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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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giovedì 15 febbraio 2018

Notte e una negletta antichità

Boezio, salvami tu. Lo stai già facendo. Ogni giorno assorbo un passaggio, come se fosse nuovo.

Oggi si è conficcata nella mia mente rigida quel velo di negletta antichità che oscura lo splendore della filosofia. Che immagine strana e irresistibile.

Qualcosa di così antico, da essere trascurato. Qualcosa di così trascurato, da essere importante. Secoli di pensieri che attraversano gli affreschi della memoria: come nei dipingi esposti al fumo, tu scrivi.

Una negletta antichità, che ti catapulta fuori dal tempo. Chissà se anche per questo ho sempre amato questa follemente saggia filosofia.

Notte e una negletta antichità.

giovedì 11 gennaio 2018

Notte e Freud fa male (sulle ginocchia)

E' pericoloso avere un'amica psicologa, soprattutto quando accetti un passaggio in auto. Tu ti siedi, quasi indifesa, e in quei pochi minuti non ti aspetti un assalto.

Avevi già alzato bandiera bianca, tu filosofa che avevi respinto per decenni la psicologia: quelli sanno tutti, noi ci mettiamo sempre in discussione. Finché non hai incontrato un uomo così saggio, da mettersi in discussione, ed ecco che sei capitolata. Anche perché hai capito che a furia di metterti in discussione i rischiavi di convincerti di sapere tutto.

Sì lo so, è un casino. Un giro di pensieri e parole. Allora torno fisico.

Forse per questo, incautamente accetto un passaggio in auto dall'amica psicologa e sul cruscotto vedo un volume gentile di Jung (il mio preferito, mica devo nasconderlo), l'altro di Freud, più massiccio (ti pareva).

Il momento traumatico arriva con una frenata, quando Freud cade violentemente sulle mie ginocchia.

E allora rido, con lacrime liberatorie: Freud fa male, sulle ginocchia.

Notte e Freud fa male sulle ginocchia.


mercoledì 8 novembre 2017

Così filosofa, così rockstar

Una donna, anche collega, che ammiro molto, racconta che un figlio ha scelto Filosofia all'università. Io non so bene se la incoraggio o la metto in guardia: entrambi i compiti, peraltro, non mi spettano.

Ma torno indietro di corsa, anche per colpa di una canzone di Patti Smith.

Mi sarebbe piaciuto fare la rockstar, perché dire "suonare per vivere" suona male (scusate il gioco di parole), quasi toglie la poesia. Invece, non posso affermare che mi sarebbe piaciuto fare la filosofa.

Perché ancora lo faccio.

Certo, quando mi sono iscritta a quella facoltà, l'ho fatto anche per rompere le scatole a  mio padre. Da contratto si intende. Iscriviti a Economia o Lingue, vai in banca o insegna. E io: scelgo Filosofia.

Lo sapeva già mio padre, che avrei fatto la giornalista. Allora dovevo contestarlo rigorosamente, ma forse sapeva già anche il baratro in cui ci saremmo immersi, volontariamente.

E a maggior ragione provò a sussurrarmi: perché filosofia? Piuttosto lettere, tuonò il mondo.

No, perché voglio imparare. Forse persino farmi del male. Voglio cercare sempre, amare ogni dubbio, non sentirmi mai arrivata.

Sentirmi fuori dal mondo.

Oggi il fatto che il figlio di una donna e di una collega che stimo, studi Filosofia, mi commuove. Mi viene in mente quella canzone di Patti Smith che si rivolgeva a chi aveva un sogno di rockstar da coltivare. Sorry, lei non la scrisse, quella canzone, ma la riprese egregiamente.

Che cosa? Vuoi diventare una rockstar? ci riuscirà uno su un milione. E intanto ti aspetterà dolore, oh quanto dolore. Diventerai matto, quindi forse sanissimo.

Invece, un filosofo ha la quasi sicurezza che non avrà mezzo conto in banca sostenibile. E successo, be', quel successo che il mondo grida ai quattro venti, neanche a parlarne.

Tranne quei quattro secondi prima di addormentarsi, in cui si mormorerà: mio Dio, oggi ho cercato, ancora.

Meglio di un conto in banca, e la mia amica lo sa. Quasi quasi, persino io.
Così filosofa, così rockstar.

Che storia, neanche hai bisogno di una chitarra elettrica.

Get yourself an electric guitar
And take some time and learn how to play
Don't forget who you are
You're a rock & roll star


 


lunedì 20 giugno 2016

Lo sai che i filosofi

Che ci faccio qui e soprattutto perché sto scrivendo, se non lo so? Le domande, sul serio o per scherzo (ammesso che si possa individuare il confine) si portano dietro per abitudine o convinzione, ma vale sempre la pena scuoterle con l'ironia.

Io ho la fortuna di un antidoto, le pagine di Vittorio Salvati, che già mi vizia sui social, ma con il suo libro non mi permette di fuggire da me stessa. Sì, perché non ci sono più i filosofi della volta, però chi (si) interroga sorridendo è un degno erede.

A volte non riesce, perché, è vero, le sofferenze e le violenze prima sono scritte con le lacrime, solo successivamente con l'inchiostro. Eppure riesce a giocare, prima di tutto con il tempo, e sa che se proprio deve congedarsi, è meglio morire d'amore.

Che poi, al di là di mille proclami intellettuali, vuoi vedere che questo mi fregò della filosofia: che contenesse la parola amore.

Grazie, Vittorio.


Non ci sono più i filosofi di una volta, Vittorio Salvati, Edizioni Tipografia Marina

venerdì 25 dicembre 2015

Notte e se ci viene in mente una guerra (c'è Via col vento)

Nella cascata che offre emozioni e lezioni, oggi mi addormento con una più forte delle altre. 

Quei giovani e meno giovani che carichi di parole e arroganza, andavano alla guerra. La pretendevano e si indignavano contro chi frenava i loro entusiasmi. 

E l'orrore, le fiamme, chi doveva vincere schiacciato. E chi vince, perde ferendo e umiliando i suoi fratelli.

Credo che se ci viene in mente l'arroganza di una guerra, di partire armati di certezze pericolose, sia sempre meglio dare un'occhiata a Via col vento.

Notte e se ci viene in mente una guerra 

mercoledì 28 gennaio 2015

Veronelli e Feyerabend, o del filo

Devo ancora lasciar sedimentare tutte le emozioni della mostra di Veronelli alla Triennale. Ma un filo resta impigliato amorevolmente nelle mie meditazioni.

Non posso non parlare di amore. L'anarchia, forte ma non violenta. Quella mutuata forse da un santo: ama e fa' ciò che vuoi.

Feyerabend, il mio grande filosofico amore. E Veronelli che afferra quel filo, ricorda che la terra è di tutti ed è solo in prestito, forse anche meno. Camminare la terra e volare nei cuori, nei pensieri.

Un filo che unisce questi due pensatori, così legati all'umanità e ai suoi concreti bisogni, anima compresa.

venerdì 31 ottobre 2014

Dialoghi reali - La laurea in filosofia

- una laurea in filosofia oggi non si nega a nessuno

Battutona, signora. Solo che oggi io sono di cattivo umore, non so neanche prenderla con filosofia

- Io sono laureata in filosofia.

Non mi ricordo nemmeno come abbia cercato di rimediare, povera. Sono stronza io, guardi, perché non dovevo nemmeno risponderle. Però le dico un'altra cosa, da stronza patentata quale sono oggi, e poco filosofa. Sono laureata in filosofia, sì. L'ho fatto studiando mentre lavoravo. Con le borse di studio, per non pesare sulla mia famiglia. E portando un esamino di 19 libri, ad esempio.

Poi credo che un sacco di laureati siano dei cretini: in filosofia e altro. E forse io sono la prima. Anche perché mi sono messa a parlare di me, cosa che detesto.

Tuttavia, lo ridico a scanso di equivoci: sono laureata in filosofia. Non me ne vanto, ma ne sono felice. Amo cercare, come posso, e spero di farlo sempre.

giovedì 16 ottobre 2014

Feyerabend che mi sfuggì

Kuhn mi segnò la vita, non solo la filosofia: che poi ho detto una corbelleria, come se esistesse un confine. Ma poi caddi vittima di Feyerabend.

Ho usato il termine cadere, perché mi porta più vicino alle espressioni di altre lingue per dire innamorarsi. Prima ragione, sviluppai per questo suo filosofo una vera devozione. Seconda ragione, era questo che percepivo tra le sue righe, specialmente le ultime: amore puro, compassione, empatia.

Fuori tema, filosofa? Stai scherzando, la parola amore dà l'impronta iniziale alla filosofia.

Al professor Reale non confessai mai questa mia "deriva" feyerabendiana, in sana salsa anarchica, ma concepii una intenzione perversa di laurearmi con una tesi in Filosofia della Scienza e di intervistare direttamente lui, Paul. Magari a Berkeley. Ero talmente convinta che credetti a un baldo giovane intenzionato a farmi da tramite: ma poi percepii che aveva un altro interesse, peraltro affrontato in modo meno banale rispetto alle collezioni di farfalle.

Il cielo raddrizzò tutto, riportandomi sulla strada delle Comunicazioni sociali. Lavoravo già, e molto, e non fui soddisfatta del mio esame di Filosofia contemporanea. Inoltre mi si richiedeva una full immersion preliminare in Germania, per me impossibile in quel momento.

Il sogno finì così, ma non persi di vista Feyerabend. Né quel delizioso retrogusto di compassione, che non amo definire tolleranza, quel meraviglioso approccio socratico che mi rendeva il mondo intero più accettabile.

mercoledì 15 ottobre 2014

Reale e la (co)scienza che ti cambia la vita

Se chiudo gli occhi, professore, rivedo lei e il testo che estrae come ouverture del corso di Storia della filosofia antica.

Sono appena approdata in università e ho un sacro timore di lei. Anche se nella mia mente ragazzina, quando penso a lei tolgo una pausa fondamentale e dico: realeantiseri.

Ma adesso il liceo è finito, inizio l'università e lei non è un libro, è una persona. Una coscienza...

Professore, io ho un sacro timore, ma perché tira fuori questo strano testo? Kuhn? La struttura delle rivoluzioni scientifiche? Io pensavo di incontrare Platone...

Abbi pazienza. E seguo lei, seguo Kuhn con un rispetto che cresce. Così è il mondo della scienza, della filosofia, della coscienza. Altro che cumulo progressivo di nozioni, certificate da oggettivi esperimenti.

Prima, ci siamo noi, bellissimo e terribile. E prima ancora, Qualcuno che starà abbracciando lei, professore. Magari "convocando" anche Platone.

A proposito... Platone e Kuhn insieme mi hanno cambiato la vita. Grazie professor Reale.


venerdì 18 aprile 2014

La trappola del punteggio

Si apre il nuovo capitolo del testo di filosofia "The flipper". Quando sei abbastanza sicuro di crollare miseramente? Quando sbirci il punteggio. Vuoi essere sicuro di quanto hai realizzato e spingi l'avidità (perché a questo punto perde il sapore di speranza) a quanto ancora puoi conseguire.

Trappola.

In quel momento, precisa e bastarda ti sfugge la pallina.  Continua a giocare, se vuoi vincere. O semplicemente giocare.