venerdì 30 giugno 2017

Ripartire

Chissà se è una maledizione come quella del Vecchio marinaio, oppure se si tratta solo di ali.

So che quando sembro comodamente seduta, persino le poche volte che lo sono davvero, c'è già qualcosa che preme. C'è un movimento che si imprime e non tardo a riconoscerlo.

RIPARTIRE.

Ripartire per credere, ripartire per crescere, per fare un passo indietro e correre poi avanti. 

Non importa se il timone appaia troppo grande e le mie mani possano anche tremare.

E' quando mi siedo, un istante, che so che devo ripartire.

lunedì 26 giugno 2017

Dialoghi reali - quando ci credo

- comunque te l'ho detto, per il tuo segno zodiacale è previsto un periodo terribile.

- ma no dai... ehi guarda, il tuo segno ha quattro stelle,  va a gonfie vele.

- non credo a queste cavolate


Credenza a intermittenza.

Blu verticale

Blu verticale, io che non so da dove partire per sognare a occhi aperti.

Il tuo sorridere timido da lago, la sfrontatezza del cielo che gioca con le nuvole: tanto alla fine vi specchiate insieme, senza confondermi le idee. Un blu verticale, che mi spinge a volare come il grido delle poiane. Per posarmi sulla vita con desiderio, ma senza avidità.

Capisco poi

Spesso capisco dopo e me ne rammarico.

Ma prima di stracciarmi le vesti penso: a quanti capita di non capire mai. Quindi quante volte mi va straordinariamente bene.

Il lago che protegge

Anche se, soprattutto se sembra oscuro.

Il lago che protegge in una serata di tregua, si incupisce ma ti lascia libero.

Nessuno ti ha fatto un dono così grande.

Notte e una giornata avvolgente

Una giornata che ti avvolge con un abbraccio capace di fissarti negli occhi. Giovani che mettono i loro sogni davanti ai loro occhi, come al Fashion Graduate Show. Ragazzi che stanno affrontando una battaglia e forse più, che si prendono cura dei propri desideri e degli altri attraverso i desideri.

C'è un capo che non avresti più osato sognare. Un ragazzo che porta dentro di sé la propensione a occuparsi di chi è lontano dagli sguardi, come il fondatore di quell'azienda capace di far fiorire stampe magiche che ti ha cambiato la vita.

E giovani donne strappate o fuggite dai loro Paesi, che fanno indossare la libertà.

Una giornata avvolgente, quella che mi lascio alle spalle.  Ed è solo all'inizio, anche se ora sembra affacciarsi il buio.

Notte e una giornata avvolgente.

Risolverò tutto in un baleno

Eppure so che risolverò tutto in un baleno.

Come se ci fossi ancora tu.

Vuoi vedere che ci sei.

domenica 25 giugno 2017

Notte e il tempo ascolta il silenzio

Quando riagguanto un po' di silenzio, mi pare che anche  il tempo si fermi ad ascoltarlo. Così mi siedo e respiro oltre l'afa, perché rincorrerlo è faticoso.

Il tempo, senza il silenzio, è sempre più avanti da me. Adesso gliene offro un altro po', così resto a contemplarli, tutti e due.

Notte e il tempo si ferma ad ascoltare il silenzio.

(Chi ti dice) non ci puoi far niente

Non ci puoi far niente.

Te lo dicono coloro che vogliono che tu non faccia niente.

In primo piano per curiosità

In primo piano, tu stesso stupito. Premiato, non tradito, dalla curiosità.

Così esposto da poter guardare meglio. E da voler guardare ancora.

Intorno a te, forse scuotono il capo: che vorrà fare da solo, lì. Ma tu lo sai, fiero dei tuoi timidi colori, che qualcuno ti ha prestato per amore.

sabato 24 giugno 2017

Notte e ho scelto la natura

Non è più gentile, non è meno spietata. Eppure non ti sfrutta mai.

Vive con te e non chiede niente che non esiga da se stessa. Si china su di te, preoccupata, quando non osi confessare che non stai bene, perché il suo cuore è anche il tuo. 

E anche quando ti travolge, non lo fa per punirti.

Ho scelto la natura, perché ho scelto me stessa.  E prima ancora chi ci ha offerto la chance di respirare qui.

Notte e ho scelto la natura. 

venerdì 23 giugno 2017

Buttare avanti il coraggio

La prima immagine, è di tenerezza. Piccola ortensia, che osi spuntare ma conservi un po' di titubanza, tant'è che ti mischi tra il verde delle foglie che ti abbracciano.

Ma penso anche alla durezza. La durezza di osare per primi, di buttare avanti il proprio coraggio, di esplorare quando attorno non c'è nulla. Di cadere per primi.

E mi, ci consola pensare che la prima carezza darai.

Il venditore di angurie o un profeta

Sciolta nel traffico, lascio correre lo sguardo verso il venditore di angurie. Il suo camion carico di frutti sfida le code e il sole atroce, lui si sistema accanto su una seggiola con un'aria di sfida. Lo sovrasta un albero ad ampie fronde, che spunta dalla cancellata.

E io penso: è un venditore di angurie, ma assomiglia al profeta Giona.

Io mi riparo sotto questa pianta e guai a chi me la toglie, fosse anche il creatore in persona.

E io penso: ciascuno di noi può essere un venditore di angurie o un profeta o entrambe le cose, e strappare un sorriso a Dio.

giovedì 22 giugno 2017

Notte e non si gioca più

Ho lampi di ricordi, soffocati dal tempo, di quando la valle era per me riso, gioco, tuffare il naso nell'erba umida e poi allontanarmi da cittadina incivile.

Oggi quei lampi mi rincorrono, come per scrutarmi. Un ragazzo, con il mio sangue, che oggi è un uomo e piange la perdita più terribile. Molto tempo prima, un'amica di mia cugina, che sorrideva sempre, finché un male l'ha portata via proprio in quegli anni per noi dorati: fisso la sua foto al cimitero, e lei indossa il grembiule di scuola.

Quando ci dissero che se n'era andata, io mi ricordo esattamente dove io fossi: a letto con una febbriciattola che aveva fretta di posarsi altrove.

Fu come se per la prima volta mi avessero detto: guarda, non si gioca più.

E stasera, tramortita da quanto è accaduto, sento quella voce ripetere con freddezza grigia la stessa frase.

Non si gioca più, la speranza immobile tra quei fili d'erba che nascondono e smorzano le nostre risate.

Notte e non si gioca più.

Notte e dir(si) dolcemente no

No: affiora questa parola troppo spesso ricacciata a fondo. No: dolcemente dire no, perché senti di dover riversare quelle energie lasciate scorrere dappertutto, su un fiume che conduce dentro di te.

Dire dolcemente no, perché è giusto non accontentare tutto e tutti, senza esaudire i desideri più veri.

Dire no, anche a se stessi, quando un guizzo traditore induce ad andare oltre ciò che puoi fare, ancora. E mette di fronte, con implacabile dolcezza, ciò che vuoi.

Notte e dir(si) dolcemente no.

Smokin' in the boys room - canzone per la notte

Sono trascorsi trentadue anni. Mi vedo davanti quell'album dalla copertina che strizza l'occhio a una lezione antica, con tocco glam, e voglio mandarlo al diavolo. Theatre of Pain.

Solo, non riesco. Home sweet home, sarà sempre più importante per me. Eppure quell che mi rimbomba in testa stasera, è la cover Smokin' in the boys room. Appuntamenti segreti, ma non troppo, per infrangere le regole.

Perché sai benissimo ciò che non deve essere fatto, è il perché che talvolta (quasi spesso, osiamo?) ti sfugge. Allora provi a fare il ragazzaccio, che può voler dire un mondo di cose.

anche solo dire basta alle  ovvietà.

Teacher don't you fill me up with your rules
Everybody knows that smokin' ain't allowed in school

Smokin' in the boys room, Motley Crue, canzone per la notte.

mercoledì 21 giugno 2017

La luce ovunque

La incontriamo, quando non l'aspettiamo.

Ribelle ad asfalto e lamiere.

La luce ovunque tu vada, ti perda o cerchi di trovarti.

E chissà come fa, quella birbante.

Ti trova lei.

Shout it out Loud - canzone per la notte

C'è sempre qualcuno troppo vecchio per capirti. E non devi guardare la carta di identità, perché è menzognera.

C'è sempre qualcuno che ti ordina cosa sentire, se non essere.

E c'è sempre una ricetta poco segreta: urla forte ciò che senti, ciò che sei.
Shout it out Loud, Kiss, canzone per la notte.

Notte e cos'è un gentiluomo

Apprendo per una casualità che non oso definire tale che un uomo gentile doveva incontrarmi. E poco prima, ha cominciato a  stare molto male.

Ma ha lottato e mi ha accolta, ignara. Quando me ne sono andata, ha insistito per accompagnarmi fino alla porta ultima dell'edificio nonostante le mie proteste perché conoscevo la strada. Non sapevo che poi sarebbe corso via, sfinito. 

Notte e cos'è un gentiluomo.

martedì 20 giugno 2017

Ieri e oggi (qualcosa da sognare)

Ieri e oggi, qualcosa da sognare che si tende verso un cielo troppo azzurro e irraggiungibile.

Ma è questo forse che ci spinge a osare, ancora.

Ogni tempo con le sue avventure, sotto un cielo troppo azzurro per farlo desistere.

Scritte e vite

Mi perdo nel fermarmi tra vecchie scritte, che profumano di altre vite. Abitudini e ritmi che si credono smarriti magari e invece eccoli lì, stampati su un muro.

Luoghi in cui sostare, riposare e lasciar riposare le creature che camminano con noi.

Scritte e vite, tracciate insieme, e mondi che ti sembra di poter toccare ancora con mano. Come se a impallidire fossimo stati solo noi.

Notte e tutte le volte che non mi sono fermata

Nel viavai della stazione c'è un signore immobilizzato in uno sguardo triste. E non molto lontano mendicanti addormentati con i loro cani nella calura: uno di loro dorme tenendo una zampina del suo amico.

Quante volte penso: mi fermo, non mi fermo. Quante volte nemmeno lo penso. Immobilizzata dai miei pensieri o da essi spinta via.

Tutte le volte che non mi fermo, neanche con lo sguardo, un po' meno viva.

Notte e tutte le volte che non mi fermo.

lunedì 19 giugno 2017

Notte e voglio emozionarmi come Alice Cooper

Il mío presidente ragazzino Alice Cooper si dichiara emozionato, con tanto di emoticon, per la reunion della band originaria.

Credo che il rock sia uno dei pochi mondi ancora capace di sbriciolare la sua maschera dura, di fronte a un sogno che lo accarezza. E quel sogno può essere un nuovo giorno o il ripresentarsi di uno addietro.

Il rock, che scardina il tempo e ride anche di se stesso. Con tante rughe che raccontano la Vita, c'è voglia di emozionare insieme ancora.

Io voglio essere una ragazzina, voglio emozionarmi ancora come Alice Cooper.

Notte e voglio emozionarmi come Alice Cooper.

domenica 18 giugno 2017

Notte e non importa quante volte ti sei fidato del sole

Il sole sceglie quando giocare con te, magari apertamente scottarti. Non importante quante volte tu ti sia fidato di lui, esitando o affidandoti sfacciatamente.

Lui decide quando lasciare il segno. Anno dopo anno, l'hai imparato, dalle spiagge sferzate dal vento fino alle colline fin troppo dolci nel loro sorriso.

E ogni volta ti fidi, ancora.

Notte e non importa quante volte ti sei fidato del sole.

Visto da una margherita

Visto da una margherita il mondo non è immenso, ma avvolgente. Come una cascata di fiori selvatici, che rompono il tabù della timidezza. O le radici del castagno, che si allungano curiose verso le altre creature.

Tu alzi lo sguardo e non vedi la fine dello spettacolo: forse per questo, dentro di te senti quei  morsi di felicità.

Visto da una margherita, il mondo ha un senso che stordisce.

sabato 17 giugno 2017

Specchio senza brame

Specchio senza brame, la vita si affaccia sull'acqua con un sorriso.

Un generoso groviglio di rami, foglie e nuvole sfiora la superficie e fugge.

Specchio senza brame, perché già sei tutto.

Notte nel silenzio delle piccole creature

Tra il fracasso mascherato da musica e gli strilli travestiti da conversazione, si fa strada un suono irresistibile. Non è il vento rovente e smarrito, ma il silenzio delle piccole creature.

Quelle che non hanno bisogno di fabbricare parole, ma hanno un loro canto gentile. E' un verso appena accennato, un borbottare che si assopisce, anche il solo respiro. Solo... Il primo miracolo.

Io resto ad ascoltare il silenzio delle piccole creature e non sento più nient'altro. Come se potessi diventare piccola e saggia pure io.

Notte nel silenzio delle piccole creature.

Dialoghi reali - Le idee chiare della mamma

Un ragazzino dal ciuffo biondo e dagli occhi vispi, tenta promesse sul treno alla mamma.

- Vorrei fare l'ingegnere. Ma forse no.

- Basta che non fai il delinquente o ti ammazzo.

Idee chiare, mamma.

venerdì 16 giugno 2017

Stato di grazia

Stato di grazia, come un bonet o una sua imitazione. Come la luna o una lampadina che folleggia. Come un prato che profuma e un pavimento tirato a lucido. Tutto mischiato in un'unica emozione, che non ha senso ed è irresistibile.

Stato di grazia: tutto gusti come se fosse la prima volta. O forse, perché l'hai riconosciuto.

Notte e c'è una telefonata

C'è una telefonata: è una persona straordinaria, che vuole raccontarsi come ordinaria, per aiutare gli altri a imitarla, ovvero a non arrendersi.

Mi vuole ringraziare per aver condiviso la sua storia, quando sono io quella che dovrebbe esprimere riconoscenza e non trova mai parole sufficienti.

Una telefonata. Che bello. Per incoraggiarsi, per chiarirsi, per bisticciare e subito abbracciarsi, per ascoltare le sfumature di una voce, per essere reali e non fantasmi dei social.



Una telefonata. E le sono grata ancora una volta

Una farfalla che ha deciso

Mi poso sulla vita, come una farfalla tra due fiori. Senza esitazioni.

Scegliere tra due morbide bellezze non è una tortura, ma un dolce arrendersi all'evidenza.

C'è qualcosa, qualcuno che ci chiama. Possiamo scegliere anche di non rispondere. O vivere.

giovedì 15 giugno 2017

Notte e mi porgi un numero magico

Mentre la notte si confonde con i lampi, mi mostrano un oggetto speciale, frutto di arte più che di lavoro, e mi invitano a guardare il  numero.

- Lo giochi al lotto, signora.

Non ne ho bisogno, rispondo. Questo è un numero magico, un numero di vita che mi porto dentro. E' u numero che mi porgi tu, quando vedi che sbando o persino che sono felice. Come a sussurrarmi: io sono qui. Anche questa volta, come ogni volta

Notte e mi porgi un numero magico.

mercoledì 14 giugno 2017

Come una chitarra

Come una chitarra, dei Kiss precisamente, che suona la stessa musica in ogni luogo. Ma si colora per salutare ciascuno come se fosse unico.

È unico. 

Una nota che non si ripete. Una variazione sul tema, che fa sentire tutti uguali.

La musica e i suoi travestimenti di sincerità, io sento.


Notte e il buio gentile

Le montagne svettano dolcemente nel buio annacquato di pioggia.  Chi viaggia con me si rammarica: avrei voluto vederle bene, con il sole.

Io credo invece che il buio sia gentile: copre le cose di scarso gusto che vi abbiamo disseminato intorno.

E chissà quante altre brutture manda a nanna, per farci sognare.

Notte e il buio gentile 

martedì 13 giugno 2017

Come per caso

Eccovi ancora lì, fiori spuntati come per caso, anarchici e diligenti.

Ciascuno aggrappato ai piedi del castagno, eppure così libero da incutere paura. Un giorno, un mormorio di vento, un raggio di sole più scapestrato e ognuno di voi ha trovato il proprio posto.

Ora, manchiamo solo noi, gettati come per caso.

Notte e se si è felici

C'è voluto un po', mi è occorso arrivare fino a questa serata con Veltroni per condurci al film "Indizi di felicità".

C'è voluto un po' perché io capissi cos'era ciò che scorreva nella storia che mi raccontava Angelo un giorno di tante settimane fa. Un fiume in piena, irresistibile, quasi in contrasto con la tranquillità del lago a pochi metri da me. Avevano salvato e rimesso in piedi la loro vecchia azienda, ora tenevano le redini della rinascita nelle loro mani.

La felicità. Quella per cui  non hai qualcosa, ma hai, meglio sei tutto. E non lo sei da solo. Che sei stanco, ma non svuotato, che non stai in piedi ma stai già volando.

Così stasera mentre mi allontano, accarezzando con un sorriso anche quel giorno caldissimo di 22 anni fa, quando Veltroni e io ci trovammo compagni d'esame di giornalismo a Roma, penso a quanto fossi felice a mia volta quel luglio. Perché ero arrivata a un traguardo, da dove ripartire.

Se si è felici, bisogna correre a raccontarlo a qualcuno. O forse correre ancora, e basta.

Notte e se si è felici.

Le cose spiegate da una mamma

Con la manina stretta in quella della mamma, procede sicura la bambina. Rallenta solo davanti a un negozio dal nome troppo difficile per lei.

- Che cos'è questo negozio?

- E' dove fanno questo e questo.

La bimba annuisce e anch'io, senza che me ne renda conto. Quasi quasi le seguo e imparo qualcosa.

Perché le cose spiegate da una mamma, le capisco anch'io, ragazza ottusa.

lunedì 12 giugno 2017

Le scarpe della vita

Un giorno, il negoziante di scarpe disse che avrebbe chiuso sotto il peso degli anni.

Rammaricata ma comprensiva, continuai per la mia strada, finché non vidi la saracinesca alzata. Forse - pensai - è entrato qualcun altro.

Ma lo stile delle scarpe era uguale, come la cortesia quando entravi, quell'occuparsi di te e non poter permettere che tu uscissi senza il tuo piccolo sogno ai piedi.

Sì, era rimasto nel suo negozio, la sua vita con i suoi cari.

Un giorno, mi accorsi di un manifesto nel mio paese. E capii che il negoziante di scarpe se n'era andato, forse dopo aver infilato il paio più bello per andare nella Vita. Fedele a se stesso e a ciò che sapeva fare per rendere felice la gente.




Notte ed è ancora così

Poi, penso in questo compleanno: quanto è bello, quanto sono grata che sia ancora così


http://neicassettidimalu.blogspot.it/2012/06/ogni-giorno-voglio-credere-qualcosa.html

Basta uno

 Una candelina racchiude la mia vita, un giorno pure, persino quando scordo che giorno è.

Un sogno riaccende la scia di desideri addormentati. Una pagina fa correre avanti un romanzo dimenticato.

Basta uno, non c'è bisogno di appiccicargli cifre o dotte considerazioni. Basta uno, di tutto, per vivere.

domenica 11 giugno 2017

Notte e riso rosso come la luna sul Verbano

La luna si appoggia con un rossore improvviso sul Verbano.

Il riso l'aveva sussurrato, raccontando i contrasti armoniosi della vita. Amara e capace di sorprenderti per la sua dolcezza, come la luna che si affaccia con piglio scarlatto.

Anche il lago è quieto stasera, a Meina non deve mai urlare per farsi notare. La rocca si illumina con delicatezza, la stessa con cui assaggiamo questo riso. Così penso che a volte riusciamo a parlare lo stesso linguaggio, noi e la natura di cui ci scordiamo di far parte.

Notte e riso rosso come la luna, sul Verbano.

Dire la cosa giusta

Ero così impegnata a dire la cosa giusta, che mi sfuggiva la cosa migliore. Ed ero pure distratta, mentre gli altri parlavano.

Adesso pronuncio ciò che arriva, dritto dal cuore. A volte cerco di governarlo, ma prende direzioni sue. E io fingo di sgridarlo, perché sono ancora un po' pasticciona.

Ma dire la cosa giusta è terribilmente pericoloso: poi giusti si crede di essere, mi sa.

sabato 10 giugno 2017

Nulla così acido

Mi mettono in guardia: quella birra sarà così acida. Mi mettono al riparo con un dolce.

Io osservo e mi addentro in entrambi, mischiando sapori e pensieri.

Cosa è acido, cosa è dolce. Cosa fa correre la vita e cosa ti induce a fermarti e gustarla. Non ho molte risposte, mentre assaggio ciò che non conoscevo e persino ciò che ritenevo così noto.

Un sorso o un boccone, per imparare - visto che sono così ostinata - che nulla è così acido, così dolce.

Notte e chi crede ai tuoi sogni

Mentre vibro di primavere e desideri avanzati, getto dalla mongolfiera della vita un po' di lamentele.

Quella più odiosa: ma chi crede ai miei sogni?

Una sola domanda vale: ci credi tu?

Vale la pena ridere e correre dentro l'esistenza, se si è in grado di rispondere sì. Chi crede ai suoi sogni, devi essere tu.

Notte e chi crede ai tuoi sogni.

venerdì 9 giugno 2017

Notte e la vita che indossi

Ormai inchiodata all'epifania di Jim Morrison, conto le vite come un gatto e non so scegliere la più strana. Quella attuale, mi dico: risposta troppo facile.

Ma non capisco mai abbastanza tutte le vite che ho attraversato fino a quando non incontro i compagni di infanzia. Quelli con i quali non sei stato neanche troppo amico, perché non ce n'era bisogno. Quelli accanto ai quali sei cresciuto, e questo era già una certezza.

Li incontri, i capelli grigi e le spalle un po' curve, mentre ti domandano: come va.

E pensi che prima, quando eravate bambini, ragazzini, e persino giovani donne e uomini neanche ve lo chiedevate. Adesso, ascoltate persino le risposte. Vi confidate i pesi, in una battuta, e ringraziate Dio per averli.

La vita si presenta così e anche questa sera scegli quella che indossi, o che indossa te.

Notte e la vita che indossi.

Il sole tra i capelli

Quando mi capita di trovare il sole nei capelli, non riesco a trattenere lo stupore.

Io, colore dell'aria e a essa fedele, incline ad accarezzare le nubi perché mi proteggono, sono quasi travolta dall'impeto di quella stella lassù.

Il sole tra i capelli, mi ricorda che ho una testa da usare, no… da coccolare. Come voglio io.

giovedì 8 giugno 2017

Ho sbagliato qualcosa (vuoi vedere…)

Ho sbagliato qualcosa: ne ho sentore  o certezza. Ci sarà mica una differenza, tra queste due parole.

Ho sbagliato qualcosa. Vuoi vedere che qualcosa potrà imparare?

Cerco me

Se devo prendere da qualche parte il succo del discorso e versarlo sulla vita, meglio partire da me.

Questo faccio, non più solo nel tempo libero. Anzi,  quasi diventata una professione.

Cerco me. 

Come un'ape, che non fa programmi sul prossimo fiore, ma (si) nutre dell'istante e dei suoi desideri.

Notte e stanca da voler ricominciare

A volte anche a me viene la tentazione di raccontare la "stanchitudine" della vita, tipo quando cerchi di conciliare tre o quattro esistenze.

Poi, ti capita una giornata come questa. In cui, mentre correvi, hai incontrato volti da tutto il mondo, persino di casa tua. E sei corsa su un battello a respirare il lago, pensando che il paesaggio fosse l'unico protagonista: invece, lo erano anche le persone.

E certo che sei stanca, stanchissima. Perché sei felice. Così stanca da voler ricominciare.

Notte e stanca da voler ricominciare.

mercoledì 7 giugno 2017

Ciò che resta della tempesta (lezione da piccione)

Sballottata dalla tempesta, tra ghiaccio e onde aggressive, non riesco a trattenermi: invece di pensare fino in fondo alla pelle, mi viene la tentazione di fare la filosofa da strapazzo.

Dovrò pur trovare consolazione e la maturo, quando parcheggio l'auto. Registro che non solo non si è gibollata come temevo: è pure pulitissima.

Credo che io stia in qualche parte di me ancora coccolando questo pensiero, quando esco al termine della commissione. Salgo sull'auto, parcheggiata sotto una pianta riparatrice (mi illudevo) e mi rendo conto degli effetti di un'artiglieria da piccione.

Quel che resta della tempesta, lei fragile quanto noi a dispetto di colori e percosse, non lo so. Ma anche un piccione ricorda che ogni istante riserva l'inatteso.


Notte e mai abbastanza lontani

Un amico va a respirare una meritata vacanza e incontra una persona con la quale conversa. Salta fuori che conosceva suo padre e il suo infinito cuore.

Come un battito d'ali di farfalla, questo scatena una gentile raffica di casuale incontrarsi tra di noi. In poche ore ci siamo visti quasi tutti noi legati da questa notizia, o comunque siamo stati insieme, stretti da fili che liberano la gioia.

Lui pensava di essere lontano, ma lontani, non lo si è mai abbastanza. Per fortuna.

Notte e mai abbastanza lontani.

martedì 6 giugno 2017

Living backstage

Tra cavi e vibrazioni, sento che la vita è qui. Living backstage, durante la mia tournée, senza intenzione di nascondermi, anzi per esserci davvero.

Tirando le fila di un discorso che non è solo mio, il rumore che si scioglie in musica e la folla che solo si intuisce, comincio a danzare. Vivere dietro le quinte, senza dover stringere tra le mani un copione e balbettare parole a caso se te lo stracciano: chissà se questa è libertà.

So solo che nella mia tournée sono felice di non dover temere di essere impreparata a "su il
Sipario" per cercare in fretta e furia un volto da indossare.

Notte e il cielo libero nell'asfalto

Le strade immense a volte restano vuote per il cielo. Per farlo viaggiare più speditamente verso la sua bellezza.

Così anche stasera contemplo il sole racchiuso tra le nubi, che poi sfugge con una risatella e sparge raggi umidi sul suolo.

Il cielo racchiuso nell'asfalto, in apparenza; in realtà così libero, da prolungare quelle vertigini che non osavo provare.

Notte e il cielo libero nell'asfalto.

lunedì 5 giugno 2017

Notte e la magia senza prove

Arriviamo sospesi sul lago, tra nuvole create da un prestigiatore mai sazio della bellezza. Due germani reali giocano con la pioggia e ci fanno venire voglia di imitarli, ma non c'è tempo.

Ci sono gli amici da riabbracciare. Socchiudo gli occhi e frugo in questi anni strani come a cercare di capire da dove siano piovuti questi doni. Cioè, lo so bene, ma mi chiedo perché a proprio a me. Quella che a volte è una tentazione di lamentela, ora è un canto di riconoscenza.

Come una bambina, mi domando se io me lo sia meritato, ma il pensiero fugge via sul velo d'acqua e capisco che non starò ad ascoltare la risposta.

E ci ascoltiamo, ci commuoviamo, ridiamo e mettiamo in disordine con l'emozione i colori accesi in fondo al lago. Non c'è voglia di foto o altro che quasi saprebbe di bisogno di prove: le immagini che ci concediamo di catturare, sono da serbare nei luoghi più preziosi, nel cuore, non esposti.

La magia senza prove, quella che ti esplode dentro, mentre risali il lago. E dentro di te risuonano ancora le risate degli amici che ti sono scivolati addosso così, come questa pioggia che ha fretta d'estate.

Notte e la magia senza prove.

domenica 4 giugno 2017

Il sole dentro

Il sole dentro, tra le tue frasche, tra i miei rami fioriti o spezzati.

Non c'è da frugare, o da invocare.

Il sole arriva, come una macchia di felicità su un telo che già sorride.

Notte e una bimba salva il mondo

In chiesa chiedo perdono ma non troppo, l'attenzione attirata dai più piccoli. In fondo, penso Tu sia contento, guarda il mio ardire, anche di una messa vissuta così.

Un bambino che si scontra anche con la mamma, perché vorrebbe stare vicino alla piccina amata. E deve desistere, finché è lei - girl power come al solito - a chiedere il permesso e a correre da lui.  Una monella dolcissima, che illumina il sorriso al compagno timido  e alla sua famiglia.

Una bimba di pochi mesi intanto, dai capelli colore del sole al tramonto, si fa trasportare dalla sua giovane mamma in giro per la chiesa, lottando contro l'afa. Un ragazzino si addormenta dolcemente sulla spalla di sua madre, durante l'omelia.

Ma poi c'è lei. Ci appare una neonata di poche settimane, forse giorni. Le dita dei piedini sono lunghissime: diventerà una ragazza alta e irresistibile. Intanto però dorme profondamente. E quando il suo visino ci appare, ha un'espressione di tale beatitudine che tutto l'orrore e tutta la sofferenza rinnovati in questi giorni si affievoliscono.

Una bimba, che salva il mondo con il suo sonno di pace: così mi appare.

Notte e una bimba salva il mondo.

sabato 3 giugno 2017

Great expectations, piccole creature

Una minuscola creatura che cerca di confondere le idee sul grande castagno. Eppure il suo sguardo sembra vorace e fruga altrove.

Piccole creature, magari con grandi aspettative. Come ogni sogno che si stacca da una corteccia scura e spinge a spiccare un salto, lontano.

Notte fino a un abbraccio o una preghiera

Ci sono giorni che si aprono con il dolore tuo o altrui: e quella "o" si scioglie al primo raggio di pensiero.

Poi tu ci versi sopra di tutto, compresi discorsi ragionevoli e un bicchiere di vino. Ma resta quel retrogusto, che in realtà è davanti a tutto, fino a un abbraccio o una preghiera.

Che poi, che differenza ci sarà.

Notte  fino a un abbraccio o una preghiera

venerdì 2 giugno 2017

Notte e lasciarmi tenere per mano

Mi è accaduto ancora - sempre più di frequente avviene, a dire il vero - di essere presa per mano da qualcuno, che per me era stato un riferimento. Questa volta devo guidare io, mi sussurra questo gesto inatteso.

Stupita, anche impaurita, tentata di tornare indietro nel tempo e affidarmi ancora un po'. 

Ma poi, sento che non è solo impossibile. Che adesso tocca a me e un giorno tutto potrebbe ugualmente cambiare senza che io lo chieda. E senza diventare schiava di un tempo in cui non credo davvero, mi lascio tenere per mano. 


Notte e lasciarmi tenere per mano.

Via dal porto invisibile

Esco lentamente da un porto invisibile, ondeggiando tra il lago scintillante e le piante della riva. Se mi volto indietro, vedo comunque la bellezza, ma non la ragione per cui mi ero fermata.

Via dal porto invisibile, senza temere di tornarci quando devo. Solo, con addosso una consapevolezza che non so se sia da adulta o ragazzina. Forse è persino senza tempo, bevuto dolcemente nel viaggio sulla specchio delle emozioni.

Via dal porto invisibile e mai così vicina.

Angel - canzone per la notte

E' il 1987, io afferro l'album "Permanent Vacation" con trepidazione. Quello prima mi ha colpita, ma non affondata: avevo dovuto fremere per contratto, a "Done with Mirrors" di fronte alla reunion degli Aerosmith.

Nella mia giovinezza rock non li avevo mai gustati insieme, solo assaggiato l'eco di influenze nei gruppi più giovani. Quando arriva "Permanent Vacation", a questo punto so che fanno sul serio. Non saprei scegliere la mia canzone preferita, anche se probabilmente opterei per "Hangman jury", una "Hey Joe" più sfrenata.

Invece, stasera inciampo in "Angel". Chiaro che trent'anni fa ne ero incatenata, avrei affidato agli Aerosmith ogni scelta di vita o giù di lì ed ero pure una ragazza con preoccupanti tendenze romantiche. Poi mi sono allontanata, perché bisogna pur darsi un tono.

Finché arrivi a un'altra fase di vita, in cui ti correggi: no, con il cavolo che bisogna darsi un tono. C'è sempre una notte (o molte) in cui invochi un angelo, in carne e ossa o con lieve battito di ali.

C'è sempre una persona che per te è tutto, la ragione per vivere o morire, che non fa conoscere altre ragioni.

C'è sempre un momento in cui chiedi un cortese salvataggio.

E quel momento, è più facile cantarlo. Vieni e sistema tutto.



You're the reason I live
You're the reason I die
You're the reason I give
When I break down and cry
Don't need no reason why


Angel, Aerosmith, canzone per la notte.

giovedì 1 giugno 2017

In mostra solo

In mostra solo il silenzio, attenuato dal vostro bisbigliare.

Piccole creature della terra, fragili ma non più di noi. Un tetto che ci ripara, solo a distanza. E sotto le carezze dell'estate non ci importa.

Notte e le parole camminano altrove

In quei giorni in cui le parole escono e camminano da sole, esplorano nuovi universi  e se ne vanno lontano.

Il suono lascia lo spazio al respiro: nella mente un vuoto che è musica.

In quei giorni, tu ti senti libero.

Notte e le parole camminano altrove.

C'è tutto in uno sguardo

L'arte, la parte, una pianta protettiva, la corte del Monte Rosa che dietro cova una nuova veglia, la ciminiera.

C'è tutto in questo scorcio, in questo sguardo e mi fermo a catturarlo. Mentre non so bene dove andare, ogni punto di riferimento è posto con estrema pazienza lì.

Ciò che ci viene regalato, ciò che ci rende felici, ciò che sudiamo, ciò che troviamo casualmente.

C'è tutto, piccola ricetta di vita, stampata su un cielo piemontese e senza sbarre di spazio. Fermarsi per caso e per caso trovar(si).

mercoledì 31 maggio 2017

Notte e dov'è l'Afghanistan

Esistono dolori da cui non riesco a fuggire, molti altri  così facili da ignorare. Prendo come alibi la scarsità di notizie, poiché riguardano luoghi lontani, anche dalla nostra coscienza.

Oggi l'attentato a Kabul, almeno ottanta morti - sento - e decine di feriti gravissimi… Penso e prego. Rifletto anche su come questa tragica conta si fermerà qui. Non avremo aggiornamenti facilmente, non credo che si sentirà il bisogno di dirci quanti non ce l'avranno fatta nei prossimi giorni, non vedremo i volti, non sentiremo le storie.

Per questo non attribuisco colpe a nessuno, se non a me stessa, alla mia coscienza ondivaga, che non si avventura spesso fuori casa. Come se non sapesse che casa è ogni luogo della terra.

Notte e dov'è l'Afghanistan (la coscienza non lo sa).

martedì 30 maggio 2017

Perle nere dentro la Luce

La Luce tesse perle nere, sui muri dei sogni. 

Ed entrambi non si riescono a contare.

Come un pallottoliere con cui l'anima possa esercitarsi nel viaggio verso l'infinito. Conto perle nere dentro la Luce.

Dialoghi reali - Lo smalto sulle unghie

- Ma perché hai dipinto le unghie di azzurro? Non sai che in ospedale non permettono più ai lavoratori di mettere lo smalto?

- Ma io non lavoro in ospedale.

- Che cosa vuol dire?

Niente, certo. Buona la prima.

Con la testa all'ingiù

Capovolgo lo sguardo e guarda un po', solo così scopro il cielo. Ribaltato pure lui, sotto un cappello di alberi curiosi. Che avranno mai da confabulare.

Una vita nuova con la testa all'ingiù, che ti stordisce di meraviglia e ti fa venire da ridere. La terra sotto di noi, ma vicina e accogliente con il suo brulichio di vita: tutto sopra sembra più desiderabile che mai, con la testa all'ingiù.

Notte e non sarà l'ultima volta

Ci sono momenti in cui aggredisci tutto perché non si sa mai, perché - ti sussurra un pensiero gelido - potrebbe essere l'ultima volta.

Poi arrivano quei ragazzacci, quelli che non vedo l'ora di vedere al concerto di addio, eppure misuro le mie forze e mi chiedo se ce la farò.

Gli Aerosmith, ragazzini settantenni, all'ultimo tour, dopo sintonia e scazzi, alternati con una certa regolarità, mormorano con voce troppo alta.

Non sappiamo se sarà l'ultima volta.

Io trovo subito un alibi, ma soprattutto un modo per sorridere.

Vada come vada, non sarà l'ultima volta.

Rock on, guys. E tutto il mondo.

Notte e non sarà l'ultima volta.

lunedì 29 maggio 2017

A perfect pair

La giusta distanza, si chiama forse giusta vicinanza, mi raccontano le margherite. E' stare accanto in modo da inciampare nell'ombra dell'altro e non cadere. In un equilibrio donato, senza dare troppo nell'occhio, amarsi in una distesa di fili d'amore.

A perfect pair, una coppia che solo si ama, senza perdere tempo nel proclamarlo.

Notte e un granello di luna

Stando insieme a ricordare qualcuno che se n'è andato, tutto diventa più dolce e insopportabile allo stesso tempo. Il cielo si sta stingendo e dobbiamo trovare qualche ragione per sorridere avanti.

Ce l'abbiamo sulla punta della lingua, ma adesso ci sfugge o escono parodie di prove di coraggio. Così ci incamminiamo lungo la strada e io alzo lo sguardo per caso.

Dovrei trovare la luna, che ne sa sempre di più, ma è proprio un frammento. Come un granello che è caduto da un cielo goloso. E questo pensiero basta a farmi sorridere: perché un granello di luna è tutto ciò che abbiamo, forse persino più di ciò che ci serve.

Notte e un granello di luna.

ciao signora Giovanna (tutta la vita)

Adesso mi siedo qui, mando ragionevolmente al diavolo tutti e piango. È un mio diritto.

Tutta la vita, signora Giovanna. Se chiudo gli occhi, la vedo scorrere così rapidamente che mi manca il fiato. Sono bambina e lei già una distinta signora, una mamma e donna innamorata. 

Poche settimane fa, mentre lei mi parlava accanto a suo marito, i suoi racconti erano sempre eleganti com'era nel suo stile e più forti, più forti di tutto, anche della malattia. Eppure quel giorno c'era qualcosa di ancora più irresistibile della determinazione nel vivere per cui l'ho sempre ammirata in questi anni. 

Era la dolcezza. Quella che riversava sui nipoti, parlando di loro e dei loro talenti, così diversi, ciascuno prezioso. Sulle figlie delle quali andava così fiera, e naturalmente di lui: dell'uomo che per tutta la vita aveva avuto al suo fianco e ogni sera con dolcezza dovevate salutarvi, come era accaduto fin dal primo giorno.

Tutta la vita, tutto ciò che so ripetermi mentre lei va via con l'ultimo sorriso. E io trovo un angolo in cui piangere e mandare ragionevolmente al diavolo chi chiede soltanto.

Non dà, come ha sempre fatto lei. E credo continui a fare, lassù. Per tutta la Vita. 

domenica 28 maggio 2017

Notte e se non ci fosse Totti

Specializzata con incerti risultati in rimozioni, sto alla larga dall'ultima partita della Roma. Di Totti. La medesima cosa, mi viene da aggiungere e trovassi una gomma, cancellerei subito.

Stanca di veder cambiare maglie e anima, più di una volta mi sono dichiarata: se non ci fosse Totti, non tiferei nemmeno più. Fin da bambina, ho amato la Roma per tutto ciò che mi trasmetteva e chiudevo gli occhi davanti al vacillare dei miti.

Falcao, perché non hai tirato quel rigore nella partita nefasta contro il Liverpool?

Ma tutto passa, (quasi) tutti passano. Da quel giorno in cui mi buttarono fuori dall'albergo della mia città perché con uno stratagemma entravo e chiedevo l'autografo alla Roma, la Roma di Liedholm, è passato fin troppo. Un mondo, penso. Ma Giorgio Rossi no: lui è la mia vera, indissolubile bandiera.

- Ragazzina, non piangere, aspetta fuori che adesso usciamo tutti e avrai i tuoi autografi.

Giorgio ha fatto il massaggiatore sempre della Roma, gli è costato molto andare in pensione, lo so. Quando andavo nella capitale, c'era modo di salutarsi e lui arrivava così vestito in stile Roma, che sorridevo di gioia. Impossibile fare due passi senza sentirsi offrire un caffè con lui.

Totti, all'inizio quasi non mi ero accorta fosse arrivato. Poi un giorno chiamo Rossi e mi dice: ciao, bustocca, sono qui a fare i massaggi al Pupone.  Così Francesco è entrato nella mia storia, nella mia vita. Sperando di potermi fidare, ma non urlandolo: adesso gli offriranno un megacontratto altrove, adesso dovrà tirare il rigore della nostra vita, adesso… Non mi sono mai resa conto di quanto dentro di me l'avessi messo alla prova, prima di arrendermi.

Se non ci fosse Totti, una bandiera così indissolubile, mi sa che ritirerei la maglia di tifosa, perché questo calcio non mi garba più. Lo mormoro, perché nell'armadio ho la maglia di Daniele De Rossi e capto la contraddizione.

Finché arriva quel giorno: Totti, non c'è più davvero. Esce dal campo e io cerco di non guardare, per precauzione. Mica che questa folle convinzione sia reale. Lui tornerà dentro, uno, dieci, venti minuti. Oppure un altro arriverà come lui, perché mica è un eroe: è un giocatore speciale e una persona alla quale voglio bene, ma non un salvatore del mondo.

La mia fiducia nello sport e nella fedeltà che si può avere anche nel calcio, in un tempo avido come questo, però, l'ha salvata. E allora mi sento immersa in un bel casino.

Grazie, capitano. E inventa qualche altra azione, ti prego, per tirarmi fuori da questo pasticcio.

Notte e se non ci fosse Totti.



Come un pugno nel cuore (grazie Abdalaziz)



Al corso rinviano Buzz Aldrin e io sono abbastanza delusa: niente viaggio sulla luna, niente incontro con il mio mito.

Per fortuna c'è lui, Abdalaziz Alhamza che racconta la lotta sua e di altri giovani per la libertà. Contro l'Isis e tutta la merda (chiara e netta slide) che frena e massacra Raqqa.

Mi schiaccia a terra, mi svuota, mi fa piangere. Un pugno allo stomaco, anzi nel cuore.

E pone un sacco di domande a quest'anima rappezzata che mi trovo addosso. Che cosa vuol dire ribellarsi? In Siria e non solo? Che cosa significa cercare e denunciare la verità? Quando non si capisce che non basta più nemmeno quello?

Vedo i volti dei colleghi di questo giovane che è diventato giornalista per salvare una città, la sua gente e la libertà.

La libertà... non importa se la minaccia Un terrorista o un dittatore. È tutta la stessa merda. 

Non posso farti domande, Abdalaziz. Il silenzio tra le lacrime e il bisogno di fare sono tutto ciò che ti posso donare, per dirti grazie.

Disegno un cuore tra la luce

Disegno un cuore tra le foglie rosse fuoco del mio amico acero, arrivato prima che io capissi quanto fosse prezioso. E alcune sono verde chiaro, capaci di sciogliersi in luce.

Sì, disegno un cuore tra la luce e mi sento una grande artista.

Persino quando accetto che quell'artista, non sono io.

sabato 27 maggio 2017

Felicità (piccola quel che basta)

Quando sono avvolta dal tuo mormorio blu e dal grido verde tutto attorno, riesco a impastare una definizione di felicità che non mi stia troppo stretta.

E' essere abbastanza piccoli, da amare la tua grandezza e quella dell'altro azzurro che con te gioca. Da dover chinare il capo per vedere meglio una minuscola creatura, appollaiata sotto il tetto. E da sentire che nulla dipende da me, eppure io a molto appartengo.

Felicità, per me è essere piccola quel che basta per poter amare, ancora.

Notte e scelgo Anna

Non sono capace di scrivere una recensione, tanto più quando di mezzo c'è lei, Annina. Se chiudo gli occhi, mi sento piacevolmente travolta dal suo fiume di parole attraverso le pagine. Me le ero riversate addosso, in maniera meno incisiva e sapiente, tanti anni fa. Quando avevo paura dell'ombra di un ago: oggi preferisco le punture alle pastiglie, guarda un po'. Quando mi faceva paura in anticipo l'odore degli ospedali. Finché. Finché ci vieni sbattuta dentro, all'improvviso naturalmente, e neanche lo senti più.

Ma io oggi non voglio  scrivere di questo, risentirlo dentro e sulla pelle.


Non voglio. continuo a ripeterlo. Leggo le parole di Anna e penso all'altro termine che affiora poco dopo. Volare.

Non voglio. 

Ma volo.  Oh sì che volo. Di più. Vivere. Queste v che sprigionano la vita, mi piacciono. Io  scelgo Anna, le sue paure, la sua voglia di vivere, la sua capacità di raccontarlo in maniera unica, la sua corrente di pensiero irresistibile come quella di Molly in Joyce.

Ieri sera a Cantù, nello scrigno delizioso di Libooks, con Manuela e Carla, Anna elegante e fiammante mi ha fatto sorridere di gioia e pensare a quando volevo chiamarmi Anna. Sì, quando ero bambina e adoravo Umberto Tozzi. Lui scrisse una canzone dedicata a una donna con quel nome.

Se mi chiamassi Anna, non Marilena, accidenti. Gloria, più tardi, era anche troppo impegnativa.

Ma oggi scopro che impegnativo è anche Anna. Io scelgo Anna, perché sa guardare nelle persone e amarle ugualmente. Perché sceglie e basta.

Buone ragioni per restare in vita, Anna Savini, Mondadori.


Poi ci viieni sbattuta dentro. NOn ti scop

venerdì 26 maggio 2017

Twin Peaks, se sono cambiata io

Torna Twin Peaks. Tornerà tutto come prima. Io ogni sera in cui scorrono i suoi segreti e le sue incomprensibili verità, mi rintano in casa. Non posso mangiare la torta di ciliegia, ma il caffè lo preparo: ottimo e abbondante. Deve crollare il mondo per tirarmi fuori di qui.

Mi scuoto. La televisione, non la guardo quasi più. Non ho neanche quel canale, detesto gli abbonamenti alla tv e nel mio caso sarebbero pure insensati vista la scarsa attitudine a seguire qualcosa sullo schermo. Del resto, quella sera dovrei andare a un evento. Quella dopo, idem. Dovrei registrare, ogni volta. E pensare che 25 anni fa avevo perso una sola puntata, naturalmente subito catturata su videocassetta e vista la sera dopo.

Twin Peaks forse non è cambiato. Ci dice la cosa più ovvia e meno simpatica del mondo: che possiamo dare la caccia al colpevole all'infinito, ma sarà inutile finché non osiamo guardare dentro di noi.

Io però, lo sono. E questo - devo pur ammetterlo - mi lascia un velo di malinconia che non riesco a scostare.

Notte e grazie di avermi fermata

Dopo il dominio dell'asfalto in autostrada, ci riversiamo nella Saronnese, pensando che passerà anche questo e arriveremo a casa. Poco importa se - a essere fiscali - non sia rinserrata tra verdi monti.

Peccato che un gregge di pecore ci blocchi. No, non è un peccato. Siamo lì, immobili, mentre loro gioiosamente si dirigono a fare una scorpacciata; gli agnellini più malfermi, ma mica troppo di fronte a sugose foglie. I cani arrivano a mettere ordine e devono ricontrollare, perché le pecore si stanno gustando la libertà.

Persino tra le ferraglie che sembriamo noi, c'è da divertirsi.

Io mi sento ridere, forte e grata. Pecorelle, grazie di avermi fermata. La vita è più bella quando sa sostare e accarezzarvi con gli occhi.

Notte e grazie di avermi fermata.

giovedì 25 maggio 2017

Notte e se la chiave non gira

Talvolta una chiave ti fa un favore e non vuole saperne, di girare. Se ti indispettisci, un istante o una scia di attimi, è umano. Puoi scoprire che hai preso quella sbagliata, o capire che la serratura si è fatta ribelle.

Oppure ti può accade una benedizione: avere un minuto di più, una concessione quasi immeritata, in cui porti la domanda "Ma io volevo entrare qui?". E andare via.

Se la chiave non gira, può essere anche la tua salvezza.

Notte e se la chiave non gira (che benedizione).

Primi passi con fiducia

Al mio segnale scateniamo l'estate. Via scarpe e calze, è il momento di sentirci uniti fino in fondo a nostra madre terra. 
I primi passi, con timore e quindi con fiducia finalmente. I fili d'erba morbidi, le margherite da schivare dolcemente, i trifogli che sono soffici e si ritirano su prontamente. Frammenti di sassi e rovi: ci sono anche loro e non si sottraggono all'abbraccio generale.

Allora sobbalzi, strilli, magari versi una lacrima, ma poi riparti forte anche di quella piccola cicatrice di libertà che si viene a formare sulla tua pelle. Oso perché amo, e provo ad amare tutto.

La fiducia è il dono più bello che possa  fare all'estate e alla vita.

mercoledì 24 maggio 2017

Notte e la guerra è finita

Alla messa in memoria di Angioletto Castiglioni torniamo sui suoi passi durante la Marcia della Morte. Via dal lager di Flossenburg, verso luoghi dove si prendano cura di lui. E poi verso casa, da dove manca da sette mesi… da una vita, tanto che non lo riconoscono più.

Mi piace che legga quelle sue riflessioni una crocerossina, così come una crocerossina fu il primo volto amico che Angioletto vide.

Voglio scappare via da quei luoghi d'orrore, a maggior ragione adesso che l'orrore non si placa, e cerco di seguire il viaggio della speranza, ancora intriso di dolore, del deportato.

Tra le sue frasi, mi aggrappo a una: la guerra è finita.

Oggi mi sembra solo cominciata, ma poi mi affido al mio cuore e a Chi ci mormora dentro, anche nonostante me stessa. E forse ci credo anch'io.

Notte e la guerra è finita.

Oltre la paura (grazie zia)

Chi scrive è una bambina che aveva il terrore dei cani. E cedette per i più piccoli, quando ne incontrò uno che rideva.
Forse ride anche delle mie paure, pensai, e lo accarezzai. Poi mi innamorai dei suoi cuccioli e uno lo portai via con me, mio fedele scudiero.

Ma i cani grossi continuavano a incutermi timore. Prova del nove, quando sfondai una portiera della mia auto di seconda mano, alle prime prove post patente. Papà mi mandò dal carrozziere e mi avvisò: guarda che ha un alano, ma è dolcissimo, un cucciolone.

Quando arrivai in cortile, sentii in modo distinto risuonare "Killer" e comparve al finestrino la testona dell'alano in questione. Pretesi che il carrozziere mi riparasse la portiera, con me rintanata nell'abitacolo.

Niente da fare, i cani grossi mi spaventano. Finché un giorno mio zia Mariuccia (la stupenda ragazza che vedete nella foto) mi disse: perché non vai con la figlia di una mia amica a portar fuori i trovatelli il weekend? Erano bestiole salvate dalla Protezione animali e alloggiate in un canile privato, che avevano un disperato bisogno di passeggiate e coccole. Partii felice, con la convinzione che i ragazzi grandi e grossi avrebbero portato fuori i cani di uguale taglia, io gli animaletti.

Peccato che alla prima uscita mi misero in mano il guinzaglio con attaccato un pastore tedesco. Ero terrorizzata, ma avevo anche un certo orgoglio. Lui è Tommy, buonissimo, mi dissero. Sì certo - pensai - come il dolcissimo alano di nome Killer. Tremando feci qualche passo e scoprii che Tommy mi seguiva, sopportando nel frattempo anche la carina ma molesta (bau bau bau bau) Bella. A un bivio, incontrammo il primo disaccordo: io volevo andare a destra, lui a sinistra. Il cagnolone si piantò sulle zampe e tese il grosso capo scuro verso la direzione auspicata, io tirai senza esagerare verso la meta da me prescelta e più frequentata. Dopo un interminabile minuto, Tommy mi seguì.

Da allora, diventò il mio compagno di passeggiate preferito, anche se ho avuto la fortuna di uscire con diversi cani adorabili. 

Devo ringraziare lui se in parte dalla paura sono guarita. Ma prima ancora zia Mariuccia. Che oltretutto - a essere fiscali - adorava i gatti.


 

martedì 23 maggio 2017

Tiè (nessuno è erbaccia)

Mi ricordo mica solo montagne verdi: quando le felci erano nemiche giurate nel giardino in lotta con il bosco. Appena ne spuntava uno, sentivo il tuo grido: strappala.

Poi, tante cose sono cambiate. Loro sono diventate specie da proteggere e coccolare e io non sono stata più capace di giudicare una qualsiasi creatura alla stregua di erbe infestanti.

Adesso ammiro questa felce che sembra fare un gestaccio, al cospetto del lago: tiè. 

Tiè, ci sono anch'io. E nessuno è erbaccia in questo pianeta tempestoso.

Notte e non posso fingere (solo rispettare)

Mi piacerebbe dire cose se non intelligenti, sensate. E anche sensibili. Ma su tragedie come Manchester mi rinchiudo nel silenzio, non solo mio.

Non riesco a parlare, neanche ad ascoltare. Sfuggo come una bambina (e mi vengono in mente quei volti innocenti, sì) a ogni telegiornale e ogni commento stile accetta.

Poi è la musica, ancora una volta, che si offre come un balsamo lieve. I Kiss tra pochi giorni dovrebbero essere lì, a Manchester, e non so cosa faranno. Intanto piangono, e così gli Iron Maiden che annunciano che non si fermeranno con i concerti nel Regno Unito. Ariana Grande sì, e io la rispetto.

Perché in fondo è questo tutto ciò che posso fare di fronte a questo orrore. Rispettare ciascuno. 

Me lo dice, in fondo, anche il "presidente" Alice Cooper. Nel suo messaggio di cordoglio, scrive: non posso fingere di conoscere o anche solo immaginare il dolore di genitori, fratelli, sorelle, familiari. Per quanto soffriamo, non possiamo. Mi piace prendere la parola "pretend" e forzarla in un doppio senso, inglese e italiano: fingere e pretendere.

Non posso avere la pretesa di capire l'immensità di quel dolore. Ma di rispettare le reazioni di ciascuno, sì: questo posso farlo o almeno provarci.

Notte e non posso fingere (solo rispettare).

lunedì 22 maggio 2017

Notte e il vecchio cortile

Io che sogno case in continuazione, da quelle della mia infanzia ad altre che sogno e fantasia costruiscono insieme, mi trovo a fissare il quadro di un vecchio cortile.

Era il tuo quadro preferito, che ti eri messo alle spalle come un angelo custode. Un giorno, ho capito perché fosse così prezioso per te: assomigliava alla corte di tua nonna. C'era quello spiazzo dove chissà quante volte avevate giocato e ringhiere modellate da foglie voraci. Su quella scala, lei si era congedata dalla vita dopo aver intinto il pane nel vino, mentre i figli erano al cinema.

Quella corte non esiste più, come le case della mia infanzia.

Ma noi dobbiamo pur farle rivivere, con un sogno, un quadro o una pennellata d'amore, per costruire una nuova dimora.

Notte e il vecchio cortile.

Il lago graffiato dall'estate

Quei graffi sulla lastra blu gridano già d'estate e io mi fermo stupita a guardarmi attorno. E' proprio così, non è solo il lago a essere corso avanti. Il rododendro ha già smesso gli abiti fioriti e si lucida le foglie per consolarsi. Il castagno è esploso in boato di verde brillante e non mi stupirei se vedessi spuntare i petali di un'ortensia: ma loro, sagge, si trattengono ancora.

A questo punto, butto via i pensieri ed essi si mettono a pattinare sul lago, come impazziti. Saranno altri segni di vita sul suo manto, prima di lasciarlo cadere e abbandonarsi al cospetto dell'estate come vorrei fare anch'io.

Save the last dance for me - canzone per la notte

Questa canzone, desidero dedicare alla vita. Che certe sere prende a flirtare con gli altri, mi sembra, ma io non mi perdo d'animo.

La guardo con l'amore di ogni giorno, anche quando appare fiacco e distratto, e so che ricambia, lo so anche quando sta brindando e balla fino allo sfinimento.

La vita talvolta sembra danzare via, ma si ricorda chi la porterà a casa e la coccolerò, finché potrà. Così lascia l'ultima danza per te, quella che non finisce mai.


Cause don't forget who's taking you home
And in whose arm's you're gonna be
 


Save the last dance for me, The Drifters, canzone per la notte.

domenica 21 maggio 2017

Ci metti tu le sbarre

Anche quando te le ritrovi davanti, in fondo lo sai.

Solo tu puoi mettere le sbarre, di fronte al panorama della vita. Solo tu puoi andare oltre e gettarti dove ti impediscono. Quelli che altri chiamano illusioni, per te sono già diventati sogni. E la realtà davanti li nutre di colori.

Ci metti tu le sbarre e tu puoi toglierle.

Notte e quelli che migliorano il mondo

Anche quando non fai niente, ti trattano come se tu avessi realizzato tutto. Ci sono creature così, delicate come il loro sguardo che coglie un frammento di raggio e lo fa diventare luce.

Certo, provocano più rumore e prediligono chiassose vetrine i lupi travestiti da agnelli, quelli che ti divorano al minimo tuo sbaglio e più volentieri se non sbagli affatto.

Ma irresistibili sono coloro che non hanno bisogno di travestirsi affatto e stasera mi commuovo pensando a quanti ne conosco.

Quelli che migliorano il mondo, non si fanno notare, a maggior ragione se tu sei ostinatamente distratto. Finché non ti accade di sentirti migliorato, a tua volta.

Notte e quelli che migliora il mondo.

Mi illumino

Mi illumino, quando meno me l'aspetto. Quando me lo sono meritata e persino no.

Così felice di poter alzare lo sguardo, eppure di tenerlo sotto il tuo. Ogni raggio, come una strada che si è aperta su di me. 


Mi illumino e cerco sempre, con una gioia nel cuore che sento venire da te.

Il sole posato sul bosco

Lo etichettano come svogliato, ma metti che il sole sia solo desideroso di ammirare, questa volta, invece che essere ammirato. 

Un francobollo morbido appoggiato nel cielo, che vorrebbe posarsi sul bosco per potersi riposare. Se non per sognare.

sabato 20 maggio 2017

Notte e la risata del mio amico

A volte, a furia di non poter essere dappertutto, ti sembra di non essere da nessuna parte. A mettere un po' di ordine amorevole, ci pensa un amico.

Quando arrivi da lui, sai che sono trascorsi anni, eppure non te ne puoi capacitare. Ci pensa la sua risata a seminare scompiglio ancora nelle tue certezze, perché è la stessa di sempre.

E la rivedi scolpita in tanti momenti di vita. Quando scrivevi o ci provavi, e le porte dell'ascensore si aprivano e arrivava lui, l'Alfredo, spingendo con la furia della vita la sua carrozzina. E un giorno eri proprio giù e mica potevi dire quale tempesta ci fosse dentro di te, ma lui si presentava con quella risata contagiosa e fingeva di stupirsi di come tu scrivessi così veloce.

Facevi la scema, condividevi un dolce o un pensiero, programmavi la prossima festa o scatenavi una battaglia tra le vostre squadre.

Nulla aveva importanza, se non quel punto fermo: la risata del tuo amico.

E se non è cambiata, forse c'è speranza che questo mondo sia migliore di quanto osassi sperare.

Notte e la risata del mio amico.

Un sasso nell'acqua

Un sasso nell'acqua non esiste solo quando viene gettato. Più avvincente forse quando si posa nel lago e resta come un osservatore nel tempo, fino a mettere quasi le radici. Le gocce sembrano non muoversi, per restare al suo fianco, e lui si riflette placidamente.

C'è chi lo considera inutile, perché immobile. Ma quando le onde lo abbracciano, ne traggono nuovo slancio per danzare. E uccelli desiderosi di una pausa vi trovano conforto.

Lui riferimento mai prepotente, solitamente sfugge agli sguardi e per questo lo sento ancora più prezioso. Per questo cerco un sasso nell'acqua.

venerdì 19 maggio 2017

Notte e nessun bisogno di dimostrare

Esiste - non so se - uno spazio o un tempo, oppure entrambi, dove il bisogno di dimostrare si placa e infine si dissolve. Con sorriso che non è di scherno, si congeda dai passi quotidiani, felice come una nuvola.

Prendi un respiro profondo e senti quanta libertà ti scorre dentro. Non esiste sguardo, pettegolezzo, social network o sentenze varie.

Non senti più il bisogno di dimostrare, stai volando dentro la tua vita.

Notte e nessun bisogno di dimostrare.

Mai più rosso

Un giorno, varcata la soglia dei quaranta e dopo uno strappo di vita, ho dichiarato guerra al colore: mai più rosso.

Non si può più indossare.

Non si può più sentire.

Non si può più respirare.

Non è più tempo.


E nell'addossare una colpa a questo colore, gli ho scaricato addosso molti altri no.

Un giorno, ho trovato un impermeabile rosso che mi ha fatto pensare al soprabito che tanto piaceva a mio fratello. Poi mi ha assalito un folle pensiero: ho sempre desiderato un impermeabile rosso, di quelli che brillano. E questo birbante si è trascinato dietro altri capi rossi, ma più di tutto la mia nuova convinzione.

Non si può dire: mai più, a qualcosa.

Non si può dichiarare: adesso basta a se stessi, negandosi qualcosa. Perché prima o poi, grazie a Dio e a volte persino a noi stessi, quel qualcosa riaffiora. E veste come gli pare.