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giovedì 5 aprile 2018

Se (non) si chiamasse dialetto

Si chiama dialetto. E se non si chiamasse dialetto? Forse non si chiama, dialetto. Lingua, cultura... Mi piace questo termine, voce.

Io leggo, ascolto, assaporo, scrivo un poco, ma parlo raramente il dialetto, nei luoghi dove mi sento più libera, come nello stadio e nella mente. Sabato 7 aprile in biblioteca (quella che se esiste, lo deve a Roggia, un professore piemontese e mondiale che a Busto ha dato tutto per riflettere) ci confronteremo, assaporeremo, ci rimbrotteremo su quella e quell'altra pronuncia…

Perché a Busto siamo così. Diversi da tutto il mondo attorno, giusto perché il mondo amiamo. E ci dividiamo pure tra noi, perché la pronuncia di Sacconago ad esempio sa differenziarsi. Ma dove sembriamo dividerci, ci ritroviamo.

Se non si chiamasse dialetto, chissà quanta importanza gli verrebbe attribuita anche da chi oggi ne sorride.

Io lo chiamo dialetto, voce, identità, energia. E più di tutto, voglia di ritrovarsi dentro qualcosa tracciato da altri, in cui possiamo sentirci liberi. 

martedì 8 novembre 2016

Mio fratello e il professore in un giorno di novembre

Non pensavo novembre potesse ferirmi ancora così. Mio fratello e il professore si sono incamminati insieme in un giorno di novembre.

Il secondo mi aveva salutato, portandomi altra luce prima del suo viaggio.

Mio fratello no, non ha potuto.

In poche ore ho capito che novembre, capace di portarmi via all'improvviso chi più amavo, non avrebbe poi concesso grazia alcuna. E sotto il peso di quelle ore, li risento con il loro veleno. Ma niente può togliermi il cielo di averli conosciuti e aver camminato con loro oltre ogni giorno, mese e anno della mia vita.

venerdì 7 novembre 2014

Può succedere anche questo

Può succedere anche questo. Che nelle stesse ore si spenga come una fiamma che ha brillato troppo, un vecchio saggio.

E come una fiamma, che ha bruciato intensamente la strada, un fratello.

Tu sai che sono così distanti, ma la ferita è una sola. Ed è tua, ma non soltanto.

Un vecchio saggio, che dà fiducia ai giovani. Le sue ultime parole, in uno scantinato di un pomeriggio dal sapore autunnale: vedi le donne del Vangelo che conversano di fronte a te.

Un fratello, che doveva fare ancora tanto, in un mondo di veleni. Forse troppo, per lui.

Può succedere anche questo. Tre anni consumati, senza che io me ne renda conto. E non mi lascerete mai, come non lascerò voi.

Gianbattista Roggia. Marco Sartori.

Prof. Fratello.

Perché può succedere anche questo: hai voglia di combattere, ancora.

domenica 22 giugno 2014

Libri come l'edera

Finalmente l'intitolazione, prof. La biblioteca che vive grazie a lei e continuiamo a imparare. A desiderarlo, che è condizione di vita.

Questa mattina mi sembra di camminare nel suo giardino. Di ascoltarla ancora, tra la natura che partecipa e annuisce. Nel suo studio con i libri che si arrampicano come edera.

Non è una lezione, ma un dono. Fiori impulsivi e ordinati, in una biblioteca che si nutre d'amore e non consente l'indifferenza. Sto passeggiando nel giardino sotto il suo sorriso che tutti abbraccia.

Grazie, professor Roggia.