lunedì 29 luglio 2019

Il gigante e la bambina

Ci sono fortune che siamo troppo piccoli per ricevere. Io quarant’anni fa stringevo la mano ad Angelo  Borri.

Quella foto, come quel premio (il Villa dato a un folto gruppo di ragazzini) sono rimasti rispettivamente in un album vergato da mio padre e in uno scaffale. Poi, un po’ di dettagli diventano sostanza.

Quel sindaco di Busto Arsizio si chiamava Angelo Borri e abitava a poche centinaia di metri da noi. Un uomo che ho conosciuto a poco a poco e mai abbastanza. Nell’articolo che ricopiai nel diario c’era pure Nino Miglierina, quasi a farmi vedere la strada che avrei intrapreso da giornalista.

Solo oggi, in occasione dei cento anni della nascita di Borri (proprio come la sua e nostra Pro Patria ricordo in un articolo http://www.varesenoi.it/2019/07/30/mobile/leggi-notizia/argomenti/opinioni-1/articolo/la-generazione-che-ha-bisogno-di-angelo-borri.html) riprendo in mano quel libro. Dentro c’è una cartolina che mi invita a diffondere con il mio sorriso la gioia di vivere ed essere buona. Non so chi l’abbia scritta.

So che il volume si spalanca al capitolo sesto.

Noi non intendiamo di dar giudizi: ci basta d’aver dei fatti da raccontare.

Quasi a ricordarmi con più vigore come avrei dovuto fare il mio mestiere e chissà quante volte (non) ci sono riuscita.

Allora dopo aver scritto un articolo, dopo aver fatto la giornalista oggi, apro un cassetto di Malu. Dentro, c’è questa foto.

Il gigante e la bambina, che stenta ancora a imparare. Un gigante così grande, da non far sentire piccola una ragazzina.



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