Claudio posta felice l'immagine con Papa Francesco. Una gioia che vale doppio perché su una copertina del giornale del carcere Vocelibera c'è il volto di chi, in modo diverso, con una fede differente forse, si è battuto per gli ultimi. Il suo nome è Marco e oggi valgono solo i nomi di battesimo.
Perché sussurrano ciò che siamo, i doni che ci fanno e anche ciò che ci meritiamo. Perché tutti meritano un momento speciale, anticipo di vita rinnovata. Tutti conosciamo la caduta e tutti abbiamo bisogno di risalire.
Condividere con il Papa questa giornata speciale del Giubileo, la misericordia che non conosce ostacoli e sbarre, è una benedizione per tutti.
Ah se lo meritate Claudio e ciascuno di voi.
Notte e sì lo meritate.
Appunti di Viaggio di Marilena Lualdi Nature, music and doubts Apri un cassetto e trova un angolo di bellezza e riflessione. Qui puoi fermarti, respirare e riscoprire il senso profondo delle piccole cose
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lunedì 7 novembre 2016
Notte e sì lo meritate
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Papa Francesco
domenica 26 giugno 2016
Chi ha già vinto gli europei
Entro con i miei compagni di squadra: loro già con divisa e tensione agonistica, io solo con il cuore che scenderà in campo con loro. E con gli avversari.
Non ho ancora potuto vedere una partita intera degli Europei, travolta da un po' di eventi. Ma questa è la gara più importante e si affronta tra mura di cemento, su un campetto sotto il sole.
Le vecchie glorie dell'Antoniana si confrontano con i ragazzi del carcere, allenati dall'amico Luca Cirigliano. Concludendo una stagione di sport vero, quello che apre i mondi, coltiva legami e valori, guarda avanti.
Vi dico per primo il risultato, che conta per ultimo: 5-6.
Importa che entrambi danno il massimo sotto il sole, per se stessi e per gli altri.
Che un ragazzo senegalese sfodera un sorriso felice quando segna e anche quando sbaglia.
Che un altro goleador, un altro ragazzo, è alla sua ultima partita tra il cemento perché tra pochi giorni uscirà dal carcere.
Che ci si scalda, ma la lealtà sportiva lega le squadre.
Alla fine ci si congeda, felici e riconoscenti. Grazie a chi ha reso possibile questa straordinaria stagione.
Qui abbiamo già vinto gli Europei.
E uscendo condivido un nuovo sogno: riuscire a giocare sul campo esterno, sull'erba, su uno spazio che abbia più respiro. Tanto respiro quanto ne possiede la speranza.
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lunedì 30 maggio 2016
La fame del bene (e di essere liberi)
Si scrive show cooking, ma a me piace leggerlo: creatività del bene, anche ai fornelli. "Cotti dentro", uno slogan, un invito a entrare in carcere o a uscire dai propri confini.
Sono felice di apprendere diverse occasioni di questo tipo, negli ultimi tempi, che passano dal lavoro, dallo sport, dalla cultura. Anche dalla cucina.
VoceLibera, la cooperativa 3B e tutti coloro che vedete nell'invito, lanciano questa iniziativa - uno "show cooking da galeotto" - sorridono, mercoledì 8 giugno. E dietro quella che sarà una serata sicuramente speciale, c'è un invito ancora più forte: a trovare il desiderio di conoscere ciò che accade "dentro" e sostenere ciò che aiuta a portare "fuori", al reinserimento sociale.
Se fossi Gaber (mi perdonerà?), mi chiederei: ma cos'è dentro, cos'è fuori.
Mi limito a dirmi che ci dev'essere un modo per ricominciare, per ciascuno di noi.
Il bene vien mangiando. Non vi è venuta fame?
INFO: Per ragioni di sicurezza, le prenotazioni devono avvenire entro il 31 maggio 2016 fornendo le tue generalità complete di nome e cognome, luogo e data di nascita, attuale residenza un recapito telefonico e un indirizzo mail.Per confermare la presenza inviare i dati alla mail info@3bcoop.it o al fax 0331-1393061, o nella redazione “esterna” di VoceLibera, in Villa Calcaterra, Via Magenta n. 70, Busto Arsizio (lunedì e venerdì dalle 9,30 alle 12,30 dalle 14,30 alle 18, il martedì mercoledì e giovedì dalle 9,30 alle 12,30). Vi diranno anche come pagare, entro il 3 giugno.
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sabato 27 febbraio 2016
I muri del dolore, i muri della libertà
La solidità dei muri austriaci, prigione eppure con un senso di eternità che non appare solo opprimente. E i muri che raccontano speranze e desideri, piccoli e vitali, di quarant'anni fa. Anche con un posterino sgualcito dei Mondiali dell'82.
Mi trasmette sentimenti contrastanti entrare finalmente nel vecchio carcere, conficcato in centro a perenne memoria. Anche della nostra imperizia a prendere decisioni. La biblioteca è fiorita, attorno in centro si sono salvate storie, o si sono distrutte. Da ventisei anni spero in un futuro per questo edificio dall'ingombrante passato. Ora spero sia la volta buona, mentre si aprono queste porte alla città per attraversare e vivere questo luogo, questa storia.
Tante storie.
Corte d'assise: dalla finestrella di una cella leggo la scritta, che ricorda la precedente vita della biblioteca.
Piazza della Giustizia, la chiamavano ancora quando ero bambina. Poi ha assunto altro nome più irriverente: quello suo, vero, l'ha sempre un po' snobbato.
C'era giustizia, quando l'inserviente di mio nonno barbiere fu portato lì perché accusato da un cliente di avergli rubato una catenina? E il povero cristo e il nonno disperato a giurare di no, finché fu trovata quella catenina, agganciata al telo bianco che veniva posato sul cliente.
Nonno, avanti e indietro a consolarlo in quella cella, a portargli da mangiare con papà, finché fu decretata la sua innocenza.
Quante storie di libertà tolta, per giustizia e ingiustizia.
Poi parla il maestro. Ginetto Grilli - magico il suo studio di un muro con la torcia del telefonino, a caccia di una data - ne racconta due, quella di un altro povero cristo di Sacconago autore di una nobile rinuncia. E quella di due malcapitati che probabilmente qui trascorsero le ultime ore prima di essere uccisi (non si dice giustiziati, non è giustizia) dagli austriaci nel prato che oggi è la scuola Manzoni.
Queste sono mura. Ma anche persone, colpevoli o innocenti, testarde o perseguitate, fallibili come noi. Persone che fissavano tristi le pareti, che cercavano la luce, che incollavano sulle pareti foto di donne o articoli capaci di scandire il tempo.
E quando esco, vorrei riuscire a mormorare una preghiera. Anche affinché le storie di questi volti, dolore, libertà, prigionia, non vengano mai dimenticate.
Mi trasmette sentimenti contrastanti entrare finalmente nel vecchio carcere, conficcato in centro a perenne memoria. Anche della nostra imperizia a prendere decisioni. La biblioteca è fiorita, attorno in centro si sono salvate storie, o si sono distrutte. Da ventisei anni spero in un futuro per questo edificio dall'ingombrante passato. Ora spero sia la volta buona, mentre si aprono queste porte alla città per attraversare e vivere questo luogo, questa storia.
Tante storie.
Corte d'assise: dalla finestrella di una cella leggo la scritta, che ricorda la precedente vita della biblioteca.
Piazza della Giustizia, la chiamavano ancora quando ero bambina. Poi ha assunto altro nome più irriverente: quello suo, vero, l'ha sempre un po' snobbato.
C'era giustizia, quando l'inserviente di mio nonno barbiere fu portato lì perché accusato da un cliente di avergli rubato una catenina? E il povero cristo e il nonno disperato a giurare di no, finché fu trovata quella catenina, agganciata al telo bianco che veniva posato sul cliente.
Nonno, avanti e indietro a consolarlo in quella cella, a portargli da mangiare con papà, finché fu decretata la sua innocenza.
Quante storie di libertà tolta, per giustizia e ingiustizia.
Poi parla il maestro. Ginetto Grilli - magico il suo studio di un muro con la torcia del telefonino, a caccia di una data - ne racconta due, quella di un altro povero cristo di Sacconago autore di una nobile rinuncia. E quella di due malcapitati che probabilmente qui trascorsero le ultime ore prima di essere uccisi (non si dice giustiziati, non è giustizia) dagli austriaci nel prato che oggi è la scuola Manzoni.
Queste sono mura. Ma anche persone, colpevoli o innocenti, testarde o perseguitate, fallibili come noi. Persone che fissavano tristi le pareti, che cercavano la luce, che incollavano sulle pareti foto di donne o articoli capaci di scandire il tempo.
E quando esco, vorrei riuscire a mormorare una preghiera. Anche affinché le storie di questi volti, dolore, libertà, prigionia, non vengano mai dimenticate.
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sabato 27 giugno 2015
Un calcio è una mano tesa
Un calcio d'inizio che mi riporta così indietro. Nel carcere della mia città, anni fa, ho visto, incontrato tanti sforzi di tendere la mano e di chiedere a chi era fuori da quelle mura di fare altrettanto.
L'emozione attraversa i ricordi, a ripensare agli incontri di quegli anni. Anche a un'amicizia che mi ha fatto crescere tanto.
Ci si trovava con i libri, principalmente. Con la voglia di riscattarsi o di farsi credere, di perdonare, di perdonarsi, di ricominciare. Di ricordarsi che quando si cade, c'è speranza se qualcuno è accanto per aiutarti a rialzarti.
Non è che la mia Busto abbia sempre raccolto il messaggio. Eppure c'è sempre stato.
Per questo motivo, io ci spero. Sta nascendo una squadra di calcio, e so che Luca Cirigliano ci ha messo tutta la preparazione, ma più ancora il cuore.
A questi ragazzi ora manca solo una cosa: un avversario, che in realtà è un amico. Qualcuno da battere o con il quale perdere una partita, ma senza essere mai sconfitti.
E io sogno che una, due, cento società, minuscole o affermate, vengano a dare il calcio d'inizio. A tendere la mano.
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giovedì 4 dicembre 2014
Notte cercando la libertà
Il mio maestro è fatto così. Ti dona il sorriso, ma non si presta a quello facile. Ti spiazza, se deve, anche se è una festa di Natale. E poi a questo dovrebbe servire - perdona il pessimo verbo, Signui - il Natale, a spiazzare.
Così legge una poesia di Angelo Castiglioni. Cita l'anno e lo dice anche solo per farci annuire di presagio. La guerra, la deportazione. Natale nel carcere di Monza. Il peggio che deve ancora accadere, nonostante sia terribile quel Natale dietro le sbarre, senza aver compiuto niente di male.
Il lager. I bambini, l'orrore, il sacrificio, la generosità, la marcia della morte.
Più tardi. Ora c'è Natale, una stella e un'unghia del dito che traccia una speranza.
La libertà.
Notte cercando la libertà.
Così legge una poesia di Angelo Castiglioni. Cita l'anno e lo dice anche solo per farci annuire di presagio. La guerra, la deportazione. Natale nel carcere di Monza. Il peggio che deve ancora accadere, nonostante sia terribile quel Natale dietro le sbarre, senza aver compiuto niente di male.
Il lager. I bambini, l'orrore, il sacrificio, la generosità, la marcia della morte.
Più tardi. Ora c'è Natale, una stella e un'unghia del dito che traccia una speranza.
La libertà.
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