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giovedì 9 maggio 2024

Milano a ogni passo


 Mi hai sempre fatto girare la testa, nella buona e nella cattiva sorte. La distrazione è però una sirena che mi chiama sempre, quando ti attraverso, Milano.

Figurarsi a una stazione dove corro sempre o penso di dover stare in guardia, dove fuggo da tutto e da me stessa, cercando un treno che non mi porta mai abbastanza lontano.

Mercoledì sera, al Gallia per Bubbles with a view, "Milanodavedere" mi ha costretta a rendermi conto che attorno alla Stazione Centrale aveva corso davvero troppo. Di più, che il fascino cominciava proprio lì, in quello scalo ricco di vie e di vite, specchio della città.

Tornando alla stazione, ho dovuto alzare lo sguardo e rallentare il passo. I soffitti mi hanno ripagato, ogni angolo mi ha sussurrato che sì, o fai la filosofa a ogni passo e ti nutri a ogni meraviglia, oppure devi tornare alla scuola della vita.

Milano, a ogni passo la meraviglia.

giovedì 13 agosto 2020

L'opera più mirabile - ricostruire con Leonardo

  

Il cielo capovolge la sua incertezza sul mio primo ritorno reale a Milano e si schiarisce. Il Ritorno, non solo perché l’ultima volta è stata una toccata e fuga per saltare su un altro treno. No, è perché dovevo recuperare un senso, un frammento di vita di quelli che ti tremano tra le mani. Al Cenacolo Vinciano.

 

La visita mi chiamava da quasi sei mesi, la volevo con tutte le mie forze, anche a costo di strappare  gli scenari traboccanti di natura per le vacanze. 

 

A fine febbraio, quando fu indicata la prima chiusura, mi ero così illusa (perché adesso non sono ancora capace di dire “avevo sperato”) che si trattasse di un provvedimento lampo, tanto da aver provveduto celermente ad acquistare un biglietto per il 18 marzo. Due settimane e tutto tornerà come prima: io voglio ripartire da lì. Da tempo ero assente, contemplavo le file fuori mentre sfrecciavo nelle mie incombenze milanesi. Adesso sapevo che avevo bisogno di qualcosa di prezioso, irrinunciabile e dovevo assolutamente provare ad accedervi. Che dopo tanto correre avevo bisogno di fermarmi e respirare.


Invece, il nostro mondo si è chiuso.

 

Tutto è sfumato, come rischia di fare un’opera, la tua opera più mirabile forse. Quella su cui hai osato tanto, anche una tecnica che si è rivelata fragile in quel contesto. E se è rimasto, tenacemente, il Cenacolo, è per l’impegno di tanti, o meglio di non è questione di quantità: è perché gli uomini l’hanno protetto, insieme, anche da se stessi. 


Ho deciso di vederlo e viverlo oggi, il Cenacolo, 13 agosto 2020 e non mi rammentavo di essere in prossimità di una data tanto tremenda, di una minaccia spaventosa: il bombardamento che scosse Milano, Santa Maria delle Grazie e mise in pericolo quest’opera, tra il 15 e il 16 agosto 1943. 

 

Coincidenze, che ora mi accompagnano silenziosamente.  Mentre aspetto, un domenicano esce dalla chiesa e saluta una milanese dall’eleganza espressa sottovoce, poi un’altra donna dagli occhi sorridenti e che lasciano intravedere una mattina di rallentate commissioni. L’attesa vive dei timidi movimenti agostani della città, intrecci di presenze e assenze.

 

Quando l’ultima porta si richiude e si può varcare la soglia del Cenacolo, l’istinto sarebbe di inginocchiarmi. Per la scena che rappresenta e per gratitudine, perché qualcosa di più ampio sta avvolgendo questo momento.

 

Resto un po’ in disparte, lascio che gli sguardi altrui fissino i particolari anche per me. Sono una giornalista, mi rammento, e devo scattare delle foto, ma sono titubante. Più commovente del Cenacolo, c’è la scena intera: quelle persone che stanno ammirando il capolavoro, ciascuna con una propria riconoscenza.

 

Così, Leonardo, lo scorso anno ho attraversato tanti momenti della Milano gloriosa per le celebrazioni dei 500 anni. Mi ricordo, in particolare, la tappa alla Conca dell’Incoronata, alla scoperta dei tuoi segreti profondi nell’acqua, in occasione del Salone del Mobile. Poi quella città che ho frequentato avidamente improvvisamente è stata sbilanciata, afferrata e gettata in un altro destino di silenzio e vuoto. Come altre, ma lì fa ancora più impressione, perché di solito Milano corre, accende la luce e la spegne, si fa inseguire come un’innamorata. Quella città ora prova a risvegliarsi, mette in moto i suoi cantieri, ma pochi passi ancora risuonano rispetto a ciò che erano.

 

Se ciò ci spiazza, a nostra volta, questa visita mi offre un equilibrio ritrovato

 

Dentro il Cenacolo c’è il senso. C’è la bellezza che sembra esposta al tempo con una fragilità ora irresistibile, perché è la nostra e ce la ricorda. L’opera più mirabile può rischiare di dissolversi, ma non è un destino ineluttabile, se c'è chi se ne prende cura, insieme. 


Si può fare qualcosa, sempre, provarci. E quando esco da quei quindici minuti senza tempo, sento che possiamo ricostruire insieme anche grazie a Leonardo: non tutto, non uguale. Ma le cose più mirabili e quelle che ancora ci chiedono di nascere. 

 


Per visitare il Cenacolo, per ripartire: il sito

venerdì 1 maggio 2020

Il mondo (di) cinque anni fa

Cinque anni fa il mondo. O il mondo di cinque anni fa. Risento l'eccitazione di varcare la soglia di Expo2015, poter ascoltare voci e nazioni diverse, addentare una cultura nuova. Ho parlato con tutti, persino con una mela.


Quel primo giorno era una promessa e nei mesi seguenti si è in parte mantenuta. In parte, perché di fronte all'immensità del pianeta e alla mia piccolezza ho colto briciole qua e là. Mi sono rimasti dentro Paesi che prima non guardavo con troppo interesse, dalla lontana Colombia alla più vicina Polonia. Ho avvertito l'impegno che incalzava, ma ancora non riuscivamo a prendere sul serio, per la Terra. Ho sentito, complice il libro che stavo scrivendo, che dovevo incamminarmi sul sentiero del rispetto per le creature diventando vegetariana: piano piano, sarebbe successo. Mi ricordo una fiammata lì, anzi due.

La scena di un animale non solo ucciso, ma esposto dileggiandolo. Non me la toglierò più dalla mente e lì ho cominciato a ribellarmi.

E poi, nella mente mi inseguivano le parole di un uomo straordinario come Elio Fiorucci: l'ode alle creature che mi fece durante un'intervista poche settimane prima, quella che conservo ancora gelosamente nelle mie carte virtuali. Gli appunti, più dell'intervista.

Eppure oggi ciò che grida, forse che stride, è quella folla da tutto il mondo, che il mondo voleva scoprire.

Adesso siamo rintanati nelle nostre case, per salvarci, e sbirciamo gli altri come stanno alla finestra della tv.

Il mondo cinque anni fa, quando eravamo sicuri di poterlo cambiare. E adesso, dobbiamo cambiare noi. Forse finalmente.


lunedì 24 febbraio 2020

Milano piano piano

Quando ero studentessa e pendolare, era il mio assaggio di vita, la sensazione frizzante fuori dalla provincia che ti addestra anche troppo. Ti ho vista cambiare e/o sono mutata io.

Un giorno, mi sono risvegliata ed eri così complessamente bella da dirmi tutto in un lampo. Ricordo un mattino di pochissimi anni fa, quando venni da te per una decisione difficile e stranamente intelligente (come te, mi piace prendermi in giro). Ero vicino alla Centrale e poi dovevo recarmi vicino al Duomo, in uno dei punti più antichi della città, coccolato sotto il suolo. Avevo tempo, guarda un po’, e scelsi di compiere quella strada a piedi.

Ti vedevo così cambiare di istante in istante, eppure piano piano: modernissima, con tracce di lavoro ancora in corso o in piena esplosione, e poi addolcita dalla storia, anche i passi guidavi a un ritmo più lento.

Oggi penso che siamo a una prova bastarda, contenere un virus e sconfiggerlo, contando i minuti per tornare a una vita normale. Non la merita nessuna terra, figurati tu. Hai accolto il mondo, adesso il mondo ti, ci osserva. Sei triste, forse arrabbiata. Vorresti dire, come me: al diavolo, chi mi chiude le porte in faccia adesso non mi vedrà più domani, quando mi rialzerò. Ma sai già che non sarà così.

Perché Milano si rialza e tutti attorno con lei. In fretta che è sempre troppo piano per noi, che abbiamo fame di un nuovo futuro da accostare alla storia.

Milano piano piano perdona, si è già dimenticata e guarda avanti.

Milano piano piano da attraversare.

Milano deserta, Milano che trabocca di volti: è la stessa Milano, la stessa Lombardia, lo stesso Paese e lo stesso mondo. Piano piano, perché per noi è sempre troppo piano, ripartiamo.

venerdì 25 ottobre 2019

Volevo un grattacielo

Volevo un grattacielo, per guardare il mondo dall'alto in basso. Adesso rimango senza fiato, ma voglio scivolare a terra. Scorgere le ultime, ostinate rose appiccicate a una chiesa, percorrere la strada dagli odori sferzanti e perdermi, ancora una volta. Perché sulla superficie ti smarrisci sempre.

Voglio un grattacielo, una torre, qualcosa costruita dall'uomo. Te lo gridavo sempre, papà, mentre accarezzavi i tuoi fiori.

E adesso che guardo dal trentanovesimo piano, ammiro in silenzio e poi so una cosa sola.

Che voglio scendere, tra le rose, gli odori, la gente. Voglio scendere a capire se tutto ciò che ho visto, sia vero. 

giovedì 13 giugno 2019

Andarsi a prendere la luna

Finito di dire sì a tutti, ti affacci sul tramonto ma la luna subito ti distrae. Ti ricorda che cosa stai aspettando ogni giorno, forse ogni ora.

Un punto nel cielo, che prende consistenza. Un luogo dove non appendere un sogno, ma tirarli tutti giù. Ascolti una storia di coraggio, di quelle che non ti abituano mai, in una Milano che si presenta persino fresca e testarda. Il Piemonte, lo respiri nel bicchiere e in quello che sogni di fare, ancora.

Adesso sai cosa fare: bisogna andare a prendersi la luna.


 

venerdì 5 aprile 2019

Sono una goccia

Sono così inebriata da Leonardo che oggi scorgendo “Vinci...” su un cartellone ho pensato a lui. Mentre  si trattava di un concorso.

La mia autoironia va perdonata, perché è la mia principale arma di difesa. Ho visto cose magnifiche, ma la prima che mi ha scavato dentro è Aqua, alla Conca dell’Incoronata.

Le Chiuse firmate da Leonardo, l’acqua che diventa delicatamente protagonista, e io... io mi sento una goccia. Minuscola, potente, capace di cantare. Il buio mi spaventa, mi esalta, mi fa sentire così.

Una goccia, che cerca le altre, anche se dichiara di volerne stare lontano.

Sarà un Salone del Mobile strepitoso, perché Milano è già così coraggiosa da non voler lasciare scivolare via neanche una goccia.

domenica 24 marzo 2019

Come tante altre luci

Dopo un giorno di frenesia di volti e profumi, la notte non ha voglia di rivelarsi e io attraverso la città quasi per cercarla. 

Intanto tutto sembra scrutarmi, muri, finestre, luci. E proprio le luci mi fermano, con una carezza gentile, e mi fanno pensare a te. A come sorrideresti, mentre mi vedi dopo una giornata così, a camminare ancora, in cerca di una sensazione, un'altra.

Ad ascoltare una voce per strada

- La donna è mobile

A proseguire con un'ombra lieta sul volto e commuovermi di fronte alle luci del Duomo, come se non le avessi mai viste prima.

E forse, è la prima volta davvero, come tante altre luci nella mia vita.



sabato 16 marzo 2019

Contrasto saggio

Contrasto saggio, quello delle melodie irlandesi, simile a quello del whisky. Una nota struggente si insinua in quelle allegre, ma in quelle tristi c’è sempre un accordo che evoca il sorriso.

Una musica a Milano  attraversa l’aria, accogliendo San Patrizio, e la sera si colora di sincerità.

sabato 29 settembre 2018

La natura e il nostro miracolo

Vengo da una giornata fortunata, termine che non posso che declinare in benedetta. Sono stata nel Giardino condiviso di San Vittore. Dove non c'era niente, se non terra che pareva condannata nel non generare più niente e invece da ieri ha ripreso a fiorire accanto al centro clinico del carcere di Milano.

Non improvvisamente: quest'ultima parola è sconosciuta alla natura, e persino agli uomini che si ritengono  un universo a sé.

Su La Provincia di Como, grazie a Luca Nespoli, domenica racconto cosa sia questo progetto. Questa sera, vi porto profumi e colori delle mie emozioni. Penso a uomini e donne che hanno creduto che Milano fosse ovunque, anche qui. Soprattutto qui, mi viene da dire oggi.

Riascolto le storie di uomini che hanno zappato. Che hanno il cuore altrove, nella famiglia lontana, nella terra che li ha accolti e li ha fatti crescere, eppure hanno lavorato questa terra, seminato, curato, e ancora lo faranno in nome di una responsabilità antica. Che sperano di andarsene presto e quindi questo lavoro  l'hanno compiuto anche per altri.

Perché questa è la natura e il suo miracolo. Anzi, il nostro miracolo se accettiamo di essere parte di lei.

lunedì 21 maggio 2018

Lo sguardo in profondità

Divoro ogni gradino di questa scala, fino a raggiungere l'aula magna. Ma quando l'ho raggiunta, sento la fame, ancora. E' che non ho degnato di sufficiente attenzione una formula di bellezza.

Lentamente torno a questo spazio del Politecnico e faccio viaggiare lo sguardo. La profondità, i riflessi e un mormorio: come mai non ti eri fermata a osservarmi.

Chiedo scusa e lo tengo fisso, anche con una foto: lo sguardo in profondità o tutto si divora, senza gustare niente.

lunedì 7 maggio 2018

Notte e ancora lo sguardo all'insù

Chissà perché quando hai fretta, trovi sempre un'onda lenta e testarda, contro la tua corrente. Turisti che procedono abbagliati dal primo sguardo e subito distolti dalla tentazione del selfie. Tu cerchi di intrufolarti, correndo verso la tua meta. Ma poi ti chiedi perché, perché non puoi per una volta rallentare anche tu.

Improvvisi persino una fotografia maldestra, che mortifica la galleria invece di mostrarne la bellezza. Ma è così rigenerante avere la voglia di puntare lo sguardo lassù e scoprire un particolare o una conferma. 


Notte e ancora lo sguardo all'insù.


domenica 22 aprile 2018

Notte e dove il mondo si incontra (ti trovi)

Guardandomi indietro, incontro una settimana in viaggio.

Domenica all'alba in partenza per Vinitaly. Poi è cominciata la straordinaria esperienza del Salone del Mobile. 

Straordinaria... Conto gli anni in cui l'ho seguito. Ma non mi saziano le cifre. Cosa ho vissuto, cosa mi ha fatto riflettere, l'ho scritto per La Provincia di Como, su domani ancora.

Adesso c'è solo uno sguardo indietro della piccola Malu, che riflette, quasi sogna.

Ho incontrato il mondo, forse persino me. Immersa in una speranza, quella per cui noi siamo così. In viaggio per incontrarci, ancora.

Notte e dove si incontra il mondo (ti trovi)

giovedì 19 aprile 2018

Che fine ha fatto la speranza

Perdendomi nei paradisi del design, ritrovo casa. Sì, per caso - si direbbe - mi trovo davanti alla chiesa amata da mio nonno, San Bernardino alle Ossa.

In questi momenti rimpiango ciò che non ho mai fatto, nella mia beata incoscienza di eternità. Posare la testa sulle ginocchia del nonno e chiedere: ma perché ami proprio quella chiesa?

Ci entro e prego, ma poi devo passare all'ossario. Perché non esiste pace finché non sei lì, a capire dove tutto finisce. Cerchi di contarli, quei teschi, e non riesci, tanto da pensare ereticamente che quello sia l'infinito.

Invece, lo sguardo si spinge in alto, alla Luce. 

E ti chiedi: che fine ha fatto la speranza. Eccola, sopra la polvere che siamo.

sabato 3 marzo 2018

Notte e quelli che fanno la differenza

Ci sono tanti mondi di fronte ai quali mi sento minuscola. Pochi quanto quello dei vegetali.

Dei giovani ristoratori, caparbi e coraggiosi, mi hanno affidato un segreto così a portata di mano tempo fa.

È il mondo vegetale che fa la differenza. Sulla carne (che non mangio più, possibile non rompermi le scatole?) e su ogni altro dono del creato. 

Oggi a Identità golose ho visto diversi pasticcieri cominciare da qui. E questo mi ha raccontato moltissimo. C'è molto da imparare, persino quando si è già scelto con il cuore.

Grazie.

Notte e quelli che fanno la differenza.

lunedì 26 febbraio 2018

Il senso di Roma per la neve (E nostro per la pioggia)

Dall'insistenza con cui tanti ne parlano, mi sembra che fossimo tutti lì ad aspettare Roma bloccata per la neve. Non è la prima volta.

I giudizi si accumulano peggio dei fiocchi e neanche tanto devono fare sforzi. Intanto io ripenso alla simpatica donna che ho appena conosciuto ed era in Piemonte senza una giacca pesante: perché i piumini a Roma non servono. E ripenso al mio professore che faceva la spola tra Roma e Milano a metà settimana; arrivava il mercoledì e il giovedì mattina ripartiva, dopo aver letto il mio capitolo di tesi. quando andava in stazione, era sempre raffreddato, perché arrivava con la giacca leggera.

Flash lontani e vicini, che mi fanno sorridere.

Almeno non piangere come questo scenario di strada immensa bloccata all'improvviso per una variazione climatica improvvisa, o con mezzi improvvisamente più lenti, per una condizione mai verificatasi prima.

No, non sto parlando della nevicata su Roma. Parlo dell'Autolaghi quando piove: comprensibile anche perché la pioggia nel Nord è un fenomeno singolare.

mercoledì 22 novembre 2017

Sai che Milano

Sai che Milano, proprio non la capisco. Alza la testa e guarda in faccia il cielo.

Come una sfida, di chi ha perso la testa oppure l'ha improvvisamente trovata. E quasi quasi mi fermo anch'io a guardare lassù, non solo  l'antica bellezza.

Sai che Milano. E pure io.

mercoledì 1 novembre 2017

Dappertutto, fuori nella pioggia

Ciò che conosciamo a memoria, ci sfugge sempre un po'. Ieri sera ringrazio il Rocky Horror di avermi portata lontano ancora una volta, di avermi fatto ballare sul tetto della nostra cattiveria e di avermi ricordato due o tre capisaldi della nostra esistenza.

L'inossidabile, non sognarlo fallo: ok, è dentro anche il bigino dello show. E che siamo insetti che strisciano sulla terra, persi nel tempo e nel senso della vita pure, in questo periodo mi pare così sfacciato.

Ma una delle canzoni più belle, che ascolto malvolentieri di solito perché inizia a congedarmi da Frank-n-Furter è I'm going Home.

E tu lo senti, come canta lui che in fondo dappertutto accade la stessa cosa. Ti puoi sentire fuori nella pioggia. Ti racconti molte storie, scherzi e anche il sorriso è un esercizio doloroso di muscoli, come ha ricordato poco prima Frank, un vibrante Gary Tushaw. 

Applausi ballando tra i ricordi, ridendo con Bisio, ma captando più che mai la serietà del messaggio.
Dappertutto, senti che devi andare a casa. Ancora.

Everywhere it's been the same, feeling 
Like I'm outside in the rain


lunedì 11 settembre 2017

Riflessi di umanità

Contemplare dall'alto, cercare ciò che è familiare o ciò che non appartiene più, come se ci fosse differenza.

La città che ha attraversato la tua vita, più di altre, si lascia attraversare dal tuo sguardo.

Nella pioggia che si stinge, riflessi  con la gioia e i dubbi mischiati in una nuvola di umanità. Ed è bello contemplarli nel silenzio, che laggiù non ti è dato.

mercoledì 28 giugno 2017

Mi devo affacciare per ricordarmi

A volte mi devo affacciare per vederti, per ricordarmi che ci sei oltre la corsa immensa, Milano.

A volte, mi devo affacciare per vedermi, per ricordarmi che ci sono. Per non correre più e stare ad ammirarmi almeno qualche istante, prima di ripartire con il mio ritmo di libertà.