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lunedì 11 febbraio 2019

Metti che io voglia dire grazie (Lourdes)

Questa sera mi risveglio da un torpore a cui già due amici stavano cercando ignari di sottrarmi. Attraverso la scrittura, loro, che se non salverà il mondo, farà bene a te e magari potrà perfino aiutar qualcuno.

Questa sera mi ritrovo a Lourdes, grazie a un film. Ventun anni e mezzo dopo. Momenti unici. Di cui avevo già parlato in un cassetto.
http://neicassettidimalu.blogspot.com/2017/10/ah-sei-qua-lourdes.html
Ma stasera c’è qualcosa in più, o di diverso.

Stasera in un film scorrono i miracoli; io penso a quando mio padre mi definì così, il suo miracolo. E poi avverto il bisogno irresistibile di tirar fuori da un angolo più oscuro un’icona e metterla dove il mio sguardo può posarsi. Ogni giorno.

A dire grazie, anche se il miracolo per cui credevo di dover ringraziare a Lourdes quasi 22 anni fa, è andato apparentemente in frantumi, perché il mio corpo alla fine ha dovuto fare un passo indietro. E due, la mia anima.

Ma il miracolo vero è questo: che ho voglia di dirLe grazie. Avrei persino voglia di dirlo là, in un’alba fredda e luminosa di Lourdes.

Metti che io voglia dire grazie. E lo dico, grazie a Te, Maria.

sabato 14 ottobre 2017

Ah, sei qui (Lourdes)

Nel crepuscolo, anche quello che osa iniziare un cammino, i ricordi spingono indietro o davanti, a seconda del punto  di vista. Davanti alla statua della Madonna dell'Aiuto, calcolo febbrilmente e magicamente gli anni trascorsi. Venti.

La prima volta che i medici mi hanno salvata e avevano potuto mettere al sicuro anche un mio sogno. Bisognava correre a Lourdes, a ringraziare.

Ok. Solo che io ero (sono) un'anarchica pacifica, incazzosa (ero, forse). E mi ammalai alla vigilia (una banale influenza, questa volta), mi arrabbiai, persi il biglietto aereo allo scalo, lo ritrovai tra le maledizioni. Buffo esordio. Arrivai con un raffreddore cosmico e trascorsi la maggior parte del primo giorno in camera.

Poi c'era una ragazzina, con qualche problema e un grande cuore, che mi stava attaccata. Io reclamavo il mio spazio e il mio tempo, anche un pomeriggio in cui la madre mi chiese se mi seccasse stare con lei mentre dormiva: mamma almeno sarebbe uscita solo un poco a comprare cose che servivano per l'anima.

L'adolescente dormiva, in effetti. E io rimasi lì a scrivere in silenzio. Niente di eroico: meditavo di andare all'alba il giorno dopo alla grotta, per riuscire a stare da sola per manciate di minuti. Solo che la ragazza si svegliò ben  presto, spaventata perché non c'era la madre.

- Ah sei qui.

La sento ancora, la sua voce sollevata, prima di sprofondare ancora nel sonno. Ritirai la penna, perché mi sentii utile. Forse persino felice. E grata quanto non avevo osato essere. Ah sei qui, anche se non ero nessuno, non offrivo alcuna sicurezza o garanzia.

L'alba dopo, ero davanti alla grotta, anzi dentro. Non ci sarei mai stata, senza quella ragazza: sarei rimasta a poltrire, a quell'ora. Senza un angelo. Senza di me, anima a pezzi che si ricostruiva. Mi ricordo che avevo davanti la statua di Maria e ho pensato.

Ah sei qui. Come stamattina e in ogni crepuscolo che non sa se iniziare o finire.