Ci sono mamme che conosci da sempre, anche se le loro vite, non le hai nemmeno sfiorate. Quando ero piccola e Kiss-fanatica, avevo studiato come da contratto ogni dettaglio sulla vita dei miei beniamini e delle loro famiglie.
Come di Flora, la mamma di Gene Simmons, che in queste ore è volata via, a 92 anni. Da giovane la immagino fragile e fiera. Fragile, nel campo di concentramento in cui l'aveva mandata la follia umana.
Vince la vita
vince l'amore
E poi la vedo fiorire, come il suo nome mi evoca, in Israele. Andarsene, con il suo bimbo, in un Paese di cui non conosce la lingua. E quando sente urlare un poliziotto all'ingresso in America, istintivamente mostra la pelle tatuata.
Ma Flora è forte e orgogliosa. Sa cucire, i bottoni, l'affetto, la vita. Oggi se ne va via e Gene Simmons la saluta nel modo più vero, senza addii o arrivederci, perché sappiamo tutti dove andiamo, speriamo tutti di sapere dove ci ritroveremo.
Bastano poche parole: the best mother in the world. La mamma migliore del mondo, quella che sa cucire ogni oltre ferita della vita e dell'umanità, per sorridere ancora.
Notte e buon viaggio, mamma migliore del mondo (ciao Flora).
https://www.facebook.com/PaulStanleyOfficial/photos/a.10150364074794967/10151021966704967/?type=3&theater
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Tra natura, dubbi e musica (Nature, music and doubts) (Questo sito si serve dei cookie per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookie)
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giovedì 6 dicembre 2018
giovedì 10 maggio 2018
Eravamo tutti uguali
La storia appare così limpida, dove è di casa. Senza abiti che la camuffino o la rendano meno dolorosa. Al Castello di Novara, mi fermo cogliendo quattro cifre e infiniti volti. Poi incontro Marcello Pezzetti: Torna un pomeriggio milanese, nella mia memoria affaticata, la lucidità di Marcello, che supera anche i vortici della storia.
1938, ottant'anni fa. Eravamo tutti uguali allora. Italiani, che la pensavano in modo differente e simile. Cita alcuni nomi e ne rivedo occhi, risento i loro racconti, provo i brividi.
Uno di loro, mi narra ancora quando salutò sua mamma per l'ultima volta, sulla soglia della camera a gas. Ed è storia tragicamente comune.
Uno di loro, mi dice di quando suo nonno abbandonò l'azienda per mettersi in salvo; rientrando in Italia, il suo socio gli restituì tutto. E non è storia comune.
Tra queste mura, incontro italiani ebrei, ricchi e poveri, fascisti e antifascisti, colti e umili. Italiani, che ottant'anni fa si sentirono dire: non c'entrate più niente, con noi.
Eravamo tutti uguali. Siamo tutti uguali. Finché qualcuno decide che no, non è così. E noi possiamo seguirlo o ribellarci: perché non siamo tutti uguali, o lo siamo perché tutti liberi.
https://www.ilcastellodinovara.it/event/1938-la-storia-80-anniversario-delle-leggi-razziali/
1938, ottant'anni fa. Eravamo tutti uguali allora. Italiani, che la pensavano in modo differente e simile. Cita alcuni nomi e ne rivedo occhi, risento i loro racconti, provo i brividi.
Uno di loro, mi narra ancora quando salutò sua mamma per l'ultima volta, sulla soglia della camera a gas. Ed è storia tragicamente comune.
Uno di loro, mi dice di quando suo nonno abbandonò l'azienda per mettersi in salvo; rientrando in Italia, il suo socio gli restituì tutto. E non è storia comune.
Tra queste mura, incontro italiani ebrei, ricchi e poveri, fascisti e antifascisti, colti e umili. Italiani, che ottant'anni fa si sentirono dire: non c'entrate più niente, con noi.
Eravamo tutti uguali. Siamo tutti uguali. Finché qualcuno decide che no, non è così. E noi possiamo seguirlo o ribellarci: perché non siamo tutti uguali, o lo siamo perché tutti liberi.
https://www.ilcastellodinovara.it/event/1938-la-storia-80-anniversario-delle-leggi-razziali/

martedì 27 gennaio 2015
La Memoria, l'umanità sempre perduta
La Memoria che resta, con il dolore. Vorrei che potesse essere alleviato, da qualche progresso dell'umanità, brillante o limitato.
Ma ogni anno, se possibile, va sempre peggio. La Shoah e persone che tentano di rimescolare le carte, di straziare ancora di più le vittime. Sortilegi che apparentemente non si possono spezzare.
Ogni anno chiedo scusa a quelle vittime, che hanno un volto, un cuore,una famiglia. Non domando perdono per allora, perché non ne ho la possibilità e il diritto.
Chiedo pietà per oggi. Per la Shoah negata, per quella strumentalmente usata,per ogni lacrima ignorata.
Ci sono momenti in cui vorrei gettare la spugna, perché negarlo? È tutto troppo orribile per essere sopportato. Poi, mi sfiora un pensiero della mia amica Angi, e del dialogo ideale, e così vero, con Etty Hillesum, che riuscimmo a leggere una studentessa e io, vincendo l'emozione.
E un dolce monito di Angioletto Castiglioni, più forte degli errori di Flossenburg: la cultura, la cultura umanistica può salvarci.
La Memoria, l'umanità ancora perduta. E sempre da ritrovare.
Ma ogni anno, se possibile, va sempre peggio. La Shoah e persone che tentano di rimescolare le carte, di straziare ancora di più le vittime. Sortilegi che apparentemente non si possono spezzare.
Ogni anno chiedo scusa a quelle vittime, che hanno un volto, un cuore,una famiglia. Non domando perdono per allora, perché non ne ho la possibilità e il diritto.
Chiedo pietà per oggi. Per la Shoah negata, per quella strumentalmente usata,per ogni lacrima ignorata.
Ci sono momenti in cui vorrei gettare la spugna, perché negarlo? È tutto troppo orribile per essere sopportato. Poi, mi sfiora un pensiero della mia amica Angi, e del dialogo ideale, e così vero, con Etty Hillesum, che riuscimmo a leggere una studentessa e io, vincendo l'emozione.
E un dolce monito di Angioletto Castiglioni, più forte degli errori di Flossenburg: la cultura, la cultura umanistica può salvarci.
La Memoria, l'umanità ancora perduta. E sempre da ritrovare.
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