Come, Lauretta. Mi hai dato i primi quaderni. I fogli protocollo che servono tanto a mia mamma. Mi hai sorriso, in ogni sorte, l'ultima volta settimana scorsa. E adesso te ne vai così, attraversando il viale delle nostre vite.
L'hai fatto ogni giorno, e anch'io per quarant'anni e più. Andando a scuola, a catechismo, a mangiare il gelato, a fare merenda dagli amici, a recitare una preghiera.
Tu, Lauretta, molte di più, con il tuo Peppino. Era il nostro viale, il nostro cuore: quello in cui dovremmo forse solo passeggiare e vivere, invece c'è un traffico da autostrada.
Lauretta, i tuoi quaderni, sono diventati i miei per quarant'anni. La tua gentilezza, come una polvere d'oro ogni volta che varcavo quel confine impossibile. Sono diventata grande, o ci ho provato. Ho perso molte occasioni di crescere, ma mai quella di incontrare il tuo sorriso.
Così oggi, sono triste e ripeto ciò che non osavo dire, scrivere, da anni: non è giusto, Lauretta, andarsene così. Se un angelo sulla terra a un certo punto mette le ali, deve esserci una ragione. Solo che non la vedo, non mentre le righe dei tuoi quaderni si inumidiscono delle lacrime, non solo mie.
Perdonami, Lauretta. perdonami buon Dio. E basta.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
mercoledì 4 novembre 2015
martedì 3 novembre 2015
Il mattino che ancora tace
Il mattino che ancora tace, di propositi, pensieri e paure. Di luci, incerte o smarrite.
Il mattino che ancora ti fissa, senza volerti già imporre la sua verità.
Il mattino che ancora tace, forse perché ha troppo da dire.
Notte e i gatti domineranno il mondo
Metti che i gatti si sentano leoni. Metti che vogliano davvero dominare il mondo. Metti che ci strappino il gracile trono, tutto fuffa e distintivo.
Io mi sentirei più sicura, perché peggio di noi non potrebbero fare.
Notte e i gatti domineranno il mondo.
Io mi sentirei più sicura, perché peggio di noi non potrebbero fare.
Notte e i gatti domineranno il mondo.
Anche oggi tu e le creature
Anche oggi sei tornato a casa, quasi senza respiro. Le grane, non si sono sciolte al sole; se possibile, sono solo diventate più pesanti. Hai pensieri che si conficcano sotto la pelle e agitano anche le tue splendide mani.
Anche oggi sei tornato, carico di pensieri. Eppure ti sei preso cura di ogni animaletto: dietro le finestre, e anche fuori. Per ciascuno hai messo a punto la dieta giusta: cuccioli e anziani, sani e malati.
Anche oggi ti sei preso cura di tante creature. E il Creatore non si può non commuovere, quasi quanto me, creatura minuscola.
Dialoghi reali - scusa se corro
A un incrocio tentacolare milanese, vengo superata da una podista giovane ma non senza cuore. Si rivolge all'amica.
- Scusa, non vorrei correre.
E l'altra: Però lo fai.
Io mi sono fermata, nel frattempo. Meditando sulla lezione di vita.
- Scusa, non vorrei correre.
E l'altra: Però lo fai.
Io mi sono fermata, nel frattempo. Meditando sulla lezione di vita.
Quello che resta
Il menù tedesco pochi minuti prima della chiusura del ristorante assomiglia alle torri svizzere. Sta finendo tutto.
Righe tracciate con severità, eppure con un'ombra artistica ci conducono alla verità: resta poco, pochissimo. E si galoppa verso la chiusura, tra una birra e un applauso ai cuochi che sfilano come in passerella.
Ma state chiudendo davvero? Possiamo prendere i menù?
E loro: chiudiamo, prendete.
Fissiamo il menù come promemoria di ciò che resta, perché ci è venuta una deliziosa voglia di cucinare. Per (stare con) gli altri.
Righe tracciate con severità, eppure con un'ombra artistica ci conducono alla verità: resta poco, pochissimo. E si galoppa verso la chiusura, tra una birra e un applauso ai cuochi che sfilano come in passerella.
Ma state chiudendo davvero? Possiamo prendere i menù?
E loro: chiudiamo, prendete.
Fissiamo il menù come promemoria di ciò che resta, perché ci è venuta una deliziosa voglia di cucinare. Per (stare con) gli altri.
lunedì 2 novembre 2015
Il saluto di un bambino
Ancora, non posso pregare davanti a te, perché arriva una tribù di bambini, chiassosa come il cielo falsamente autunnale.
Un mormorio vagamente insopportabile, che all'improvviso si trasforma. Come una nenia, sincronizzata alla perfezione, esce da quelle bocche, scandita dalla voce della madre.
Eterno riposo… E loro, obbedienti, ripetono, accompagnano, seguono, anticipano.
Ora sembra una melodia, intonata con tempi lontani, e loro agnellini. Mi torna in mente il disegno visto poco prima, sulla tomba di un Amico: buon Halloween, zio.
Il congedo di un bambino, dura un attimo, una vita ed è forse l'unica voce che lassù si può ascoltare senza remore. Un saluto che resta e canta.
Un mormorio vagamente insopportabile, che all'improvviso si trasforma. Come una nenia, sincronizzata alla perfezione, esce da quelle bocche, scandita dalla voce della madre.
Eterno riposo… E loro, obbedienti, ripetono, accompagnano, seguono, anticipano.
Ora sembra una melodia, intonata con tempi lontani, e loro agnellini. Mi torna in mente il disegno visto poco prima, sulla tomba di un Amico: buon Halloween, zio.
Il congedo di un bambino, dura un attimo, una vita ed è forse l'unica voce che lassù si può ascoltare senza remore. Un saluto che resta e canta.
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