Sotto il peso liberante delle cuffie, oggi scrivevo e ascoltavo. Ad un tratto, mi sono reso conto della mia immensa benedizione.
Qualcuno veniva a rompermi per le canzoni rock che le mie labbra replicavano? Col cavolo, come col cavolo che da qualsiasi parte mi imponessero un velo, sul corpo o nella mente. Già, la mia mente febbrilmente pensa e di questa sua musica si inebria. Vuole scegliere lei, la musica della sua vita, da ogni punto di vista.
Io oggi sono libera, mi dicevo, e grazie a chi? A coloro che hanno combattuto perché la democrazia sapevano cosa potesse essere, ma non la vivevano. Non certo ai tanti, troppi che sulla democrazia sputano perché ci sguazzano beati nella loro ignoranza.
Io oggi sono libera, grazie a chi mi ha dato tutto questo, eppure sento che ciò rischia di sfaldarsi se gli oppressori sono applauditi o tollerati (il che, in questo momento, è la stessa cosa).
Io oggi sono libera, anche a grazie a te, popolo iraniano. Calpestato, ma non schiacciato, ignorato da tanti che preferiscono aderire al pensiero schiavo delle ideologie (e chiedo scusa per la parola "pensiero"), ma capace di commuovermi fino allo sfinimento per un coraggio che a molti di noi noi non appartiene e chissà se apparterrà mai.

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