Porto in radio i Motley Crue. Che emozione, che sopportazione anche dal mio collega radiofonico Giuseppe Battarino.
Da quando abbiamo iniziato insieme "Greenest Hits", ci siamo appassionati sempre più a questa sfida verde musicale su Radio Vivoeco 104. L'abbiamo fatto grazie anche Massimo Polizzotto e Benny Fucci, che sono i nostri angeli custodi.
Per noi, viaggiatori impenitenti è stato tanto difficile quanto spontaneo fermarci. Registrare insieme in radio era una delizia, un sogno coronato, ma abbiamo scoperto che eravamo #distantimauniti, per usare un hashtag bellissimo dello sport.
Potevamo davvero sintonizzarci e sincronizzarci nonostante le restrizioni imposte dalla lotta al coronavirus. Lunedì scorso ci siamo ritagliati una puntata dedicata proprio al tempo e alla casa che diventano due parametri di riferimento in questo periodo.
Solo oggi, riascoltando, ho capito con un brivido la bellezza di aver portato "Home Sweet Home" dei Motley. Una canzone che per me ha un significato profondo e ribelle, anche alle crudeltà che a volte presenta la vita. E adesso è come un abbraccio potente, come la porta di casa che si richiude non per soffocarti, bensì per dirti che hai trovato la strada.
Certo, siamo partiti con Lou Reed, in un giorno perfetto. E un giorno perfetto è bello anche concluderlo al mare, con Luca Carboni, come ha scelto Giuseppe.
Resta l'emozione un po' bambina di aver portato i miei Motley in radio, con la loro ballata folle che ho ascoltato nell'ultimo loro concerto (anche se già la decisione "risolutiva" è stata messa in discussione): mentre scorrevano tanti anni di vita, selvaggia e a suo modo dolce, con le voci e le energie graffiate, ma non il cuore.
Perché il cuore batte forte forte. Anche quando arrivi a casa, o forse soprattutto allora: quante volte ho cliccato su questa canzone, viaggiando verso la mia famiglia, volendola con tutta me stessa.
Perché sto tornando a casa, liberami.
La radio ti porta a casa. E ti aspetta, aspetta che il dolore di questi tempi si plachi mentre continua a scorrerti dentro la musica. Distanti ma uniti.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Tra natura, dubbi e musica (Nature, music and doubts) (Questo sito si serve dei cookie per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookie)
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lunedì 23 marzo 2020
domenica 31 luglio 2016
E la musica si fece guardare
C'è una fiammata e tu vedi solo la luce, nuovi spazi che si stanno per conquistare.
Non mi ricordavo che Mtv fosse nata con Video killed the radio star, in un profetico agosto. La tv non invadeva la vita ed ero troppo piccola per accorgermi dei nuovi orizzonti.
La musica non aveva volti che si imponevano sulle voci, per me. Niente colori, ma suoni liberi.
Poi cominciai a lasciarmi dominare dalla vista anche in questo mondo così amato. Le estati in montagna con il televisorino in bianco e nero che lasciava ancora suggestioni: immagini rubate ogni tanto, impastate a vibrazioni, come una conquista.
Diventò, lentamente, abitudine.
Video killed the radio star, i Buggles, uno dei primi 45 giri per la ragazzina che aveva solo preso un iniziale vaccino rock e ancora avrebbe avuto bisogno di richiami.
Profetici, ma a modo loro. Perché la radio sta benissimo, ha ancora qualche star.
Ma tutte quelle immagini che hanno accompagnato costantemente la musica, forse hanno lasciato sola la nostra fantasia.
lunedì 4 gennaio 2016
Se Lemmy fracassa la radio
Accendo la radio rock e sputa fuori un fiumiciattolo discotecaro che mi fa inorridire. Il primo pensiero, per la precisione: se la sente Lemmy, prende a pugni la radio e la fracassa.
E spunta un sorriso, non tanto per l'immagine. Ma perché sento che Lemmy c'è ancora.
E spunta un sorriso, non tanto per l'immagine. Ma perché sento che Lemmy c'è ancora.
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