, ora pervenuta a tratti, e nella nebbia.

Tutte illusioni, probabilmente. L'aiuto ai tempi delle lire, che immagine sciocca, mi dico. E non riesco a sorridere.

sabato 21 ottobre 2017

Notte e le mani vuote

Mentre tutto cerca di scorrere, vedo in un banchetto un uomo che afferra, come altri e di più.

Con un brivido freddo contemplo i suoi piatti che vengono portati via ancora traboccanti di cibo: infatti prende ogni portata, due primi, due secondi, e dopo pochi morsi o cucchiaiate abbandona, correndo a mangiare altro.

In un giorno con il pensiero così legato agli innocenti e alla disperazione del loro papà, non posso fare a meno di vedere nella mente  le loro mani vuote.

E in quelle mani vuote c'è anche tutta la mia miseria, di donna che la miseria non sa alleviare; anzi vi contribuisce.

Notte e le mani vuote.

venerdì 20 ottobre 2017

Non un minuto di più (da buttare)

Un anno è già volato, più veloce di una farfalla. Ricordo con precisione dolorosa dove, con chi fossi quando arrivò la telefonata di zio Luca, Chiara.

Anche se speravo ostinatamente, appena vidi il suo nome sul display, capii. Sentii, prima di rispondere. Stavo consumando frettolosamente una pausa pranzo. Smisi.

Consumare e frettolosamente, due follie che mi decisi a bandire.

Un anno dopo, a poche ore di distanza, vedo quattro bimbi e il loro papà volare via. 

Nell'insonnia della coscienza comprendo che non ho fatto abbastanza per rispettare la promessa, Chiara. 

Consumare tempo, energie, occasioni  mentre c'è da costruire e aiutare. No, ho avuto il coraggio di prendere delle strade e la pazzia di perdere ulteriore tempo in altre, vane e velenose.

Mi confesso davanti a un angelo, degli angeli, per non smarrire questa bussola: non un minuto di più da buttare.

Notte e cadiamo tutti

Una giornata dilaniata dal dolore che si nutre anche di ingiustizia: sono sempre i più piccoli a cadere, nostre vittime, sempre.

E poi stasera, non credo più alle creazioni imbarazzanti del mio cervello.

Cadiamo tutti. Grandi e piccini, colpevoli e innocenti. Tutti dentro in una sofferenza senza nome o con troppi nomi frettolosamente attribuiti.

Cadiamo tutti, e il fondo non sembra mai abbastanza vicino.

Notte e cadiamo tutti.

Come la stella che non sono

Da ragazza giocavo con un'altra tastiera e sognicchiavo una band. Ho turbolenta memoria di aver pubblicato di nascosto anche un annuncio. E di aver ricevuto chiamate da rocker che ad altro erano interessati.

Forse volevo persino diventare una rockstar, scordando quanto detestassi suonare in pubblico. 

Come la stella che non sono, che non voglio nemmeno essere, a volte mi trovo sulla mia strada e si accendono lampi di sogni scordati.

E la cosa bella è che restano con me, ai piedi di tutti quelli che brillano ora.

giovedì 19 ottobre 2017

Giannino e il melograno

Otto anni fa, di quella sera ricordo poco oltre alle emozioni. Nasceva il libro scritto con mio padre, dopo un anno di ricerche negli archivi e di carezze agli appunti, tracce di lui.

Un'immagine nitida: la mia famiglia, riunita. Occhi lucidi e abbracci caldi, ripercorro ogni volto e mi soffermo su quelli che non ci sono più oggi.

Ero tra Ginetto e Giuseppe, amici e compagni di viaggio. Scorgo le mani del maestro che mi porgono un melograno, da lui curato come altre creature in giardino.

Oggi che è anche e soprattutto il tuo compleanno, nonno Giannino, lo offro a te. Tu che hai preso per il naso il Re e non l'avevi mai detto, se non con un sorriso lieve, che ora fa parte di me.


Notte e scura è la città

Dentro una strada che dovrebbe essere nel cuore della città, sento un buio sconosciuto.

Sì, non vedo una sfilza di luci, ma è un'oscurità diversa, più fitta, quella che la divora. Mentre lo penso, in fondo alla penombra, scorgo un uomo giovane che fruga in un cestino. E passano ragazzi che sanno di tabacco e parolacce. 

Mi sposto in fretta e torno nella luce artificiale. 

Ma come è buia la città, lo sento ancora addosso.

Notte e scura è la città.


mercoledì 18 ottobre 2017

Le cose succedono

Le cose succedono. Me lo dice un amico, oltre ogni saggezza.

Meravigliose, bastarde, irresistibili.

Beati quelli che scorgono  la differenza.

O forse beati noi che ce ne meravigliamo. Tutto così insensato da avere una sua logica.

Notte e la distanza

Per studiare, anzi amare qualcosa da vicino, devi afferrare lei.

La distanza.

Quella che ti permette di osservare come se fossi lontana mille miglia e un secolo, mentre ciò che vedi è dentro di te.

La distanza sembrava dannarti, ora ti salva. 


Tutto più sopportabile, lontano anzi dentro di te.

Notte e la distanza.

Sto osservando

Sosto un attimo e osservo, come un albero capitato per un caso delizioso o addirittura piantato apposta. Il paesaggio mi fa il solletico e suscita in me un piacevole sorriso.

Perché attorno a me è tutto così splendido, da pensare che forse posso osservare un'altra meraviglia.

Dentro di me.

Sto osservando.

martedì 17 ottobre 2017

Chiedere con naturalezza

Ogni tanto incontro il passerotto di Cernobbio, dolcemente sfacciato. Si arrampica dappertutto, le zampine voraci come le ali.

E lui vuole di più. Chiedere con naturalezza, domandare ancora e ancora. Gli uomini sono truffaldini: chi se ne frega.

Chiedere con naturalezza, senza troppe menate. E fidandosi, follemente, ancora.

Notte ed è merito mio (fuori dalla giungla)

Fuori dalla giungla: adesso quasi oso guardarmi alle spalle. Anche se quell'immensa ombra non è lontana.

Ma non mi importa. Sono fuori dalla giungla, perché ho trovato una guida; una mano tesa verso di me, mi ha portata via da lì e le sono grata.

Eppure se ringrazio, una voce mi dice: è merito tuo. Hai voluto lasciare la giungla, hai sofferto, sudato, hai afferrato la mia mano. I complimenti vanno a te. E stasera ci credo, come molti altri giorni, senza perdere la riconoscenza.

Fuori dalla giungla ed è merito mio.

Notte ed è merito mio.

lunedì 16 ottobre 2017

Notte e c'è sempre qualcuno da ascoltare

Prima che io possa scivolare nel buio, un signore saggio mi racconta frammenti della sua vita. E mentre nel buio sono immersa, altre esistenze mi attraversano.

Torno provata, e rinnovata. Tiro giù la saracinesca sul rumore e ho solo una voce che mi resta da coccolare, una per cui zittire tutte le altre.

La mia.

Notte e c'è sempre qualcuno da ascoltare. A partire da me stessa.

Non c'è un'ora rock

Non c'è un'ora rock, una che richieda più volume o più gradi. L'ora rock è sottile e corre nel tuo sguardo.

Passa dai Thin Lizzy e si lascia dolcemente intrappolare dai Metallica. Si tuffa persino nel silenzio, se necessario.
Ma non c'è un'ora rock, più rock delle altre. Tutto ti risuona dentro in modo devastante, se non puoi fuggire. E soprattutto, se non lo vuoi.

domenica 15 ottobre 2017

Notte e perché non grido

Buffo abbastanza, ma c'è ancora chi crede che io non voglia gridare perché ho poca voce. In passato, ci sono cascata persino io.

Invece, non grido per altre sciocche e interessanti ragioni. Non grido, perché non è necessario. Non grido, perché c'è divertimento c'è visto che strillano in tanti.

In poche parole, non grido perché non ne ho voglia. E mi sembra una ragione sufficiente, oggi più che mai.

Notte e perché non grido.

sabato 14 ottobre 2017

Ah, sei qui (Lourdes)

Nel crepuscolo, anche quello che osa iniziare un cammino, i ricordi spingono indietro o davanti, a seconda del punto  di vista. Davanti alla statua della Madonna dell'Aiuto, calcolo febbrilmente e magicamente gli anni trascorsi. Venti.

La prima volta che i medici mi hanno salvata e avevano potuto mettere al sicuro anche un mio sogno. Bisognava correre a Lourdes, a ringraziare.

Ok. Solo che io ero (sono) un'anarchica pacifica, incazzosa (ero, forse). E mi ammalai alla vigilia (una banale influenza, questa volta), mi arrabbiai, persi il biglietto aereo allo scalo, lo ritrovai tra le maledizioni. Buffo esordio. Arrivai con un raffreddore cosmico e trascorsi la maggior parte del primo giorno in camera.

Poi c'era una ragazzina, con qualche problema e un grande cuore, che mi stava attaccata. Io reclamavo il mio spazio e il mio tempo, anche un pomeriggio in cui la madre mi chiese se mi seccasse stare con lei mentre dormiva: mamma almeno sarebbe uscita solo un poco a comprare cose che servivano per l'anima.

L'adolescente dormiva, in effetti. E io rimasi lì a scrivere in silenzio. Niente di eroico: meditavo di andare all'alba il giorno dopo alla grotta, per riuscire a stare da sola per manciate di minuti. Solo che la ragazza si svegliò ben  presto, spaventata perché non c'era la madre.

- Ah sei qui.

La sento ancora, la sua voce sollevata, prima di sprofondare ancora nel sonno. Ritirai la penna, perché mi sentii utile. Forse persino felice. E grata quanto non avevo osato essere. Ah sei qui, anche se non ero nessuno, non offrivo alcuna sicurezza o garanzia.

L'alba dopo, ero davanti alla grotta, anzi dentro. Non ci sarei mai stata, senza quella ragazza: sarei rimasta a poltrire, a quell'ora. Senza un angelo. Senza di me, anima a pezzi che si ricostruiva. Mi ricordo che avevo davanti la statua di Maria e ho pensato.

Ah sei qui. Come stamattina e in ogni crepuscolo che non sa se iniziare o finire.


Notte e tutto brilla

Il sole mi è rimasto addosso, come un profumo.

Troppo felice per andare via o troppo devoto a me o alla sua missione.

Nel cuore della notte, lo sento guidare questa piccola anima.

Tutto brilla, con il suo sorriso. E anche con il mio.
Notte e tutto brilla.

venerdì 13 ottobre 2017

Dialoghi reali - Disponibilità in sintesi

Mi avvicino a un desk (così suona meglio, più professionale) e chiedo:

- Posso chiedere un'informazione?

- No.

In sintesi.

Ogni anno che passa

Sfogliando una vecchia margherita, la più audace o una sopravvissuta, sento gli anni sotto i polpastrelli come petali.

E penso che ogni anno che passa, è il più travolgente, il più perfido, il più stanco, il più irresistibile, il più innamorato, il più malinconico, il più vero e il più mascherato, il più sornione e il più sfacciato.

Ogni anno con te.

I pinguini del capitano

I pinguini del capitano Scott. Quelli attaccati, all'improvviso e con un balzo al cuore, dai cani.

Quelli che bisognava proteggere, anche nel futuro lontano, andando a mettersi in pericolo per esaminare le loro uova nella crudeltà dell'inverno antartico.

Quelli che scrutavano in Antartide e non si potevano toccare, come presagio di angeli che a ogni sferzata resistono.

Adesso il pianeta che NOI abbiamo devastato, li porta via con un sorriso imbarazzato. Mentre dovremmo essere imbarazzati noi. Noi ben più crudeli dell'inverno.




http://www.repubblica.it/ambiente/2017/10/13/news/strage_di_pinguini_in_antartide_solo_due_pulcini_sopravvissuti_in_una_colonia_di_40mila-178148341/

http://www.nomosedizioni.it/project_tag/marilena-lualdi/

giovedì 12 ottobre 2017

Notte e piccoli riti di pace

Lungo la pista di una giornata ci sono isole dove trovarsi e rivivere piccoli riti. Certezze nuove o ritrovate, o mai perse di vista, si posano un po' timide su questa strada.

Il compleanno di un'amica unica, che da quarant'anni mi dà lezioni di sincerità e coraggio senza farmele mai pesare. Stop, bisogna fermarsi qui e nutrirsi dei suoi occhi buoni.

Le espressioni di una giovane amica, che sta assaggiando il mondo adesso, che ci fanno ridere di gioia pensando alla saggezza della sua età.

Un nuovo locale che è fiorito dentro un luogo ricco di storia e di passione, che con il suo stile garbato ci fa intravedere il sorriso confortato di un angelo volato via poco fa.

E la notte, semplicemente, che riassume ogni rito di pace, vissuto o ricordato. Il profumo di castagne nel mio rione che mi accoglieva per la prima volta quasi vent'anni fa. Io lo respiravo e ridevo, bevendo un bicchiere con gli amici. Ma poi tornavo, veloce come un fremito, da te.

Notte e piccoli riti di pace.

mercoledì 11 ottobre 2017

Do not rush

Tra le dita torna questa foto di Expo. Do not rush, intimavano in un padiglione cinese.


Allora vi avevo elaborato una serie di ragionamenti metaforici e filosofici, così profondi che a fondo sono andati.

Ci vorrebbero questi cartelli, installati nelle tentazioni delle nostre giornate. Non affrettarti perché scivoli, ti fai del male e agli altri ne procuri. Perché divori rabbiosamente la vita e poi che ne rimane?

Passo dopo passo, gustarlo: quasi quanto la direzione.

Do not rush. E danzano pareti, tutt'intorno.

Notte e disegno la luna

Faccio i dispetti alla notte, come se fossi la luna. Cambio colore e aspetto, strappo i troppi discorsi, ricaccio indietro la malinconia e intimo il silenzio alla gioia.

Butto in aria tutto ciò che trovo e non mi fermo a raccoglierlo. Poi, quando sono sazia di essere monella, mi siedo a contemplare ciò che resta della luna, tagliuzzata come nel disegno di un bambino pasticcione.

Ripongo  le forbici maldestramente usate e tiro fuori i pastelli della mente, per ricominciare a disegnare.


Notte e disegno la luna.

Se non metto lo zucchero (mi commuovi)

Attraverso un luogo prestigioso e prendo un caffè di fretta. Senza zucchero, prego, a me piace così.


Ritorno dopo tre ore, anonima come la folla che mi circonda, e prendo un altro caffè.

Il cameriere mi chiede: lei senza zucchero, vero?

E quando mi commuovo, eterna bambina, che si ricordi di questo dettaglio nella folla, mi racconta la sua storia. Di giovane che appena ha una certezza sul lavoro la cambia, al contrario della vita. Io sento che devo ascoltarlo, ma anche un po' fuggire altrimenti mi vedo dentro i suoi occhi saggi.

Una persona che si ricorda, non solo per mestiere, ciò che desiderano gli altri, è una grande lezione per me.

Se non metto lo zucchero, mi commuovi, ragazzo. Buona vita, sempre cambiando, fedele a te stesso.

martedì 10 ottobre 2017

Notte e voglio bene al mondo

Una sera di rincorsa, per guardare dritto negli occhi di coloro che amo. E ho questa sensazione, facile e impossibile.

Voglio bene al mondo. Quello che soffoca, ferisce, trascina a fondo con sé, tradisce e chiede di essere riammesso. No, che non ti riammetterei, ma questo pianeta non è mio e ci sarà pure una ragione.

Voglio bene al mondo folle, orribile e deleterio.

Stasera voglio bene al mondo, e persino a me.

Notte e voglio bene al mondo.

Incroci in cielo e terra

Incroci tracciati nel cielo, dove si specchiano le vite. Gemelli diversi dei destini impregnati di terra.


Si formano, si notano, si dissolvono, come se non fossero mai esistiti. Eppure bastano pochi istanti e per sempre esisteranno.



lunedì 9 ottobre 2017

You and me - canzone per la notte

Ciò che siamo è ciò che siamo. Parole così semplici, quando la sera si chiude la porta e ci guardiamo negli occhi. Parole che può sussurrare solo una rockstar, che star non si sente affatto e che tutti credono impegnata a gridare.

Non siamo star del cinema. Abbracci d'amore, quando la follia corre attorno a noi. E' tutto ciò che vogliamo ed è abbastanza.

Essere ciò che si è, esserlo persino in due.

You and me, Alice Cooper, canzone per la notte.

Contro il cielo

Volti contro il cielo, che contro nessuno si mettono. Volti pallidi di tempo e grazia, che si vestono dell'azzurro di una giornata testarda.

Tutto scorre, a partire dall'aria scolpita da ultime tentazioni d'estate. Ma quelle figure restano lì immobili e sospese tra i pensieri di chi le incontra e quasi vorrebbe salutarle, se non temesse di interrompere una riflessione eterna.

Notte e l'estate che non si scioglie

Invece no, non è finita. L'ultimo giorno d'estate, conficcato nella pelle, è passato eppure lei non si vuole sciogliere. Nemmeno nel lago, che finge di essere ancora tiepido.

Persino le foglie restano verdi, mentre si specchiano. E ci ridono su, come me.

Notte e l'estate che non si scioglie.

domenica 8 ottobre 2017

Notte e le povere cose in viaggio

E' da ventiquattr'ore che cerco di soffocare una scena, dentro di me. Un clochard che sale sul treno, per trovare un rifugio. A una persona racconta di essere stato cacciato da una stazione; insieme parlano di un'altra donna senza un tetto, che era solita sdraiarsi su un panca: adesso chissà dove sarà.

Lui vaga nella carrozza alla ricerca di una presa che funzioni, per caricare il suo telefonino. Quando scendo, lo sguardo mio si posa sulle borse, dove raccoglie le sue povere cose. Povere davvero, come lui, come noi che gli passiamo accanto e non sappiamo cosa fare, forse nemmeno vogliamo.

Noi che siamo in viaggio con le nostre povere cose nella vita e chissà come facciamo a sentirci ricchi.

Notte e le povere cose in viaggio.

sabato 7 ottobre 2017

Tutto in ordine

E' tutto in ordine, per farsi scompigliare. Il cielo corre già avanti, in questa gara buona.

Le piante obbediscono agli umani, il tempo di ridere con il vento. Tutto in ordine e delizioso nel suo presentarsi impeccabile. Ma tutto è in ordine per farsi capovolgere e urlare forte il senso della vita.

Quello di farsi sorprendere dalla bellezza.

Notte e l'ultimo giorno d'estate

L'ultimo giorno d'estate scivola senza uno sguardo al calendario. Vola oltre gli occhi affamati, afferra la pelle e la disarma dei suoi pallori.

Asolo lo porge con la delicatezza di un frutto raro e quasi temo a consumarlo.

Ma l'ultimo giorno d'estate non si congeda mai davvero, stampato nell'animo fanciullo.

Notte e l'ultimo giorno d'estate.

venerdì 6 ottobre 2017

Sogno sospeso

C'è un sogno sospeso sulla terra, la notte che non riesce a portarsi via la luna. E viandanti immobili lo cullano, senza chiedere nulla.

Notte e bisogna ribellarsi

E' più facile attraversare il mondo, passando dal proprio Paese. E raccogliere frammenti di saggezza, che scivolano fuori dalle tasche.

Scopri che altri, come te nel tuo piccolo, a un certo punto hanno detto: no grazia. Hanno preso il largo e sono volati lontano. Erano adolescenti, ma forse lo si può fare ancora adesso.

Io la sento, la via d'uscita. Bisogna ribellarsi.

Prendere le distanze, per dare uno sguardo da vicino e ritrovarsi.

Notte e bisogna ribellarsi.