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SOLO 800 MILIONI DI RESPIRI

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domenica 21 luglio 2019

I piccoli ne sanno di più

Incrocio una bimba minuscola, la sua bicicletta con le rotelle la mostra ancora più piccola e fragile. I suoi codini biondi si muovono appena, concentrati a combattere le paure, in apparenza.

Pedala con una serietà da adulta, ma al contempo con una leggerezza che non so ritrovare andando indietro nel tempo.

Accanto a sé, il babbo che veglia con garbo. E un signore la incrocia e scherza: stai attenta a non andare troppo veloce, che ti ferma la polizia.

Lei si blocca e lo guarda con un'ombra di perplessità. Io penso che questo sia un concetto un po' troppo impegnativo per una bimba piccola, che sta viaggiando con la bici e le sue fide rotelle. Lei invece lo scruta e butta fuori questa frase: ma poi mi mettono in gattabuia?

Quest'ultima parola sembra rimanere conficcata nell'aria, io non so da quanto tempo non la sento. Mi appare un'espressione di altri tempi, chissà dove l'ha sentita questo essere da poco sulla Terra. Però mi fa sorridere, sorridere forte, e penso: guai a pensare che un piccolo non capisce.

Un piccolo ne sa sempre di più. Anche sulla bici con le rotelle. E ti conduce lontano, con un sorriso.

mercoledì 17 aprile 2019

La prima volta a scuola, da sola

Una bambina a noi cara oggi ha compiuto il primo tragitto a scuola, o meglio da scuola, da sola. Ce lo racconta il papà, nei suoi occhi lottano malinconia, trepidazione e orgoglio.

Mi si confondono i ricordi, perché da bambina la scuola mi fissava a cento metri. Per questo arrivavo spesso in ritardo, per la disperazione del bidello Severino: tanto, era già lì.

Quando andai alle medie, papà si ricavò il tempo per accompagnare me e le mie compagne. Il tragitto, talvolta una piccola battaglia tra le adolescenti e il genitore. Non mi ricordo, quando tornai da quella scuola da sola. Nella mia bramosia di indipendenza, rammento solo quando al liceo potevo viaggiare da sola, grazie alla mia auto grintosa di seconda mano.

Tuttavia, una scena stampata in mente c'è. Proprio alle medie, quando andammo al cinema insieme. Forse era "Ecceziunale veramente" o forse era una serata in pizzeria, sul finale dell'anno scolastico. Praticamente in extremis.

Io ero fierissima, di tornare a piedi da sola. Eppure il momento più bello è stato levare lo sguardo e vedere mio padre sul balcone che mi aspettava.

La prima volta, da sola. E un angelo, sempre a vegliare.

venerdì 6 aprile 2018

Notte e quelli che sanno far sorridere

Gli occhi non mentono e sanno brillare di lacrime, che tu pianga o tu rida. Stasera, arrivata di fretta tra pensieri e magone, oso sorridere. Poi inizio a ridere, a non restare ferma, a inseguire con lo sguardo la bravura degli atleti sul palco.

Io lo so, che è una sera speciale. I dieci anni dei Reattori al Teatro Fratello Sole. Una storia di amicizia che sul palco riversa talenti e sacrifici .Perché anche se è una passione, il palco è esigente.

Io rido, rido forte. A volte mi interrompo, guardo dentro di me, di noi. Rivivo il dolore di non poter abbracciare una bambina speciale. Ma poi, è lei ad abbracciarci.

Lo sento nell'applauso, in una corrente di emozione che ci attraversa, nel richiamo degli amici sul palco, nell'atto silenzioso di una donna gentile che fino a pochi istanti prima mi aveva fatto tanto ridere con la sua bravura e ora ha un piccolo, immenso gesto di delicatezza.

Quelli che sanno far sorridere, spesso hanno pianto tanto. Ma ripartono ogni giorno, ogni sera. Imparano nuove storie e le offrono senza chiedere nulla, se non la gioia di un pubblico che apprezza, un gesto di attenzione a chi vorrebbe sorridere ancora.

Notte e quelli che sanno far sorridere.
https://m.facebook.com/La-casa-di-Chiara-513641192139763/





mercoledì 28 marzo 2018

La mia prima ribellione (mi scusi, suora)

Se n'è andata la suora dell'asilo. Strano che io la definisca così, considerando come io avessi un volto e un nome stampati nella flebile memoria di quegli anni: la mia adorata suor Adriana. Dopo varie tribolazioni, mi convinse che andare lì non fosse così male.

Improvvisamente, c'era una stanza luminosa, che sfociava su un cortile traboccante di giochi. Vi ho trovato persino l'amica di una vita. Ce la posso fare.

Nei mesi precedenti, tuttavia, avevo opposto fiera resistenza. Ero entrata nell'asilo con tutta la determinazione a ribellarmi, dietro il volto di angelo smarrito. C'era suor Giuseppina e con lei pulivo le uova, svogliatamente.

Un giorno, a tavola trovai spezzatino e piselli. Non volli saperne di mangiarli. Fu la mia prima ribellione fuori dal campo amico di casa. E fui talmente determinata, che non me ne nutrii per altri trent'anni.

Qualche anno fa, l'ho rivista, al funerale del papà della mia amica di una vita. Strattonai mia madre, ma quella è la suora dell'asilo. La mamma non la riconobbe, un altro ex bambino sì.

Solo oggi apprendo che se n'è andata e vorrei chiederle scusa di aver sperimentato subito la mia natura rompi. E intanto ringraziarla. Di aver sopportato per anni questo ricordo mascherato: perché lei era una donna speciale e solo con una donna speciale io potevo decidere di intraprendere la mia prima ribellione.

Grazie, mia cara, fin lassù.

giovedì 28 dicembre 2017

Basta un sacco (con me bambina)

La neve è deliziosamente ghiacciata e questo fa scivolare le tentazioni. Datemi un sacco della pattumiera, come mi aveva suggerito papà.

Oppure datemi, me bambina. 

Se possibile entrambe le cose, e già sto scendendo felice come una monella dal pendio ghiacciato. Risalirò e ancora scenderò, amica dell'inverno che non costringe a essere perbene.

Basta un sacco, e me bambina.

Scendo e risalgo.




martedì 25 luglio 2017

Così sicura

Non so quante volte io ho osservato questa foto: lo sguardo che si posava su mio padre, il tempo di annebbiarsi.

Nella casa dove sono cresciuta, solo i primi anni. Quei tasselli verdi sul muro mi sembrano brillare ancora quando passo, di sfuggita.

A lungo, ho guardato solo mio padre, io minuscola e ininfluente, esposta a qualsiasi graffiata del mondo. Poi, gli occhi sono scivolati sulla mia manina. Un giorno, all'improvviso mi sono accorta di come mi aggrappassi al tuo dito. E se questa è fragilità bambina, poi mi trovo a pensare: no.

E' sicurezza. Quella di trovarti sempre, punto di appoggio e per volare, e ancora per tornare da noi, su un balconcino che ci sembra il posto più bello del mondo.

venerdì 23 dicembre 2016

Nelle mani di Chiara

Adesso Chiara si può accarezzare. Adesso può ascoltare la musica, le voci, i suoni più amati. Lo può fare attraverso tanti altri bambini. Lo può fare, perché ci sono persone straordinarie che hanno sofferto, soffrono, ma non si vogliono lasciar fermare dal dolore. Sono i suoi genitori, Marco e Stefania.

Chiara, sei andata via due mesi fa. O così dicono, perché come ha scandito la tua meravigliosa mamma, tu vivi, vivi, vivi. A Villa Tamagno, Varese, viene consegnata l'incubatrice all'avanguardia che è stata acquistata con il tuo amore. Ci sono mamma e papà, zio Luca, il direttore generale Callisto Bravi, il primario Massimo Agosti che al Del Ponte ha fatto di tutto con il suo staff per salvarti, la presidente della Commissione sanità senatrice Emilia De Biasi, la senatrice Laura Bignami. Altri angeli silenziosi e commossi che si sono presi cura di te e della tua famiglia in quei mesi all'ospedale.

Ci sono i bambini. Quelli che lottano come te, in reparto. Quelli che potranno combattere meglio, grazie anche a te. E' il tuo regalo, Gesù Bambino non li lascerà soli perché avrà anche un angioletto come te al suo fianco.

Il mio sguardo si posa su tua madre, che appoggia con delicatezza le mani sulla copertina della culla. Le sue mani, che ti cercano e ti trovano. Perché siamo nelle mani tue, Chiara, e di tutti gli angeli, di tutte le persone che ci insegnano ad amare la vita, quel pezzetto di vita che ci è stato affidato.

Nelle tue mani, Chiara, siamo sicuri. Ed è solo l'inizio, come l'inizio è stato della tua vita.
http://www.unacasaperchiara.it





martedì 25 ottobre 2016

La neve che sale (vivi, Chiara)

Penso che non ci siano più parole, quando sento quelle meravigliose e potenti di papà Marco e mamma Stefania.

E quelle ultime, scandite proprio con la forza della loro bimba.

Chiara, vivi, vivi, vivi. Tre volte, il che mi riporta alla fede e a Colui che ha voluto che noi vivessimo.

Invece, fuori mi devo sorprendere ad ascoltarne tante, ciascuna preziosa. Sono quelle dei bambini. Stanno affidando i loro palloncini bianchi, con foglietti che restano candidi nonostante ci abbiano scritto sopra: perché quei pensieri sono puri come i loro occhi, che frugano nel cielo.

Il cielo, è pallido d'amore come loro e sento una bambina dire: guarda i palloncini, sono neve che sale. La natura che capovolge tutto, si fa accettare con il loro sguardo. Che continua a seguire avidamente quelle creature leggere, non fragili.

Chiara, non era fragile. Chiara forse gioca con i palloncini o forse non ha tempo di giocare, perché forte com'è ha già troppo da fare. Deve costruire una casa per altri piccoli e poi deve prendersi cura della famiglia, e chissà cos'altro ancora.

Deve vivere. Chiara, lassù, vive.

http://www.unacasaperchiara.it

domenica 3 gennaio 2016

Chiedo scusa alla neve

Chiedo scusa alla neve, se non l'ho presa sul serio. Lei credo che si vendicherà dolcemente, gettando sguardi più ammaliatori sulla mia strada.

Ma prima ancora, chiedo scusa a me. Perché mi sono dimenticata di tornare bambina. Ipnotizzata da tergicristalli e pensieri, ho perso perle preziose e timide che il cielo mi regalava.