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venerdì 7 settembre 2018

Imparare a desiderare

Non ti chiedo di accantonare i desideri. Un balsamo che trascuro e poi mi si offre sfidando la mia pigrizia, è la Filotea di San Francesco di Sales.

Quelle righe non sono suggestive, ma intrise di una saggezza che non mortifica i sogni.

Quante volte mi sembrava mi raccomandassero proprio questo: via i desideri.

Ma come, pensavo, il creatore non ha desiderato metterci al mondo? E rileggendo sento che sì, è così. C'è una richiesta, quasi sussurrata.

I desideri, ti chiedo solo di metterli in ordine. Realizza quelli maturi, gli altri lasciali in un angolino del cuore, finché arriverà il loro momento.

Via l'inquietudine, non perché non si desidera più. Ma perché si impara a desiderare. 

giovedì 13 aprile 2017

Notte e i maestri che gridano

Ogni tanto, incontro maestri che gridano sulla mia strada e distribuiscono mozziconi di lezioni. Fumo amplificato, da cui mi allontano, perché mi sembra di vedere qualcosa più in là.

Eccoli.Molto più spesso, incontro maestri silenziosi sulla mia strada. E i gesti prendono il posto delle parole, tracciando la via verso ciò che c'è da imparare senza memorizzare.

Notte e i  maestri che gridano (li fuggo)

mercoledì 15 marzo 2017

Notte e imparo che (non) posso

Mentre cammino nella notte, imparo che non posso controllare quasi nulla, se non frammenti di me stessa. Che peraltro potrebbero contraddirmi nel giro di un nanosecondo.

Non posso impedire a quella luna furbetta di velarsi. A una piccola creatura di mettersi nei guai giocando. A una lacrima di scendere e una risata di esplodere, che appartengano a me o no.

Come in "Walking in space", so che poche cose girano in un'orbita, disciplinate. Io imparo che non posso essere tra loro, la mia anima deraglia troppo di gioia e vita. E che molto altro posso fare.

My soul is in orbit
With God face to face

Notte e imparo che (non) posso.

giovedì 14 gennaio 2016

Sto imparando un sacco di cose

Sto imparando un sacco di cose. Solo che non so dove riporle.

martedì 10 settembre 2013

Imparare (a dimenticare)

Ho accelerato tre o quattro corsi, perché ho avuto uno di quei flash su quanto devo imparare. E in fretta.

Senza ansia, ho giurato ad Arguta Paffuta che sbatteva le ciglia irritata, ma mi sono sottoposta al test per individuare le priorità. Erano troppe. Allora, ho dato una sfoltita con un metodo scientifico: ho assegnato a ciascun tema un numero et voilà, ne ho selezionati cinque.

Per cominciare, ho assicurato agli altri mettendoli da parte. Ma poi Arguta è arrivata e mi ha buttato all'aria tutte le carte, ricordandomi quando ho ritenuto metodo scientifico studiare l'ebraico, imparando una parola al giorno. La media esatta - mi rammenta - era una parola al giorno imparata, e cinque dimenticate. Ero l'animaletto dei cartoni animati che cerca di coprire l'insorgere delle falle sulla nave con un cappello, saltando come un dannato.

Chiudi gli occhi e impara ciò che entra nel cuore, mi ha detto, che poi non se ne va tanto facilmente. Se ti ostini a infilare nella testa concetti, imparerai solo a dimenticare (citazione morrisoniana, I presume).

Ha ragione? Dopo il corso, ci medito.