domenica 27 giugno 2021

La vita secondo Zampillo: non è nelle nostre mani

Il nostro bellissimo e saggio amico Zampillo appena trovato

Ho incontrato un merlo che mi ha chiesto aiuto per aiutarmi. Questa è la sua, la nostra storia tra voglia di vivere e saggia fragilità

Sulla strada si incontrano, o scelgono di incontrarci, tante creature. A me è successo di conoscere Zampillo. Un merlo che mi ha attesa all’alba, per porgermi la sua fragilità e con essa dolore e riflessioni.

Mi ha lasciato ferite e pace, mischiate in modo misterioso. La vita secondo Zampillo, provo a decifrarla ora, anche se è difficilissimo e non solo per il dispiacere profondo di congedarmi da una creatura così: è proprio che so che mi ha consegnato qualcosa di così profondo e dirompente che non può stare in un cassetto. Tuttavia, se non lo faccio ora, temo di non avere più il coraggio.


La vita secondo Zampillo, mi viene da declinarla in un altro modo: la vita, non è nelle nostre mani, eppure continuiamo a comportarci imperterriti come se lo fosse. Verso noi stessi, verso le altre creature, specialmente le più fragili che assurdamente noi etichettiamo come meno importanti nei nostri atti quotidiani.


La comparsa di Zampillo

Zampillo è comparso davanti a me e alla cagnolina poco dopo l’alba. Noi siamo abituate al concerto dei merli, che di mattina presto sono anche più arditi: una delizia che ci godiamo per qualche minuto. Ma lui non stava cantando: ci ha chiesto aiuto. Diviso tra la sofferenza e la paura, ha scelto di fidarsi di noi, e da quell’istante è stata la fiducia via via la grande protagonista della sua storia, accanto alla voglia di vivere.


Era nell’erba, questo merlo dagli occhi grandi e vivaci, ma ricadeva, non volava e camminava con difficoltà, facendo come la ruota con la sua elegante coda nera prima di cascare.  All’inizio, si è infilato in un riparo ulteriore: sotto un’auto parcheggiata. Così presto, non sapevo chi chiamare, o meglio chi avrebbe risposto: l’ha fatto per primo il Rifugio Miletta e ho provato a seguire le istruzioni. 


Riportata a casa la mia cagnolina, sono scesa di corsa per cercare di individuarlo e prenderlo, ma non era facile. Ne è nata una task force, con un signore e la mia vicina che aveva un retino:  Zampillo è stato messo al sicuro. L’ho sistemato su un balcone coperto, nel riparo che avevo adattato, mentre cercavo di capire cosa fare, perché in casa i gatti erano insidiosi. Ringrazio la Lipu di Gallarate che mi ha risposto e mi ha dato indicazioni. Poi qualcuno  mi ha ricordato una persona esperta e amorevole, che è venuta in soccorso: non la ringrazierò mai abbastanza.


Si fida di noi

Da quel momento non ho più visto Zampillo, se non in foto e video, ma era come se fossimo sempre vicini. Con aggiornamenti continui e il cuore sempre connesso. Mi ha colpito che quel merlo sofferente e spaventato mangiasse nelle mani di una ragazza come se non avesse mai fatto altro nella sua esistenza: come un piccolo animale domestico, non selvatico. Me l’hanno detto anche i suoi angeli custodi poi: sembrava proprio che si fidasse di noi. E mentre si attendevano altri accertamenti sul perché Zampillo – un nome che gli avevo inconsciamente attribuito quasi a  esorcizzare i timori - non riuscisse a stare sulle zampine, lui ci ha trasmesso tanto, tantissimo.


Si è nutrito con un fervore dolcissimo. Ci ha mostrato il suo sguardo vorace di vita. Siamo andati a prendergli un cibo che ci avevano raccomandato e lui l’ha mangiato, anche se aveva già un viaggio imminente in programma: quello dritto nel cielo, dove avrebbe volato e basta.


Nell’attesa, ci siamo confrontati sulla possibilità che Zampillo vivesse in condizioni di disabilità. Ci eravamo anche interrogati su cosa fare in caso di impossibilità di ritorno in natura, perché lui aveva diritto a vivere, come ogni creatura. Chi ospita creature così fragili? Posti e persone che si contano sulle dita di una mano


Perché cos’è un uccellino, in un mondo che corre e non sa volare. 


Quando ero a comprare la sua pappa, ho visto diverse persone acquistare ad esempio pulcini per i bambini: li avrebbero accuditi sempre, anche quando sarebbero cresciuti e diventati meno "da coccole"? E se uno di loro si fosse rivelato meno che perfetto? La domanda poi che mi affligge sempre più: diciamo che belli, diamo un nome, poi li mangiamo? E un’altra: come si fa a sparare o tendere insidie a una creatura, a partire da coloro che sono su un ramo esile come gli uccellini e attraversano l’aria impalpabile con le loro ali?


Ma il grande quesito che mi ha lasciato Zampillo è: quanto siamo disposti a prenderci cura della fragilità altrui, dal più piccolo al più grande? 


 

Il giorno che Zampillo si è presentato nella nostra vita, si leggeva questo passo del Vangelo:


Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?

 

Noi pensiamo di valere più di un merlo, di altri animali, talvolta di altre persone. Pensiamo di poter tenere le vite più fragili nelle nostre mani, senza capire che ciascuna lo è, compresa la nostra.


Questo mi ha detto Zampillo, in un’alba d’estate: ti affido la mia vita, non so quanto durerà, ehi, neanche tu conosci quanto durerà la tua. Però io voglio trascorrere ogni giorno vivendo, fidandomi e dandovi uno sguardo d’amore perché vi state occupando di me.


Il canto per Zampillo 

Pochi giorni dopo, all’alba nel solito giardino e nel punto in cui l’avevo visto, mi hanno accolto tanti merli che sprigionavano un canto comune, avvicinandosi come non mai.  Sono andata avanti, un po’ turbata, e ho captato in un grande albero note diverse, come quelle che mi avevano colpito in collina appena dopo la morte di mio padre. Un uccello che non si era mai palesato ai miei occhi, quella mattina è comparso e si è presentato letteralmente sul ramo: era un fringuello.


In quel momento di armonia, ho udito il messaggio che mi veniva recapitato: Zampillo era migrato verso un giardino dove non si sarebbe fatto male mai più. Pochi minuti dopo, me lo confermava un messaggio whatsapp. 


Ho pianto come se avesse fatto parte del mio cammino da sempre ed è  così. Perché io che chiamo tutti per nome, pure le bestiole più minuscole, anche prima del mio romanzo “Chi ha bisogno di Willy”, ho una predilezione per i merli: mio padre li adorava e imbastiva conversazioni fischiettanti con loro in collina. Talvolta, quando ho un’esitazione o un pensiero, ne incrocio uno e sorrido, riconoscendo una presenza, una conferma come una carezza.


Ma Zampillo è stato il primo che ho incontrato davvero, che mi ha scelta, che mi ha chiesto aiuto per aiutarmi un po’. Ad esempio, da quando l'ho conosciuto, ho avvertito questa crescente insofferenza per ciò che mi rende infelice, per discorsi e richieste che prima accoglievo come qualche strana forma di dovere dal sapore di espiazione e che adesso sento di dover respingere senza tentennamenti. 


Tanto altro, mi ha detto questo merlo saggissimo, e lo devo mettere ancora più a fuoco.


La vita secondo Zampillo è una lezione sussurrata in una mattina d’estate: le vite degli altri (e non solo) non sono nelle nostre mani, ma possiamo fare qualcosa per chi chiede aiuto e anche per chi non osa. Possiamo smetterla di sentirci padroni, acquirenti, giudici ed essere grati per il canto di un piccolo merlo. 


Solo così potremo ancora sentirlo, quando lui è già volato via, e imparare a cogliere ogni attimo di vita, anche tra le lacrime. 


Perché mi manchi, Zampillo, piccola creatura, forte e indifesa, ma quando nell’aria sento cantare esco e penso che sia tu.  

 

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