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venerdì 15 dicembre 2017

Sposto la lancetta

Tutto è così offuscato, anche quando entro nella cornice del Natale. Lo faccio più perché devo (ahimè ci sono ricascata), perché non vorrei ascoltare o vedere nulla, non oggi.

Ma mentre sono nell'abbraccio della basilica, parlo con un'amica e forse riesco persino a scherzare. Senonché lo sguardo cade sull'orologio e le spiego che è avanti, non so quanti minuti. La voce si affievolisce.

Solo ora, solo in questo momento, persino in questi giorni, mi ricordo perché insisto a lasciare la lancetta più avanti rispetto all'orario reale.

Perché anni fa, forse persino in quel giorno che nessuno conosce, me l'avevi suggerito tu come stratagemma, zia, per migliorare la puntualità. E mi fa male, ma penso anche che tu sei qui, dentro questo Natale che in qualche modo arriverà.

Tuttavia, non offenderti: io sposto la lancetta indietro.

Adesso, non voglio essere più puntuale. O peggio, correre avanti.

giovedì 14 dicembre 2017

Ciao zia, che mai ti dimentichi

Chiudo  gli occhi e sono in un pomeriggio che nessuno conosce: solo tu ed io. Ho poco più di vent'anni e devo tornare nella mia valle. Arrivo senza dirti niente, la porta si apre come se non ci fossimo viste dal giorno prima, invece era qualcosa di più.

Sorridevi. Come tutte le volte in cui passavo, che mi fermassi un'ora o un minuto.

Sorridevi, lo sentivo, anche quando telefonavi per ogni nostra ricorrenza.
Non te ne sei mai dimenticata una, anche quando la malattia ti ha messo a dura prova. Sorridevi quando passavo, quando dicevo una cavolata maldestra per tentare di distrarti dal dolore.

Non ti sei mai dimenticata di un compleanno, di un onomastico, di un motivo per far sentire che eri vicina. E a me viene invece un magone fortissimo, perché l'anno nuovo in famiglia si è sempre aperto con due telefonate di buon compleanno. Una era per te.

Ma non mi dimenticherò di fartela ugualmente, come non ti dimenticherai mai tu di volerci bene.

Ciao zia Franca.

mercoledì 24 maggio 2017

Oltre la paura (grazie zia)

Chi scrive è una bambina che aveva il terrore dei cani. E cedette per i più piccoli, quando ne incontrò uno che rideva.
Forse ride anche delle mie paure, pensai, e lo accarezzai. Poi mi innamorai dei suoi cuccioli e uno lo portai via con me, mio fedele scudiero.

Ma i cani grossi continuavano a incutermi timore. Prova del nove, quando sfondai una portiera della mia auto di seconda mano, alle prime prove post patente. Papà mi mandò dal carrozziere e mi avvisò: guarda che ha un alano, ma è dolcissimo, un cucciolone.

Quando arrivai in cortile, sentii in modo distinto risuonare "Killer" e comparve al finestrino la testona dell'alano in questione. Pretesi che il carrozziere mi riparasse la portiera, con me rintanata nell'abitacolo.

Niente da fare, i cani grossi mi spaventano. Finché un giorno mio zia Mariuccia (la stupenda ragazza che vedete nella foto) mi disse: perché non vai con la figlia di una mia amica a portar fuori i trovatelli il weekend? Erano bestiole salvate dalla Protezione animali e alloggiate in un canile privato, che avevano un disperato bisogno di passeggiate e coccole. Partii felice, con la convinzione che i ragazzi grandi e grossi avrebbero portato fuori i cani di uguale taglia, io gli animaletti.

Peccato che alla prima uscita mi misero in mano il guinzaglio con attaccato un pastore tedesco. Ero terrorizzata, ma avevo anche un certo orgoglio. Lui è Tommy, buonissimo, mi dissero. Sì certo - pensai - come il dolcissimo alano di nome Killer. Tremando feci qualche passo e scoprii che Tommy mi seguiva, sopportando nel frattempo anche la carina ma molesta (bau bau bau bau) Bella. A un bivio, incontrammo il primo disaccordo: io volevo andare a destra, lui a sinistra. Il cagnolone si piantò sulle zampe e tese il grosso capo scuro verso la direzione auspicata, io tirai senza esagerare verso la meta da me prescelta e più frequentata. Dopo un interminabile minuto, Tommy mi seguì.

Da allora, diventò il mio compagno di passeggiate preferito, anche se ho avuto la fortuna di uscire con diversi cani adorabili. 

Devo ringraziare lui se in parte dalla paura sono guarita. Ma prima ancora zia Mariuccia. Che oltretutto - a essere fiscali - adorava i gatti.