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giovedì 10 maggio 2018

Eravamo tutti uguali

La storia appare così limpida, dove è di casa. Senza abiti che la camuffino o la rendano meno dolorosa. Al Castello di Novara, mi fermo cogliendo quattro cifre e infiniti volti. Poi incontro Marcello Pezzetti: Torna un pomeriggio milanese, nella mia memoria affaticata, la lucidità di Marcello, che supera anche i vortici della storia.

1938, ottant'anni fa. Eravamo tutti uguali allora. Italiani, che la pensavano in modo differente e simile. Cita alcuni nomi e ne rivedo occhi, risento i loro racconti, provo i brividi.

Uno di loro, mi narra ancora quando salutò sua mamma per l'ultima volta, sulla soglia della camera a gas. Ed è storia tragicamente comune.

Uno di loro, mi dice di quando suo nonno abbandonò l'azienda per mettersi in salvo; rientrando in Italia, il suo socio gli restituì tutto. E non è storia comune.

Tra queste mura, incontro italiani ebrei, ricchi e poveri, fascisti e antifascisti, colti e umili. Italiani, che ottant'anni fa si sentirono dire: non c'entrate più niente, con noi.

Eravamo tutti uguali. Siamo tutti uguali. Finché qualcuno decide che no, non è così. E noi possiamo seguirlo o ribellarci: perché non siamo tutti uguali, o lo siamo perché tutti liberi.

https://www.ilcastellodinovara.it/event/1938-la-storia-80-anniversario-delle-leggi-razziali/


domenica 4 dicembre 2016

Riconquistare il castello

Riconquistare un castello, non vecchie mura, e con le armi del passato. Rimetterci piede per dare voce all'anima.

La notte dal sapore quasi natalizio a Novara, la folla davanti al portone non per cercare rifugio come nei tempi distanti. Piuttosto, per ricordare e correre avanti, di fronte a fuochi antichi e luci moderne. Giochi di fiamme nella corte, nella sala i discorsi realistici di chi vede un pezzo di sogno realizzato, ma sa che bisogna lavorare ancora molto. 

Che quelle pareti devono essere sempre vive e traboccare di contenuti, come stasera traboccano di gente. Intanto l'orchestra Coccia  dà ogni energia e porta dentro i film che ci hanno fatto sentire più innamorati, coraggiosi o spaventati, conducendoci per mano.

Mi guardo attorno e so cosa mi colpisce di più, persino più di quest'aria nobile e saggia del castello: la felicità sui volti delle persone. Io adoro quando vedo i visi rischiarati dall'entusiasmo, tanto più in una notte di inverno.

Riconquistare il castello, il tempo di alzare i calici. E poi via, a riguadagnarselo ogni giorno, tenendo dentro di sé la responsabilità e la gioia di quei volti.


venerdì 13 dicembre 2013

Il papà dei biscotti

Io ad addentare distrattamente il biscotto perfetto. A scegliere tra la fetta biscottata e il nuovo, fantastico geppino.

Poi, stasera mi si ferma il respiro in gola. Se n'è andato il "signor Camporelli", lo chiamo così. E fino a poco tempo fa - leggo sulla Stampa - era lì, fedele alla consegna di far sorridere il mondo di gusto, nel suo negozio di Novara. Quando scherzando dicevo agli avversari calcistici: l'unica cosa per cui vi grazio, è la meraviglia dolce che scorre nelle vene della vostra anima.

Addio, papà dei biscotti. E di molto di più.