In queste ore se n'è andata una signora. Con tanti anni sulle spalle, che pur sembravano così leggeri. La vedevo alla finestra e sulla soglia di casa, con i suoi piccoli riti e un sorriso delicato.
Oltre a questi incontri rapidi e gentili, serbo un ricordo speciale di qualche anno fa. Lei, aveva già superato i novant'anni e ancora guidava la macchina. Un giorno ci troviamo insieme in un negozio e lei sospira brevemente che le dolgono le gambe. Poco dopo, aggiunge: forse viaggio troppo in auto, devo camminare di più.
Questa nota mi ha suscitato prima tenerezza, poi una riflessione. Non si era lamentata, aveva solo esternato un problema e l'aveva addebitato a tutto, tranne che agli acciacchi dell'età, cioè qualcosa di ineluttabile e soprattutto ingovernabile.
Perché così è. Se il passo ti sembra pesante, devi ritrovare un po' di leggerezza. Non rinchiuderti nella convinzione che ci sia un destino incamminato più velocemente di te, a indirizzarti.
Buon viaggio, signora gentile. E il tuo passo è lieve, non perché ora hai le ali. E' perché lo è sempre stato.
notte e se il passo ti sembra pesante.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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mercoledì 31 ottobre 2018
lunedì 23 luglio 2018
Notte e (non) ci vuole smalto
Ogni tanto, lo confesso, guardo con invidia-perfidia le unghie smaltate di altre donne. E penso che tra il ticchettio sul pc (killer nascosto) e i mestieri vari non posso concedermelo.
Tuttavia, sulle mani di una donna salvata in mare ammetto che mai mi sarebbe venuto in mente di scrutare le unghie e tanto meno - nel caso in cui, meno distratta, avessi colto tracce di smalto - l'avrei invidiata.
Ci vuole smalto. Ma per rimanere umani.
Notte e (non) ci vuole smalto.
Tuttavia, sulle mani di una donna salvata in mare ammetto che mai mi sarebbe venuto in mente di scrutare le unghie e tanto meno - nel caso in cui, meno distratta, avessi colto tracce di smalto - l'avrei invidiata.
Ci vuole smalto. Ma per rimanere umani.
Notte e (non) ci vuole smalto.
sabato 19 maggio 2018
Il balsamo discreto dell'amicizia
Ci sono giorni intrappolati dai guai, quanto dalle opportunità, che devono trovare un'isola. Un luogo in cui non rifugiarsi, ma osservare meglio tutto ciò che accade laggiù in città.
Ed ecco che mentre ascolto rogne di casa nostra, digerisco piccole malignità, sento le voci felici dalla Cina nel raccontare un progetto, brilla un numero sul display tra una telefonata e un'altra.
- Sono Angelica, sto ripartendo dall'Italia e ti volevo salutare.
Angi che fa mille cose, una più importante dell'altra, che affronta rogne enormi lontano e vicino, che digerisce con quel suo sorriso magnifico le malignità di un mondo che grida solo sotto la luce deviata dei riflettori, che semina la pace giorno dopo giorno con i suoi ragazzi di Israele, trova un minuto, magico e indissolubile, per chiamare me.
Questa foto, di felicità pura, risale a tre anni fa, in occasione di Expo. Ma mi accorgo solo ora che ci conosciamo da quasi vent'anni. Che nessuno ci ha mai scattato una foto nel momento incredibile in cui ci siamo incontrate. E per forza, perché in realtà ci eravamo incontrate già prima, grazie alle righe da lei tracciate.
Non tengo questa telefonata per me, perché vorrei gridare a tutto il mondo non solo la mia felicità per quest'amicizia, ma l'ammirazione ancora una volta per questa donna, la sua famiglia, il suo popolo, ciascuno dei ragazzi che ho incontrato con le loro fedi capaci di unirsi in una sola, pacifica sfida.
Il balsamo discreto dell'amicizia, che non ha bisogno di riversarsi ogni giorno con un grido. Ma si colora di un minuto magico e indissolubile, come sa essere l'umanità.

giovedì 1 marzo 2018
La prima volta che un uomo fa del male a una donna
C'è l'insurrezione di parole ed emozioni, quando un uomo distrugge una donna. E mi sento sconvolta ugualmente, forse anche di più di tante dichiarazioni astratte che leggo.
Ma mi chiedo perché non ci sia almeno una traccia del medesimo sdegno, la prima volta in cui l'uomo fa del male a una donna. Uno schiaffo, che sarà mai.
Due ceffoni. E beh capita.
Io so cosa faccia più male. Quando uno ride su di ciò che hai provato. Del dolore, della rabbia, dello schifo quando vedi quella persona che fa finta di nulla.
Di chi ti dice: ah, il tuo amico…
Amico, non è chi ti fa del male. E nemmeno chi ci ride su.
Non c'è niente da ridere quando un uomo fa del male a una donna. Chi lo fa nel poco, lo farà nel molto. E intanto tu sei a soffrire, da sola.
Non c'è niente da ridere: è come se tu te lo meritassi, un po'.
Invece, bisogna ribellarsi all'inizio. Al primo segnale. A un gesto che potrebbe rimanere unico. Oppure no.
Isolate gli idioti, gli aggressivi, i viziati. Non le donne.
Ma mi chiedo perché non ci sia almeno una traccia del medesimo sdegno, la prima volta in cui l'uomo fa del male a una donna. Uno schiaffo, che sarà mai.
Due ceffoni. E beh capita.
Io so cosa faccia più male. Quando uno ride su di ciò che hai provato. Del dolore, della rabbia, dello schifo quando vedi quella persona che fa finta di nulla.
Di chi ti dice: ah, il tuo amico…
Amico, non è chi ti fa del male. E nemmeno chi ci ride su.
Non c'è niente da ridere quando un uomo fa del male a una donna. Chi lo fa nel poco, lo farà nel molto. E intanto tu sei a soffrire, da sola.
Non c'è niente da ridere: è come se tu te lo meritassi, un po'.
Invece, bisogna ribellarsi all'inizio. Al primo segnale. A un gesto che potrebbe rimanere unico. Oppure no.
Isolate gli idioti, gli aggressivi, i viziati. Non le donne.
mercoledì 8 novembre 2017
Così filosofa, così rockstar
Una donna, anche collega, che ammiro molto, racconta che un figlio ha scelto Filosofia all'università. Io non so bene se la incoraggio o la metto in guardia: entrambi i compiti, peraltro, non mi spettano.
Ma torno indietro di corsa, anche per colpa di una canzone di Patti Smith.
Mi sarebbe piaciuto fare la rockstar, perché dire "suonare per vivere" suona male (scusate il gioco di parole), quasi toglie la poesia. Invece, non posso affermare che mi sarebbe piaciuto fare la filosofa.
Perché ancora lo faccio.
Certo, quando mi sono iscritta a quella facoltà, l'ho fatto anche per rompere le scatole a mio padre. Da contratto si intende. Iscriviti a Economia o Lingue, vai in banca o insegna. E io: scelgo Filosofia.
Lo sapeva già mio padre, che avrei fatto la giornalista. Allora dovevo contestarlo rigorosamente, ma forse sapeva già anche il baratro in cui ci saremmo immersi, volontariamente.
E a maggior ragione provò a sussurrarmi: perché filosofia? Piuttosto lettere, tuonò il mondo.
No, perché voglio imparare. Forse persino farmi del male. Voglio cercare sempre, amare ogni dubbio, non sentirmi mai arrivata.
Sentirmi fuori dal mondo.
Oggi il fatto che il figlio di una donna e di una collega che stimo, studi Filosofia, mi commuove. Mi viene in mente quella canzone di Patti Smith che si rivolgeva a chi aveva un sogno di rockstar da coltivare. Sorry, lei non la scrisse, quella canzone, ma la riprese egregiamente.
Che cosa? Vuoi diventare una rockstar? ci riuscirà uno su un milione. E intanto ti aspetterà dolore, oh quanto dolore. Diventerai matto, quindi forse sanissimo.
Invece, un filosofo ha la quasi sicurezza che non avrà mezzo conto in banca sostenibile. E successo, be', quel successo che il mondo grida ai quattro venti, neanche a parlarne.
Tranne quei quattro secondi prima di addormentarsi, in cui si mormorerà: mio Dio, oggi ho cercato, ancora.
Meglio di un conto in banca, e la mia amica lo sa. Quasi quasi, persino io.
Così filosofa, così rockstar.
Che storia, neanche hai bisogno di una chitarra elettrica.
Get yourself an electric guitar
And take some time and learn how to play
Don't forget who you are
You're a rock & roll star
Ma torno indietro di corsa, anche per colpa di una canzone di Patti Smith.
Mi sarebbe piaciuto fare la rockstar, perché dire "suonare per vivere" suona male (scusate il gioco di parole), quasi toglie la poesia. Invece, non posso affermare che mi sarebbe piaciuto fare la filosofa.
Perché ancora lo faccio.
Certo, quando mi sono iscritta a quella facoltà, l'ho fatto anche per rompere le scatole a mio padre. Da contratto si intende. Iscriviti a Economia o Lingue, vai in banca o insegna. E io: scelgo Filosofia.
Lo sapeva già mio padre, che avrei fatto la giornalista. Allora dovevo contestarlo rigorosamente, ma forse sapeva già anche il baratro in cui ci saremmo immersi, volontariamente.
E a maggior ragione provò a sussurrarmi: perché filosofia? Piuttosto lettere, tuonò il mondo.
No, perché voglio imparare. Forse persino farmi del male. Voglio cercare sempre, amare ogni dubbio, non sentirmi mai arrivata.
Sentirmi fuori dal mondo.
Oggi il fatto che il figlio di una donna e di una collega che stimo, studi Filosofia, mi commuove. Mi viene in mente quella canzone di Patti Smith che si rivolgeva a chi aveva un sogno di rockstar da coltivare. Sorry, lei non la scrisse, quella canzone, ma la riprese egregiamente.
Che cosa? Vuoi diventare una rockstar? ci riuscirà uno su un milione. E intanto ti aspetterà dolore, oh quanto dolore. Diventerai matto, quindi forse sanissimo.
Invece, un filosofo ha la quasi sicurezza che non avrà mezzo conto in banca sostenibile. E successo, be', quel successo che il mondo grida ai quattro venti, neanche a parlarne.
Tranne quei quattro secondi prima di addormentarsi, in cui si mormorerà: mio Dio, oggi ho cercato, ancora.
Meglio di un conto in banca, e la mia amica lo sa. Quasi quasi, persino io.
Così filosofa, così rockstar.
Che storia, neanche hai bisogno di una chitarra elettrica.
Get yourself an electric guitar
And take some time and learn how to play
Don't forget who you are
You're a rock & roll star
lunedì 27 marzo 2017
Quante storie nel cortile (contro il bullismo)
Sarò stata una bambina fragile, o meglio mi sono lasciata etichettare così. A scuola non sono stata minacciata o picchiata o perseguitata e grazie a Dio non circolavano ancora i vari mostriciattoli digitali a potenziare la carica.
Niente bulli, dalle mie parti?
Niente bulli, dalle mie parti?
Eppure ho avuto un flash qualche giorno fa, tornando alle elementari. Non era certo la prima volta che ci rimettevo piede, ma aver trascorso delle ore in un laboratorio con i bambini mi ha forse aiutato a gettare lo sguardo dentro di me e oltre quelle mura: nel cortile, in apparenza. No, non è vero: anche un doloroso ma proficuo lavoro su me stessa in questi mesi ha contribuito a questa epifania.
Mi è venuto in mente che le prime storie della mia vita, le ho scritte lì. Vergate frettolosamente nella mente, per far fronte a qualcosa. A che cosa? A qualche prepotenza, questo lo sento. Anche se non riesco a metterla a fuoco, rimossa o soffocata nel tempo, la sento con la medesima potenza. Qualche bambino che faceva l'arrogante, lì nel cortile, non nell'apparentemente più sicura aula. E io reagivo nell'unica maniera che conoscevo: creando storie, personaggi, uno su tutti che venisse in mio soccorso e si rivolgesse al marmocchio pestifero con parole perentorie.
"Lascia in pace Marilena o ci penso io".
Così la mente volava via e mi scordavo di quelle ferite, o almeno così sembrava. Perché adesso torna questo ricordo e capisco una cosa importante: troppo spesso ho scritto storie nella mente per sfuggire ai prepotenti. Ed è sbagliato, perché bisogna alzare la voce con dignità. E chi alza le mani, va denunciato e basta: fuggire non solo non mette al riparo, ma spinge quel malato a colpirti ancora, magari non più (se va bene) fisicamente ma cercando di fare terra bruciata attorno a te in modo subdolo. Perché di fronte ad altri può anche fingere di incensarti, intanto però cerca di eliminare ogni traccia di te. Questo, l'ho imparato bene.
E non lo tollero più. Ci sono voluti anni, decenni, ma mi sono risvegliata.
E non lo tollero più. Ci sono voluti anni, decenni, ma mi sono risvegliata.
Quando ero piccola, e non solo, quante storie contro i bulli perché comunque si chiamano così. Per sopravvivere, per farmi forza, per fuggire.
Adesso ho chiuso il quaderno e apro il cassetto. Non sono una bambina, né una donna fragile. E non ho più paura di scendere nel cortile della vita.
sabato 21 gennaio 2017
Notte e quanto sono stabile
Anche oggi avevo speranze e sussulti, eppure ero ferma. Perché sono stabile, dannatamente stabile. Poco importa se c'è chi non ti vede così, a maggior ragione se sei donna: quindi in qualche modo dovrai pure vacillare.
Benvenuti nel 2017, a proposito.
Benvenuti nel 2017, a proposito.
Ma non puoi pretendere che ti vedano stabile: stanno tremando troppo, loro.
Notte e quanto sono stabile.
giovedì 1 settembre 2016
Due o tre cose sul fertility day (e chi è peggio)
Anch'io ho sofferto e mi sono indignata per il fertility day. Per la mancanza di sensibilità che vi ho trovato, come una coltellata. Poi ho respirato, profondamente. E ho ricordato tutte le coltellate prima e quelle che ancora verranno.
A 29 anni mi sono trovata così, squarciata eppure con una speranza. Mentre ritrovavo le forze, vedevo gente, diciamolo donne, che si recavano pietose in ospedale a trovarmi. E intanto spargevano bugie su di me e sul mio ventre, come se quello mi rappresentasse in toto. Be' forse loro. Qualche anno dopo, il bis. E ho trovato un conoscente, un fiorista, che veniva a portarmi stupito un mazzo di fiori. Dicendo: ah, pensavo, fosse una nascita, invece che cos'è, un aborto?
No stupidello. Forse il tuo cervello. Sono malata, ma passerà o spero.
Tanti esseri umani, poveri come non potevano apparire, mi hanno seguito negli anni. Anche quando sembravano aiutarmi ed essere al mio fianco: tra di loro è spuntato chi poi mi ha preso in giro, l'ultima e suprema derisione.
Sì, perché il fertility day non è niente. Dietro ci sono le persone che commentano, alle tue spalle e non solo. Forse perché hanno creduto di dare la vita e pensavano di poter sputare sugli altri, come se fosse una questione di medaglie.
No. E' qualcosa di più. E' qualcosa che va oltre.
Sono diventata più forte. Ma non grazie a queste persone. Grazie a me stessa, a chi mi ama, ai miei amici autentici e agli angeli.
E oggi sono felice. Non solo perché non ho messo al mondo webeti (termine che non mi piace neppure, visto che presuppone che qualcuno si ritenga migliore degli altri al punto da insultarli).
E' perché sono piena di amore e ho figli amati. Non importa se non sono sui documenti ufficiali o non li esibisco come medaglie tra cinguettii. Importa che siano nel mio cuore, fragile ma fertile. Senza orologi che segnano il tempo.
A 29 anni mi sono trovata così, squarciata eppure con una speranza. Mentre ritrovavo le forze, vedevo gente, diciamolo donne, che si recavano pietose in ospedale a trovarmi. E intanto spargevano bugie su di me e sul mio ventre, come se quello mi rappresentasse in toto. Be' forse loro. Qualche anno dopo, il bis. E ho trovato un conoscente, un fiorista, che veniva a portarmi stupito un mazzo di fiori. Dicendo: ah, pensavo, fosse una nascita, invece che cos'è, un aborto?
No stupidello. Forse il tuo cervello. Sono malata, ma passerà o spero.
Tanti esseri umani, poveri come non potevano apparire, mi hanno seguito negli anni. Anche quando sembravano aiutarmi ed essere al mio fianco: tra di loro è spuntato chi poi mi ha preso in giro, l'ultima e suprema derisione.
Sì, perché il fertility day non è niente. Dietro ci sono le persone che commentano, alle tue spalle e non solo. Forse perché hanno creduto di dare la vita e pensavano di poter sputare sugli altri, come se fosse una questione di medaglie.
No. E' qualcosa di più. E' qualcosa che va oltre.
Sono diventata più forte. Ma non grazie a queste persone. Grazie a me stessa, a chi mi ama, ai miei amici autentici e agli angeli.
E oggi sono felice. Non solo perché non ho messo al mondo webeti (termine che non mi piace neppure, visto che presuppone che qualcuno si ritenga migliore degli altri al punto da insultarli).
E' perché sono piena di amore e ho figli amati. Non importa se non sono sui documenti ufficiali o non li esibisco come medaglie tra cinguettii. Importa che siano nel mio cuore, fragile ma fertile. Senza orologi che segnano il tempo.
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lunedì 18 luglio 2016
Non pesa abbastanza
Colgo una mamma così carica di borse che penso crollerà. Se le è annodate addosso con una maestria ammirevole. Ma c'è un peso in più che porta con particolare grazia: è il suo piccolo, addormentato.
Proprio non posso capire come riesca a governare tutto questo carico. Solo che per una donna non pesa abbastanza ciò che si porta per amore.
Proprio non posso capire come riesca a governare tutto questo carico. Solo che per una donna non pesa abbastanza ciò che si porta per amore.
domenica 15 maggio 2016
Sarai presto una donna
Per fuggire dal tempo, ti senti una ragazza. Per fuggire nella vita, ti senti sul punto di trasformarti.
Non importa quanti anni hai, nemmeno quanto tu sia felice. C'è un momento in cui contro ogni ragionamento pensi che il meglio stia arrivando.
Che sarai una donna, presto, come ti sussurra la canzone.
venerdì 29 aprile 2016
Santa Caterina, una donna
Lei mi ha sempre accompagnata. Con il pragmatismo rispettoso delle donne, negli eventi cruciali della vita.
E quando mi lagno, penso a Santa Caterina, a come ha agito contro ciò che voleva e per seguire Chi voleva davvero per lei, voleva il Bene. Come si è sottratta all'amata solitudine per un Amore più grande.
E come ha redarguito gli uomini che si credevamo potenti, persino un Papa, per fede. Quante ne avranno dette a questa scocciatrice. Perché le donne sono scocciatrici, specialmente quando richiamano a ciò che conta, se non al Vero.
Ma questa donna è una santa.
E quando mi lagno, penso a Santa Caterina, a come ha agito contro ciò che voleva e per seguire Chi voleva davvero per lei, voleva il Bene. Come si è sottratta all'amata solitudine per un Amore più grande.
E come ha redarguito gli uomini che si credevamo potenti, persino un Papa, per fede. Quante ne avranno dette a questa scocciatrice. Perché le donne sono scocciatrici, specialmente quando richiamano a ciò che conta, se non al Vero.
Ma questa donna è una santa.
martedì 8 marzo 2016
Hard luck woman - canzone per questa notte
La fortuna di una donna sfortunata si esprime nelle parole tra le più belle del rock.
Sei una principessa, troppo orgogliosa per essere una regina.
Oh sì, chi se ne frega di diventare una regina e dover obbedire a tutti, per credere che qualcuno obbedisca a te.
Sono la figlia unica del marinaio. E del resto, francamente me ne infischio.
Grazie, Kiss.
Hard luck woman, Kiss, canzone per questa notte.
Sei una principessa, troppo orgogliosa per essere una regina.
Oh sì, chi se ne frega di diventare una regina e dover obbedire a tutti, per credere che qualcuno obbedisca a te.
Sono la figlia unica del marinaio. E del resto, francamente me ne infischio.
Grazie, Kiss.
Hard luck woman, Kiss, canzone per questa notte.
venerdì 4 marzo 2016
Notte e se ti dicono "no, perché sei una donna"
Sento da una donna ciò che ho avuto modo di incrociare a mia volta, spesso neanche con le parole.
No, non puoi fare questo: sei una donna.
Le dico, mi dico: se questo è il limite (per) loro, sarà il nostro punto di forza. Perché significa che non hanno altri argomenti.
Notte e se ti dicono "no, perché sei donna" sei forte.
mercoledì 2 marzo 2016
Tra il ricamo e la palla
Accade ancora che ti dicano: tu pensa al ricamo. Ma quando ho cercato di frequentare l'oratorio e le suore mi hanno messa a fare ricamo, io impazzivo guardando il campo sportivo.
Preferivo la palla, al ricamo, già, una delle tante cose da cui i signori maschi ancora cercano di tenerti alla larga, forse per rassicurare se stessi. E anche a maglia faccio abbastanza pena. Eppure di tanto in tanto mi arrampico sui vetri delle mie incombenze per imparare a sferruzzare qualcosa di decente.
Chi ti dice pensa al ricamo, crede di ricordarti che sei "solo" una donna. Ci sorrido sopra, perché sfugge loro quanto sia un complimento.
Non a loro ma a me, oggi finalmente libera, dico: finora non sono riuscita a produrre niente con le mani, in balìa della mente. Ma non vi ho detto la cosa più sorprendente.
Che presto, ci riuscirò.
Preferivo la palla, al ricamo, già, una delle tante cose da cui i signori maschi ancora cercano di tenerti alla larga, forse per rassicurare se stessi. E anche a maglia faccio abbastanza pena. Eppure di tanto in tanto mi arrampico sui vetri delle mie incombenze per imparare a sferruzzare qualcosa di decente.
Chi ti dice pensa al ricamo, crede di ricordarti che sei "solo" una donna. Ci sorrido sopra, perché sfugge loro quanto sia un complimento.
Non a loro ma a me, oggi finalmente libera, dico: finora non sono riuscita a produrre niente con le mani, in balìa della mente. Ma non vi ho detto la cosa più sorprendente.
Che presto, ci riuscirò.
domenica 10 gennaio 2016
Non mi sentivo libera nemmeno prima
Se devo essere sincera, confesso che non mi sentivo libera nemmeno prima di quanto è avvenuto a Colonia.
Ma sentivo che lo sarei diventata.
Ma sentivo che lo sarei diventata.
venerdì 11 settembre 2015
La donna perfetta e la borsa
Trascorro un'ora con la donna perfetta, che conosce a menadito la moda, da me costantemente dimenticata. No, scusate, non l'avevo mai neanche memorizzata: lo confesso.
So di non essere vestita come si deve, e detesto andare dal parrucchiere, anche se lui è tanto paziente e parla poco.
Mi spiace, vorrei essere una donna perfetta, ma più del tempo mi manca la voglia.
Poi, quando ci salutiamo e io salgo in macchina, il mio sguardo corre per l'ultima volta da lei.
La fronte corrucciata, la borsa appoggiata sul cofano dell'auto, frugando nella borsa alla ricerca delle chiavi.
Oh sì, che sono donna.
Me lo ricorda la donna perfetta, mentre fruga nella borsa alla ricerca delle chiavi.
So di non essere vestita come si deve, e detesto andare dal parrucchiere, anche se lui è tanto paziente e parla poco.
Mi spiace, vorrei essere una donna perfetta, ma più del tempo mi manca la voglia.
Poi, quando ci salutiamo e io salgo in macchina, il mio sguardo corre per l'ultima volta da lei.
La fronte corrucciata, la borsa appoggiata sul cofano dell'auto, frugando nella borsa alla ricerca delle chiavi.
Oh sì, che sono donna.
Me lo ricorda la donna perfetta, mentre fruga nella borsa alla ricerca delle chiavi.
mercoledì 11 febbraio 2015
Dialoghi reali - Come una donna
- Ma perché non ti comporti come una donna?
- Perché sono una persona.
- Perché sono una persona.
sabato 27 dicembre 2014
Donna, ancora
E se siamo qui ancora a sentir chiedere di giustificarci quasi, che siamo donne, forse il problema è che non siete abbastanza uomini.
Ps dedicato alle donne saudite arrestate mentre guidavano. E a tutti coloro che si ribellano a violenze plateali o furbette
Ps dedicato alle donne saudite arrestate mentre guidavano. E a tutti coloro che si ribellano a violenze plateali o furbette
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