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giovedì 5 aprile 2018

Se (non) si chiamasse dialetto

Si chiama dialetto. E se non si chiamasse dialetto? Forse non si chiama, dialetto. Lingua, cultura... Mi piace questo termine, voce.

Io leggo, ascolto, assaporo, scrivo un poco, ma parlo raramente il dialetto, nei luoghi dove mi sento più libera, come nello stadio e nella mente. Sabato 7 aprile in biblioteca (quella che se esiste, lo deve a Roggia, un professore piemontese e mondiale che a Busto ha dato tutto per riflettere) ci confronteremo, assaporeremo, ci rimbrotteremo su quella e quell'altra pronuncia…

Perché a Busto siamo così. Diversi da tutto il mondo attorno, giusto perché il mondo amiamo. E ci dividiamo pure tra noi, perché la pronuncia di Sacconago ad esempio sa differenziarsi. Ma dove sembriamo dividerci, ci ritroviamo.

Se non si chiamasse dialetto, chissà quanta importanza gli verrebbe attribuita anche da chi oggi ne sorride.

Io lo chiamo dialetto, voce, identità, energia. E più di tutto, voglia di ritrovarsi dentro qualcosa tracciato da altri, in cui possiamo sentirci liberi. 

giovedì 25 gennaio 2018

Notte e se riesci a far sorridere

Mentre fuori piomba  addosso alla giornata una tragedia, tu hai la fortuna di poter stare lontano da schermi e da  immagini di morte. Il dolore non si può ignorare, però. La morte in realtà la ritrovi, tra le paure che ti raccontano i bambini. Le appiccichi sulla Giöbia promettendo di bruciarle con l'inverno e ogni angoscia, un'idea portata avanti da noi dell'associazione B300.

Sarà per i loro sguardi, i loro canti, le timidezze dei ragazzini e la loro audacia allo stesso tempo, che puoi cercare di vedere una giornata a colori almeno per qualche istante.

Ma non solo. Perché a un certo punto una scolaresca ti rivela cos'ha fatto in queste ore.

- Abbiamo fatto sorridere cinquanta persone!

- Come avete fatto?

La bambina spiega che hanno cantato le canzoni della tradizioni e tanta gente ha sorriso loro lungo la strada. 

- Anzi, si sono affacciati gli studenti del liceo.

- Ma gli studenti sono tanti, allora i sorrisi erano molto di più.

Me lo conferma il suo sorriso che si allarga.

Se riesci a far sorridere, è già lontana la paura.

Notte e se riesci a far sorridere.
 

I cattivi che non fanno male

Concentrata, ritaglio adesivi del nostro amico Ul Kativu. Sì, quello che popola per poco gli incubi del fumetto della Giöbia. Ai bambini piace moltissimo, e anche me.

Perché è crudele, senza dubbio, ma non a lungo. Perché sa accettare il sortilegio del bambino. Scompare, tornerà. Avrà anche lui una crepa dentro di sé, che ancora non ci può confessare.

Penso ai cattivi che ho amato, prima di tutto Snape (Beaton) di Harry Potter, come se fiutassi per fortuna o affinità che era un dannato buono.

I cattivi che non fanno male, sono quelli che fuggono in un angolo a piangere, un angolo in cui non li vediamo. Ma una parte di noi, li scorge benissimo. E si mette al suo fianco, in silenzio.
25 gennaio, i B300 e i loro personaggi - adesivisissimi- tornano. 
http://www.varesenews.it/2017/01/riprendono-gli-appuntamenti-da-boragno/584990/