venerdì 31 dicembre 2021

Impreparati ma con un "parlontano" dentro il 2022


O
rmai da 2 anni mi trovo impreparato all'incontro delle persone care.

Cullata da parole non mie, chiudo il cassetto del 2021. Sono state scritte da uomo di una cultura e una sensibilità rare, che 12 anni fa ha infuso fiducia e pazienza a una cronista abituata a bruciare tutto in poche ore. Quando lei gli ha consegnato le pagine del primo libro che voleva pubblicare, ricevuto in gran parte dalle mani del padre.

Nel vortice favorevole che condusse alla pubblicazione di "Quando il Nonno prese per il naso il Re", se dovessi però nominare una persona chiave dovrei indicare lui. Non lo faccio apertamente, perché tra gli aspetti che più mi colpisce di quest'uomo, c'è la riservatezza. Lo vedevo chino a curare i minimi dettagli, senza temere le emozioni, accarezzando in particolare le pagine dove affiorava la fede dei miei avi e dello stesso mio papà, con la gratitudine a don Carlo Gnocchi.

Il caso strano è che quest'uomo, lo conoscevo da sempre: ci eravamo senz'altro visti diverse volte quando ero piccina, per una contiguità che rende la storia del nostro libro ancora più speciale. Eppure non ci siamo mai parlati fino a quando sono giunta alla soglia dei quarant'anni, con l'idea di togliere gli scritti dai cassetti partendo da quello più importante per me.

Non è un lungo preambolo, bensì un doveroso grazie a chi con poche parole, talvolta con un cenno, ti svela tutto. Anche la sensazione che ti divora dentro e a cui non sai offrire alcuna definizione, il che forse contribuirebbe ad attutirla. 

Di mese in mese, rimando parecchi incontri. Quando la pandemia sembra sonnecchiare, in qualche caso quest'attesa si è spezzata. In altri, no, per timore della fragilità di persone così care. 

Sicuramente, le feste prima rappresentavano un turbinio, anche sfibrante: o meglio i giorni prima, quando ricordo che correvo dai parenti e dagli amici, avevo l'ansia di dover arrivare dappertutto pur con presenze minimalisteIn questi ultimi anni, quello che percepivo come "il problema", è venuto meno. Specialmente in questo Natale che ha imposto ulteriori allontanamenti. 

Ma ce l'avrei poi fatta? Ecco che mi si accosta quella frase: mi sento impreparata... Mi sono resa conto anche che dietro quelle corse sfrenate per accontentare tutti, raramente ho reso felice qualcuno, quasi mai me stessa. Avrei dovuto scegliere: così mi trovo a ripensare alle Vigilie di Natale, come a quelle di un anno e della Vita.

Si fa strada, con calma ammirevole e finora sconosciuta, sempre più la stagione delle scelte. Del lasciare indietro e del recuperare. Del chiudere le porte appena appoggiate e dello spalancare le finestre. 

Dentro tutto ciò, avverto anche il bisogno di sentirmi preparata a incontrare le persone care. Per celebrare al meglio la mia ricerca di saggezza, oggi ho preso in mano ancora "Topolino". In una tempesta che minaccia naufragio, si cita il "parlontano" e io sono corsa a cercare il significato.

Che sforzo inutile, quando leggo nel fumetto «Solo le navi reali hanno i parlontano a bordo». 

Allora penso che ci siamo: abbiamo perso tanto, troppo, anche con la pandemia (non possiamo attribuirle certo tutte le colpe, visti gli anni e gli atti da cui proveniamo). Ma la vita è una nave reale e almeno abbiamo un parlontano, lo voglio tirar fuori in questo 2022 con decisione. Non si tratta di un cellulare, quello piuttosto ci ha divisi più che mai. È qualcosa che conosci fin da piccolo, di cui magari non ti sei mai accorto, che al momento giusto però si è offerto ai tuoi occhi e alla tua anima, che ti ha convinto a fare ciò che dovevi e a scovare in te il coraggio.

È un volto, un pensiero che unirà per sempre. È l'amicizia - citazione cara al mio amico da sempre - «superiore a tutte le cose, poiché ci fa brillare innanzi una lieta speranza per l'avvenire e non permette che gli animi si scoraggino o si abbattano» (Cicerone).  

Impreparati, ma con un "parlontano" sul mare del 2022 ci avventuriamo.

giovedì 30 dicembre 2021

Patti e noi schiavi, noi liberi


Le notti di rock and roll, quelle più inscenate che vissute. La prima canzone che ho riversato dal disco al pianoforte, l’unica che ancora eseguo senza eccessive esitazioni ma con la tua crescente, amorevole rabbia. I tuoi versi che studiavo nella fedele trascrizione di un compagno di scuola. Poi vederti, semplice e sconvolgente su un palcoscenico spogliato da distanze: tanto ormai la tua musica aveva scavato quel fiume in me.

Patti, capace di ripetere un’orazione della sera a modo tuo, di invocare libertà e di prenderla. Forse questo, mi hai trasmesso più di tutto: che siamo schiavi, che siamo liberi. 


Should I pursue a path so twisted?

Should I crawl defeated and gifted?
Should I go the length of a river?
The royal the throne the cry me river


- Patti Smith, 75 anni, dicono

giovedì 23 dicembre 2021

Le ultime pesche sciroppate e il Natale che si fa cercare


Un anno fa, bevevo l’ultimo caffè natalizio con un uomo che era un padre per me. Lui, che aveva perso l’unica figlia, io che ogni giorno di più soffro per la mancanza di papà. Nei giorni prenatalizi, io ero impegnata nella caccia alle pesche sciroppate, il tipo che lo deliziava.
 

Quest’anno non devo cercare le pesche sciroppate. Riguardo i nostri messaggi: l’ultima sua parola, calvario. Quella più ripetuta, vaccino. Il vaccino per cui è stato in inutile attesa dopo l'apertura della campagna. Il mio “capo” - lo chiamavo così per farlo sorridere - non ha potuto sottoporsi alle cure. Un giorno, in ospedale non mi ha risposto più. 


Non è l’unica persona alla quale ho detto addio per il Covid. Ci sono tante immagini che scorrono in me: le mani che mi hanno dato i primi quaderni, gli occhi di un uomo che aveva avviato una nuova attività e mi descriveva i suoi sogni, il primo medico che da ragazza avevo intervistato, un uomo preciso e brillante con il quale abbiamo condiviso momenti luminosi nella mia Scozia. E altre, ancora.


Ora, io non sono un’ultrà della scienza. Filosofa per deformazione, prima che per formazione, credo che tutto possa essere messo in discussione: sono poi cresciuta a pane e Feyerabend. I dubbi fanno parte della mia vita, fino allo sfinimento. Ma ammiro gli scienziati, come chiunque studi e metta a frutto le proprie conoscenze per gli altri.


Questo, non riesco a mandare giù. La derisione, il "sotuttismo". La battaglia, persino questa sfida estenuante ella nostra epoca trasformata in un vuoto derby. 


Oggi più che mai, sento dentro di me l’eco di quel calvario del mio "capo". Sento il suo grido per il vaccino, mi riporta alla prima cosa che mio padre ha invocato per me quando sono nata: mettermi al riparo dalla polio che l'aveva così profondamente ferito.


Ma non voglio fare arringhe sui vaccini. 


Non è una gara a chi sa: l’unica cosa su cui questo virus dovrebbe averci dato robuste ripetizioni, è la nostra fragilità, di vita e anche conoscenza.  


Né c'è da ridere. C’è un calvario. Ma non ci sono, soprattutto, le pesche sciroppate: l'assenza più amara, in un Natale che mette alla prova, ancora una volta. Un Natale che si fa cercare anche da me, scossa nella mia debolezza, e in qualche modo lo troverò. Magari aiutata da una farfalla, anche solo dal sussurro del suo battito d'ali.

lunedì 20 dicembre 2021

Non sono confusa


 Talvolta mi rifugio dietro la foschia, padana o scozzese, decidete voi: anzi io.

Qualcuno ci rimprovererebbe: siete confuse, tu e la luna. Ma non abbiamo mai visto più chiaramente.

Non sono confusa, ho solo bisogno di osservare dietro una cortina di dubbi.

sabato 18 dicembre 2021

Ho trovato una cometa

 

Ci sono sogni che nascono dagli errori. Una luna incantata mi rincorreva per la città e io cercavo di catturarla. 

Ogni fotografia mi risultava così sbiadita rispetto alla sua lodevole complessità. Finché combino un pasticcio e la deformo. A ben guardare, però, ora è una cometa!

Mi delizia questo sbaglio, sublimato dal desiderio. Volevo la luna, ho trovato una cometa e non mi scappa più.

domenica 12 dicembre 2021

Pensieri stretti nel cielo


 Pensieri stretti nel cielo, che più grande non si può. 

Por una cabeza (colpa della musica)

 È bastato che Violetta richiamasse Alfredo alla bellezza di amarla e mi sono smarrita nella musica.

Un girovagare da dissennati giudiziosi. Sono risalita dai secoli e ho fatto zig zag negli anni. Non mi son fermata se non da lei.

Por una cabeza: sto correndo e mi manca un secondo per vincere, ma ecco che non mi importa poi abbastanza. 

La vita, un colpo di testa; una gara che non abbandoni forse ma cambia direzione. Nella valigia, era tutto follemente ordinato: tu scompigli tutto e ridi libera. Che casini ti combina la musica, o forse lei guarda mentre i casini li combini tu.

mercoledì 8 dicembre 2021

Solo gelidi fiori

Tutto il calore di Assisi nel giorno di festa mi scuote dal nulla in cui mi congelo ancora troppo spesso. Grazie a un caro amico, ripercorro gli istanti della cerimonia, accarezzo con gli occhi la statua della Madonna e la tomba di San Francesco.

Che cosa posso offrire io? Rigidi i pensieri, lo sguardo fruga tutt'attorno. Solo gelidi  fiori, abbracciati dalla prima neve. E non si capisce se non possano scrollarla via o ne siano incantati.

Solo gelidi fiori, ti offro, come me. 






domenica 5 dicembre 2021

Sotto la tua ala (sognando la Scozia, tutta mia)


Un uccellino fuori strilla con tanto fiato nel gelo dell'alba, che posso permettermi di uscire a gambe nude. Il freddo le pizzica giocoso e io non mi lamento. Qualche giorno fa, sotto un testardo cielo blu che soffiava via le nuvole, ero all'aeroporto vicino al volo che avresti preso subito tu. Io no, io sarei partita piuttosto per la Scozia, naturalmente: niente Paesi esotici, con volti così contrastanti, spiagge e miseria, estasi e sofferenza.

Con un pizzico di stupore, ho pensato che nessuno  mi ha mai instradata verso la Scozia, anzi ci ho messo molti anni a partire: tanto, la conoscevo già fin da bambina. Mi ricordo un olandese che si meravigliò nel sentirmi parlare, «sembri proprio una scozzese» commentò.

Ecco, io qui non assomiglio a nessuno, non tendo a emularti. La Scozia è solo mia: una fiera dichiarazione di indipendenza.

Ma mentre la sogno, io resto qui. A fare ciò che devo, a vegliare su tutti e a farmi pizzicare le gambe nude dal freddo. A stare anche un po' sotto la tua ala, ora invisibile: come sotto un grande aereo, che partirà e in barba alle tue esitazioni non ti lascerà a terra.

martedì 30 novembre 2021

È quando sei così vicino


 Tutto si ferma dentro di me, mentre tutto si muove attorno. Formiche sulla piazza, come a distanza sociale dal Duomo, le palme che si lasciano guidare dal vento, i preparativi per gli addobbi a Milano.

Un giorno di gelido calore, un angolo incantato in cui luce e ombra si contendono il mio viso, una sensazione devastante poterti sfiorare e poi no davvero.

È quando sei così vicino che mi ricordi quanto insopportabilmente sei stato lontano da me. Di molto ciò che ho smarrito, provo soltanto sollievo.

Non te, borgo e metropoli, con il tuo simbolo scavato nell’eternità. Potrei sfiorarti, ora, ma resterò a guardarti ed è molto di più.

domenica 28 novembre 2021

Già è inverno, con tenerezza


Già è inverno. Le nuvole mi sospingono nella tana dei pensieri senza cupezza, tanto che il campanile più vicino - perforato dall'ultima luce del giorno - sembra ridere. 

Avverto la voglia di ritirarmi, in un letargo sociale che non mi è mai spiaciuto abbastanza in questi tempi spaventosi, anzi forse era l'unico balsamo. Come le mura di casa sembrano le uniche amiche, assieme alle piante che lanciano l'ultimo sussurro di colori. 

Già è inverno e frugo negli addobbi natalizi, non per consolarmi. È che questo calore di luci rafforza il potere dell'inverno, la sua tenerezza spesso incompresa che forse solo la neve riesce a raccontare nel suo abbraccio protettivo.

Già è inverno, con tenerezza.

 

lunedì 22 novembre 2021

L'irresistibile bisogno di essere felici

Nella borsa il computer ha dovuto sloggiare, perché ho voluto viaggiare con la leggerezza pensosa di un libro. Ma quando arrivo alla stazione e compro i biglietti della metropolitana verso la tappa successiva, gli occhi si posano su Topolino. Ne esploro le diverse tipologie e penso che dovrei proprio leggerlo. Penso anche che è meglio comportarsi da adulta e mi muovo verso il bar per un caffè. 
Ma si profila una coda eccessiva, la cui attesa non posso permettermi. Del resto, a chi la voglio raccontare. Sguardi e sospiri si orientano verso l'edicola e alla fine capisco che non posso non tornare lì.

Provo l'irresistibile bisogno di essere felice e non comprendo perché io debba combatterlo. Torno a Canossa, dunque, indicando l'oggetto del desiderio. Quando sono sul pulmino, devo assolutamente leggere la prima storia. Mi fa sorridere, piangere, soprattutto mi permette di imparare. Forse di ricordare, che è un altro modo per dirlo poi.

Di ritorno, la sera, affianco il libro - dedicato a San Francesco e a San Giovanni della Croce - e il fumetto. Instantaneamente mi torna in mente una delle definizioni di me medesima che dipingeva mio padre «Sacro e profano». Lui lo diceva passando nel mio locale segreto, dove il rosario era appeso vicino ai poster metal. Ma lo sento risuonare anche qui, e credo che ci sia qualcosa di stupendo che unisce sacro e profano, per così dire, e stasera l'ho colto.
È sempre quello il protagonista: scegliere ciò che rende felici. Anche a costo di tornare sui propri passi o di perdersi nel futuro.



 

giovedì 18 novembre 2021

Soffi di umanità


 

Ai primi assaggi della sera, la luna era pallida e pasticciona come me. Poi ha forse messo tutti in riga. Non me, che non mi sono accorta dei suoi richiami  e sono tornata in mezzo al sole.

Guardando fuori dalla finestra, forse si affaccia ancora un respiro o è quello che vorrei udire. Qui ci accontentiamo ancora di soffi di umanità.

domenica 14 novembre 2021

A come Ardiles. E non è solo una partita

Mettiamo ordine: A come Ardiles. Poi fino al mio indiscusso riferimento Pelé e un viaggio tra calciatori deliziosamente arcigni.  
Ogni volta, Fuga per la vittoria si fa da me ammirare da un'altra prospettiva. Poco mi emoziona  come vedere un Max Von Sydow che si dimentica di essere avversario e soccombe a un'azione perfetta.

Eppure stasera mi porto a casa il rientro della squadra, che avrebbe potuto invece mettersi in salvo.

Ma come, rientrare solo per una partita.

Niente è solo una partita. 

 

sabato 13 novembre 2021

Piove così tanto che io ti inondo di sole

 

Piove ossessivamente, come se dentro questi giorni martellassero i Guns N' Roses. Piove così tanto da non farmi credere che siamo tornati a questa giornata, la più dura della mia vita, tredici anni fa. Quella in cui sei scivolato via dalle mie mani, papà, eppure ti tenevo stretto: solo che non sono stata forte come te. 

A mente mai fredda abbastanza, ancora tempo dopo, mi stupivo di come potesse essere novembre, dato che quelle ore splendevano di sole. C'era un sole pazzesco quella mattina e poi le altre ancora; anche il giorno del funerale, mi ricordo come innaturale la giacca leggera che indossava mia madre ed è anche l'unica memoria "fisica" che conservo.

È come se avessi detto a me: a novembre solitamente piove così tanto che io ti inondo di sole. Quel sole che era tuo amico, ma non sempre si lasciava addomesticare. Come noi.

Da quel momento, ogni 14 novembre che sia scosso dalla pioggia, mi appare come un trucco, un modo per confondermi le idee o magari per aiutarmi a nascondere le lacrime. Se allungo la mano e scosto un lembo di nuvola, io posso vedere che sorge un giorno diverso e dentro quel giorno ci sei tu.

La prima cosa bella e l'ultima follia


 

Sono timida quanto basta nei voraci anni Ottanta: anche per questo motivo, colpisce la mia richiesta a papà, ovvero se mi dà un passaggio fino a un hotel dove c’è la Roma. Mio padre - questa ostinazione giallorossa di recente acquisizione - la prende per quello che è un tratto caratteristico di Marilena: un bastian contrario. Sarà una pia illusione.

La storia è già stata raccontata da me più volte, con un angelo custode che ringrazierò per sempre: perché è lui che fisserà oltre quei magici e voraci anni Ottanta quest’affetto per la Squadra della capitale (un caro saluto sempre al mio amico laziale). Giorgio Rossi.

Ma la prima cosa bella, la prima immagine che mi rassicura come la Roma esista oltre il piccolo schermo, è Sebino Nela fuori dall’albergo. Naturalmente, omaggiando la mia timidezza mi paralizzo, lo guardo mentre parla con persone ai miei occhi tanto sconosciute quanto benedette dalla sorte, perché Sebino dedica loro tempo e attenzione. Quando lui rientra nella reception, io come una sorta di Olivia Newton-John alla quale pare evidente che Grease stia durando un po’ troppo, mi trasformo nel mio personaggio (realmente) preferito: Rizzo.

Mio padre non crede che io possa entrare e con una scusa cercare la squadra, ma io lo faccio. Dalla prima cosa bella alla mia prima follia visibile.

Da allora, la Roma scorrerà in me, con foto, autografi, poster, maglie autografate e – più di tutto – le tappe nella capitale da Giorgio che mi porta scoprire i luoghi più veri. E che all’occasione tira fuori dal cruscotto la mia lettera di adolescente: «Caro signor Rossi, sono Marilena Lualdi di Busto Arsizio e sono romanista… Grazie per quello che ha fatto per me».

Lo farà per quasi 40 anni, Giorgio. Per la Roma, ha fatto infinitamente di più. Anche per Nela, che lo cita nel libro, «personaggio gigantesco in tutti i sensi»: gli salverà la vita.

Ma adesso devo pensare perché quando il Roma Club di Como organizza l’incontro con Sebino per presentare il suo libro, con Giancarlo Dotto (edito da Piemme), “Il vento in faccia”, decido che ci devo essere a tutti i costi. Perché in ore piuttosto complesse, per usare un eufemismo, io non possa non andare a Tavernerio da lui e da Lilli, donna che sa prendere decisioni forti, anche a costo di lasciarle definire folli da chi ha paura di vivere.

Lilli ha fondato quel club, traboccante di energie.

Correndo correndo - Sebino – di notte da solo. Con quelle stelle crudeli e sincere che tu hai guardato in faccia.

L’ultima follia è anche di Nela, che accetta di, vuole raccontarsi, forse entrambe le cose.

È spaventoso, è bellissimo. E se tu ne hai il coraggio, vuoi che questa ragazzina impaurita oggi non corra da te?

Voglio ascoltarti, sono in cerca di conferme (guarda, a Falcao resto devota, ma so che non dovevo aspettarmi nulla da lui in quella maledetta finale. Ago, i suoi occhi seri nella notte… Iorio! Iorio dai che ti chiama ancora), ma anche di sorprese. Non devono essere tutte belle, perché sono trascorsi quasi quarant’anni.

È sera, questa volta io ti ascolto e ti parlo pure. Forse, sono ancora una ragazzina, ma tu sei un uomo, perché un calciatore è questo, che altro? Non una macchina spedita su un campo, bensì una persona che sta vivendo, soffrendo, si sta incavolando, sta amando, e quel giorno chissà quale sentimento prevarrà. A me le pagelle facevano già abbastanza schifo a scuola, e guarda che andavo pure bene: il peggio che mi è successo è pigliare un dieci in matematica, assolutamente immeritato, figurati.

La prima cosa bella e l’ultima follia, l’ultima in ordine di tempo, Sebino, perché chissà quante ne combinerò. Una, sta già friggendo in mente.

Intanto, sembra trascorso un giorno e adesso se mi giro, uscirà la squadra tutta da quella porta. Giorgio mi farà cenno di aspettare e io obbedirò, improvvisamente docile. Vedrò un mezzo sorriso sulle labbra di Liedholm: il mago di Bienate gli avrà trasmesso buoni auspici. Falcao non riconoscerà la mia penna brasiliana, ma gli vorrò bene lo stesso. Conti riderà facendo danzare anche i capelli.

E poi c’è Sebino, con il vento in faccia. Quel vento che ti piace, anche quando ti tremano le gambe. Stasera è così, tremano, ma di felicità. Perché la prima cosa bella questa sera mi sembra ancora più bella e l’ultima follia ne chiama già un’altra.





 

venerdì 5 novembre 2021

Sulle orme di qualcuno






 Quando tutto ti sfugge con precisione, puoi trovarti su un sentiero di foglie secche e così vive. Conduce a un lazzaretto di diversi secoli fa e sai che qualcuno da cui provieni, l'aveva già percorso.

Aveva avuto paura o speranza, o entrambe le cose? Proprio come te.

Sulle orme di qualcuno, forse persino sulle tue. Perché c'è una brezza nel tempo che quelle foglie e molto più scompiglia. Non sai come ne uscirai, ma sei consapevole dei passi che stai compiendo.


Sulle orme di qualcuno, forse proprio le tue.

martedì 2 novembre 2021

Mondi in attesa


 Ci sono mondi da cui mi sono espulsa, diventati di ghiaccio. Ci sono mondi in cui cammino, per fare la mia parte con coscienza, se non scienza.

Ci sono mondi in attesa, che non so bene cosa vogliano e perché mi aspettino. So solo che io li attendo con uguale intensità. Ci chiamiamo, ci sbirciamo, ci sussurriamo, ci lasciamo. Fino alla prossima volta e fino a quando non dovremo attendere più.

lunedì 1 novembre 2021

La vita che ti insegue

Il tempo resta in sospeso, poi due anni di colpo si sciolgono in un abbraccio. Quei confini che erano tornati a esistere prepotentemente, sembrano sfaldarsi.

La vita si mette a correre, ti insegue, ti racconta quello che è stato e ti dice che non se n'è andato da qualche altra parte: è ancora lì con te.

Allora socchiudi gli occhi e raduni gli amici, fai stare insieme con un gesto o un pensiero le persone importanti in questo intreccio di esistenze anche solo per caso.  Coincidenze così perfette che in un film o in un romanzo sarebbero stucchevoli. Adesso, siamo qui con naturalezza, dopo gli anni più duri, in cui ognuno di noi ha perso qualcuno o ha rischiato.

Quando porti a casa il tuo amico più saggio, gli sussurri proprio questo: ma come potevi pensare da ragazzo, al tuo primo giorno di lavoro entrando in una grande azienda e famiglia, che settant'anni dopo saresti stato qui tra caffè e conversazioni armoniose con alcuni di loro e i loro discendenti? 

Lui sorride, come tutte le volte che sì, vorrebbe darmi ragione, ma sta anche riflettendo su qualcosa di più decisivo.

Difatti, quando scende dell'auto e il buio già ci sta separando, si volta ed esclama: «Mi stavo dimenticando di dirti quanto ti voglio bene». 

Che contano i pensieri, le coincidenze perfette, le assenze e i ricordi che provano a mitigarle, quando la vita ti insegue per porgerti un abbraccio?

venerdì 29 ottobre 2021

Il fuoco sei tu

Non dimenticarti mai: così un amico mi affida un'immagine, sciolto in un pensiero. Fuoco che brucia, che scava e alimenta ricordi: eppure, forse nemmeno ti appartengono. Pensieri tuoi, prestati, conficcati nella mente da qualcun altro, da persone care e sconosciute, sciolti dentro di te da un flusso straniero.

Come se qualcosa potesse essere straniero. Non questo fuoco, che ti ha afferrato senza preamboli, che ti ha ordinato di presentarti e che, quando ti sei sottratta o almeno ci hai provato, ti bruciava dentro ancora di più.

E sai che ripartirai, alla volta di un'Assisi di fuoco, sperando di placare le fiamme, di mischiare forse la loro furia e invece consegnandoti al loro comando.

Così il fuoco, sei tu

 

lunedì 25 ottobre 2021

Fermarsi, bellezza e dannazione

La bellezza trova un alleato implacabile nell'autunno e io mi devo fermare, altrimenti perderò la testa. Le strade che abbracciano Siena, offrono non scorci, bensì sguardi ampi e irresistibili. Devo sostare per la bellezza o non riuscirò più a trovare la strada.

Risalendo la penisola, la Lombardia mi accoglie con una morsa che elimina prima di tutto i miei buoni propositi. In tangenziale, sono tutte le lamiere e lo sguardo non può allontanarsi. Giusto al cielo per un istante, quando uno stormo di uccelli si leva, vira, si posa, con precisione fuori quota.  Mi chiedo, se ci sia un leader tra di loro, o tutti sappiano produrre questi movimenti impeccabili, insieme.

 
Io, invece, sono qui intrappolata con altri compagni di viaggio sull'asfalto: li scorgo oltre i miei e i loro vetri. Sono circondata dalle lamiere e dal cemento tutt'attorno e mi accade di pensare che non uscirò mai da questo nodo scorsoio.

Fermarsi, incatenati da una dannazione che neanche dopo questa pandemia e mille propositi sembra poter sfumare. Mi porto nel cuore e nel cassetto una foto che mi libererà.
 

domenica 24 ottobre 2021

Le scale per il cielo


L'oro che non luccica, l'oro vero, si stende pigramente sullo sfondo. Grazie a un vento affezionato, ogni istante restituisce sfumature diverse su questo ritratto senese: a Castelnuovo Berardenga, è difficile girarsi e non rimanere impigliati nel fascino del paesaggio cangiante.

Poi, incappo in questa scala nella tenuta La Lama. E mi viene da pensare che le scale verso il cielo siano così: di un legno fragile e testardo, che sembra sospeso sul vuoto, mentre sa benissimo dove vuole andare, richiamato da reciproco desiderio.

Le scale per il cielo, che non attirano l'attenzione, finché non si affacciano su un paesaggio che gioca con il sole e il vento, per far passare le malinconiche giornate d'autunno.

giovedì 21 ottobre 2021

Giorni in cui riconoscersi




 Ti sto cercando così, nei cortili della tua nonna, ora avvolti da colori che li spengono. Non come quelli del tuo quadro preferito.

Nelle pagine che abbiamo scritto insieme: tu domando la tua calligrafia, io arrendendomi al computer. Sui fogli a quadretti vergati dai tuoi pensieri, cerco l'ordine che da qualche parte mi dicono dovrebbe esistere nelle nostre vite: forse, proprio dove sei tu. O forse me ne hai lasciato qui un pezzetto. Un frammento quasi invisibile, che getta luce sulla mia strada, o una dose abbondante che io non riesco a riconoscere.

Ma ci sono giorni in cui riesco a fermarmi a guardare dentro i tuoi cortili e a sorridere. A osservare la mia immagine e a riconoscere i tratti tuoi o di altri cari: a riconoscere persino me stessa in quegli specchi invisibili.

Proprio così: giorni in cui mi riconosco per un cammino anche più lungo del mio. Adesso mi fermo qui e ascolto l'eco dei vostri passi, degli scherzi di cui eri certamente capofila, del battito forte forte del cuore quando giocavi a nascondino nei meandri dei cortili. 

Adesso mi fermo qui e ascolto bene il silenzio delle tue carezze.

domenica 17 ottobre 2021

Le stelle si fanno scegliere

 All'alba di stamane un cinguettio vagamente sfrontato ci ha fatto impigliare l'attenzione nel cielo: era cosparso di stelle. Aguzze e guizzanti, come avevamo sperato di poter vedere su invito di un amico.

Poi è sceso il giorno, anonimamente ostinato. Nel cielo, non si distingueva più nulla e si vagava di incontro in incontro, senza che qualcosa, qualcuno ci guidasse. 

Fino allo sguardo di un uomo che tornava a casa senza saperlo fino in fondo. Invece, era proprio così, perché le stelle si scelgono. Anzi, le stelle si fanno scegliere. 

Guardandoti negli occhi e non dispensando gelide verità dall'alto, ascoltandoti quando meno te l'aspetti, facendo scivolare un rivolo di saggezza senza farti capire quante lacrime sia costata.

Le stelle si fanno scegliere, senza darci troppo peso. E quando le hai scelte, puoi anche trovarti in un cielo in cui non si distingue più nulla. Ma tu sai che le stelle affioreranno di nuovo, aguzze e guizzanti, come avevi sperato e a volte come non avevi osato.

martedì 12 ottobre 2021

Come le stelle lontano dal Sinai

 Stasera mi sento come quando lasciai il Sinai, in balìa delle sue stelle.

Tornata alla presunta civiltà, anche nel mio luogo del cuore mi parevano stinte, eppure erano sempre le medesime.

Era cambiato tutto ciò che di umano si sovrapponeva. 

Adesso, libere le stelle e libero chi le ama. Mi chiedo come possano essere fin lassù e oltre ancora.

Mi correggo allora. Stasera, mi sento come se vedessi le stelle nel Sinai, sarà lo sguardo di chi le ama.

lunedì 11 ottobre 2021

Un'amicizia così lieve che non può volare via

Sotto la tempesta dell'invadenza e del fracasso, si presenta una persona così silenziosa da far più rumore di tanti, un rumore buono. Ti chiede l'amicizia, questo atto così social da non poter essere vero, questo rito che soppesi e a volte ti sfugge.

Questa persona ti ringrazia e ti fa una promessa: non sarò un rompiscatole. Una frase che incredibilmente ti commuove, una promessa di leggerezza rispettosa, un atto che "non si usa più". Allora, tu ringrazi a tua volta e non ti affiorano grandi parole, anzi non ne sgorgano affatto.

Solo quando questa persona vola via, ti viene da implorarla: ti prego, rompimi le scatole. E vorresti aver parlato come ti urlava il cuore, ma fai la pace infine con la tua tristezza. Ci riesci quando ti convinci che un'amicizia così lieve non può volare via. Resta al tuo fianco fedele come una benedizione, come una scia di luce che può apparire spenta ma è solo il giorno che la sta abbracciando forte e ti confonde. Nella notte, si farà notre, ma non sarà mai rompiscatole.

domenica 26 settembre 2021

Nebbia incertamente ritrovata


 Sbucando in un silenzio nuovo eppure familiare, inciampo nella nebbia. Ci sono in realtà suoni più insistenti, che cercano di perforarla o proteggerla, chissà.

Nebbia incertamente ritrovata ci mette in fuga, finché dalla tapparella vediamo la luna, ora meno confusa. Ma non sappiamo dove si sia rintanata la realtà. Potrebbe essere nella nebbia.

venerdì 24 settembre 2021

Forse ci conosciamo

 

L’ultimo sguardo sull’estate: quasi non crediamo di poter vivere una simile giornata. Io avverto una gratitudine, al cospetto del bosco e delle vigne, che non riesco a non sciogliere in emozione.

Quest’anno ancora così immobile in confronto alle cavalcate nel mondo tempo addietro, mi ha offerto varchi rigeneranti in Toscana. Oggi, in fattoria, ad ascoltare storie di vino e di famiglia, a intingere il pane nell’olio. 

A guardare negli occhi un cavallo che avvicina il suo muso come se mi conoscesse. Forse, ci conosciamo tutti, ma lo sappiamo soltanto in esili momenti. In una giornata che si aggrappa all’estate e la guarda negli occhi, ancora.

domenica 19 settembre 2021

La bellezza dopo la tempesta


 La pioggia dentro e fuori, con la bellezza sopra casa dopo la tempesta che sembra donare un po’ di pace. 

Il sole che si scioglie, non come la pietra che resta dentro di me quando ripenso ai primi giorni in questa dimora, una prima domenica d’autunno in cui ti invitai a pranzo tutta fiera. Tu lo sembravi, quanto me. Anche quando scivolavo via, nella casa di un’amica vicina dove si veniva accolti dall’aroma delle caldarroste: un calice e l’autunno non sembrava così male.

Forse perché il sole si scioglieva sui tetti dopo la tempesta. Forse, in realtà, perché poi, correvo a dirlo a te. Anche senza parole, sguardi che si sfioravano oltre le nostre vite in apparenza parallele, che pur confluivano con morbida precisione nello stesso punto. 

La bellezza dopo la tempesta e vorrei mostrarla a te, come tu la  stai mostrando a me.

mercoledì 15 settembre 2021

Il primo battito d’ali


 Un soffio più ruvido della sera mi sospinge dentro l’autunno. Per combatterlo raduno le mie tracce d’estate tardive: mi resta dentro un battito d’ali di un uccello che lascia la luce artificiale per alzarsi verso quella vera.

È autunno e l’unica differenza è che io ti sto aspettando. Provo a impostare un primo battito d’ali, ma tu verrai a cercarmi se cadrò.

sabato 11 settembre 2021

La tua piccola belva

Avevo poche ore di vita, quando sei venuto a trovarmi. Non so dove tu abbia trovato il tempo, ma gli uomini che vivono per gli altri  - come scolpisce questa lapide - probabilmente lo rintracciano sempre, in pieghe di respiri, lacrime e sorrisi.

Ero un esserino urlante, ci ho messo un pochino ad aprire gli occhi e non so e i nostri sguardi si siano potuti incontrare. C'era mio padre, quando sei arrivato tu, don Angelo: lo so di certo, perché lui mi riportò on orgoglio la tua esclamazione.

Sei venuto a condividere la gioia di un amico e ad accogliere una creatura minuscola. L'hai guardata, poi hai detto a mio padre: questa sarà una belva, come te.

Ci abbiamo sempre riso su, anche perché i nostri caratteri all'inizio sembravano così differenti. Ancora oggi, la sua forza è irraggiungibile persino al mio sguardo, eppure a volte vengo accostata a lui, immeritatamente. Quando compio un gesto di cui io non mi sento capace, anche se gli altri lo danno per scontato, io stessa mi sorprendo a pensare così.

Oggi ti guardavo negli occhi, all'inizio del porticato, e mi è parso di captare la tua voce, di sentirtelo dire ancora una volta. Dopo un "solenne forza Pro Patria" -  adesso che sai che la penso come te -  io mi sono sentita la tua piccola belva. Quella che non sa e non vuole sbranare nessuno, ma che parte per il mondo fingendo di crederlo una pianura fiorita e soffocando le lacrime e i pensieri perché vede la giungla.

Una piccola belva, che strilla di paura e c'è chi scambia quell'urlo per ardire. 

martedì 7 settembre 2021

Pesi che liberano

 


 Sette giorni, sette notti: mi allontano da tutto e tutti, così torno sotto il temporale sempre più invadente. La basilica di San Francesco, resiste al buio della sera.

Nuvole che illuminano, pesi che liberano. Francesco un tutt’uno con il suo cavallo, mentre i lampi gli danzano attorno. Ci sono anch’io, china, in questa scena e faccio fatica a fuggire dalla pioggia di libertà.

domenica 5 settembre 2021

Cieli che raccontano


 Cieli che si raccontano, fuochi che cercano di bruciare i pensieri sulle ostinazioni urbane. 

Cieli che ti raccontano, la tua voglia di ripartire diventando migliore, ripercorrendo le miglia per ritrovarti o anche solo i centimetri che separano da una saggia decisione.

Dove sei passata, stanno sbocciando i semi lasciati cadere senza consapevolezza. Qui è dove resti e quando ti sentì senza parole, arrivano cieli che ti raccontano, bagliori che confidano come tu stia camminando ancora.

mercoledì 1 settembre 2021

Cerco oro


 Cerco oro e lo trovo anche oltre il mio desiderio. Nei mille chilometri verso Assisi, macinati ancora in poche ore per qualcosa più forte di me, così reali tra grovigli di traffico eppure impalpabili.

Che sia il temporale a scuotere la sera o il sole a imbiondire il giorno, sento un rivolo di appassionata indifferenza: camminare per le vie, rassicurarsi di un angolo familiare, rallegrarsi di una scoperta, viene sublimato e superato dal sapere che ovunque tu vada, arriverai lì, da Lui. Uno specchio della vita, che brilla nella notte.

L'essere umano è insaziabile, ma io mi allontano con l'appetito dell'anima soddisfatto, o così mi pare. Finché un enorme trattore nella stradina mi costringe a sconfinare in un campo e resto immobile per l'intero passaggio: due atti arditi, considerando la mia attitudine. Solo quando il mezzo riparte, mi avvedo dello spettacolo alla mia destra. 

Assisi sull'oro del campo, aspettando che si "accendano" d'argento gli ulivi.

La fame, mi riprende.  Cerco oro, quello più sincero e riluttante a riversarsi; devi fare mille chilometri e non basteranno.  Ti troverai in marcia di nuovo o sarai ferma a lasciare il passo a qualcun altro.Lentamente scende l'oro che ti entra diritto nell'anima e tu sai che puoi averne ancora, se avrai la pazienza di aspettare, di lasciarti chiamare e stupire. 

martedì 31 agosto 2021

Il capitano J e quello che mi ha insegnato sulla nave (ma anche in moto)



 Il capitano J
- voglio chiamarlo così - mi ha fatto salire a bordo della sua nave un giorno.

O meglio, prima ho varcato la soglia della azienda che guidava, poi l’ho esplorata e ho conosciuto i primi volti, le prime storie. Un giorno si è trasformata in un’imbarcazione vera e propria ed è andata al largo per celebrare un anniversario importante, rivelandomi il lago per la prima volta.

Sì una sera sono salpata con tante persone che producevano con la leggerezza dell’anima materiali così solidi e dopo parecchi anni a lavorare sul lago di Como mi è parso di poter conoscere di più quel canto d'acqua e creature.


Una serata di quelle che rimangono gioiosamente impigliate nei ricordi e ti formano, perché hai visto un capitano invitare con gratitudine e rispetto i suoi predecessori, coinvolgere tutti i suoi collaboratori, affidare vera gratitudine a chi andava in pensione, guardare avanti.


Come un manager, un uomo che ha un compito e responsabilità, e lo svolge con l'attenzione che merita la sua gente. Un esempio, non mi importa quanto diffuso: guardo alle persone e lui è così.


Il capitano J, le stelle sul lago, i fuochi artificiali non troppo distanti e la gioia di condividere più a fondo il viaggio. Poi, in azienda vederlo accogliere persone da tutto il mondo come pure far costruire uno spazio più produttivo, senza dimenticare di creare un sentiero tra la natura per produrre anche rigenerante spensieratezza tra i collaboratori.


È il capitano J. Che ora deve lasciare la nave e tra i tanti saluti che ha ricevuto nella sua comunicazione ufficiale sui social - al solito vibrante - colgo come un fiore quello di una persona speciale: 


ora sta a te vivere, godere, essere
.


Sulla moto, a piedi su un sentiero di montagna o su un’altra nave: capitano J, ti seguirò perché so che potrò sempre imparare qualcosa di speciale.

domenica 29 agosto 2021

Uno spazio solo per me


 Mi perdo a scrivere dappertutto e ancor più mi ritrovo, perché spesso ho bisogno di un luogo solo per me. Anche il più insospettabile, anche il più frenetico, afferra un velo di pace e mi lascia pensare.

Uno dei miei preferiti è lo stadio, dopo la partita. La gente che si allontana, a volte anche prima di fronte a un risultato sfavorevole, il che per me rappresenta un indovinello insoluto. Non mi attardo tuttavia a rifletterci, perché devo lasciar uscire le parole: talvolta danzano, spesso sono goffe finché non le richiamo all'ordine o loro lo fanno con me.

Non di rado accade che io mi fermi: ancora, ancora. Qualche remora e controllo l'ultimo collega, anche lontano presente, ma sono rimasta frequentemente da sola. Sul campo qualche giocatore a temprarsi, ancora, poi se va, e non c'è più traccia di volti e pensieri; solo, immagino la presenza del custode nella sua casa.

Resto perché mi piace veder scendere il tramonto, le nuvole che stentano ad accettarlo. Resto perché è uno spazio per tutti, eppure solo per me. E resto perché in questa pace io scrivo le ultime righe, quindi mi dirigo verso casa. Così, quando arrivo dalla mia famiglia, non ho più parole che urlano dentro e accolgo festosa ogni rumore.

Ho già avuto uno spazio per me, insospettabile. Luoghi che si svuotano, come la mia mente.

venerdì 27 agosto 2021

Patto nascosto, non dimenticato


 Sazi delle nuvole, torniamo in terra e passiamo dallo scrigno di tanti ricordi, che si è rivestito di futuro.

Volevo accarezzare più da vicino il mio lago, il Maggiore, e nell’avvicinarsi imbronciato al tramonto lo rivedo materno  custode degli altri due.

Questa tappa e questo sguardo che non sfugge alla sera, mi riconducono a un patto, nascosto ma mai dimenticato. È questa la mia terra e devo provare a prendermene cura.

martedì 24 agosto 2021

Mick per Charlie - Silenzi che mandano in frantumi il cuore



Poi ci sono silenzi che mandano in frantumi il cuore, senza che un pur lievissimo rumore, anche solo un sussurro, si possa insinuare.

Mick per Charlie. Fb



È inaspettatamente domani

 

Improvvisamente la pelle cerca il tessuto da cui aveva cercato di liberarsi nelle notti d’estate. Il soffio d’aria gelida prima riversa sopra conforto, poi è come una stilettata. 

Quando l’estate si scioglie per poi cristallizzarsi in un ricordo, ti accoglie il domani della frenesia e dei progetti.

Oggi, quel soffio gelido è più forte di tutto con le sue suggestioni cariche di realtà. A Kabul si stanno dissolvendo vita e tracce di libertà, sulla pelle delle donne il tessuto che opprime come una lama e copre ogni scelta. 

La musica ha perso ritmo con il congedo di Charlie Watts.

E io sono ancora qui a contare che un metro mi separi dai gesti di un uomo vile, non per paura, non c’è più da un pezzo, ma per disgusto, e intanto vomita parole violente su soggetti inebetiti.

Poi c’è un fremito tiepido. Sarà la tua carezza, o il bacio soffio del micio o una preghiera. 

Inaspettatamente, è domani e non c’è spazio per i timori.

lunedì 23 agosto 2021

La benedizione


#blessed to be #athome 

Passeggiare tra il chiaro e lo scuro, non dover scappare e poter sempre vedere una luce. Una benedizione, molto più di ciò che ha gran parte del mondo.


 

Di slancio, la luna

 


Ti vedo intrappolata in una fessura della tapparella, ma mi muovo appena e tu danzi.

Nessuno ci può intrappolare davvero, sembri cantare. Di slancio, ti scrolli via la polvere della tua gabbia e voli via. 

Di slancio la luna riparte, come me.

mercoledì 18 agosto 2021

Un momento ancora, tra le nuvole e gli aerei


Cerco pillole di solitudine sotto il cielo, che soffochino il frastuono attorno a me, se possibile anche quello dentro. 

Forse sono quegli aerei che sfrecciano sopra la nostra partita, aerei a cui mi ero disabituata: per un istante, mi sembra di essere tornata bambina, quando mi aggrappavo alle reti di Malpensa per vederli meglio se non potevo salire: «Ancora!»

Quando mi rifugio a scrivere nel parcheggio per trovare la mia pace, mi rendo conto che non è possibile. Ci sono nuvole capricciose, che si insinuano in quelle austere della sera, e un aereo arriva a sbirciarci dentro. Poi un altro, un altro ancora. Un tramonto che si scioglie di stupore, di fronte al fatto che gli uomini siano ancora determinati a volare.

Io, io mi sciolgo di tenerezza e scatto foto, tra rari e sconcertati passanti, solo perché non ho una rete a cui aggrapparmi gridando: ancora!

martedì 17 agosto 2021

I fiori più belli si aprono di notte

 Una mattina mi sono rammaricata del fare dimesso dei fiori sulle scale, anzi ho persino ipotizzato un furto notturno. Mi ricordavo di essermi stupita della loro magnificenza nell'oscurità della sera. 

Ora, che fine avevano fatto? Mica erano quelle pianticelle titubanti.

La sera dopo, mi incappai ancora in loro: magnifici davvero, aperti, senza paura, sfrontati forse nella loro bellezza. Non avevano la minima intenzione di ritrarsi agli sguardi, anzi volevano curarne le ferite nascoste. 

Oggi, ci ripenso tra anime piccole e importanti che volano via: forse, i fiori più belli si aprono di notte, ridono dell'oscurità perché hanno una propria luce più forte. Assorbono ogni istante di vita, più della luce, e poi si nascondono nell'atmosfera del giorno, quando tutti hanno da gridare qualcosa.

Loro, le parole più belle le hanno pronunciate. Hanno offerto carezze che non si possono narrare, hanno cullato i sogni più coraggiosi di coloro che amano e ancora li culleranno.

Perché i fiori più belli si aprono di notte, non una, ma due, tre, infinite notti. Quando stai dormendo o il buio sembra troppo prepotente per svelare la loro bellezza, un mormorio di petali è già sui tuoi sogni.

lunedì 16 agosto 2021

Consultando il finale

 Diventata adulta, matura e responsabile, sono stata colta da una consuetudine. Se intercetto un film sconosciuto alla tv e qualche incertezza di troppo già si profila all'inizio, consulto rapidamente internet: non clicco drasticamente sul telecomando, solo se la rete mi tranquillizza sul lieto fine.

Ma questo, non è un film. Adesso mi chiedo in questo spaccato di storia, come possa io illudermi che tutto non sprofonderà. Non c'è bisogno nemmeno di sbirciare nel futuro, se anche  si potesse: è il passato che sbatte in faccia il rincorrersi dei medesimi errori e  il presente che vi si aggrappa quasi li trovasse rassicuranti. 

Consultando il finale nella coscienza: i più fragili, delusi e derisi, depredati della loro vita e della dignità. Si chiama Afghanistan ma assume altri nomi e al contempo ne ha uno solo e paradossale: si chiama umanità.

 

venerdì 13 agosto 2021

Chiamami Alfredo

 La lentezza dell’estate sembra perduta, invece talvolta si ripresenta a sorpresa. Iniziando il giorno più lentamente, scruto pure il calendario.

Oggi è Sant’Alfredo. Chi conosco con questo nome? L’Alfred, il mio amico varesino che per anni mi ha rischiarato il pensiero, entrando puntuale in redazione e offendimi il suo sorriso. Sento ancora il tintinnio dell’ascensore che a quell’ora annunciava lui. Non importa se ora riusciamo a vederci così poco: il reciproco pensiero ci fa sorridere.

E poi mi illumino ancora: l’Alfredo. Solo un ritratto sfuocato di quand’ero bambina, l’autista del nonno! Chiaro che mio nonno operaio non avesse alcun autista, ma invecchiando venire a Busto in bici era impossibile e qualche volta entrava in azione questo signore che non so cosa facesse. Forse aveva un’officina e talvolta dava un passaggio al nonno: su quell’auto sono salita anch’io un più di un’occasione.

Una è stampata bruciante in me. L’Alfredo e il nonno sono venuti a prendermi da qualche parte, credo che ci sia anche mamma. Sono le parole che restano dentro di me: “Hanno rapito Moro, ucciso gli agenti”. Quel giorno si incupì il mio universo di bambina e io mi aggrappai agli occhi addolorati ma saggi del nonno.

Chiamami Alfredo, dimmi che non finì così, che non finirà affatto. Intanto saliamo sulla tua auto, cos’è quello, un gagliardetto... ah già tu sei milanista. Un altro giro, Alfredo.

mercoledì 11 agosto 2021

Solo appunti di stelle

 È da vent'anni che non credo con convinzione compiuta alle stelle, da quando le ho lasciate nel deserto. O forse lì mi hanno abbandonato loro e ancora vago.

Ogni volta che mi sembra di vederle brillare e scorgere appieno il loro messaggio, un colpo di vento scompiglia tutto; mescola righe e parole, butta in aria con capricciosa mestizia ciò che avevo quasi in mano.

Vedo solo appunti di stelle, strappi di frasi che insieme non vogliono stare. Eppure, potrei essere così saggia da ricucirli, se non fosse che mi lascio distrarre dal vento, che con un colpetto, come di tosse, scompiglia tutto e io son lì ad ammirarlo segretamente, perché se ne frega delle certezze.

Preferisce appunti di stelle. 


domenica 8 agosto 2021

A modo mio - canzone per ogni notte

 Allergica alla smemoratezza, ho atteso qualche giorno nel vuoto quasi pneumatico di adeguati ricordi di Gianni Nazzaro.

Questa sera in tv mi sono riconciliata e ho colto ciò che mi sfuggiva da bambina: quanto è tosto, agire a modo proprio.

A modo mio, è la canzone per questa e ogni notte, quella con cui mi congedo da quest'uomo, artista, figura. 

La testardaggine, l'emozione, l'esitazione, il dubbio: e se incontro qualcuno che amo follemente, conserverò questa coerenza lacerante?

Son rimasto solo io 
Ma ho sempre fatto tutto a modo mio 

 A modo mio a modo mio 

Avrò sbagliato ma a modo mio 

E proprio lacerati, sanguinanti, schiacciati eppure leggeri si vive questa certezza: a modo mio, non schiavi, ma protagonisti per quanta solitudine possa costare.

A modo mio, buon viaggio, Gianni Nazzaro. 

sabato 7 agosto 2021

Tornare all'opera (freno al timor)

All'Arena di Verona un gesto normale e appassionato come respirare la lirica diventa (anche) una metafora. Grazie a un Nabucco che viaggia nel tempo con un'umanità lacerata eppure capace di vedere un filo di luce diventare sempre più forte

Tornare all’opera: quest’immagine si schiude sotto il cielo di Verona che dipinge un tramonto lieve per concedersi subito l’abbraccio della sera. L’Arena che non ha paura di scendere nel grigio soffocante di un’epoca dall’umanità perduta per far vibrare con il Nabucco, è il posto più naturale dove farlo.

Un gesto normale e appassionato

È la lirica, sì, è anche l’opera in senso più ampio quello che si prova a entrare qui. È sentirsi vivi, con un gesto normale e appassionato come sedersi e aggrapparsi a voci, note, scenografie, movimenti. 

Ci si può adombrare che normale non è ancora: capitiamo proprio il 6 agosto, giorno carico di novità a partire dal Green Pass. Poche ore prima, riceviamo una nota dettagliata su come occorre comportarsi dalla Fondazione, compresa l’opportunità di un congruo anticipo. Dialogo su Messenger per altri ragguagli, mi organizzo sul parcheggio come non abbiamo fatto mai. Se ripenso ad altre meravigliose incursioni all’Arena nel tempo, non mi ponevo il minimo aspetto organizzativo.

Ma ciò non toglie nulla all’esperienza, anzi è come un valore aggiunto. Vogliamo tornare all’opera, ne abbiamo bisogno, metabolizziamo con stile anche l’immancabile intoppo in autostrada e riusciamo ad arrivare con un anticipo dignitoso. In una manciata di minuti, superiamo sia i controlli del Green Pass e della temperatura, sia quelli del biglietto. Saremo in una posizione fortunata, ma non facciamo la minima coda. Mangiamo qualcosa al bar dell’Arena, per ingannare attesa ed emozione e ci togliamo qualche dubbio operativo sugli intervalli con un giovane dello staff, il suo sorriso che rende tutto più chiaro.

Sì, c'è la mascherina Ffp2 da indossare e questo all'inizio pesa, come la distanza da tenere tra di noi; si intrufola per un attimo il cattivo umore, scorgi chi cerca di abbassare il dispositivo di protezione o di dribblare un'altra regola, ma rapidamente ogni tentazione di pesantezza sfuma. Così, sei libero.

L'amico tardivo

C’è Verdi, quest’amico tardivo della mia vita

Ripercorro le sensazioni dell’ultima opera, qualche mese prima della pandemia, a Busseto: l’Aida, che spalancava il piccolo teatro in un mondo immenso e anche per evitare la tentazione di confronti fra due ambienti imparagonabili abbiamo scelto di non viverla qui. 

Il Nabucco, allora, perché i tempi sono così oscuri, eppure alla fine ci sarà un raggio di luce che si spanderà. Anche se questa rappresentazione è ancora più dolorosa, calata nella Shoah, in un dramma che non ha la minima possibilità di essere lenito dalla lontananza nei secoli: è qui, dietro l’angolo dell’abisso dell’umanità, in quel Novecento allucinato dalle sue contraddizioni. 

Freno al timor: quel verso che all’inizio sembra vano, poi diventa un compagno cortese che scorta fuori dall’Arena. 

La piazza è in fibrillazione gentile, ci fermiamo a un caffè e ci sembra di essere in un regno dorato dove restereremmo la notte intera.

Siamo tornati all’opera, umanità tremante, scombussolata e strappata alla sua terra, alle sue certezze, ai suoi sentimenti. Ma con un filo di luce, di fede che la spinge a guardare oltre lo squarcio cupo.
Come quel coro, che si sistema accanto al palcoscenico - una macchia scura che si inerpica lungo la gradinata - e all'inizio quasi non te ne accorgi: lo diresti defilato, finché la sua voce entra in scena e lo senti, che è più protagonista che mai con la sua potenza gentile. E anche un po' tu. 
 
6 agosto

Nabucco collaborazione con il Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah e con il patrocinio del Ministero della cultura 

Nabucco | Luca Salsi

Ismaele | Samuele Simoncini Tenore

Zaccaria | Michele Pertusi
Abigaille | Anna Pirozzi Soprano
Fenena | Annalisa Stroppa
Il Gran Sacerdote Di Belo | Romano Dal Zovo
Abdallo | Carlo Bosi
Anna | Elisabetta Zizzo
Direttore d’orchestra | Daniel Oren
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici dell’Arena di Verona.
Nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona.
Video design e scenografie digitali D-WOK